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Art. 1709 Codice Civile

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64 provvedimenti

Appropriazione indebita liquidatore: la condanna civile
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità civile di un liquidatore per appropriazione indebita, nonostante la prescrizione del reato. La sentenza chiarisce che una serie di operazioni gestionali, apparentemente legittime ma sistematicamente dannose per la società, configurano una spoliazione del patrimonio e non un'attività discrezionale. Il liquidatore è quindi tenuto al risarcimento del danno causato da incarichi esterni sproporzionati, investimenti svantaggiosi e autoliquidazione di compensi eccessivi.
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Compenso professionale: come si calcola se l’incarico cessa?
Un professionista, membro di una commissione ministeriale, ha citato in giudizio l'Amministrazione per il pagamento del suo compenso a seguito della cessazione anticipata dell'incarico. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che il compenso professionale è dovuto solo per l'attività effettivamente svolta. La liquidazione deve essere proporzionale, utilizzando come parametro i decreti ministeriali esistenti, inquadrando il caso nell'ipotesi di recesso del committente dal contratto d'opera intellettuale. È stata respinta la richiesta di applicare una legge entrata in vigore dopo la fine del rapporto.
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Compenso professionale: quando è gratuito?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso professionale di un avvocato può essere considerato gratuito se esistono prove sufficienti, come una lunga relazione sentimentale con il cliente. Nel caso specifico, un legale ha richiesto il pagamento per anni di assistenza legale solo dopo la fine della sua relazione con la cliente. I giudici hanno respinto il ricorso, confermando che la presunzione di onerosità della prestazione può essere superata da elementi indiziari gravi, precisi e concordanti che dimostrano un patto di gratuità, anche non scritto.
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Gratuità del patrocinio: la prova nel rapporto affettivo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un avvocato che chiedeva il pagamento di compensi professionali alla sua ex partner. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ritenendo provata la gratuità del patrocinio sulla base di una serie di indizi, tra cui la lunga relazione sentimentale tra le parti e l'assenza di richieste di pagamento per anni. Secondo la Corte, sebbene la prestazione legale si presuma onerosa, il cliente può dimostrare la gratuità attraverso prove presuntive, come in questo caso.
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Compenso avvocato: quando la difesa è gratuita?
La Corte di Cassazione conferma che il compenso di un avvocato può essere ritenuto gratuito sulla base di prove presuntive, come una lunga relazione sentimentale tra legale e cliente. Anche senza un accordo scritto, la gratuità della prestazione può essere desunta da elementi come la mancanza di richieste di pagamento per anni, superando la normale presunzione di onerosità del mandato professionale.
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Presunzione di gratuità: avvocato e cliente legati
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava il compenso a un avvocato per l'attività svolta in favore di un'ex partner. La lunga relazione sentimentale e l'assenza di richieste di pagamento per anni hanno fatto scattare una presunzione di gratuità, superando la normale onerosità della prestazione professionale. La Corte ha stabilito che la prova della gratuità, a carico del cliente, può essere fornita anche tramite presunzioni gravi, precise e concordanti.
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Compenso Avvocato: quando la prestazione è gratuita?
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei compensi a una sua ex partner, assistita in una causa di divorzio. La Corte di Cassazione ha rigettato la domanda, confermando le decisioni dei giudici di merito. Si è stabilito che, sebbene il compenso avvocato sia la norma, la gratuità della prestazione può essere provata tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, come l'esistenza di una lunga relazione sentimentale e l'assenza di richieste di pagamento per anni.
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Prestazione gratuita avvocato: quando non è dovuto
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei compensi professionali a una sua ex cliente, con cui aveva avuto una lunga relazione sentimentale, solo dopo la fine del loro rapporto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando la richiesta dell'avvocato. È stato stabilito che la prestazione gratuita dell'avvocato era stata provata tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, come la durata quasi decennale della relazione e l'assenza di richieste di pagamento per tutto quel periodo, superando così la normale presunzione di onerosità della professione legale.
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Dispensa dal rendiconto: limiti e onere della prova
Un mandatario, autorizzato a operare su un conto corrente con una clausola di 'dispensa dal rendiconto', viene citato in giudizio per la restituzione di ingenti somme prelevate. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33822/2025, conferma la condanna alla restituzione, chiarendo che tale dispensa non elimina la responsabilità del mandatario. L'effetto principale è l'inversione dell'onere della prova: spetta al mandante contestare specifiche operazioni, ma il mandatario deve comunque poter dimostrare che i fondi sono stati usati nell'interesse del mandante, altrimenti è tenuto a restituirli.
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Compenso avvocato: quando la prestazione è gratuita?
Un avvocato ha richiesto il pagamento di compensi professionali a una ex cliente, con la quale aveva avuto una lunga relazione sentimentale. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, confermando la decisione dei giudici di merito. Secondo la Corte, la gratuità della prestazione è stata correttamente presunta sulla base di plurimi elementi indiziari, tra cui la durata del rapporto personale e l'assenza di richieste di pagamento per anni. Questa ordinanza sottolinea come il compenso avvocato non sia dovuto se il cliente riesce a dimostrare, anche tramite presunzioni, l'esistenza di un accordo per una prestazione a titolo gratuito.
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Compenso professionale gratuito: quando è presunto?
