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Art. 1815 Codice Civile — Anno 2024

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118 provvedimenti

Altri anni per Art. 1815 Codice Civile

Interessi moratori usurari: quando manca l’azione?
Una società cliente ha contestato un contratto di leasing per la presenza di interessi moratori usurari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non sussiste l'interesse ad agire per far dichiarare la nullità della clausola se il contratto è già terminato e non si sono mai verificati ritardi nei pagamenti, rendendo di fatto inapplicabile la clausola stessa.
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Ammortamento alla Francese: Cassazione al bivio
Una società contesta un contratto di leasing, lamentando usura e indeterminatezza dovute al piano di ammortamento alla francese. Dopo due sentenze sfavorevoli, il caso arriva in Cassazione. La Corte Suprema, riconoscendo la cruciale importanza della questione sulla trasparenza di tale piano, sospende il giudizio in attesa di una pronuncia risolutiva delle Sezioni Unite, che chiarirà la validità di innumerevoli contratti bancari.
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Clausola di salvaguardia: valida contro l’usura?
Una società immobiliare e il suo garante si sono opposti a un decreto ingiuntivo per canoni di leasing non pagati, sostenendo la nullità del contratto per l'assenza dell'Indicatore Sintetico di Costo (ISC) e per l'applicazione di tassi usurari. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'omissione dell'ISC non invalida il contratto. In particolare, ha ribadito la piena validità della clausola di salvaguardia, considerandola uno strumento efficace che obbliga contrattualmente la finanziaria a rispettare i limiti del tasso soglia, prevenendo così l'usura.
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Cessione crediti: quando contestare la prova
Una società di leasing cede il proprio credito a una nuova entità. Il debitore garantito contesta la prova di questa cessione crediti solo nelle memorie finali. La Corte di Cassazione conferma che, sebbene la mancanza di titolarità del diritto possa essere sollevata in qualsiasi momento, la contestazione sulla sufficienza della prova (come la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale) deve essere tempestiva. Il ricorso viene respinto perché la contestazione è stata presentata troppo tardi.
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Notifica PEC illeggibile: doveri dell’avvocato
Una società ha proposto appello tardivamente, giustificandosi con la ricezione di una notifica PEC illeggibile da parte della cancelleria. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, affermando che la ricezione di una comunicazione elettronica, anche se con allegato corrotto, impone al difensore un dovere di diligenza. L'avvocato deve attivarsi tempestivamente presso la cancelleria per risolvere il problema e non può usare l'illeggibilità come scusa per il mancato rispetto dei termini processuali.
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Carenza di interesse e accordo: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso principale che quello incidentale in una controversia su un contratto di leasing. La decisione è fondata sulla sopravvenuta carenza di interesse delle parti, che, durante il processo, avevano raggiunto un accordo transattivo per porre fine a ogni lite. Originariamente, la Corte d'Appello aveva condannato una società di leasing per tassi di mora usurari, ma l'accordo tra le parti ha reso superflua ogni ulteriore decisione giudiziaria.
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Interessi moratori usurari: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4001/2024, ha respinto il ricorso di una società e dei suoi fideiussori contro un istituto di leasing. Il caso verteva sulla presunta applicazione di interessi moratori usurari. La Corte ha chiarito che l'eventuale natura usuraria degli interessi di mora non comporta la gratuità dell'intero contratto, ma solo la nullità della clausola che li prevede, con applicazione del tasso legale. Il ricorso è stato inoltre respinto per significativi vizi procedurali, inclusa la mancata specificità dei motivi d'appello e l'effetto di una clausola di salvaguardia nel contratto originale.
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Litisconsorzio processuale: appello tardivo per tutti
Una banca e una compagnia assicurativa sono state citate in giudizio da una coobbligata per un contratto di finanziamento. La Corte d'Appello ha dichiarato l'appello tardivo solo verso l'assicurazione, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. In caso di litisconsorzio processuale e cause inscindibili, la notifica della sentenza a una sola parte fa decorrere il termine per impugnare per tutti. L'appello, essendo tardivo, è stato dichiarato inammissibile per intero.
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Garanzia autonoma: i limiti alle eccezioni del garante
Una garante si è opposta a un decreto ingiuntivo basato su una garanzia autonoma, sostenendo la nullità di alcune clausole del contratto di conto corrente sottostante. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, non perché le eccezioni fossero infondate in linea di principio, ma perché erano state sollevate per la prima volta in sede di legittimità. La sentenza chiarisce che le contestazioni che richiedono nuovi accertamenti di fatto devono essere proposte sin dal primo grado di giudizio, delineando i confini procedurali per l'opponibilità delle eccezioni nel contesto di una garanzia autonoma.
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Clausola risolutiva: quando è valida e opera?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di risoluzione di un contratto preliminare di compravendita immobiliare. La sentenza chiarisce che, in presenza di una clausola risolutiva espressa, la risoluzione del contratto avviene automaticamente a seguito dell'inadempimento e della dichiarazione della parte di volersene avvalere, senza che il giudice possa valutare la gravità dell'inadempimento stesso. La Corte ha inoltre respinto le accuse di usura relative all'aumento del prezzo e ha dichiarato inammissibili le censure relative a una decisione non definitiva del giudice d'appello.
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TAEG e polizze: come calcolare il costo del mutuo
La Corte di Cassazione ha chiarito come calcolare il costo delle polizze assicurative a premio unico all'interno del TAEG per i mutui. In un caso riguardante il fallimento di una società, si discuteva se il costo della polizza dovesse essere imputato interamente all'inizio o spalmato su tutta la durata del finanziamento. La Corte ha stabilito che, ai fini della verifica del superamento del tasso soglia di usura, il costo deve essere parametrato all'intera durata del rapporto. Di conseguenza, ha rigettato il ricorso del fallimento, confermando la legittimità del calcolo effettuato dalla banca e l'ammissione del suo credito.
