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Art. 182-bis l.fall.

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43 provvedimenti

Domanda di concordato: dove presentarla se c’è fallimento
Una società, già soggetta a un'istanza di fallimento presso un tribunale, ha presentato una successiva domanda di concordato preventivo in un foro diverso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società contro la dichiarazione di fallimento, stabilendo che la domanda di concordato deve essere obbligatoriamente presentata dinanzi allo stesso giudice presso cui pende la procedura prefallimentare, al fine di garantire l'unità e la celerità del procedimento.
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Ricorso per cassazione concordato: quando è inammissibile
Una società in liquidazione, dopo aver presentato domanda di concordato preventivo presso il tribunale della sua nuova sede, viene dichiarata fallita dal tribunale della vecchia sede. Di conseguenza, il primo tribunale dichiara inammissibile la proposta di concordato. La Corte d'Appello conferma questa decisione. La Corte di Cassazione, investita della questione, dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione principale risiede nel fatto che il provvedimento che dichiara inammissibile una proposta di concordato, senza aprire contestualmente la liquidazione giudiziale, manca di 'carattere decisorio'. Non risolvendo una controversia su diritti soggettivi con efficacia di giudicato, non può essere impugnato con un ricorso per cassazione concordato ai sensi dell'art. 111 della Costituzione.
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Responsabilità professionale avvocato: compenso negato
La richiesta di compenso di un avvocato per attività in procedure concorsuali è stata respinta a causa di grave negligenza. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sottolineando che la presentazione di ricorsi inammissibili costituisce un inadempimento che giustifica il mancato pagamento. L'ordinanza chiarisce i limiti della responsabilità professionale avvocato e le conseguenze di una condotta imperita.
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Prededucibilità crediti: ok da accordi ristrutturazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale sulla prededucibilità crediti. Ha chiarito che i finanziamenti erogati in funzione di un accordo di ristrutturazione dei debiti possono essere considerati prededucibili anche in base all'art. 111 della Legge Fallimentare, poiché tali accordi hanno natura concorsuale. La Corte ha accolto il ricorso di una società creditrice su questo punto, cassando la decisione del tribunale che aveva negato la natura concorsuale dell'accordo. Tuttavia, ha respinto le altre doglianze relative all'applicazione retroattiva di norme specifiche e all'opponibilità di un decreto ingiuntivo non dichiarato esecutivo prima del fallimento.
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Mutuo Solutorio: la Cassazione ne conferma la validità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Fallimento che contestava la validità di un mutuo fondiario concesso da una banca a un imprenditore, poi fallito. I fondi erano stati utilizzati per estinguere debiti pregressi dello stesso imprenditore verso l'istituto di credito. La Corte, richiamando una precedente pronuncia delle Sezioni Unite, ha stabilito la piena validità del cosiddetto mutuo solutorio. Si è chiarito che il contratto di mutuo si perfeziona con la messa a disposizione giuridica della somma al mutuatario, anche senza una consegna materiale. L'immediato utilizzo dei fondi per ripianare debiti pregressi costituisce un atto dispositivo del mutuatario, distinto e successivo al perfezionamento del contratto, che non ne inficia la causa. La tutela di eventuali altri creditori non risiede nella nullità del contratto, ma in altri rimedi come l'azione revocatoria.
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Mutuo solutorio: valido e non nullo per le Sezioni Unite
Una società ottiene un nuovo mutuo ipotecario da una banca per estinguere un precedente debito chirografario con lo stesso istituto. La società in seguito fallisce. La Corte di Cassazione, richiamando le Sezioni Unite, chiarisce che il mutuo solutorio è un contratto di mutuo valido e non un mero patto di non agire. La disponibilità giuridica delle somme è sufficiente a perfezionare il contratto. Tuttavia, affinché l'ipoteca concessa contestualmente sia revocata, il curatore fallimentare deve fornire la prova rigorosa del pregiudizio concreto arrecato agli altri creditori preesistenti.
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Richiesta di fallimento del P.M.: è valida?