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei compensi professionali a una ex cliente, con cui aveva avuto una lunga relazione sentimentale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che negava il diritto al compenso, ritenendo provato il carattere gratuito della prestazione. La Corte ha valorizzato una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come la durata decennale del rapporto affettivo e l'assenza di richieste di pagamento prima della rottura, stabilendo che in questi casi si può superare la normale onerosità della prestazione professionale.
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Compenso professionale gratuito: quando si presume?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un avvocato che chiedeva il pagamento di compensi per prestazioni professionali svolte a favore della sua ex-partner. La Corte ha stabilito che, nonostante la prestazione d'opera intellettuale si presuma onerosa, è possibile dimostrare la sua gratuità attraverso prove presuntive. In questo caso, la lunga relazione sentimentale, l'assenza di richieste di pagamento per quasi un decennio e la notevole mole di lavoro svolto sono stati considerati elementi sufficienti a superare la presunzione di onerosità, confermando la natura di compenso professionale gratuito del rapporto.
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Compenso amministratore srl: la prova del credito
Una società si opponeva al pagamento del compenso al suo ex amministratore, eccependo la prescrizione e la mancanza di prove adeguate. Il Tribunale ha respinto l'opposizione, confermando che per il compenso amministratore srl la delibera assembleare costituisce prova sufficiente del credito e che si applica la prescrizione quinquennale. Il decreto ingiuntivo è stato quindi confermato.
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Compenso amministratore: onere della prova decisivo
Un amministratore, che ricopriva anche il ruolo di dirigente, ha citato in giudizio la società per ottenere il compenso relativo alla sua carica per l'anno 2013 e il risarcimento per la revoca ingiustificata. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha rigettato le sue richieste. Il punto focale della decisione è l'onere della prova: l'amministratore non ha fornito elementi specifici sulla natura, quantità e qualità dell'attività svolta distintamente da quella di dirigente. Pertanto, anche se il ruolo di amministratore si presume oneroso, senza una prova concreta dell'attività non è possibile liquidare alcun compenso amministratore, né un risarcimento del danno, che deve essere ugualmente provato nei suoi elementi costitutivi.
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Compenso professionale: diritto anche con vizi dell’opera
Un professionista, direttore dei lavori in un cantiere, si è visto negare il compenso professionale dalla Corte d'Appello a causa di vizi e opere abusive riscontrate. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo un principio fondamentale: se il committente non chiede la risoluzione del contratto ma solo il risarcimento dei danni, il professionista mantiene il diritto al suo compenso. L'esistenza di vizi, se non rendono l'opera totalmente inutilizzabile, non giustifica il mancato pagamento, ma può portare a una riduzione dell'importo. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione del compenso dovuto.
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Ricorso inammissibile Cassazione: la guida completa
Una condomina ha presentato un secondo ricorso alla Corte di Cassazione riproponendo le stesse doglianze già respinte in una precedente ordinanza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che le proprie decisioni non sono soggette a un ulteriore ricorso per cassazione, ma solo a rimedi straordinari come la revocazione. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese legali e a una sanzione economica per aver proposto un'impugnazione estranea al sistema processuale.
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Onere della prova mandato: chi deve provare il pagamento?
La Corte di Cassazione ha stabilito che in un mandato all'incasso, spetta a chi riceve le somme (mandatario) l'onere della prova di averle effettivamente consegnate al proprietario (mandante). Il caso riguardava un amico incaricato di riscuotere i canoni di locazione per conto della proprietaria di un immobile. Nonostante la fiducia e l'amicizia, la Corte ha confermato la condanna del mandatario alla restituzione delle somme, poiché non era riuscito a provare di averle versate alla proprietaria.
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Querela di falso: come si prova con le presunzioni?
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che ha accolto una querela di falso contro una dichiarazione di remissione del debito. La sentenza stabilisce che la falsità di un documento, in questo caso un foglio firmato in bianco e riempito abusivamente, può essere provata attraverso presunzioni gravi, precise e concordanti, senza la necessità di una perizia tecnica. Gli elementi considerati includevano l'incompatibilità tra le competenze informatiche della firmataria e la formattazione del documento, e la mancata restituzione dei titoli di credito originali.
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Compenso consulente tecnico di parte: la Cassazione decide
Una professionista, nominata consulente tecnico dal curatore di un fallimento, ha contestato la liquidazione del suo compenso. La Corte di Cassazione ha stabilito che la sua attività, avendo natura difensiva, deve essere retribuita secondo le tariffe professionali e non quelle previste per gli ausiliari del giudice. Il compenso del consulente tecnico di parte deve essere calcolato sul valore della pratica e non sull'importo recuperato tramite transazione. La Corte ha cassato il decreto e rinviato la causa al Tribunale per un nuovo esame.
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Mandato avvocato e compenso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15792/2024, ha esaminato il caso di un legale che aveva trattenuto parte di una somma ricevuta da una cliente per un acquisto immobiliare a titolo di compenso professionale. La Corte ha stabilito che l'attività svolta rientrava in un regolare mandato avvocato e non in una mediazione immobiliare, vietata ai legali. Di conseguenza, ha ritenuto legittima l'operazione di 'compensazione impropria' tra il debito del legale (restituzione della somma) e il suo credito (onorari), poiché entrambi derivanti dal medesimo rapporto. L'ordinanza rigetta sia il ricorso della cliente sia quello incidentale del legale sulla ripartizione delle spese.
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