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Art. 169 l.fall.

27 provvedimenti

Cessione del credito: banca condannata a restituire 500mila euro
Una società cooperativa in concordato preventivo ha chiesto la restituzione di oltre 500.000 euro incassati da una banca. La banca aveva anticipato l'importo di una fattura trattenendo poi i successivi pagamenti del debitore a titolo di compensazione. Tuttavia, la cessione del credito non era stata notificata al debitore prima del deposito della domanda di concordato, né il contratto quadro aveva data certa. La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia della compensazione: senza notifica o accettazione con data certa anteriore alla procedura concorsuale, la cessione del credito non è opponibile ai creditori. La banca è stata quindi condannata a restituire l'intera somma alla società.
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Compensazione impropria: la banca vince contro il concordato
Una società in concordato preventivo ha chiesto a una banca la restituzione delle somme riscosse dai clienti dopo l'avvio della procedura di crisi. La banca si è opposta, forte di un contratto di anticipazione su ricevute bancarie con mandato all'incasso e patto di compensazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società. I giudici hanno chiarito che, essendoci un collegamento negoziale tra l'anticipazione e il mandato, si applica la compensazione impropria. Questa figura consiste in un mero accertamento contabile di dare e avere all'interno di un unico rapporto contrattuale. Di conseguenza, non opera il blocco della cristallizzazione dei crediti tipico delle procedure concorsuali. La banca ha quindi il diritto di trattenere legittimamente le somme riscosse per rimborsare i propri finanziamenti.
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Concordato e compensazione impropria: vince la banca
Una società in liquidazione, ammessa al concordato preventivo, ha chiesto a una banca la restituzione di oltre un milione e mezzo di euro. Tali somme erano state incassate dall'istituto di credito dopo l'apertura della procedura, in forza di un mandato all'incasso con patto di compensazione firmato prima della crisi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello favorevole alla banca. I giudici hanno stabilito che, in presenza di un unico rapporto contrattuale (linea di credito autoliquidante), opera la compensazione impropria. Questa figura costituisce un semplice accertamento contabile tra dare e avere che sfugge alle regole della compensazione ordinaria e al principio di cristallizzazione dei crediti. Di conseguenza, la banca ha il diritto di trattenere legittimamente le somme riscosse anche dopo l'apertura del concordato preventivo.
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Compensazione impropria e concordato preventivo
La Corte di Cassazione ha affrontato la complessa questione della compensazione impropria all'interno di un rapporto consortile durante un concordato preventivo. Una cooperativa, ammessa alla procedura concorsuale in continuità aziendale, vantava crediti per lavori eseguiti dopo l'apertura della stessa. Il consorzio di appartenenza pretendeva di compensare tali crediti con un debito di manleva della cooperativa sorto per fatti anteriori alla procedura. La Suprema Corte ha confermato l'illegittimità di tale operazione, stabilendo che, ai sensi dell'art. 56 della Legge Fallimentare, la compensazione richiede che entrambi i crediti siano sorti prima della domanda di concordato, al fine di non alterare la gerarchia dei creditori.
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Diritto di regresso del garante nel concordato
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della validità del diritto di regresso esercitato dal cessionario di un garante all'interno di un concordato preventivo. Il caso riguardava un soggetto che, avendo acquistato il credito di regresso da un fideiussore che aveva pagato parzialmente le banche, chiedeva l'ammissione al passivo della società debitrice. La Suprema Corte ha confermato che, sebbene l'art. 61 l.fall. richieda l'integrale soddisfacimento del creditore principale per l'esercizio del regresso, tale condizione era stata soddisfatta nel corso della procedura prima dell'avvio dell'azione giudiziaria, rendendo legittima la pretesa del cessionario.
