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Art. 18-ter Ord. pen.

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102 provvedimenti

Trattenimento della missiva: quando è legittimo?
Un detenuto sottoposto al regime speciale del 41-bis ha impugnato il provvedimento che disponeva il trattenimento di una sua missiva diretta alla figlia. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del trattenimento della missiva quando il suo contenuto, unito al profilo criminale del mittente, costituisce un concreto pericolo per la sicurezza e l'ordine pubblico.
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Corrispondenza detenuto 41-bis: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un carcerato in regime speciale. La decisione riguarda il trattenimento di un telegramma. La motivazione della censura sulla corrispondenza detenuto 41-bis può basarsi sul sospetto che il contenuto reale sia diverso da quello apparente, specialmente se il destinatario è deceduto.
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Censura corrispondenza: Cassazione respinge il ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto contro il provvedimento di censura della corrispondenza e il divieto di ricevere stampa locale. La Corte ha ritenuto le misure adeguatamente motivate, data la pericolosità del soggetto e la sua appartenenza a un'organizzazione criminale attiva. È stato chiarito che, in questi casi, la motivazione può essere sintetica e che un ricorso che reitera argomenti già respinti, senza confrontarsi con la logica della decisione impugnata, è inammissibile.
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Controllo corrispondenza detenuti: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del trattenimento di una lettera destinata a un detenuto, a causa di un riferimento sospetto a una "sorella" inesistente. Secondo la Corte, il controllo corrispondenza detenuti si giustifica quando le spiegazioni fornite sono implausibili e gli accertamenti rivelano incongruenze, elementi che costituiscono un "ragionevole sospetto" di comunicazione illecita e pericolosa per la sicurezza pubblica.
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Stampa in carcere 41-bis: i limiti al diritto
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di un Tribunale di Sorveglianza che autorizzava un detenuto in regime 41-bis ad acquistare qualsiasi tipo di stampa. La Suprema Corte ha stabilito che l'Amministrazione penitenziaria può legittimamente limitare la scelta di libri e riviste a un elenco pre-approvato per garantire la sicurezza e prevenire comunicazioni illecite. Questa regolamentazione della stampa in carcere non nega il diritto all'informazione, ma ne disciplina l'esercizio, rientrando nei poteri discrezionali dell'amministrazione e non essendo sindacabile dal giudice se non in caso di un'effettiva lesione di un diritto fondamentale.
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Controllo corrispondenza detenuto: basta motivazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro il provvedimento di controllo corrispondenza. La Corte ha stabilito che una motivazione sintetica è sufficiente, specialmente in presenza di messaggi dal contenuto criptico, considerati indice di pericolosità. È stato inoltre verificato e confermato il corretto svolgimento delle notifiche procedurali.
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Corrispondenza detenuti: no al blocco se anonima
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Procuratore Generale in un caso riguardante la corrispondenza per un detenuto in regime 41-bis. La Corte ha stabilito che non si può bloccare una missiva solo perché anonima. Il controllo giudiziario non deve essere formale, ma sostanziale, valutando il contenuto del messaggio per accertare un effettivo pericolo e tutelare così la libertà di corrispondenza.
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Controllo corrispondenza detenuto: il 41-bis
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che aveva confermato il blocco di una lettera inviata da un carcerato in regime di 41-bis. Il motivo dell'annullamento risiede nella totale assenza di motivazione da parte del Tribunale, che non ha specificato gli elementi concreti che giustificassero il sospetto di un contenuto illecito nascosto nel testo della missiva. La sentenza ribadisce il principio secondo cui ogni limitazione alla corrispondenza deve essere supportata da una giustificazione adeguata, anche se sintetica, per bilanciare le esigenze di sicurezza con i diritti fondamentali del detenuto.
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Ricorso straordinario: quando è inammissibile?
Un detenuto, sottoposto a regime detentivo speciale, si è visto trattenere una missiva considerata sospetta. Dopo il rigetto dei ricorsi ordinari, ha proposto un ricorso straordinario per errore di fatto contro la decisione della Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che tale rimedio è applicabile solo a provvedimenti che definiscono il giudizio con una condanna (formando il cosiddetto "giudicato"), e non a decisioni interlocutorie come quelle sulla corrispondenza, che non incidono sulla fissità del giudicato.
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Censura corrispondenza detenuto: quando è legittima?
Un detenuto in regime speciale si oppone al blocco di una lettera ritenuta contenere messaggi criptici. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che la censura corrispondenza detenuto è legittima se vi sono elementi concreti che facciano dubitare del contenuto apparente della missiva, giustificando il provvedimento per esigenze di ordine e sicurezza pubblica.
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Colloqui telefonici detenuto: quando il giudice nega
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato a cui erano stati negati i colloqui telefonici con la madre e la coniuge. La decisione si basa sulla necessità di prevenire l'inquinamento probatorio. La Corte ha ritenuto sufficiente la motivazione, anche se sintetica, del giudice di merito, distinguendo nettamente la disciplina dei colloqui telefonici da quella della corrispondenza scritta.
