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Diritto di regresso del garante nel concordato

La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della validità del diritto di regresso esercitato dal cessionario di un garante all’interno di un concordato preventivo. Il caso riguardava un soggetto che, avendo acquistato il credito di regresso da un fideiussore che aveva pagato parzialmente le banche, chiedeva l’ammissione al passivo della società debitrice. La Suprema Corte ha confermato che, sebbene l’art. 61 l.fall. richieda l’integrale soddisfacimento del creditore principale per l’esercizio del regresso, tale condizione era stata soddisfatta nel corso della procedura prima dell’avvio dell’azione giudiziaria, rendendo legittima la pretesa del cessionario.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 36129 Anno 2023
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Pubblicato il 28 marzo 2026 in Diritto Fallimentare, Giurisprudenza Civile

Diritto di regresso nel concordato: le regole per il garante

L’esercizio del diritto di regresso nelle procedure concorsuali rappresenta un tema complesso, specialmente quando si intreccia con i tempi tecnici del concordato preventivo e il soddisfacimento dei creditori istituzionali. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i presupposti necessari affinché il garante, o il suo cessionario, possa legittimamente insinuarsi al passivo per recuperare quanto versato.

Il conflitto sul diritto di regresso

La vicenda trae origine da un pagamento parziale effettuato da un fideiussore in favore di alcuni istituti bancari per conto di una società in concordato. Il credito derivante da tale pagamento veniva successivamente ceduto a un terzo, il quale agiva in giudizio per vedere riconosciuto il proprio diritto a partecipare al riparto delle somme della procedura. La società debitrice si opponeva, sostenendo che al momento della prima richiesta di regresso le banche non fossero state ancora integralmente soddisfatte, violando così il dettato dell’articolo 61 della Legge Fallimentare.

La disciplina dell’articolo 61 Legge Fallimentare

Secondo la normativa vigente, il coobbligato o il garante del debitore principale può esercitare il regresso solo dopo che il creditore comune sia stato interamente pagato. Questa norma serve a evitare che il garante entri in competizione con il creditore principale sullo stesso patrimonio del debitore prima che quest’ultimo sia stato soddisfatto. Tuttavia, la giurisprudenza ha dovuto chiarire se tale condizione debba sussistere sin dal primo atto stragiudiziale o se sia sufficiente che si verifichi prima dell’azione in giudizio.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della società debitrice, confermando la decisione dei giudici di merito. Il punto centrale della decisione riguarda la sequenza cronologica degli eventi. Sebbene il pagamento iniziale del garante fosse parziale, nel corso degli anni la procedura di concordato e ulteriori transazioni avevano portato al totale soddisfacimento delle banche.

L’azione giudiziaria intrapresa dal cessionario nel 2011 è avvenuta quando ormai il presupposto dell’integrale pagamento dei creditori principali era ampiamente maturato. Pertanto, non sussiste alcuna violazione di legge, poiché il diritto è stato azionato in un momento in cui la condizione di procedibilità prevista dall’art. 61 l.fall. era già verificata.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sull’interpretazione rigorosa ma pragmatica degli articoli 61 e 169 della Legge Fallimentare. I giudici hanno evidenziato che il divieto di regresso per pagamenti parziali opera esclusivamente per proteggere il creditore principale. Una volta che quest’ultimo ha rilasciato dichiarazioni liberatorie o è stato comunque soddisfatto integralmente (anche tramite riparti parziali successivi), l’ostacolo all’esercizio del regresso decade. La Corte ha inoltre sottolineato che il diritto di regresso sorge con il pagamento, ma la sua azionabilità in sede concorsuale è subordinata all’esaurimento delle pretese del creditore originario, condizione che nel caso di specie era stata pienamente rispettata prima della citazione in giudizio.

Le conclusioni

Le conclusioni tratte dalla Cassazione offrono una tutela significativa ai garanti e ai loro aventi causa. Viene ribadito che il momento determinante per valutare la legittimità della pretesa di regresso è quello dell’effettivo esercizio dell’azione giudiziaria o dell’insinuazione, e non necessariamente quello della prima comunicazione stragiudiziale. Per le imprese e i professionisti, ciò significa che è fondamentale monitorare l’evoluzione dei pagamenti ai creditori principali all’interno della procedura concorsuale per individuare il momento corretto in cui far valere i propri diritti di recupero, evitando decadenze o contestazioni basate sulla prematurità della domanda.

Quando può il garante chiedere il rimborso al debitore in concordato?
Il garante può esercitare il diritto di regresso solo dopo che il creditore principale (ad esempio la banca) è stato integralmente soddisfatto nel suo credito.

Cosa accade se il garante effettua solo un pagamento parziale?
In caso di pagamento parziale, il garante non può concorrere nel passivo del concordato finché il creditore principale non riceve il saldo totale di quanto dovuto.

È possibile cedere a terzi il credito derivante dal regresso?
Sì, il credito di regresso può essere ceduto tramite scrittura privata e il cessionario può agire in giudizio per il recupero delle somme versate dal garante originario.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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