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Art. 164 Codice Penale — Anno 2023

241 provvedimenti

Altri anni per Art. 164 Codice Penale

Sospensione condizionale della pena: stop per precedenti penali
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e della sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il diniego delle attenuanti è legittimo se motivato da elementi decisivi, come i precedenti penali e la condotta processuale. Inoltre, la sospensione condizionale della pena può essere negata sulla base di una prognosi sfavorevole desunta dai precedenti di polizia e giudiziari dell'imputato, senza che il giudice debba analizzare ogni singolo elemento favorevole. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione condizionale della pena: incensurato ma senza sconti
L'Imputato ha impugnato la sentenza di condanna lamentando il diniego della sospensione condizionale della pena. La difesa sosteneva che l'utilizzo dei precedenti di polizia per negare il beneficio violasse il principio della presunzione di innocenza, recentemente rafforzato dal decreto legislativo 188/2021. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che, anche dopo le riforme sulla presunzione di innocenza, i precedenti di polizia e giudiziari non definitivi possono essere legittimamente valutati per formulare il giudizio prognostico sulla futura condotta del reo. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa, vede confermata la condanna senza benefici e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sospensione condizionale della pena negata a chi viola le misure
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato contestava la severità della sanzione e il diniego della sospensione condizionale della pena. I giudici hanno chiarito che la determinazione della sanzione rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito e non richiede motivazioni dettagliate se vicina al minimo edittale. Inoltre, la sospensione condizionale della pena è stata legittimamente negata: l'uomo deteneva diverse tipologie di droga e aveva spacciato mentre era già sottoposto a una misura cautelare per lo stesso reato. Questo comportamento rende impossibile una previsione favorevole sul suo comportamento futuro. Di conseguenza, il ricorrente perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Sospensione condizionale della pena: i reati depenalizzati non la bloccano
L'Imputato è stato condannato per ricettazione alla pena di quattro mesi di reclusione. Egli ha proposto ricorso in Cassazione lamentando, tra l'altro, il mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha accolto questo motivo di ricorso. I giudici hanno chiarito che i precedenti penali dell'uomo non erano ostativi: una precedente condanna riguardava un reato depenalizzato (scrittura di assegni a vuoto), configurando un'ipotesi di abolitio criminis che cancella gli effetti penali preclusivi. Poiché la Corte d'Appello aveva omesso di motivare il diniego del beneficio, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente a questo punto, disponendo il rinvio del processo alla Corte d'Appello di Firenze per una nuova valutazione sulla concessione della misura di favore.
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Sospensione condizionale della pena: i limiti
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte di Appello lamentando la mancata concessione della sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che Il Ricorrente aveva già usufruito per due volte di tale beneficio. La legge vieta una terza concessione, anche se per una delle precedenti condanne era intervenuta la riabilitazione. L'estinzione del reato non cancella infatti il limite legale dei benefici già goduti. Di conseguenza, il ricorso è stato ritenuto privo di reale interesse pratico e generico, determinando la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Abuso edilizio: sì alla sospensione condizionale della pena
Un operatore economico, condannato dal Tribunale di Trieste alla pena dell'ammenda per violazioni edilizie su strutture portanti, ha proposto appello. Trattandosi di sola ammenda, l'impugnazione è stata convertita in ricorso per Cassazione. La Suprema Corte ha ritenuto infondate le lamentele sulla quantificazione della pena, ampiamente giustificata dalla gravità dei lavori che compromettevano la sicurezza degli edifici. Ha invece accolto il motivo riguardante il diniego della sospensione condizionale della pena. I giudici di merito avevano infatti negato il beneficio basandosi solo sulla qualifica professionale dell'imputato e su generiche esigenze preventive, omettendo il necessario giudizio prognostico sulla futura astensione dai reati. La sentenza è stata annullata con rinvio limitatamente a questo punto.
