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Art. 162-ter Codice Penale

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159 provvedimenti

Estinzione del reato: furto e risarcimento del danno
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per furto aggravato, stabilendo che l'estinzione del reato per condotte riparatorie (art. 162-ter c.p.) è applicabile anche se la merce rubata non è stata restituita spontaneamente. È sufficiente che l'imputato abbia provveduto al risarcimento integrale del danno prima dell'apertura del dibattimento. Nel caso specifico, due donne, dopo un furto di profumi, avevano risarcito il danno economico, ma i giudici di merito avevano negato l'estinzione del reato perché la refurtiva era stata recuperata dalla polizia. La Cassazione ha corretto questa interpretazione, chiarendo che il risarcimento successivo è una via autonoma per la riparazione del danno, idonea a estinguere il reato.
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Inammissibilità ricorso: proscioglimento e merito
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso di un'imputata che, sebbene prosciolta per difetto di querela, chiedeva il riconoscimento della prescrizione. La Corte chiarisce che una pronuncia basata su una condizione di procedibilità impedisce qualsiasi valutazione nel merito.
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Ricorso inammissibile: Cassazione su minorata difesa
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile poiché i motivi presentati erano una mera ripetizione di argomentazioni già respinte dalla Corte d'Appello. Il caso verteva sul riconoscimento dell'aggravante della minorata difesa della vittima e sulla mancata estinzione del reato per risarcimento del danno. La Suprema Corte ha confermato che un appello, per essere valido, non può essere generico ma deve confrontarsi specificamente con la logica della sentenza impugnata.
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Furto aggravato: no estinzione reato con risarcimento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato all'interno di un istituto scolastico. Nonostante l'integrale risarcimento del danno, la Corte ha stabilito che la presenza dell'aggravante di aver sottratto beni destinati a pubblica utilità (art. 625, n. 7, c.p.) impedisce che il reato diventi procedibile a querela. Di conseguenza, non è applicabile la causa di estinzione del reato per condotte riparatorie prevista dall'art. 162-ter c.p., poiché il furto aggravato in questione resta procedibile d'ufficio.
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Querela tardiva: annullata condanna per truffa
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per truffa a carico di un ufficiale giudiziario a causa di una querela tardiva. L'imputato, accusato di aver falsificato registri e truffato i colleghi omettendo di registrare atti di notifica, ha visto cadere l'accusa di truffa perché le persone offese hanno sporto denuncia oltre il termine di tre mesi dalla conoscenza dei fatti. La condanna per il reato di falsità ideologica è stata invece confermata.
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Condotta riparatoria: quando il risarcimento non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 43299/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva l'applicazione della causa di estinzione del reato per condotta riparatoria (art. 162-ter c.p.). La Corte ha ribadito che il ricorso non può limitarsi a ripetere le argomentazioni già respinte in appello e ha sottolineato che, per la condotta riparatoria, il giudice deve valutare la congruità del risarcimento considerando il danno nella sua interezza, sia patrimoniale che morale.
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Responsabilità proprietario cane: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per lesioni colpose a carico del proprietario di un cane che aveva aggredito una vicina. La sentenza ribadisce la piena responsabilità del proprietario cane per omessa custodia e chiarisce un importante punto procedurale: nei reati di competenza del Giudice di Pace, non si applica la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto prevista dall'art. 131-bis del codice penale, ma la specifica disciplina di settore che conferisce un potere di veto alla persona offesa.
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Spese processuali estinzione reato: chi paga?
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che, pur dichiarando l'estinzione di un reato per condotte riparatorie ai sensi dell'art. 162-ter c.p., aveva condannato gli imputati al pagamento delle spese processuali. La Suprema Corte ha chiarito che, in assenza di una sentenza di condanna, le spese processuali per estinzione reato non possono essere poste a carico dell'imputato, distinguendo nettamente questa ipotesi da quella della remissione di querela.
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Mandato ad impugnare: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per tentato furto. La decisione si fonda su un vizio procedurale: il difensore dell'imputato, giudicato in assenza, non ha depositato lo specifico mandato ad impugnare rilasciato dopo la sentenza d'appello, come richiesto dall'art. 581, comma 1-quater, cod. proc. pen. Questo requisito è fondamentale per garantire la consapevolezza dell'assente e la legittimità dell'impugnazione.
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Offerta Riparatoria: quando la PEC non estingue il reato
Due imputate, condannate per tentato furto, hanno presentato ricorso in Cassazione chiedendo l'estinzione del reato tramite un'offerta riparatoria di 300 euro, comunicata alla parte lesa via PEC. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che un'offerta riparatoria, per essere valida, deve seguire le rigide procedure dell'offerta reale previste dal codice civile e non può essere una semplice comunicazione via email, anche se certificata. Inoltre, l'offerta è stata ritenuta tardiva, consolidando un principio di rigore formale e temporale per l'applicazione di questa causa di estinzione del reato.
