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Art. 173 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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2309 provvedimenti

Altri anni per Art. 173 Codice di Procedura Penale

Nulla osta permesso: la decisione del GIP è insindacabile
Un detenuto, soggetto sia a esecuzione di pena che a custodia cautelare, si è visto negare dal GIP il 'nulla osta' per usufruire di un permesso concesso dal Tribunale di Sorveglianza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: la decisione del GIP, che regola le modalità temporanee della misura cautelare, è un provvedimento non impugnabile, poiché non incide in modo stabile sulla libertà personale.
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Contestazione aggravante: limiti del giudice e oneri
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per estorsione aggravata, chiarendo un principio fondamentale: una circostanza aggravante, per essere applicata, deve essere esplicitamente indicata nel capo d'imputazione. Nel caso di specie, la Corte d'Appello aveva ritenuto sussistente l'aggravante delle 'più persone riunite' basandosi sulle testimonianze emerse in dibattimento, nonostante non fosse formalmente inclusa nella contestazione iniziale. La Cassazione ha stabilito che tale prassi è illegittima, in quanto viola il diritto di difesa. Di conseguenza, derubricato il reato a estorsione semplice, per alcuni imputati è stata dichiarata la prescrizione, mentre per altri, che avevano contestato anche la valutazione delle prove, è stato disposto un nuovo processo d'appello per la sola valutazione di responsabilità ai fini civili.
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Concordato in appello: limiti al ricorso per Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentata estorsione. Dopo aver stipulato un concordato in appello (o patteggiamento in appello), il ricorso è stato respinto perché i motivi proposti, inclusa una generica eccezione di prescrizione, non rientravano tra quelli ammessi dalla legge in questi casi. La sentenza chiarisce che l'accordo sulla pena implica la rinuncia a contestare la responsabilità e altri aspetti di merito.
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Estorsione con metodo mafioso: la minaccia implicita
La Corte di Cassazione conferma una misura cautelare per estorsione con metodo mafioso a carico di due soggetti legati a un noto clan. La sentenza chiarisce che la minaccia estorsiva non necessita di essere esplicita, potendo manifestarsi in forma implicita o 'silente', qualora il contesto e la fama criminale della famiglia dell'agente siano sufficienti a generare uno stato di intimidazione e a coartare la volontà della vittima.
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Dolo di calunnia: la Cassazione sulla certezza
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per calunnia. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: per configurare il dolo di calunnia è richiesta la certezza assoluta, da parte dell'accusatore, dell'innocenza della persona incolpata. Il semplice dubbio non è sufficiente. Il ricorso è stato respinto perché mirava a una nuova valutazione dei fatti, compito precluso alla Corte di legittimità.
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Estorsione del datore di lavoro: la minaccia di licenziamento
La Corte di Cassazione conferma la condanna per estorsione del datore di lavoro che, durante il rapporto lavorativo, minaccia il licenziamento per costringere il dipendente ad accettare condizioni peggiorative. La sentenza chiarisce la differenza con la fase di assunzione e rigetta i motivi procedurali sollevati dall'imputato, dichiarando il ricorso inammissibile. Viene ribadito che lo sfruttamento dello stato di bisogno del lavoratore durante un contratto in essere configura il reato.
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Collaboratori di giustizia: la prova in Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la condanna a trent'anni di reclusione per due imputati accusati di omicidio aggravato dalla premeditazione e dal fine di agevolare un'associazione mafiosa. La sentenza si basa principalmente sulle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, ritenute attendibili nonostante alcune discrepanze. La Corte ribadisce i principi per la valutazione di tale prova, sottolineando che le discordanze su elementi secondari non inficiano la convergenza sul nucleo essenziale del fatto, anzi, possono essere indice di genuinità.
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Ordine Indagine Europeo: chat criptate valide come prova
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di custodia cautelare per reati di narcotraffico, stabilendo la piena utilizzabilità delle prove derivanti da chat criptate (Encrochat e SkyEcc). Tali prove erano state acquisite dalla Francia tramite un Ordine Indagine Europeo. La Corte ha chiarito che l'emissione di un Ordine Indagine Europeo è legittima anche prima della formale iscrizione di un soggetto nel registro degli indagati, quando necessaria per l'acquisizione di prove indispensabili. Inoltre, è stato ribadito il principio per cui il giudice italiano non può sindacare la legittimità delle modalità di raccolta della prova avvenute nello Stato estero, in base al principio di mutuo riconoscimento. Respinte anche le censure relative alla presunta scadenza dei termini di indagine e alla gravità indiziaria.
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Ricorso inammissibile: quando è generico e infondato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati, confermando la loro condanna. Il ricorso inammissibile è stato motivato dalla genericità delle censure, in particolare quelle relative alla severità della pena e alla mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte ha ribadito che non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge, e che le motivazioni degli imputati non contestavano specificamente la sentenza impugnata, ma si limitavano a chiedere una nuova valutazione delle prove.
