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Art. 16 Costituzione

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66 provvedimenti

DASPO recidivo: la Cassazione e l’obbligo di firma
Un tifoso, già destinatario in passato di misure analoghe, riceve un nuovo DASPO con obbligo di firma per comportamenti provocatori durante una partita di basket. Il suo ricorso, basato su un presunto difetto di motivazione e sulla violazione del diritto di difesa, viene respinto. La Corte di Cassazione conferma che per un DASPO recidivo l'obbligo di firma è quasi automatico e che spetta al ricorrente dimostrare di non aver potuto accedere agli atti. La decisione sottolinea il rigore della normativa verso chi reitera condotte pericolose negli stadi.
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Sorveglianza speciale: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto a sorveglianza speciale per atti persecutori e maltrattamenti. La sentenza sottolinea che il ricorso contro tali misure è limitato alla sola violazione di legge, escludendo una nuova valutazione nel merito della pericolosità sociale, qualora la motivazione del giudice precedente sia logica e coerente.
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DASPO urbano: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per aver violato un divieto di accesso a determinate aree (noto come DASPO urbano). Il ricorso è stato respinto perché si limitava a riproporre argomentazioni già esaminate e disattese nei precedenti gradi di giudizio, tentando una nuova valutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità. La Corte ha confermato la condanna e ha inoltre sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso inammissibile: il Daspo Urbano e la Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato contro una condanna per la violazione di un provvedimento di allontanamento (c.d. "daspo urbano"). L'appello è stato giudicato una mera riproposizione di argomenti già vagliati. Tuttavia, la Corte ha escluso la colpa della ricorrente nella presentazione del ricorso, in virtù di una precedente e contrastante sentenza di assoluzione per un fatto analogo, condannandola così al solo pagamento delle spese processuali.
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Foro del consumatore condominio: la sede dello stabile
La Corte di Cassazione chiarisce la questione sulla competenza territoriale per le cause contro un condominio. In una controversia per forniture non pagate, la Corte ha stabilito che il foro del consumatore per un condominio coincide con il luogo in cui si trova l'edificio e non con il domicilio dell'amministratore. Questa decisione si basa sul principio che il centro degli interessi dei condomini, considerati consumatori, è la sede fisica dello stabile.
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Regolamentazione NCC nautico: limiti e divieti
Una società di trasporto nautico, sanzionata da un comune per violazione di normative locali sulla navigazione, ha contestato le multe ritenendole discriminatorie. La Corte di Cassazione ha rigettato parte del ricorso, stabilendo che un divieto di transito basato su caratteristiche oggettive dell'imbarcazione, come la stazza, si applica a tutti gli operatori indistintamente, senza costituire una discriminazione basata sull'origine dell'autorizzazione. Per le altre sanzioni, il procedimento è stato dichiarato estinto o cessato per ragioni procedurali.
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Convalida DASPO: l’obbligo di motivazione del GIP
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di convalida DASPO emessa dal GIP di Milano. La Corte ha stabilito che il controllo del giudice non può essere meramente formale, ma deve includere una valutazione sostanziale e motivata sulla pericolosità del soggetto e sulla necessità e urgenza della misura. La violazione del termine di 48 ore per la difesa è stata invece ritenuta irrilevante in assenza di un pregiudizio concreto per l'interessato. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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DASPO: ricorso inammissibile per motivi generici
Un soggetto condannato per la violazione del DASPO ha presentato ricorso in Cassazione, adducendo come giustificazione un'attività lavorativa all'estero e contestando la genericità del provvedimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando che le contestazioni sulla legittimità del DASPO devono avvenire in sede di convalida. Inoltre, ha ritenuto infondate le richieste di applicazione della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche, a causa della recidiva e della natura ripetuta delle violazioni.
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DASPO recidivo: la Cassazione sull’obbligo di firma
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un tifoso destinatario di un secondo DASPO con obbligo di presentazione. La sentenza chiarisce che la violazione del termine dilatorio di 48 ore per la difesa è irrilevante se non si dimostra un pregiudizio concreto. Inoltre, in caso di DASPO recidivo, l'obbligo di firma è automatico e non richiede una nuova valutazione della pericolosità del soggetto, in quanto questa è presunta dalla legge.
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Convalida DASPO: l’obbligo di motivazione del GIP
Un soggetto ricorre contro la convalida di un provvedimento del Questore che imponeva l'obbligo di firma per dieci anni. La Cassazione annulla la decisione del GIP, ritenendo la motivazione carente e meramente assertiva. Il giudice della convalida DASPO deve svolgere un controllo sostanziale ed esaustivo sui presupposti della misura, non un mero controllo formale.
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Falsa autocertificazione Covid: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di falsità ideologica (art. 483 c.p.) a carico di un individuo che aveva presentato una falsa autocertificazione per giustificare uno spostamento tra regioni durante il lockdown Covid. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, stabilendo che le restrizioni alla circolazione imposte via DPCM erano legittime, che l'autocertificazione ha natura di atto pubblico ai fini penali e che l'obbligo di dichiarare il vero non viola il principio di non autoincriminazione.
