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Art. 1813 Codice Civile

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209 provvedimenti

Contratto di mutuo: quando il prestito verbale diventa obbligo
Un cittadino ha richiesto la restituzione di circa 96.000 euro versati tramite bonifico a una donna, sostenendo l'esistenza di un contratto di mutuo verbale. La donna si è opposta, affermando che la somma derivava da una donazione indiretta del suo ex convivente. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno accolto la domanda di restituzione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della donna. I giudici hanno chiarito che l'eccezione di inammissibilità della prova testimoniale oltre i limiti di valore deve essere sollevata tempestivamente al momento dell'assunzione della prova stessa, altrimenti la nullità viene sanata. Di conseguenza, la ricorrente è stata condannata a restituire la somma agli eredi del creditore originario.
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Contestare la banca senza estratti conto integrali: si può
I Garanti di una società si oppongono al decreto ingiuntivo ottenuto da una Banca per debiti di conto corrente e mutuo. Il Tribunale dichiara nullo il mutuo per mancanza di causa, condannando alla restituzione del capitale. La Corte d'Appello rigetta la richiesta dei Garanti di ricalcolo del saldo del conto per mancata produzione degli estratti conto integrali. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dei Garanti sul punto specifico: per ricostruire i rapporti di dare e avere tra banca e cliente non è indispensabile presentare gli estratti conto integrali per l'intero periodo. Il giudice può infatti utilizzare altri mezzi di prova idonei, come i riassunti scalari o una consulenza tecnica d'ufficio. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Mutuo di scopo: l’ipoteca resta valida anche senza progetto
Un istituto di credito ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare di una società per un credito derivante da un mutuo fondiario garantito da ipoteca. Il tribunale ha respinto la richiesta di prelazione ipotecaria, dichiarando il contratto nullo per mancanza di causa, qualificandolo come mutuo di scopo non realizzato. La Cassazione ha accolto il ricorso della banca, stabilendo che nel mutuo di scopo convenzionale il mancato utilizzo della somma per la finalità pattuita non determina la nullità del contratto, ma costituisce un semplice inadempimento del mutuatario. Di conseguenza, il contratto resta valido e la banca conserva le sue garanzie, potendo chiedere la risoluzione del rapporto. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Contratto di mutuo tra fratelli: la consegna è anche virtuale
Una donna ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro il fratello per il pagamento di 75.000 euro derivanti dalla vendita di un immobile comune. Il fratello ha opposto in compensazione un controcredito di 110.000 euro, sostenendo di averle concesso, insieme alla madre poi defunta, un prestito prelevato da un conto cointestato. La donna sosteneva che il beneficiario del prestito fosse la propria società e che mancasse la consegna diretta del denaro, escludendo la validità del contratto di mutuo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della donna, stabilendo che la messa a disposizione giuridica della somma tramite prelievo autorizzato costituisce una valida consegna. Di conseguenza, opera la compensazione tra i debiti reciproci e la donna deve restituire la differenza al fratello.
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Restituzione del prestito: firma anticipata e condanna valida
Lo Zio chiede la restituzione del prestito di quindicimila euro concesso alla Nipote, la quale ha restituito solo una parte della somma. La Nipote si oppone, sostenendo che la sentenza di primo grado sia nulla perché firmata digitalmente dal giudice trenta minuti prima dell'udienza di discussione orale. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso della Nipote. I giudici chiariscono che la firma anticipata su una bozza di sentenza non lede il diritto di difesa se la lettura formale avviene dopo la discussione in udienza. Inoltre, la prova del prestito è pienamente raggiunta tramite il bonifico bancario con causale specifica e i successivi rimborsi parziali. La Nipote viene condannata a pagare il debito residuo e le spese legali.
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Contratto di mutuo: firma contestata e obbligo di restituzione
Il Creditore ha chiesto la restituzione di 150.000 euro concessi in prestito al Debitore, esibendo una scrittura privata firmata da quest'ultimo. Il Debitore si è opposto, sostenendo che il documento fosse stato compilato abusivamente e proponendo querela di falso. I giudici di merito hanno rigettato l'opposizione, ritenendo autentica la scrittura e provata la consegna del denaro sulla base di una perizia grafologica e degli estratti conto bancari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Debitore, confermando la validità della prova e l'esistenza del contratto di mutuo. Il Debitore perde definitivamente la causa e deve restituire la somma ricevuta.