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Data certa: inopponibilità contratti bancari
La Corte di Cassazione ha confermato l'inefficacia dei pagamenti incassati da un istituto bancario tramite compensazione dopo l'apertura di un concordato preventivo poi sfociato in fallimento. Il punto focale della decisione risiede nella mancanza di data certa dei contratti di sconto e cessione del credito. Tale carenza documentale rende gli accordi inopponibili alla curatela fallimentare, impedendo alla banca di trattenere le somme riscosse dai clienti della società fallita durante la procedura concorsuale.
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Legittimazione liquidatore giudiziale e cessione crediti
La Corte di Cassazione affronta il tema della legittimazione liquidatore giudiziale nel recupero di somme derivanti da cessioni di credito prive di data certa. Nel caso in esame, una società in concordato preventivo ha contestato i pagamenti ricevuti da una banca dopo l'apertura della procedura. I giudici di merito avevano negato il potere di agire del liquidatore, ma la Suprema Corte ha rinviato la questione a una pubblica udienza per la sua rilevanza nomofilattica.
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Compensazione crediti erariali: prova e limiti
Una società finanziaria, cessionaria di un credito IVA maturato da società in procedura concorsuale, ne chiedeva il rimborso. L'Amministrazione finanziaria si opponeva, eccependo in compensazione propri crediti erariali. La Corte di Cassazione ha stabilito che la compensazione crediti erariali è ammissibile anche in questo contesto, ma l'Erario ha l'onere di fornire in giudizio la prova piena ed effettiva dei propri crediti, non essendo sufficiente la mera produzione di un estratto di ruolo.
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Cessione del credito: chi può chiedere il fallimento?
Un imprenditore, dopo la risoluzione del suo concordato preventivo, è stato dichiarato fallito su richiesta della banca creditrice originaria. Ha impugnato la decisione sostenendo che la banca non fosse legittimata, avendo effettuato una cessione del credito a un'altra società. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, finché la cessione del credito non viene formalmente comunicata agli organi della procedura concorsuale, il creditore originario (cedente) mantiene pienamente la legittimazione ad agire, inclusa la facoltà di chiedere il fallimento.
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Prova del credito bancario: non solo estratti conto
Una banca ha richiesto l'ammissione al passivo di un fallimento per un ingente credito derivante da un saldo negativo di conto corrente. Il tribunale di merito ha respinto la domanda per mancanza di prove sufficienti, in particolare per l'assenza di alcuni contratti con data certa e della serie completa degli estratti conto. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo un principio fondamentale sulla prova del credito bancario: gli estratti conto non sono l'unica prova ammissibile. Il giudice deve valutare l'intero compendio probatorio offerto, inclusi documenti atipici e scritture contabili, potendo anche avvalersi di una consulenza tecnica per ricostruire l'andamento del rapporto e determinare il saldo effettivo.
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Compensazione concordato preventivo e canoni locazione
Una società in concordato preventivo chiede il pagamento di canoni di locazione maturati dopo l'inizio della procedura. La banca conduttrice oppone in compensazione i propri crediti, sorti prima del concordato. I giudici di merito accolgono la tesi della banca, ma la Corte di Cassazione, rilevando un contrasto giurisprudenziale sul tema della compensazione nel concordato preventivo, ha rimesso la causa in pubblica udienza per una decisione di principio.
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Responsabilità avvocato concordato: compenso negato
Un professionista ha richiesto il pagamento per l'assistenza fornita a una società in una procedura di concordato preventivo. La sua richiesta è stata respinta a tutti i livelli di giudizio, inclusa la Corte di Cassazione. La Corte ha confermato la grave negligenza del legale, il quale aveva redatto un piano di concordato non conforme alla legge, omettendo il calcolo degli interessi sui crediti privilegiati. Tale errore ha reso la sua prestazione professionalmente inutile, legittimando il curatore fallimentare a rifiutare il pagamento tramite l'eccezione di inadempimento. Il caso sottolinea la profonda responsabilità dell'avvocato nel concordato.
