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Art. 175 Codice di Procedura Penale — Anno 2026

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122 provvedimenti

Altri anni per Art. 175 Codice di Procedura Penale

Restituzione nel termine: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte d'Appello che negava la restituzione nel termine a un imputato condannato in sua assenza. La Suprema Corte ha stabilito che la sola elezione di domicilio presso un difensore durante le indagini preliminari non è sufficiente a provare la conoscenza effettiva del processo da parte dell'imputato. La richiesta di restituzione nel termine deve essere accolta se non vi è prova certa che l'imputato fosse a conoscenza della pendenza del giudizio, invertendo di fatto l'onere della prova a favore dell'imputato.
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Restituzione nel termine: richiesta prima della consegna
Due individui, condannati in contumacia e in attesa di estradizione, hanno chiesto la restituzione nel termine per impugnare la sentenza. La Corte d'Appello ha dichiarato l'istanza inammissibile perché presentata prima della loro consegna all'Italia. La Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la richiesta di restituzione nel termine può essere presentata anche prima della consegna, poiché la legge fissa un termine finale e non un termine iniziale per l'esercizio di tale diritto.
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Decreto penale: nullità senza udienza in esecuzione
Un imputato ha contestato un decreto penale sostenendo la sua non esecutività per un difetto di notifica. Il giudice dell'esecuzione, senza fissare un'udienza, ha concesso solo la restituzione nel termine per fare opposizione, ignorando la richiesta principale. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice ha l'obbligo di fissare un'udienza per garantire il contraddittorio e deve pronunciarsi prioritariamente sulla validità del decreto penale prima di considerare altre istanze.
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Impugnazione imputato assente: il mandato specifico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato in assenza per violazione del foglio di via. La decisione si fonda sulla mancata produzione, da parte del difensore, di uno specifico mandato a impugnare rilasciato dopo la sentenza, come richiesto dalla Riforma Cartabia. La Corte sottolinea che tale onere formale sussiste anche quando l'impugnazione dell'imputato assente contesta la legittimità della stessa dichiarazione di assenza, al fine di garantire la consapevole volontà dell'interessato di proseguire nel giudizio.
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Confisca per equivalente: no alla retroattività
In un caso di reato tributario, la Corte di Cassazione ha annullato una confisca per equivalente mantenuta in appello nonostante la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha stabilito che la norma che consente la confisca anche dopo la prescrizione (art. 578-bis c.p.p.) non può essere applicata retroattivamente a fatti commessi prima della sua entrata in vigore, data la natura sostanzialmente punitiva della misura. La decisione ribadisce il principio di irretroattività della legge penale più sfavorevole.
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Rimessione in termini: quando inizia il decorso?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per la rimessione in termini. Il ricorrente sosteneva di non aver potuto impugnare una sentenza di condanna perché non gli era stata comunicata. La Corte ha chiarito che, a seguito della Riforma Cartabia, per le impugnazioni proposte dopo il 30 giugno 2024, il termine per ricorrere decorre dal deposito della sentenza e non dalla sua comunicazione, la quale è considerata una mera cortesia. Di conseguenza, la mancata comunicazione non costituisce un 'caso fortuito' che giustifichi la rimessione in termini.
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Restituzione nel termine: no se l’imputato si allontana
Un imputato, condannato per furto, chiede la restituzione nel termine per ricorrere in Cassazione, sostenendo di non aver avuto conoscenza del processo d'appello. La Corte dichiara l'istanza inammissibile. Poiché l'imputato era comparso alla prima udienza per poi assentarsi volontariamente, è stato correttamente considerato 'presente' ai sensi della normativa vigente all'epoca, escludendo così i presupposti per la restituzione nel termine.
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Giudizio abbreviato: no alla restituzione in termine
La Corte di Cassazione ha stabilito che un imputato non può ottenere la restituzione nel termine per richiedere il giudizio abbreviato, anche a seguito di una nuova legge che introduce una riduzione di pena più vantaggiosa. La sentenza chiarisce che i termini per accedere al rito sono di natura processuale e non sono soggetti al principio di retroattività della legge più favorevole. Una volta scaduto il termine, non è possibile far regredire il processo a una fase precedente.
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Restituzione nel termine: competenza e notifica
La Corte di Cassazione ha analizzato un caso di richiesta di restituzione nel termine per proporre appello. La Corte ha prima affermato la propria competenza funzionale a decidere, annullando la decisione del giudice dell'esecuzione, e poi ha rigettato l'istanza nel merito. È stato stabilito che la conoscenza del procedimento da parte dell'imputato, avvenuta tramite la notifica dell'impugnazione del PM, rende valida la successiva notifica dell'udienza al difensore, qualora l'imputato sia divenuto irreperibile.
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Restituzione nel termine: la negligenza dell’avvocato
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso per la restituzione nel termine per appellare una sentenza di condanna. Gli imputati, pur avendo ricevuto la notifica dell'udienza, sostenevano di non aver conosciuto la sentenza per negligenza del loro legale. La Corte ha stabilito che la scelta di un difensore negligente non costituisce caso fortuito o forza maggiore, confermando che la prova della mancata conoscenza deve essere rigorosa e non può basarsi sulla colpa del proprio avvocato.