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Prezzi di trasferimento: la società vince contro il fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso avvisi di accertamento contro la Società Contribuente, contestando i tassi di interesse attivi di un contratto di "zero balance cash pooling" (riqualificato come finanziamento) e riducendo la deducibilità delle royalty pagate alla controllante estera per l'uso di marchi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Società Contribuente. I giudici hanno stabilito che lo "zero balance cash pooling" non può essere assimilato a un mutuo, data l'assenza di un obbligo di restituzione e l'azzeramento giornaliero dei conti. Inoltre, in tema di prezzi di trasferimento, la sentenza d'appello è stata cassata perché il giudice di merito ha omesso di esaminare gli studi economici presentati dalla contribuente per dimostrare la congruità delle royalty tramite il metodo del confronto di prezzo. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Riconoscimento di debito: la promessa verbale salva il credito
Un creditore ha concesso un prestito verbale di circa quattromila euro a un debitore nel 1994. Di fronte alla richiesta di restituzione, il debitore ha eccepito la prescrizione decennale del diritto, poiché la prima richiesta formale era giunta solo nel 2005. Tuttavia, diversi testimoni hanno confermato che il debitore, tra il 1994 e il 2003, aveva ripetutamente promesso di restituire la somma. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del debitore, stabilendo che il riconoscimento di debito può essere provato tramite testimoni se la dichiarazione è univoca. Questa ammissione orale interrompe la prescrizione, facendo ripartire da zero il termine dei dieci anni. Di conseguenza, il debitore deve restituire l'intera somma e pagare le spese processuali.
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Rilievo d’ufficio della nullità: no alle decisioni a sorpresa
Un istituto di credito ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di un'impresa per crediti derivanti da conti correnti e da un mutuo ipotecario. Il Tribunale ha escluso gli interessi dei conti correnti per mancanza di data certa e ha dichiarato nullo il mutuo, rilevando d'ufficio che la somma era stata trattenuta in deposito cauzionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso sugli interessi ma ha accolto il motivo relativo alla violazione del contraddittorio. Il giudice di merito ha infatti effettuato il rilievo d'ufficio della nullità del mutuo senza consentire alla banca di difendersi su questo punto specifico. La decisione è stata cassata con rinvio affinché venga garantito il dibattito tra le parti.
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Onere della prova nel contratto di mutuo: soldi persi tra fratelli
Il Fratello ha citato in giudizio La Sorella chiedendo la restituzione di oltre 52.000 euro, asseritamente versati a titolo di prestito per l'acquisto di una casa. La Sorella ha resistito e ha proposto una domanda riconvenzionale, chiedendo la metà delle somme prelevate dal fratello da conti correnti cointestati. Il Tribunale e la Corte d'Appello hanno rigettato la domanda del fratello e accolto quella della sorella. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo il principio sull'onere della prova nel contratto di mutuo: chi chiede la restituzione di una somma non può limitarsi a dimostrare il passaggio di denaro, ma deve provare l'esistenza di un accordo che ne preveda la restituzione. Non essendoci tale prova, e operando la presunzione di pari titolarità sui conti cointestati, il ricorso del fratello è stato rigettato.
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Contratto di mutuo: la sproporzione di valore non lo annulla
L'amministratore di sostegno di un acquirente ha impugnato la sentenza d'appello che respingeva la richiesta di annullamento di un contratto di compravendita immobiliare e del relativo contratto di mutuo. Il ricorrente sosteneva di essere stato truffato, evidenziando che il valore dell'immobile era nettamente inferiore alla somma erogata dalla banca. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la sproporzione tra il valore del bene e l'importo del finanziamento non danneggia il mutuatario, ma rappresenta semmai un vantaggio. Inoltre, la Cassazione ha ribadito che non possibile richiedere un nuovo esame dei fatti e delle prove in sede di legittimit. Il ricorrente stato condannato al pagamento delle spese di giudizio.
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Mutuo solutorio: valido anche se serve solo a pagare vecchi debiti
Un amministratore societario ha contestato la validità di un finanziamento concesso da una banca per ripianare i debiti pregressi delle sue società. Secondo il ricorrente, l'operazione configurava un mutuo solutorio nullo per mancanza di causa e frode alla legge, poiché il denaro non era mai entrato nella reale disponibilità della mutuataria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il mutuo solutorio è pienamente valido. L'accredito in conto corrente integra la consegna giuridica del denaro, e l'estinzione del debito pregresso elimina una posta negativa dal patrimonio del debitore. L'erede del garante è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Mutuo per ripianamento debiti: la banca vince contro i garanti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società immobiliare e dei suoi garanti contro una banca. I ricorrenti contestavano la validità di un finanziamento, sostenendo la nullità del contratto per mancanza di causa, poiché le somme erano state utilizzate per estinguere debiti precedenti. La Suprema Corte ha chiarito che il mutuo per ripianamento debiti pregressi è pienamente valido. La consegna del denaro può infatti avvenire anche in modo virtuale tramite operazioni contabili. Inoltre, i giudici hanno escluso che l'ammortamento alla francese comporti anatocismo automatico, confermando l'obbligo dei garanti di rimborsare l'intero debito accumulato.
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Onere della prova nel contratto di mutuo: banca ko
Una banca ha chiesto l'ammissione al passivo di una cooperativa in liquidazione coatta amministrativa per recuperare i crediti derivanti da otto contratti di mutuo. Il Tribunale ha escluso tre finanziamenti per mancanza dei documenti di erogazione e delle quietanze. La banca ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il commissario liquidatore avesse ormai riconosciuto il debito. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che le ammissioni del liquidatore non esonerano il creditore dall'onere della prova nel contratto di mutuo. Poiché il mutuo è un contratto reale, la banca deve sempre dimostrare l'effettiva consegna del denaro per poter esigere il credito.
