LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 18 l.fall.

Pagina 8 di 11

207 provvedimenti

Improcedibilità ricorsi fallimentari: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una dichiarazione di fallimento, stabilendo che la norma sull'improcedibilità dei ricorsi fallimentari, introdotta durante l'emergenza pandemica, deve essere interpretata restrittivamente. L'eccezione prevista per le istanze del Pubblico Ministero non poteva essere applicata per analogia a casi non espressamente contemplati, rendendo il ricorso originario improcedibile fin dall'inizio.
Continua »
Procura alle liti: come sanare un vizio in giudizio
Una società dichiarata fallita ha impugnato la decisione, eccependo un difetto nella procura alle liti della società creditrice. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando un principio fondamentale: un vizio nella procura alle liti può essere sanato in qualsiasi stato e grado del giudizio, anche in appello, mediante la produzione di una nuova procura valida. Tale sanatoria ha efficacia retroattiva, convalidando tutti gli atti processuali compiuti in precedenza.
Continua »
Socio accomandante: quando si perde la responsabilità
La Corte di Cassazione ha confermato l'estensione del fallimento a un socio accomandante che, pur non avendo cariche formali, aveva di fatto gestito la società. La sentenza chiarisce che operare sul conto corrente e trattare con i creditori costituisce ingerenza nella gestione, comportando la perdita della responsabilità limitata. Inoltre, le dichiarazioni rese al curatore fallimentare e i fatti non contestati in primo grado sono state considerate prove decisive.
Continua »
Imprenditore agricolo: quando scatta il fallimento?
La Cassazione ha confermato il fallimento di un'impresa vivaistica, stabilendo che non può essere considerata un imprenditore agricolo esente da fallimento. La Corte ha chiarito che se il valore economico dei prodotti acquistati da terzi e rivenduti supera quello dei prodotti coltivati in proprio, l'attività è commerciale. L'appello basato sulla cessazione dell'attività è stato respinto perché, per le imprese commerciali, conta la cancellazione dal registro imprese, non la fine operativa.
Continua »
Requisiti di non fallibilità: prova senza bilanci
Una società ottiene la revoca della dichiarazione di fallimento pur non avendo depositato i bilanci. La Cassazione conferma che i requisiti di non fallibilità possono essere provati con documenti alternativi, come dati fiscali o atti di altri procedimenti. Il ricorso del fallimento è stato dichiarato inammissibile, consolidando il principio che l'assenza di scritture contabili non determina automaticamente la fallibilità.
Continua »
Fallimento: la dichiarazione integrativa non basta
Una società di servizi, dichiarata fallita, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che una dichiarazione integrativa dimostrava il mancato superamento delle soglie di fallibilità. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. Questi ultimi avevano ritenuto la dichiarazione integrativa tardiva e inattendibile, dando maggior peso al bilancio originario e alla scoperta di un ingente debito non dichiarato verso un Ente Pubblico. L'insistenza nel ricorso è stata sanzionata come abuso del processo.
Continua »
Stato di insolvenza: cause irrilevanti per fallimento
Una società, dichiarata fallita per la seconda volta, ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che il proprio stato di insolvenza fosse dovuto alla cattiva gestione di un precedente fallimento, poi revocato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: per la dichiarazione di fallimento, ciò che conta è l'oggettiva incapacità dell'impresa di far fronte ai propri debiti, indipendentemente dalle cause che l'hanno determinata. La Corte ha inoltre condannato la società per abuso del processo.
Continua »
Fattibilità del concordato: limiti del giudice
Una società ha presentato ricorso in Cassazione dopo che la sua domanda di concordato preventivo era stata respinta per mancanza di fattibilità economica. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il tribunale ha il dovere di valutare la fattibilità del concordato, limitatamente alla manifesta inettitudine del piano a raggiungere i suoi obiettivi. Il ricorso è stato inoltre respinto per la sua genericità e perché mirava a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
Continua »
Concordato con continuità indiretta: quando è valido?
Una società in liquidazione propone un concordato con continuità indiretta basato su un affitto d'azienda. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11220/2025, ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: questa procedura è valida solo se garantisce un "miglior soddisfacimento dei creditori" rispetto al fallimento. Questo significa che deve esserci un "surplus" tangibile di attivo, e non basta la mera prosecuzione dell'attività o l'affermazione generica che la vendita in sede concordataria sia più vantaggiosa.
Continua »
Accordo di ristrutturazione: la pubblicazione è decisiva
La Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di fallimento di una società, respingendo il suo ricorso. La decisione si fonda sull'inammissibilità dell'accordo di ristrutturazione presentato dalla società, a causa della mancata pubblicazione nel registro delle imprese entro i termini stabiliti. La Corte ha ribadito che tale adempimento è un requisito fondamentale per la procedibilità e l'efficacia dell'accordo, non una mera formalità. Sono stati rigettati anche gli altri motivi di ricorso, inclusi quelli sulla valutazione dello stato di insolvenza e su presunti vizi procedurali.