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Estorsione sul lavoro: minaccia di licenziamento
La Corte di Cassazione conferma la condanna per estorsione sul lavoro nei confronti di un responsabile del personale che aveva minacciato di licenziamento i dipendenti per costringerli a firmare un accordo di conciliazione sindacale svantaggioso, con cui rinunciavano a diritti retributivi e contributivi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Trasferimento fraudolento: dolo specifico e confisca
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati. La prima, condannata per trasferimento fraudolento di valori, si era fittiziamente intestata quote societarie per eludere misure di prevenzione. La Corte ribadisce che per tale reato rileva lo scopo elusivo, non la provenienza illecita o la confiscabilità dei beni. Il secondo, un contabile, è condannato per riciclaggio. I ricorsi sono stati ritenuti generici e le condanne confermate.
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Ricettazione dolo eventuale: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per ricettazione di un assegno contraffatto. La sentenza ribadisce che per la configurazione del reato è sufficiente il dolo eventuale, ossia l'accettazione del rischio della provenienza illecita del bene. La Corte ha sottolineato come la mancata offerta di una spiegazione credibile sul possesso dell'assegno costituisca una prova della consapevolezza dell'imputato, rendendo irrilevanti le prove documentali non ritualmente acquisite agli atti.
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Estinzione del reato per morte: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna a seguito del decesso dell'imputato, avvenuto dopo la presentazione del ricorso. La Corte ha stabilito che l'estinzione del reato per morte prevale sulla precedente declaratoria di inammissibilità dell'appello, a condizione che l'impugnazione non sia manifestamente infondata. In questo caso, l'appello sollevava questioni procedurali valide non considerate dal giudice di merito, rendendo quindi necessaria la declaratoria di estinzione.
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Estorsione con metodo mafioso: la Cassazione decide
Un professionista, agendo per conto di una società debitrice, orchestra una campagna di pressione utilizzando individui legati alla criminalità organizzata per costringere un creditore a un accordo transattivo ingiusto. La Corte di Cassazione conferma che tale condotta integra il reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, e non un semplice esercizio arbitrario delle proprie ragioni, a causa della natura illecita della pretesa sottostante e dell'uso di "minacce silenti". L'appello dell'indagato contro la custodia cautelare in carcere viene dichiarato inammissibile.
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Prescrizione reato fallimentare: la Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per bancarotta semplice a causa della sopraggiunta prescrizione del reato fallimentare. La Corte ha rilevato d'ufficio il decorso del termine massimo di 7 anni e 6 mesi, tenuto conto delle sospensioni, dichiarando estinto il reato e annullando la sentenza di condanna senza rinvio.
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Sequestro preventivo terzo: limiti all’impugnazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un terzo interessato contro un sequestro preventivo di una somma di denaro. Il ricorrente, parente degli indagati per riciclaggio, contestava la misura cautelare sotto vari profili, inclusa la mancanza di prove del reato presupposto. La Corte ha ribadito che il terzo estraneo al reato non può contestare il 'fumus commissi delicti' o il 'periculum in mora', ma deve limitarsi a dimostrare la propria effettiva titolarità del bene e la sua totale estraneità ai fatti illeciti contestati agli indagati.
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Sequestro smartphone: i limiti al potere del PM
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Pubblico Ministero, confermando l'annullamento di un sequestro smartphone ritenuto meramente esplorativo. La sentenza stabilisce che il decreto di sequestro deve essere dettagliatamente motivato, specificando i dati da cercare, i criteri di selezione e l'arco temporale, per bilanciare le esigenze investigative con il diritto alla privacy. L'interesse a impugnare il sequestro permane anche dopo la restituzione del dispositivo, se è stata estratta una copia forense dei dati.
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Riciclaggio e Usura: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne per riciclaggio e usura. Un imputato è stato condannato per aver aiutato a nascondere i proventi di prestiti usurai attraverso un'agenzia di scommesse. L'altro imputato, padre dell'usuraio principale, è stato condannato per concorso in usura per aver pressato le vittime a pagare. La Corte ha chiarito la distinzione tra riciclaggio e ricettazione e confermato l'aggravante dello stato di bisogno.
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Reato di riciclaggio: la falsa denuncia è sufficiente?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di riciclaggio. La Corte ha stabilito che anche una singola condotta, come la falsa denuncia di smarrimento della carta di circolazione di un veicolo, è sufficiente a integrare il delitto se si inserisce in un'operazione più ampia finalizzata a ostacolare l'identificazione della provenienza illecita del bene (in questo caso, un'auto rubata).
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Sequestro preventivo e fumus delicti: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro un sequestro preventivo di una cospicua somma di denaro. La Corte ha stabilito che, per configurare il 'fumus commissi delicti' del reato di ricettazione, è sufficiente che il delitto presupposto sia individuabile nella sua tipologia (es. narcotraffico), basandosi su elementi concreti come le intercettazioni e il contesto criminale di riferimento, senza che sia necessaria la ricostruzione completa del reato originario.
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