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Art. 167 Codice di Procedura Civile — Sezione Seconda Civile

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277 provvedimenti

Altri anni per Art. 167 Codice di Procedura Civile

Reformatio in peius: no a spese legali peggiorate
Una proprietaria immobiliare ottiene una parziale vittoria in appello, ma la Corte territoriale peggiora la sua posizione riguardo alle spese legali del primo grado. La Corte di Cassazione interviene, annullando la sentenza su questo punto specifico e riaffermando il principio del divieto di "reformatio in peius". Secondo i giudici, una riforma parziale favorevole all'appellante non può tradursi in una regolamentazione delle spese più svantaggiosa rispetto alla decisione iniziale, in assenza di un appello incidentale della controparte.
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Recesso ad nutum e contratto: la durata è vincolante
Una società di servizi professionali ha contestato la risoluzione anticipata di un contratto da parte di un cliente. I giudici di merito avevano considerato legittimo il recesso ad nutum, nonostante la presenza di un termine di durata. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che la pattuizione di una durata specifica può costituire una deroga alla facoltà di recesso libero, e ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione della volontà delle parti.
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Divisione ereditaria: conguagli e collazione
Una recente sentenza della Cassazione affronta un complesso caso di divisione ereditaria tra fratelli, stabilendo principi cruciali sui limiti dei conguagli in denaro e sulla collazione delle donazioni. La Corte ha cassato la decisione di merito che approvava un progetto di divisione con conguagli sproporzionati rispetto al valore delle quote, ribadendo che la divisione deve avvenire primariamente in natura. La pronuncia chiarisce anche che la successiva precisazione di una domanda di collazione, già tempestivamente introdotta, non costituisce una domanda nuova e tardiva.
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Decadenza revocazione donazione: eccezione di parte
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3035/2025, ha stabilito un principio cruciale sulla decadenza revocazione donazione per ingratitudine. Un uomo aveva chiesto la revoca di una donazione fatta all'ex coniuge. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda considerandola tardiva. La Cassazione ha ribaltato la decisione, chiarendo che il termine di un anno per agire è una decadenza che deve essere eccepita dalla parte interessata nei tempi corretti, non potendo essere rilevata d'ufficio dal giudice. Di conseguenza, il caso è stato rinviato per un nuovo esame nel merito.
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Eccezione in senso lato: quando è ammissibile in appello
In un caso di manleva contrattuale per accise su tabacchi, la Cassazione ha stabilito che l'esistenza di un fondo rischi, provata da documenti già in atti, costituisce un'eccezione in senso lato. Tale eccezione, assimilabile a un pagamento parziale, è rilevabile d'ufficio dal giudice e quindi ammissibile anche se sollevata per la prima volta in appello, ribaltando la decisione dei giudici di merito che l'avevano considerata tardiva.
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Contratto preliminare immobile: quando produrre i documenti
In una controversia su un contratto preliminare immobile, la Corte di Cassazione chiarisce un punto cruciale: la documentazione attestante la conformità urbanistica, necessaria per ottenere una sentenza che trasferisca la proprietà (ex art. 2932 c.c.), costituisce una condizione dell'azione e non un presupposto della domanda. Pertanto, può essere prodotta per la prima volta anche nel corso del giudizio di appello, fino al momento della decisione. La Corte ha rigettato il ricorso basandosi sull'effetto sostitutivo della sentenza d'appello, che rimpiazza completamente quella di primo grado.
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Responsabilità subappalto: prova indiziaria e oneri
Una società subappaltatrice è stata ritenuta responsabile per vizi su un'opera non esplicitamente inclusa nel contratto. La Cassazione ha confermato la decisione, valorizzando la prova indiziaria (come la posa parallela di tubature) e il principio di non contestazione. La sentenza sottolinea come la valutazione delle prove da parte del giudice di merito sia insindacabile se logicamente motivata, consolidando la portata della responsabilità subappalto anche in assenza di previsioni contrattuali scritte.
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Omessa pronuncia: come formulare il ricorso in Cassazione
Una disputa immobiliare su costruzioni illegali giunge in Cassazione. I ricorrenti lamentano una omessa pronuncia sulla legittimazione ad agire della controparte. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che l'omessa pronuncia deve essere contestata come nullità della sentenza (art. 360 n. 4 c.p.c.) e non come vizio di motivazione (art. 360 n. 5 c.p.c.). La decisione sottolinea un errore procedurale cruciale che può determinare l'esito del giudizio di legittimità.
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Accessione su suolo comune: la guida della Cassazione
Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce il principio dell'accessione su suolo comune in un caso di divisione ereditaria. Alcuni coeredi avevano costruito degli immobili su un cortile comune. La Corte d'Appello aveva escluso il diritto al conguaglio per gli altri coeredi, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. È stato stabilito che la costruzione su terreno comune diventa proprietà di tutti i coeredi per accessione e il suo valore deve essere considerato nella divisione, garantendo un giusto compenso a chi non riceve una quota fisica del bene.
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Eccezione di usucapione: termini e natura giuridica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4536/2025, ha chiarito la natura giuridica e i termini di proposizione dell'eccezione di usucapione. Nel caso di un'azione negatoria di servitù, la Corte ha stabilito che l'eccezione di usucapione non è una mera difesa, ma un'eccezione riconvenzionale soggetta a precisi termini di decadenza. La tardiva proposizione dell'eccezione ne comporta l'inammissibilità. Il ricorso è stato inoltre dichiarato inammissibile per non aver impugnato una delle autonome 'rationes decidendi' della sentenza d'appello.