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Privilegio società cooperativa: onere della prova
Un consorzio si è opposto all'esclusione del proprio credito dal rango privilegiato nello stato passivo di una liquidazione giudiziale. Il Tribunale ha rigettato l'opposizione, affermando che il creditore non ha fornito la prova necessaria a sostegno della sua richiesta di privilegio società cooperativa, in particolare riguardo alla natura mutualistica e alla prevalenza del lavoro dei soci nell'esecuzione del servizio.
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Opponibilità decreto ingiuntivo: la Cassazione decide
Una banca ottiene l'opponibilità del decreto ingiuntivo contro un fallimento, anche se reso definitivo dopo la domanda di concordato preventivo. La Cassazione stabilisce che la data determinante è quella della dichiarazione di fallimento, non quella della domanda di concordato, chiarendo i limiti del principio di 'consecutio' tra procedure.
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Preliminare non trascritto e concordato: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34869/2024, ha stabilito che un contratto preliminare non trascritto è opponibile alla massa dei creditori in un concordato preventivo solo se dotato di data certa anteriore all'apertura della procedura. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva ammesso al voto i promissari acquirenti per il valore dell'immobile, senza prima verificare il requisito della data certa, fondamentale per la tutela della par condicio creditorum.
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Consecuzione delle procedure: quando inizia il periodo
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di fallimento preceduto da più domande di concordato, il principio di consecuzione delle procedure impone di retrodatare l'inizio del periodo sospetto per la revocatoria alla data della prima domanda, anche se dichiarata inammissibile. La Corte ha rigettato il ricorso di un creditore, confermando l'inefficacia di pagamenti ricevuti nel semestre antecedente la prima istanza, poiché l'intera sequenza di procedure origina da un unico stato di crisi.
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Concordato in continuità: i flussi finanziari futuri
Una società in concordato in continuità sosteneva di poter utilizzare liberamente i profitti futuri derivanti dalla prosecuzione dell'attività, trattandoli come finanza esterna. Un creditore si è opposto e la Corte d'Appello ha revocato l'omologa del piano. La Corte di Cassazione, pur dichiarando cessata la materia del contendere per eventi sopravvenuti, ha esaminato il caso ai fini delle spese legali. Ha stabilito il principio che i flussi finanziari futuri non sono finanza esterna, ma un incremento del patrimonio aziendale soggetto alla garanzia generica dei creditori. Pertanto, devono rispettare l'ordine delle cause di prelazione e non possono essere distribuiti liberamente.
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Privilegio del garante: si estende al fideiussore?
La Corte di Cassazione esamina se il privilegio speciale su crediti derivanti da finanziamenti pubblici si applichi solo al debitore principale o anche al garante. Il caso nasce dall'istanza di un ente finanziario pubblico di essere ammesso in via privilegiata al passivo del fallimento di una società garante. Data la novità e l'importanza della questione, la Corte ha rinviato la causa a una pubblica udienza per la decisione, evidenziando il notevole "rilievo nomofilattico" della materia del privilegio del garante.
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Compensazione crediti fiscali prima del concordato
Una società in liquidazione, dopo aver richiesto un rimborso IVA, entra in concordato preventivo. L'Amministrazione Finanziaria blocca il rimborso per effettuare una compensazione con debiti fiscali della società, sorti in anni precedenti. La Corte di Cassazione, con l'Ordinanza n. 13881/2025, stabilisce che la compensazione crediti fiscali è legittima. Il principio chiave è che sia il credito del contribuente sia il debito verso il Fisco devono essere sorti prima dell'apertura della procedura di concordato preventivo, indipendentemente dal momento in cui diventano esigibili.
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Decadenza fideiussione: agire entro sei mesi è d’obbligo
Un creditore perde la garanzia per decadenza fideiussione non avendo intrapreso azioni legali entro sei mesi dalla scadenza del debito. La Cassazione chiarisce che la procedura di concordato preventivo del debitore non esonera il creditore da tale onere. Tuttavia, la Corte cassa la sentenza d'appello per non aver adeguatamente motivato il rigetto della prova testimoniale sulla presunta rinuncia alla decadenza da parte del fideiussore.
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