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Notifica dell’accettazione della donazione: l’erede batte l’ente
Un uomo dona la nuda proprietà di un appartamento a un Ente Religioso, riservandosi l'usufrutto. L'Ente accetta la donazione anni dopo con atto pubblico, ma omette la notifica dell'accettazione della donazione al donante. Alla morte del donante, l'erede universale chiede la restituzione dell'immobile, sostenendo che il trasferimento non si sia mai perfezionato. La Corte di Cassazione dà ragione all'erede. I giudici confermano che, in mancanza di notifica formale tramite ufficiale giudiziario, la donazione non produce effetti traslativi. Di conseguenza, l'Ente Religioso ha detenuto l'immobile senza un titolo valido e non può invocare l'usucapione, poiché la sua relazione con il bene costituisce mera detenzione e non possesso utile a usucapire. L'Ente Religioso perde la causa e deve restituire l'appartamento.
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Contratto di mutuo: prestito provato anche senza carta scritta
Il Creditore ha richiesto in giudizio la restituzione di una somma residua di denaro precedentemente consegnata al Debitore, sostenendo l'esistenza di un contratto di mutuo. Il Tribunale ha accolto la domanda basandosi su prove testimoniali e presunzioni che escludevano l'intento di donazione. Il Debitore ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancanza di una prova scritta del titolo restitutorio e la violazione delle regole sull'onere della prova. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che, sebbene la mera consegna di denaro non basti a dimostrare un contratto di mutuo, la valutazione delle prove testimoniali e presuntive spetta esclusivamente al giudice di merito. Di conseguenza, il Debitore è stato condannato in via definitiva a restituire la somma e a pagare le spese processuali.
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Onere della prova nel contratto di mutuo: prestito o regalo?
Un uomo ha chiesto la restituzione di ventimila euro versati alla sua ex convivente tramite due assegni, sostenendo si trattasse di un prestito. La donna ha invece eccepito che la somma fosse una donazione spontanea per aiutarla ad avviare un'attività commerciale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'uomo, confermando la decisione d'appello. La Corte ha ribadito il principio sull'onere della prova nel contratto di mutuo: chi chiede la restituzione di una somma non può limitarsi a dimostrare la consegna del denaro, ma deve provare anche l'esistenza di un accordo che ne imponga la restituzione. La semplice consegna, infatti, può avvenire per svariate ragioni e non dimostra di per sé un prestito.
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Contratto di mutuo tra padre e figlio: il bonifico va restituito
Un padre ha inviato al figlio due bonifici per complessivi 80.000 euro, indicando come causale "prestito senza interesse". Il figlio ha utilizzato la somma per acquistare una barca, ma si è poi rifiutato di restituirla, sostenendo si trattasse di una donazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che tra le parti si è concluso un contratto di mutuo. La Suprema Corte ha chiarito che la consegna del denaro, unita alla causale del bonifico e all'utilizzo della somma da parte del beneficiario, dimostra l'esistenza del prestito e il conseguente obbligo di restituzione. Il ricorso del figlio è stato dichiarato inammissibile, confermando la sua condanna a restituire l'intera somma al padre.
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Nullità del contratto di mutuo: debiti di terzi e validità
Il Debitore e i Terzi Garanti si oppongono all'esecuzione immobiliare promossa dalla Banca, eccependo la nullità del contratto di mutuo per difetto di causa concreta. Sostengono che la Banca abbia utilizzato la somma mutuata per ripianare debiti pregressi di soggetti terzi senza consenso. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando la validità del finanziamento. I giudici chiariscono che l'impiego delle somme erogate per estinguere passività precedenti non determina la nullità del contratto di mutuo per mancanza di causa. Tale utilizzo presuppone infatti che la somma sia stata comunque messa a disposizione del mutuatario. L'eventuale prelievo non autorizzato configura un mero inadempimento contrattuale della banca e non un vizio di validità del contratto originario.
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Onere della prova nel contratto di mutuo: no prove, no rimborso
Una risparmiatrice ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare di una società per un credito di 1,5 milioni di euro, sostenendo di aver concesso un finanziamento fruttifero. La curatela fallimentare ha rifiutato la richiesta per mancanza di prove sul contratto di prestito. La risparmiatrice ha fatto ricorso sostenendo che spettasse al fallimento dimostrare la natura del finanziamento come prestito da socio postergato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'onere della prova nel contratto di mutuo spetta interamente a chi richiede la restituzione del denaro. Senza la prova scritta dell'accordo e dell'obbligo di restituzione, la domanda non può essere accolta, rendendo irrilevante ogni discussione sulla qualificazione del credito come finanziamento soci.
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