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Estinzione del giudizio: la rinuncia in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio in una controversia immobiliare relativa alla proprietà di una terrazza. La decisione segue la rinuncia reciproca al ricorso principale e a quello incidentale da parte di entrambi i contendenti, chiudendo così il procedimento senza una pronuncia nel merito. Il caso evidenzia come l'istituto della rinuncia possa porre fine a lunghe dispute legali.
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Eccezione di usucapione: la mancata contestazione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che rigettava la domanda di un proprietario volta alla rimozione di opere del vicino. La Corte ha stabilito che la mancata e tempestiva contestazione dell'eccezione di usucapione sollevata dal vicino equivale ad ammissione dei fatti posti a suo fondamento, rendendo provato il possesso ultraventennale e legittimando il mantenimento delle opere nella loro attuale posizione.
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Diffida ad adempiere: la Cassazione decide su appalto
In una controversia relativa a un contratto di appalto, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello che aveva ignorato una diffida ad adempiere inviata dal committente all'appaltatore. La Corte ha stabilito che la diffida è un fatto decisivo e che, in caso di accuse reciproche di inadempimento, il giudice deve valutare il comportamento di entrambe le parti in modo globale e unitario, senza isolare singole condotte. La mancata considerazione della diffida ha viziato la motivazione della sentenza, portando al suo annullamento con rinvio.
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Omessa pronuncia: la Cassazione annulla la sentenza
In una disputa condominiale per la modifica di un bene comune, la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello per omessa pronuncia. I giudici di merito avevano erroneamente estinto la domanda di usucapione per un difetto procedurale, senza valutarla come mera eccezione difensiva. La Cassazione ha chiarito che l'eccezione di usucapione, a differenza della domanda, non richiede l'integrazione del contraddittorio verso tutti i condomini, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Interruzione usucapione: la Cassazione fa chiarezza
In una complessa lite ereditaria tra fratelli, la Cassazione ha stabilito che un'azione legale volta a far dichiarare la natura fittizia di una vendita, per poi procedere alla divisione del bene, costituisce un atto di interruzione usucapione. Tale azione, infatti, manifesta in modo inequivocabile la volontà di recuperare il bene al patrimonio ereditario, interrompendo così il possesso continuato necessario per l'usucapione. La sentenza ha anche chiarito importanti principi sulla collazione e sulla forza espansiva del testamento su beni rientrati nell'asse ereditario.
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Proprietà condominiale: quando il cortile è privato?
Una società apriva finestre su un'area che riteneva comune, ma che i vicini utilizzavano come autorimessa privata. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'area è di proprietà esclusiva dei vicini. La motivazione si fonda sul fatto che, prima della costituzione del condominio, l'area era già stata chiusa e destinata permanentemente ad autorimessa, perdendo così la sua funzione di bene comune. Di conseguenza, la presunzione di proprietà condominiale non è applicabile.
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Omesso esame di un fatto: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello per omesso esame di un fatto decisivo. La controversia riguardava la natura di una somma di denaro, contesa tra prestito e mandato a investire. La Corte d'Appello aveva ammesso la produzione di un'ordinanza proveniente da un altro giudizio, potenzialmente cruciale per la decisione, ma aveva poi omesso completamente di valutarla. La Cassazione ha ritenuto questo errore procedurale fondamentale, cassando la sentenza e rinviando il caso per un nuovo esame che tenga conto di tutte le prove ammesse.
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Accettazione tacita eredità: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che la denuncia di successione è un atto con finalità meramente fiscali e non costituisce un'accettazione tacita dell'eredità. Un creditore ha agito in giudizio per far accertare l'accettazione da parte dell'erede dei suoi debitori, al fine di proseguire un'esecuzione immobiliare. La Corte ha confermato che, in assenza di un'accettazione espressa, l'accertamento giudiziale è l'unico strumento per il creditore per garantire la continuità delle trascrizioni e procedere con l'esecuzione forzata sul bene ereditato.
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Onere della prova appalto: chi paga i vizi dell’opera?
Una ditta di costruzioni ha citato in giudizio un committente per il saldo di lavori di ristrutturazione. Gli eredi del committente si sono opposti, lamentando vizi dell'opera e costi non dovuti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della ditta, confermando che l'onere della prova appalto per ogni voce di costo spetta all'impresa e che il committente può legittimamente rifiutare il pagamento per vizi sollevando una semplice eccezione, senza necessità di una domanda riconvenzionale.
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Domanda riconvenzionale: i limiti nel giudizio
Una società energetica si oppone a un decreto ingiuntivo per lavori edili, eccependo vizi su due cantieri distinti e chiedendo la compensazione. La società costruttrice presenta a sua volta una domanda riconvenzionale per recesso parziale. Dopo due gradi di giudizio che ammettono tale domanda, la Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ritiene la questione sui limiti di ammissibilità della domanda riconvenzionale dell'opposto di particolare importanza e rinvia la causa alla pubblica udienza per la decisione.
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