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Allaccio abusivo acqua: povertà contro legge in Cassazione
Un cittadino, in grave stato di indigenza, ha realizzato un allaccio abusivo acqua per rifornire la propria abitazione, venendo condannato per furto aggravato. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso sul reato principale, confermando che la povertà non giustifica lo stato di necessità se esistono alternative lecite. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso sulla sospensione condizionale della pena: la Corte d'appello aveva erroneamente revocato il beneficio concesso per una precedente condanna. La Suprema Corte ha annullato senza rinvio la revoca, confermando la sospensione condizionale poiché il cumulo delle pene non superava i due anni di reclusione.
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Sospensione condizionale della pena: no al recupero tardivo
Il Condannato ha richiesto al giudice dell'esecuzione la concessione della sospensione condizionale della pena per fatti sopravvenuti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il giudice dell'esecuzione non ha il potere generale di concedere la sospensione condizionale della pena dopo che la sentenza è diventata definitiva. Inoltre, per verificare il superamento dei limiti di pena previsti dalla legge, si deve tenere conto anche delle precedenti condanne, comprese quelle per cui il reato risulta ormai estinto. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Confisca di telefoni cellulari: condanna sì, sequestro no
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un cittadino straniero condannato per detenzione illecita di stupefacenti. L'imputato contestava la quantificazione della pena, il diniego delle attenuanti e della sospensione condizionale, l'ordine di espulsione e la confisca dei propri telefoni. La Suprema Corte ha rigettato i motivi relativi alla pena e all'espulsione, confermando la valutazione di pericolosità sociale del soggetto dovuta ai suoi numerosi precedenti. Ha invece accolto il ricorso limitatamente alla confisca di telefoni cellulari. I giudici hanno chiarito che, trattandosi di mera detenzione e non di spaccio, manca la prova del nesso strumentale tra i telefoni e il reato. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato senza rinvio la confisca di telefoni cellulari, ordinandone l'immediata restituzione all'avente diritto, confermando nel resto la condanna.
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Sospensione condizionale della pena: no al terzo beneficio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un'imputata condannata per reati in materia di stupefacenti. La ricorrente contestava l'esclusione del beneficio della sospensione condizionale della pena. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte di appello, rilevando che l'imputata aveva già usufruito di tale beneficio per ben due volte in passato. La legge italiana vieta la concessione della sospensione condizionale per una terza volta. Di conseguenza, il ricorso è stato ritenuto manifestamente infondato e generico. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sospensione condizionale della pena negata al recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un imputato condannato per rapina impropria con recidiva specifica. La difesa contestava il mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena. I giudici hanno chiarito che il beneficio non può essere concesso se il soggetto ha già usufruito della misura in passato e presenta numerosi procedimenti penali pendenti per reati commessi in stato di libertà. Tali elementi impediscono un giudizio prognostico positivo sulla sua futura condotta. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sospensione condizionale della pena negata a chi delinque ancora
L'Imputata, condannata per il reato di ricettazione, ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che il beneficio non può essere concesso se il soggetto ha già usufruito in precedenza della sospensione condizionale della pena senza che questa abbia sortito alcun effetto dissuasivo, impedendo così una prognosi futura favorevole. L'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Continuazione dei reati: negato lo sconto di pena al condannato
Il Tribunale di Trieste, come giudice dell'esecuzione, ha respinto la richiesta del Condannato di applicare la continuazione dei reati tra diverse condanne e ha revocato la sospensione condizionale della pena precedentemente concessa. Il Condannato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando violazioni di legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la vicinanza temporale dei reati e la presenza di un disturbo dello spettro autistico non dimostrano l'esistenza di un unico disegno criminoso necessario per la continuazione dei reati. Inoltre, le precedenti sospensioni condizionali erano state concesse in violazione dei limiti di legge. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sospensione condizionale della pena: il risarcimento non basta
Un utente è stato condannato per furto di energia elettrica ai danni della società erogatrice del servizio. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena, evidenziando di aver risarcito parzialmente il danno tramite un accordo transattivo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la reiterazione della sospensione condizionale della pena è esclusa se, tra la prima condanna con pena sospesa e la nuova, sono intervenute altre condanne intermedie. Questa circostanza dimostra una chiara tendenza a delinquere, impedendo una valutazione futura favorevole sulla condotta del condannato. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Sospensione condizionale della pena: la revoca è automatica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per furto pluriaggravato, confermando la revoca della sospensione condizionale della pena. Il ricorrente contestava la revoca del beneficio operata dal giudice d'appello. La Suprema Corte ha chiarito che la revoca della sospensione condizionale della pena, se concessa in presenza di cause ostative, opera automaticamente per legge (ope legis) e ha natura dichiarativa. Di conseguenza, qualsiasi giudice, compreso quello d'appello o dell'esecuzione, può rilevarla d'ufficio in ogni momento, anche in assenza di una specifica impugnazione da parte del Pubblico Ministero.
