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Art. 175 Codice Penale — Anno 2022

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89 provvedimenti

Altri anni per Art. 175 Codice Penale

Coltello in strada: s alla particolare tenuit del fatto
Un cittadino stato condannato a un'ammenda di 670 euro per aver portato fuori casa, senza giustificato motivo, un coltello a farfalla. Il difensore aveva chiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuit del fatto, ma il Tribunale ha omesso di motivare il rifiuto di tale richiesta nella sentenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso sul punto, stabilendo che la totale mancanza di motivazione su una richiesta difensiva decisiva costituisce un vizio della sentenza. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione limitatamente a questo aspetto, rinviando gli atti al Tribunale per un nuovo esame sulla particolare tenuit del fatto.
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Sospensione condizionale della pena: benefici da valutare
Due inquilini sono stati condannati per appropriazione indebita per aver svuotato e sottratto gli arredi dell'appartamento in affitto prima di lasciarlo. La Corte di Cassazione ha confermato la loro responsabilità penale, ritenendo logica la ricostruzione dei giudici di merito. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente alla mancata concessione dei doppi benefici di legge. I giudici d'appello avevano infatti negato, senza fornire alcuna motivazione, la sospensione condizionale della pena e la non menzione della condanna nel casellario giudiziale. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio su questo specifico punto: la Corte d'Appello dovrà rivalutare la concessione dei benefici motivando adeguatamente la decisione, mentre la condanna per il reato resta ormai definitiva.
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Evasione contributiva: la prescrizione del reato cancella la pena
Un amministratore societario viene condannato per l'omesso versamento di contributi previdenziali, avendo registrato false assenze non retribuite dei dipendenti per evadere i premi. L'imputato ricorre in Cassazione contestando il diniego della non menzione della condanna e della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte rileva che il diniego della non menzione era fondato su criteri di opportunità estranei alla legge. Poiché il ricorso è ammissibile, la Corte dichiara la prescrizione del reato, maturata nelle more del giudizio. La prescrizione del reato, estinguendo l'illecito, prevale sulla particolare tenuità del fatto poiché risulta più favorevole per l'imputato, cancellando ogni conseguenza penale. La sentenza viene così annullata senza rinvio.
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Reato di calunnia: la Cassazione punisce il cambio di versione
Il Ricorrente ha impugnato la condanna per il reato di calunnia e falsa testimonianza, contestando la valutazione delle prove e il diniego dei benefici di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che il mutamento improvviso di versione rispetto alle indagini preliminari, smentito dai riscontri oggettivi, configura pienamente il reato di calunnia, che è un reato di pericolo. Inoltre, la presenza di numerosi precedenti penali ostativi impedisce la concessione della sospensione condizionale della pena e della non menzione della condanna. Di conseguenza, il Ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Sospensione condizionale della pena: quando il ricorso costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di lieve entità. L'imputato contestava il diniego dei benefici di legge. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici d'appello, ritenendo logica e corretta la motivazione con cui è stata negata la sospensione condizionale della pena. Inoltre, la richiesta di non menzione della condanna è stata giudicata inammissibile perché non era stata presentata durante il processo di appello, violando il principio del devoluto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Furto con destrezza: basta un gesto rapido per la condanna
L'Imputato ha tentato di rubare una borsa dall'abitacolo di un'auto infilando repentinamente la mano attraverso il finestrino semiaperto. L'azione è stata interrotta dalla madre della vittima. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato furto aggravato, stabilendo che il gesto rapido e improvviso integra pienamente l'aggravante del furto con destrezza. Non è necessario un complesso stratagemma per distrarre la vittima; è sufficiente un'azione fulminea che eluda la sorveglianza ordinaria mentre la persona è impegnata nelle attività quotidiane. I giudici hanno inoltre ritenuto legittimo il diniego del beneficio della non menzione della condanna, giustificato implicitamente dalla prognosi negativa sul comportamento futuro dell'autore del reato. Il ricorso dell'imputato è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese.
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Non menzione della condanna: nullo il silenzio dei giudici
Un automobilista, condannato per omicidio colposo stradale a seguito di un incidente mortale avvenuto nel 2007, ricorre in Cassazione. L'imputato eccepisce la prescrizione del reato e la mancata concessione del beneficio della non menzione della condanna, richiesta in appello ma ignorata dai giudici di secondo grado. La Suprema Corte rigetta il motivo sulla prescrizione, poiché per questo reato i termini sono raddoppiati a quindici anni. Accoglie invece il secondo motivo: la Corte d'Appello ha omesso di motivare il diniego del beneficio richiesto, nonostante l'imputato fosse incensurato e avesse tenuto una buona condotta. La Cassazione annulla la sentenza limitatamente alla non menzione della condanna, rinviando il caso per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Messa in commercio di copie pirata: condanna anche senza vendita
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un venditore ambulante sorpreso a esporre su un telo in strada oltre cinquanta supporti audiovisivi abusivamente duplicati e capi d'abbigliamento contraffatti. La difesa sosteneva che la semplice detenzione non equivalesse alla vendita. I giudici hanno invece chiarito che la messa in commercio di copie pirata si configura anche senza un acquisto effettivo in flagrante, purché le modalità di esposizione (come l'allestimento di una bancarella o di un telo sulla pubblica via) dimostrino in modo inequivocabile l'offerta al pubblico. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la responsabilità penale dell'imputato per ricettazione e violazione del diritto d'autore, oltre alla condanna al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
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Furto ed estorsione: sì alla non menzione della condanna
Un uomo si è impossessato di un'auto parcheggiata sulla pubblica via e ha tentato di estorcere mille euro alla proprietaria per restituirla. Condannato in appello per furto e tentata estorsione, il difensore ha fatto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento del beneficio della non menzione della condanna. La Suprema Corte ha accolto il ricorso su questo punto, evidenziando che i giudici di merito avevano ignorato la richiesta nonostante la presenza di elementi positivi, come l'incensuratezza e la confessione immediata, già usati per concedere la sospensione condizionale. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza impugnata, concedendo direttamente la non menzione della condanna.
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