Una società immobiliare, dopo aver rinunciato a una procedura di concordato preventivo, è stata dichiarata fallita su istanza del Pubblico Ministero. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso della società. La Corte ha stabilito che la richiesta di fallimento del P.M. è valida anche se presentata dopo la rinuncia al concordato, poiché il procedimento non si estingue automaticamente. Inoltre, è stato ritenuto che il diritto di difesa della società sia stato rispettato, avendo avuto la possibilità di presentare memorie difensive.
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Accordo di ristrutturazione e fallimento: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria n. 523/2024, ha rinviato a pubblica udienza una questione di diritto fondamentale: qual è la sorte di un accordo di ristrutturazione del debito quando l'impresa debitrice fallisce successivamente? Il caso riguarda una società creditrice che, dopo aver accettato un pagamento parziale in un accordo, ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare per l'intero credito originario. La Corte dovrà chiarire se il fallimento provochi l'automatica inefficacia dell'accordo o se sia necessaria un'azione del creditore.
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Cram down fiscale: sì anche con dissenso motivato
La Corte di Cassazione ha stabilito che il 'cram down fiscale' è applicabile anche quando il dissenso dell'Amministrazione Finanziaria è fondato su un sistematico inadempimento fiscale del debitore. Se la proposta di ristrutturazione è economicamente più vantaggiosa della liquidazione giudiziale, l'omologa forzata deve essere concessa, facendo prevalere la logica della continuità aziendale su quella della repressione fiscale.
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Accordo di ristrutturazione e fallimento: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale riguardo la sorte dell'accordo di ristrutturazione dei debiti in caso di successivo fallimento dell'impresa debitrice. Secondo la Corte, la dichiarazione di fallimento rende impossibile l'attuazione del piano di risanamento, determinando la risoluzione automatica dell'accordo per impossibilità sopravvenuta. Di conseguenza, l'originaria obbligazione del creditore si riespande, e il suo credito deve essere ammesso al passivo fallimentare per l'intero importo, detratti solo gli acconti già ricevuti e non più revocabili.
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Accordo di ristrutturazione e fallimento: cosa succede
Un'impresa creditrice aveva accettato una riduzione del proprio credito tramite un accordo di ristrutturazione. Successivamente, l'impresa debitrice è fallita. I giudici di merito avevano ammesso al passivo fallimentare solo il credito ridotto. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la dichiarazione di fallimento provoca la risoluzione automatica dell'accordo di ristrutturazione per impossibilità sopravvenuta. Di conseguenza, il creditore ha diritto a veder ripristinato il suo credito nella sua interezza originaria, al netto degli acconti già ricevuti.
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Accordo di ristrutturazione: risolto dal fallimento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33445/2024, stabilisce un principio cruciale in materia di diritto fallimentare. Se un'impresa, dopo aver stipulato un accordo di ristrutturazione dei debiti, viene dichiarata fallita, l'accordo si considera automaticamente risolto per impossibilità sopravvenuta. Di conseguenza, il creditore aderente ha il diritto di insinuarsi al passivo fallimentare per l'intero ammontare del suo credito originario, e non per la somma ridotta prevista dall'accordo. La Corte chiarisce che non è necessaria un'azione giudiziale da parte del creditore per ottenere la risoluzione, in quanto l'effetto è automatico e discende direttamente dalla dichiarazione di fallimento che rende irrealizzabile il piano di risanamento.
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Accordo di ristrutturazione e fallimento: la Cassazione
Un creditore aveva accettato un pagamento ridotto tramite un accordo di ristrutturazione del debito. Successivamente, l'azienda debitrice è stata dichiarata fallita. I tribunali di merito avevano ammesso il creditore al passivo fallimentare solo per l'importo ridotto. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che la dichiarazione di fallimento provoca la risoluzione automatica dell'accordo di ristrutturazione per impossibilità di esecuzione. Di conseguenza, il creditore ha il diritto di insinuare nel fallimento il suo credito per l'intero importo originario.