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Sospensione condizionale della pena: ammessa anche con precedenti
L'Imputato, condannato a dieci mesi di reclusione per furto aggravato, si è visto negare la sospensione condizionale della pena a causa di due precedenti condanne per porto d'armi e lesioni personali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, chiarendo che la precedente condanna per lesioni, inflitta con decreto penale poi estinto, non ostacola il beneficio. Inoltre, per la condanna da patteggiamento per porto d'armi, pur dovendosi calcolare la pena detentiva di cinque mesi, il cumulo con la nuova condanna (quindici mesi totali) non supera il limite di due anni previsto dalla legge. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d'appello per una nuova valutazione sulla concessione della sospensione condizionale della pena.
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Sospensione condizionale della pena negata a chi ha tre precedenti
Il Condannato ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che gli aveva negato il beneficio della sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che il ricorrente si è limitato a riproporre le stesse contestazioni già respinte in secondo grado. La negazione del beneficio si basa su una prognosi negativa fondata sulla presenza di ben tre precedenti penali specifici. Questo giudizio di merito, essendo logico e motivato, non può essere riesaminato in sede di legittimità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Bancarotta fraudolenta documentale: condanna per chi nasconde i libri
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di un amministratore di diritto e di un'amministratrice di fatto accusati di reati fallimentari. L'Amministratore è stato condannato per bancarotta fraudolenta documentale per aver sottratto i libri contabili di una società fallita, impedendo ai creditori di rintracciare i beni. L'Amministratrice è stata condannata per bancarotta semplice a causa della mancata tenuta delle scritture. La Suprema Corte ha chiarito che l'omessa tenuta dei registri integra la bancarotta fraudolenta documentale se sussiste il dolo specifico di recare pregiudizio ai creditori, desumibile dal contesto di dissesto e dal tentativo di sviare le indagini del curatore. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio e particolare tenuità del fatto: la Cassazione nega i benefici
L'Imputato è stato condannato per spaccio di lieve entità dopo essere stato sorpreso a vendere cocaina in una nota piazza di spaccio, nascondendo quindici dosi di hashish e diverse dosi di cocaina in una scatola metallica tra le siepi. La difesa ha richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, la concessione delle attenuanti generiche e la sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno evidenziato che l'attività non era occasionale, vista l'organizzazione della condotta e la quantità di dosi pronte alla vendita. Inoltre, i precedenti penali dell'uomo e la mancanza di pentimento escludono i benefici richiesti. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Sospensione condizionale della pena: spaccio provato ma rinvio
L'Imputata è stata condannata a otto mesi di reclusione per detenzione di 62 grammi di hashish destinati allo spaccio. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'omessa pronuncia sulla richiesta di sospensione condizionale della pena e contestando la sussistenza della prova della responsabilità penale. La Suprema Corte ha rigettato i motivi relativi alla colpevolezza, confermando la responsabilità dell'Imputata a causa del possesso di un bilancino e del frazionamento della sostanza. Tuttavia, ha accolto il ricorso sul primo punto: l'omessa valutazione della sospensione condizionale della pena da parte dei giudici d'appello invalida parzialmente la sentenza. La Cassazione ha quindi annullato la decisione limitatamente a questo beneficio, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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