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Clausola penale leasing: legittima se non eccessiva
Una società utilizzatrice e i suoi fideiussori hanno impugnato una sentenza d'appello relativa a un contratto di leasing finanziario. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio consolidato: la clausola penale leasing è legittima a condizione che non consenta al concedente di ottenere più di quanto avrebbe ricavato dalla regolare esecuzione del contratto. Il giudice mantiene il potere di ridurre una penale manifestamente eccessiva, tutelando l'equilibrio tra le parti e applicando analogicamente l'art. 1526 c.c. ai contratti risolti prima della L. 124/2017.
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Accertamento conto cassa: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2942/2024, si è pronunciata su un complesso caso di accertamento fiscale. Al centro della vicenda, un accertamento conto cassa nei confronti di una società a ristretta base, con cui il Fisco contestava ricavi non dichiarati per diversi anni. La Corte ha chiarito importanti principi: l'invio di questionari da parte dell'Agenzia delle Entrate è una facoltà e non un obbligo, e l'analisi dei saldi di cassa di anni precedenti è legittima in virtù del principio di continuità di bilancio. Inoltre, ha stabilito che il giudizio a carico dei soci deve essere sospeso in attesa della definizione dell'accertamento societario. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Usura interessi moratori: il calcolo corretto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2641/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso in materia di usura bancaria. La Corte ha confermato la correttezza del metodo di calcolo del tasso soglia per gli interessi moratori utilizzato dalla Corte d'Appello, ribadendo i principi stabiliti dalle Sezioni Unite. La formula corretta prevede di aggiungere al Tasso Effettivo Globale Medio (TEGM) la maggiorazione media per la mora (in questo caso 2,1 punti percentuali) prima di applicare gli ulteriori coefficienti di legge. Di conseguenza, il tasso di mora pattuito nel contratto di mutuo è stato ritenuto non usurario.
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Rimesse solutorie: il calcolo si fa sul saldo epurato
Un'impresa ha contestato gli addebiti di un istituto di credito sul proprio conto corrente. Il nodo centrale della controversia riguardava il calcolo della prescrizione per la restituzione delle somme, legato all'individuazione delle rimesse solutorie. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale: per verificare se un versamento ha natura solutoria, non si deve guardare al saldo presentato dalla banca ('saldo banca'), ma al saldo ricalcolato dopo aver eliminato tutti gli addebiti illegittimi ('saldo rettificato'). Questa decisione favorisce il correntista, poiché permette di accertare la reale natura dei versamenti solo dopo aver depurato il conto da ogni illegittimità, ridefinendo i termini per la prescrizione dell'azione di recupero crediti.
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TAEG assicurazione obbligatoria: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2600 del 2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito, confermando che il costo della polizza assicurativa obbligatoria deve essere incluso nel calcolo del TAEG per la verifica del superamento della soglia di usura. La Corte ha ribadito che tutte le spese collegate all'erogazione del credito, anche se imposte per legge come nel caso della cessione del quinto, costituiscono un onere economico per il cliente e devono essere considerate nel costo totale del finanziamento.
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Usura interessi moratori: la Cassazione chiarisce
Una società di ingegneria ha citato in giudizio una società di leasing, sostenendo la nullità di un contratto di leasing immobiliare per la presenza di tassi di interesse moratori usurari. La società chiedeva che il contratto fosse dichiarato gratuito. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che, per contestare l'usura degli interessi moratori, non è sufficiente la mera previsione di un tasso superiore alla soglia, ma è necessario dimostrare l'effettivo inadempimento e la concreta applicazione di tali interessi. Inoltre, ha ribadito che l'eventuale natura usuraria degli interessi di mora non comporta la gratuità dell'intero contratto, ma solo la nullità della clausola che li prevede, con la conseguenza che saranno dovuti gli interessi al tasso legale.
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Usura interessi di mora: Cassazione chiarisce oneri
Una società di prefabbricati ricorre in Cassazione contro una società di leasing, sostenendo l'usura degli interessi di mora in due contratti di leasing per autoveicoli. La Corte Suprema rigetta il ricorso, confermando che gli interessi corrispettivi e moratori non possono essere sommati ai fini della verifica dell'usura. Viene inoltre ribadito che l'onere di provare l'usura e il danno spetta al debitore e che le clausole di salvaguardia, che riportano il tasso entro la soglia legale, sono valide. La richiesta di una consulenza tecnica (CTU) non può sopperire alla mancanza di prove.
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Specificità dell’appello: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che aveva respinto il ricorso di un istituto di credito per presunta genericità. L'ordinanza sottolinea l'importanza di una corretta valutazione della specificità dell'appello, affermando che è sufficiente identificare chiaramente i punti contestati e le ragioni della critica, senza bisogno di formule sacramentali. La Corte ha ritenuto che i motivi di appello della banca, riguardanti la CTU, la prescrizione e la capitalizzazione degli interessi, fossero sufficientemente specifici e ha rinviato il caso per un nuovo esame nel merito.
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Interessi usurari: quando il ricorso è inammissibile
Un fideiussore si oppone a un decreto ingiuntivo per un debito societario, contestando la capitalizzazione degli interessi e la loro natura usuraria. La Corte d'Appello riduce significativamente il debito. Tuttavia, la Corte di Cassazione respinge il successivo ricorso del fideiussore sugli interessi usurari, chiarendo i rigorosi requisiti procedurali per tali contestazioni e i principi di ripartizione delle spese legali quando un debito viene ridotto ma non azzerato.
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