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Rescissione del giudicato: quando inizia il termine?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato in assenza che chiedeva la rescissione del giudicato. La Corte ha stabilito che il termine di 30 giorni per presentare l'istanza decorre dal momento in cui si ha conoscenza effettiva degli estremi della condanna, come la notifica dell'ordine di esecuzione, e non dal momento in cui si accede al fascicolo processuale completo. La richiesta, presentata oltre tale termine, è stata quindi ritenuta tardiva.
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Mandato ad impugnare: obbligo per il difensore d’ufficio
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di un appello presentato dal difensore d'ufficio per un imputato assente, in assenza di uno specifico mandato ad impugnare. La sentenza ribadisce la piena legittimità costituzionale della norma, spiegando che tale onere è necessario per garantire che l'imputato sia effettivamente a conoscenza del processo e della volontà di impugnare, senza violare il diritto di difesa o il principio di uguaglianza.
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Notifica al difensore d’ufficio: non prova conoscenza
Un imputato, giudicato in assenza e condannato, ha richiesto la restituzione nel termine per poter impugnare la sentenza. La sua richiesta era stata respinta perché le notifiche erano state inviate al difensore d'ufficio presso cui aveva eletto domicilio. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la notifica al difensore d'ufficio non è, di per sé, prova sufficiente della conoscenza effettiva del processo da parte dell'imputato, soprattutto in assenza di contatti reali tra i due. La Corte ha rinviato il caso al giudice per una nuova valutazione.
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Provvedimento abnorme: quando un atto è illegittimo
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un giudice dell'esecuzione che, dopo aver concesso a un imputato la restituzione nel termine per opporsi a un decreto penale, aveva revocato la sua stessa decisione. La Corte ha qualificato tale revoca come un provvedimento abnorme, poiché il giudice aveva agito al di fuori dei suoi poteri, avendo già esaurito la sua funzione decisionale sulla questione. Questo intervento garantisce la corretta sequenza del procedimento penale.
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Notifica al portiere: quando è valida e cosa fare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato in assenza, il quale contestava la validità della notifica del decreto di citazione a giudizio. La Corte ha stabilito che la notifica al portiere è pienamente valida se eseguita correttamente, ovvero con la consegna dell'atto al portiere identificato e l'invio della successiva raccomandata informativa all'interessato. L'imputato non ha fornito prove concrete di non aver avuto conoscenza del processo per cause a lui non imputabili.
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Rimessione in termini: no con avvocato di fiducia
Un individuo condannato in assenza ha richiesto la rimessione in termini per appellare la sentenza, sostenendo di non essere stato a conoscenza del processo a causa di una notifica irregolare avvenuta mentre era detenuto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la nomina di un avvocato di fiducia e l'elezione di domicilio presso il suo studio creano una presunzione di conoscenza del procedimento. L'irregolarità della notifica, in questo contesto, costituisce una nullità sanabile e non un'omissione. L'imputato non ha fornito prove concrete per superare tale presunzione, rendendo la sua richiesta infondata.
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Restituzione in termini: l’errore dell’avvocato non scusa
La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta di restituzione in termini per impugnare una sentenza di condanna. La difesa adduceva un errore della cancelleria nel registrare la nomina del nuovo avvocato, ma la Corte ha stabilito che tale disservizio non costituisce forza maggiore. Secondo i giudici, l'avvocato, a conoscenza della sentenza e dell'imminente scadenza, avrebbe dovuto agire con maggiore diligenza per superare l'ostacolo, invece di rimanere inerte. La mancata impugnazione è stata quindi attribuita a una carenza di diligenza professionale e non a un impedimento insormontabile.
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Remissione in termini e Riforma Cartabia: la Cassazione
Una donna, condannata in assenza, ha richiesto la remissione in termini per impugnare la sentenza, invocando la Riforma Cartabia sulla base della presunta non conoscenza del processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che le nuove norme sulla remissione in termini non sono retroattive e non si applicano a sentenze emesse prima del 30 dicembre 2022. Inoltre, la Corte ha osservato che la notifica personale della citazione a giudizio all'imputata rendeva infondata la sua pretesa di ignoranza del procedimento.
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Rescissione del giudicato: quando scatta il termine?
La Cassazione annulla una decisione che negava la rescissione del giudicato a una condannata in assenza. Il termine per l'istanza non decorre da una generica conoscenza del procedimento, come la menzione della recidiva in un altro atto, ma richiede informazioni specifiche sull'accusa e sulla sentenza. Questa sentenza chiarisce i requisiti per la decorrenza dei termini per l'impugnazione.
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Rescissione del giudicato: contumacia e assenza
La Corte di Cassazione chiarisce la non applicabilità della rescissione del giudicato ai procedimenti in cui l'imputato era stato dichiarato contumace prima della riforma del 2014. La sentenza sottolinea che per tali casi, disciplinati dalla normativa previgente, l'unico rimedio esperibile è la restituzione nel termine. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché la nuova disciplina sull'assenza non ha effetto retroattivo su situazioni di contumacia già consolidate.
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