La Corte di Cassazione, con la sentenza 43561/2023, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati per reati tributari. La Corte ha confermato la condanna di una donna, amministratrice formale di una società, chiarendo che il ruolo di mero prestanome non esclude la responsabilità penale. Il dolo specifico del prestanome può essere provato anche tramite elementi indiziari, come il rapporto di coniugio con l'amministratore di fatto. La sentenza ha inoltre ribadito il corretto calcolo della prescrizione per i reati fiscali, che prevede un doppio aumento del termine.
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