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Accordo di ristrutturazione: la pubblicazione è decisiva
La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di fallimento di una società, respingendo il suo ricorso. La decisione si fonda sull'inammissibilità dell'accordo di ristrutturazione presentato dalla società, a causa della mancata pubblicazione nel registro delle imprese entro i termini stabiliti. La Corte ha ribadito che tale adempimento è un requisito fondamentale per la procedibilità e l'efficacia dell'accordo, non una mera formalità. Sono stati rigettati anche gli altri motivi di ricorso, inclusi quelli sulla valutazione dello stato di insolvenza e su presunti vizi procedurali.
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Compenso ausiliario del giudice: le regole del calcolo
La Corte di Cassazione ha chiarito le modalità di calcolo del compenso per l'ausiliario del giudice nominato nell'ambito di un accordo di ristrutturazione dei debiti. Confermando la decisione di merito, la Corte ha stabilito che, in assenza di una nomina specifica come commissario giudiziale, il professionista è un ausiliario tecnico ex art. 68 c.p.c. Pertanto, il suo compenso va liquidato secondo le norme sulla consulenza contabile (D.M. 30.05.2002) e non secondo quelle previste per i commissari nelle procedure concorsuali. Il decreto di liquidazione può essere contestato solo con l'opposizione ex art. 170 D.P.R. 115/2002.
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Compenso ausiliario: no analogia con il commissario
Un professionista, nominato ausiliario del giudice in una procedura di accordo di ristrutturazione dei debiti, ha impugnato la decisione che riduceva il suo onorario. Sosteneva che il suo ruolo fosse analogo a quello di un commissario giudiziale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il compenso ausiliario deve essere calcolato secondo le norme per i consulenti tecnici (D.M. 30.05.2002) e non quelle, più vantaggiose, previste per i commissari nelle procedure concorsuali, data la diversità dell'incarico e dei compiti effettivamente svolti.
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Credito prededucibile: sì alla compensazione nel fallimento
Una società fornitrice ottiene il riconoscimento di un credito prededucibile nei confronti di una cooperativa in liquidazione coatta amministrativa. La Corte di Cassazione chiarisce che tale credito può essere utilizzato in compensazione con un debito che la stessa società ha verso la procedura. La Corte distingue tra la compensazione regolata dalla legge fallimentare, che richiede l'anteriorità di entrambi i crediti, e quella del codice civile, applicabile in questo caso poiché il credito prededucibile è un debito della massa stessa.
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Crediti prededucibili e continuità della crisi
Un fornitore vedeva negato il carattere prededucibile del proprio credito in una liquidazione coatta amministrativa. Il credito era sorto durante una precedente procedura di concordato, ma la Cassazione ha confermato la decisione di merito, escludendo la continuità della crisi tra le due procedure. Un intervallo di quasi due anni di attività d'impresa, con la creazione di nuovi debiti, è stato ritenuto sufficiente a interrompere il nesso causale necessario per la prededuzione.
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Fattibilità del piano: il concordato è inammissibile?
Una società operante nel settore della grande distribuzione ha presentato un piano di concordato preventivo la cui riuscita dipendeva in gran parte da una somma di denaro proveniente da un accordo di ristrutturazione di altre società del gruppo, non ancora definito. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando inammissibile la domanda. La motivazione risiede nella carenza della relazione del professionista attestatore, giudicata troppo generica e astratta. Mancavano informazioni concrete sulla probabilità e le tempistiche di realizzo dei fondi, elementi essenziali per valutare la fattibilità del piano e permettere ai creditori di esprimere un voto consapevole. Il controllo del tribunale sulla fattibilità giuridica, quindi, include la verifica della completezza e adeguatezza informativa dell'attestazione.
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Accordo di ristrutturazione e credito contestato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società che si era vista respingere un accordo di ristrutturazione. La decisione si fonda sulla non corretta gestione di un credito contestato, ma ritenuto esistente dal giudice, che era stato inserito in un fondo rischi anziché essere garantito per l'integrale pagamento, come previsto per i creditori non aderenti. La Corte ha ribadito che il controllo del tribunale sull'accordo non è meramente formale, ma deve valutare la plausibilità e la ragionevolezza del piano, inclusa l'effettiva garanzia di pagamento per tutti i creditori estranei.
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