Continua »
Ricorso inammissibile: i requisiti in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro una sentenza di fallimento. Il ricorso del liquidatore di una società è stato respinto per motivi di forma, come la genericità delle censure e la mancata allegazione di documenti essenziali. La Corte ha ribadito che una società cancellata dal registro delle imprese non può accedere al concordato preventivo, e ha sottolineato i rigorosi requisiti di specificità e autosufficienza necessari per un ricorso in Cassazione.
Continua »
Ricorso inammissibile: l’appello omisso medio
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una sentenza di fallimento. La società ricorrente aveva impugnato la decisione del Tribunale direttamente in Cassazione, saltando il grado di appello. La Corte ha ribadito che, secondo la legge fallimentare, la sentenza dichiarativa di fallimento deve essere impugnata tramite reclamo davanti alla Corte d'Appello. L'aver omesso questo grado intermedio di giudizio ('omisso medio') rende il ricorso nullo, confermando la dichiarazione di fallimento.
Continua »
Legittimazione creditore nel fallimento: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso di una società dichiarata fallita, chiarendo i presupposti per la legittimazione creditore. È stato confermato che, per avviare la procedura fallimentare, non è necessario un accertamento definitivo del credito, essendo sufficiente una verifica incidentale da parte del giudice, soprattutto se il credito è già supportato da un decreto ingiuntivo e una sentenza. La Corte ha inoltre ribadito i requisiti di specificità che l'atto di reclamo deve possedere per essere considerato ammissibile.
Continua »
Impugnazione decreto: quando non è ammessa in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un decreto della Corte d'Appello. Il provvedimento in questione, che accoglieva un reclamo e rimetteva la causa al Tribunale per la dichiarazione di fallimento, è stato ritenuto privo di carattere decisorio e definitivo. La Corte ha chiarito che l'atto lesivo dei diritti, e quindi autonomamente appellabile, è la successiva sentenza di fallimento, non l'intermedio decreto di rimessione. Di conseguenza, l'impugnazione del decreto è stata respinta.
Continua »
Dichiarazione di fallimento: basta un credito non definitivo?
Una società di produzione cinematografica viene dichiarata fallita su istanza di una creditrice, basata su una sentenza di primo grado non ancora definitiva. La società fallita ricorre in Cassazione sostenendo che il titolo non fosse definitivo e di non superare le soglie di fallibilità. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, confermando che per la dichiarazione di fallimento è sufficiente un credito accertato in primo grado, anche se non definitivo, e che l'onere di provare il mancato superamento delle soglie di fallibilità spetta al debitore.
Continua »
Dichiarazione di fallimento: quando il ricorso è out
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imprenditore contro la propria dichiarazione di fallimento. La Corte ribadisce che il superamento della soglia di indebitamento va accertato d'ufficio dal giudice sulla base di tutti gli atti, e che la valutazione delle prove sui fatti, come lo stato di insolvenza, non può essere contestata in sede di legittimità. La decisione sottolinea come il ricorso in Cassazione sia limitato ai soli errori di diritto.
Continua »
Morte avvocato in Cassazione: cosa succede al processo?
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce le conseguenze della morte dell'avvocato in Cassazione. Il caso riguarda un imprenditore che, dopo aver impugnato la propria dichiarazione di fallimento, perde il suo unico difensore. La Suprema Corte ha stabilito che il processo non va interrotto, ma rinviato. Questa decisione mira a tutelare il diritto di difesa, ordinando alla cancelleria di notificare personalmente alla parte l'accaduto e la nuova data di udienza, per consentirgli di nominare un nuovo legale.
Continua »
Notifica avviso udienza: rinvio per diritto difesa
La Corte di Cassazione ha disposto il rinvio di un ricorso contro una sentenza di fallimento. La decisione è scaturita dalla mancata notifica dell'avviso di udienza alla parte ricorrente e dalla scoperta del decesso del suo difensore, vizi procedurali che ledono il diritto di difesa e impongono la rinnovazione della comunicazione.
Continua »
Prova fallimento: bilanci informali non bastano
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società contro la propria dichiarazione di fallimento. La società non ha fornito una prova fallimento valida per dimostrare di essere al di sotto delle soglie dimensionali di legge. La Corte ha stabilito che bilanci informali, non approvati e non depositati, così come scritture contabili palesemente inattendibili, sono privi di valore probatorio. L'onere di fornire tale prova ricade interamente sull'imprenditore debitore.
Continua »
Onere della prova fallimento: chi deve dimostrarlo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso del curatore fallimentare contro la revoca di una dichiarazione di fallimento. Il caso verteva sull'onere della prova fallimento a carico di una società che, pur non avendo depositato bilanci recenti, è riuscita a dimostrare di essere al di sotto delle soglie di fallibilità attraverso documentazione alternativa. La Corte ha ribadito che spetta al debitore fornire tale prova e che la valutazione dei fatti e delle prove alternative spetta insindacabilmente al giudice di merito, non potendo essere oggetto di riesame in sede di legittimità.
Continua »