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Proroga visto corrispondenza: 3 mesi, non 6
La Corte di Cassazione ha stabilito che la proroga del visto di controllo sulla corrispondenza per un detenuto, ai sensi dell'art. 18-ter dell'ordinamento penitenziario, non può superare i tre mesi. La Corte ha annullato un'ordinanza che, pur qualificando il provvedimento come 'proroga', ne aveva fissato la durata in sei mesi, tipica di un nuovo provvedimento e non di un'estensione. Sono state invece confermate le restrizioni sostanziali, come il divieto di ricevere stampa locale, ritenute giustificate da esigenze di sicurezza.
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Corrispondenza detenuti: uso di evidenziatori è sospetto
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un carcerato in regime speciale contro il blocco di un telegramma. La decisione si basa sul fatto che l'ampio uso di evidenziatori colorati può legittimamente far sorgere il sospetto di un tentativo di inviare messaggi in codice, giustificando il controllo sulla corrispondenza detenuti per ragioni di sicurezza.
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Censura corrispondenza 41-bis: la durata è automatica
La Corte di Cassazione ha stabilito che la durata della censura sulla corrispondenza per un detenuto in regime speciale 41-bis è legata alla durata del regime stesso, e non ai più brevi termini previsti dalla norma generale (art. 18-ter Ord. pen.). La misura è considerata una conseguenza automatica e obbligatoria del 41-bis, derogando così alla disciplina comune. La Corte ha quindi rigettato il ricorso di un detenuto che contestava una proroga biennale della censura, ritenendola legittima in quanto allineata alla durata del suo regime detentivo.
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Impugnazione provvedimento magistrato: la Cassazione
Un detenuto ha presentato ricorso in Cassazione contro l'ordinanza di un magistrato di sorveglianza che non si pronunciava sulla sua richiesta di impedire il trattenimento di lettere scritte al computer. La Corte di Cassazione ha dichiarato che l'impugnazione del provvedimento del magistrato doveva essere presentata come reclamo al Tribunale di Sorveglianza. Pertanto, ha riqualificato il ricorso in reclamo e ha trasmesso gli atti al giudice competente, applicando il principio della conversione del mezzo di impugnazione errato.
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Controllo corrispondenza 41-bis: sì alla proroga
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della proroga del controllo corrispondenza 41-bis per un detenuto. La decisione si basa sull'interesse manifestato dal reggente di una cosca per le condizioni di salute del detenuto, anche se tale interesse emerge da un'intercettazione risalente a cinque anni prima. Secondo la Corte, questo elemento è sufficiente a giustificare la necessità di un monitoraggio continuo per impedire i collegamenti con l'organizzazione criminale esterna, rigettando così il ricorso del detenuto.
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Corrispondenza detenuti: quando il controllo è illegittimo
Un detenuto in regime speciale si vede bloccare una lettera dal proprio avvocato perché gli allegati erano privi di timbri ufficiali. La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento, stabilendo che la semplice assenza di un 'timbro di deposito' non è sufficiente per dubitare del contenuto della corrispondenza detenuti e violare il diritto di difesa. Il Tribunale di sorveglianza deve fornire motivazioni concrete per giustificare il trattenimento.
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Controllo corrispondenza 41-bis: legittimo se motivato
Un detenuto sottoposto al regime speciale dell'art. 41-bis ha contestato la proroga del controllo sulla sua corrispondenza. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, ritenendo la misura giustificata dalla persistente pericolosità sociale del soggetto e dal suo ruolo di vertice all'interno dell'organizzazione criminale di appartenenza. La Suprema Corte ha inoltre validato la prassi del "copia-incolla" nelle motivazioni, a patto che il ragionamento sia applicabile al caso concreto e adeguatamente argomentato.
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Ricorso per cassazione personale: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per cassazione personale presentato da un detenuto contro un'ordinanza che rigettava un suo reclamo. La decisione si basa sulla violazione della norma che impone l'obbligo di farsi rappresentare da un difensore abilitato per questo tipo di impugnazione, con conseguente condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Regime 41-bis e riviste: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7324/2024, ha stabilito che sotto il regime 41-bis, l'amministrazione penitenziaria può legittimamente limitare l'acquisto di riviste e giornali a una lista pre-approvata. Questa restrizione è ritenuta necessaria per prevenire comunicazioni illecite e recidere i legami con le organizzazioni criminali, e non viola il diritto all'informazione del detenuto, purché venga garantita una selezione ragionevole attraverso canali sicuri. La Corte ha quindi annullato la decisione di un tribunale di sorveglianza che aveva concesso a un detenuto l'accesso illimitato a tutte le pubblicazioni.
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