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Remissione tacita querela: cosa dice la Cassazione?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 27170/2024, ha stabilito che l'assenza della persona offesa dal processo penale non è sufficiente a configurare una remissione tacita querela. Il caso riguardava un ricorso per frode, in cui gli imputati sostenevano che il disinteresse della vittima dovesse essere interpretato come una rinuncia. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che la remissione tacita richiede elementi inequivocabili e concludenti, non ravvisabili nella mera non partecipazione, specialmente in un rito abbreviato.
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Estinzione del reato: quando decide il giudice?
La Corte di Cassazione chiarisce i tempi e le modalità per la declaratoria di estinzione del reato per condotta riparatoria. La sentenza stabilisce che se l'offerta risarcitoria avviene prima del dibattimento, il giudice può valutarne la congruità e dichiarare l'estinzione anche alla fine del processo, dopo l'istruttoria, senza la necessità di seguire la procedura preliminare di non opposizione delle parti prevista dall'art. 469 c.p.p.
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Rinnovazione dibattimento appello: obbligo del giudice
Un cittadino, inizialmente prosciolto per condotta riparatoria dopo un'accusa di oltraggio a pubblico ufficiale, è stato condannato in appello. La Corte di Cassazione ha annullato tale condanna, stabilendo che la Corte d'appello non può condannare senza prima procedere alla rinnovazione del dibattimento, qualora in primo grado non sia stata svolta una completa istruttoria. La sentenza sottolinea l'importanza del giusto processo e del diritto alla prova.
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Banconote contraffatte: quando la prova è superflua
Un soggetto viene condannato per possesso di banconote contraffatte. In Cassazione, lamenta la mancata acquisizione fisica del denaro falso come prova. La Corte Suprema rigetta il ricorso, stabilendo che la prova è superflua quando la falsità e la sua non grossolanità sono già ampiamente dimostrate da altri elementi agli atti, come il verbale di sequestro che attestava lo stesso numero di serie su più banconote.
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Truffa contrattuale: quando il raggiro è successivo
La Cassazione chiarisce che la truffa contrattuale sussiste anche quando il comportamento fraudolento avviene dopo la stipula del contratto, durante la sua esecuzione. In questo caso, l'imputato, con scuse, ha indotto la vittima a versare altro denaro. L'appello è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna.
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Remissione di querela: estinzione reato stradale
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per lesioni stradali (art. 590-bis c.p.) a seguito della remissione di querela presentata dalla persona offesa. Nonostante il ricorso del condannato fosse basato su vari motivi, l'atto di remissione, intervenuto durante il giudizio di legittimità, si è rivelato decisivo, portando all'estinzione del reato e alla chiusura definitiva del procedimento.
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Inammissibilità ricorso Cassazione: effetti e motivi
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità di un ricorso avverso una condanna per tentata truffa e lesioni. La decisione si fonda su motivi di ricorso ritenuti nuovi, generici e meramente riproduttivi di censure già esaminate. L'ordinanza chiarisce un principio fondamentale: l'inammissibilità del ricorso impedisce di dichiarare la prescrizione del reato eventualmente maturata dopo la sentenza d'appello.
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Esposizione a pubblica fede e videosorveglianza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18806/2024, ha respinto i ricorsi di due imputati condannati per furto aggravato. Gli imputati sostenevano che la presenza di videosorveglianza dovesse escludere l'aggravante dell'esposizione a pubblica fede. La Corte ha stabilito che solo una sorveglianza capace di impedire attivamente e immediatamente il reato, e non solo di identificare i colpevoli a posteriori, può escludere tale aggravante. Inoltre, ha rigettato la richiesta di estinzione del reato per condotta riparatoria, poiché il risarcimento del danno era stato solo parziale e non integrale, come richiesto dalla legge.
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Ricorso inammissibile: cosa dice la Cassazione?
La Corte di Cassazione, con la sentenza 15127/2024, dichiara un ricorso inammissibile perché si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello. Il caso riguardava una condanna per truffa e ricettazione. La Corte ha chiarito che una semplice lettera di disponibilità alla restituzione non integra la condotta riparatoria (art. 162-ter c.p.), essendo necessaria una restituzione effettiva o un'offerta reale. Inoltre, ha confermato che la mancata concessione dell'attenuante per la ricettazione era legittima, data la personalità negativa dell'imputata e il valore del bene.
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Condotte riparatorie: Giudice di Pace, quali norme?
La Corte di Cassazione chiarisce che per i reati di competenza del Giudice di Pace, le condotte riparatorie sono disciplinate dalla norma speciale dell'art. 35 del d.lgs. 274/2000 e non dalla norma generale dell'art. 162-ter del codice penale. La Corte ha annullato una sentenza di merito che aveva erroneamente valutato un'offerta di risarcimento sulla base della norma sbagliata, ordinando un nuovo giudizio che applichi i criteri specifici previsti per i procedimenti davanti al Giudice di Pace.
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