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DASPO recidiva: firma obbligatoria e nullità
Un tifoso, già destinatario in passato di un divieto di accesso a manifestazioni sportive, riceve un nuovo DASPO con obbligo di firma per cinque anni. L'interessato ricorre in Cassazione lamentando una violazione del suo diritto di difesa, poiché il provvedimento di convalida del giudice sarebbe stato emesso prima della scadenza del termine di 48 ore a sua disposizione. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo due principi fondamentali: in caso di DASPO recidiva, l'obbligo di firma è automatico e non richiede una nuova valutazione di pericolosità. Inoltre, la violazione del termine dilatorio per la difesa costituisce una nullità che può essere fatta valere solo se si dimostra un pregiudizio concreto ed effettivo al diritto di difesa, non essendo sufficiente la mera allegazione astratta della violazione.
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NCC Venezia: Cassazione annulla sanzioni discriminatorie
Una società di noleggio con conducente (NCC) è stata multata dal Comune di Venezia per aver operato nel centro storico con un'autorizzazione rilasciata da un altro Comune. La Corte di Cassazione ha annullato le sanzioni, giudicando l'ordinanza comunale illegittima e discriminatoria. La Corte ha stabilito che limitare l'accesso agli operatori NCC a Venezia in base alla provenienza della licenza viola i principi di concorrenza e costituisce un eccesso di potere, disapplicando la norma locale.
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Licenza NCC: illegittima la ZTL discriminatoria
Una società di Noleggio Con Conducente (NCC) veniva sanzionata per aver operato con un motoscafo nella Zona a Traffico Limitato (ZTL) del Comune di Venezia, pur essendo titolare di una licenza rilasciata da un altro Comune. La Corte di Cassazione ha annullato la sanzione, ritenendo l'ordinanza comunale che imponeva tali restrizioni illegittima per eccesso di potere. La Corte ha stabilito che il regolamento creava una discriminazione ingiustificata tra gli operatori locali e quelli esterni, violando i principi di libera concorrenza. Di conseguenza, l'ordinanza è stata disapplicata e l'illecito è venuto meno.
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Licenza NCC: Stop a restrizioni comunali illegittime
La Corte di Cassazione ha stabilito che un Comune non può imporre restrizioni discriminatorie agli operatori con licenza NCC rilasciata da altri comuni, giudicando illegittima un'ordinanza del Comune di Venezia che limitava l'accesso a una zona a traffico limitato (ZTL) acquea. La Corte ha ritenuto tale provvedimento un eccesso di potere, in violazione dei principi di concorrenza. Al contempo, ha chiarito che le norme del Codice della Strada, come la pre-segnalazione degli autovelox, non si applicano per analogia alla navigazione, che è regolata da un corpus normativo speciale e autonomo.
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Licenza NCC: Stop a restrizioni ZTL del Comune
Una società di trasporto persone con motoscafo, titolare di una licenza NCC rilasciata da un comune esterno, è stata multata per aver operato nella Zona a Traffico Limitato (ZTL) di Venezia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, annullando le sanzioni. Ha stabilito che l'ordinanza comunale, che imponeva restrizioni diverse agli operatori a seconda del comune che aveva rilasciato la licenza NCC, è illegittima perché discriminatoria, viola la concorrenza e supera i poteri regolamentari del Comune.
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Licenza NCC: Stop alle restrizioni del Comune di Venezia
La Corte di Cassazione ha annullato le sanzioni amministrative emesse dal Comune di Venezia contro una società di trasporto acqueo e un operatore individuale. La controversia riguardava le restrizioni imposte agli operatori con licenza NCC rilasciata da altri comuni per la circolazione nelle acque interne di Venezia. La Corte ha ritenuto l'ordinanza comunale illegittima per eccesso di potere, in quanto creava una discriminazione ingiustificata, violando i principi di libera concorrenza e libera circolazione dei servizi. Di conseguenza, le multe sono state annullate.
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Medici specializzandi: Cassazione sul risarcimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11851/2024, interviene sulla pluriennale controversia relativa al mancato pagamento della remunerazione ai medici specializzandi tra il 1982 e il 1991. La Corte ha esteso il diritto al risarcimento anche ai medici che avevano iniziato la specializzazione prima del 1983, cassando la precedente decisione della Corte d'Appello. Per questi medici, la remunerazione è dovuta a partire dal 1° gennaio 1983 fino alla fine del corso. Viene invece confermata la giurisprudenza consolidata sia sull'importo del risarcimento, fissato sulla base della L. 370/1999, sia sulla natura del debito, qualificato come debito di valuta e non di valore, escludendo quindi la rivalutazione automatica.
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Parcheggiatore abusivo: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per l'attività di parcheggiatore abusivo. L'appello è stato ritenuto manifestamente infondato poiché si limitava a riproporre le stesse argomentazioni già respinte nei gradi di merito, senza sollevare specifiche critiche alla sentenza d'appello e tentando impropriamente di ottenere una nuova valutazione dei fatti. La Corte ha confermato la condanna e ha disposto il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Contributo prima casa: no B&B, revoca legittima
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della revoca di un contributo prima casa a un cittadino che aveva destinato parte dell'immobile ad attività di Bed & Breakfast. Secondo la Corte, tale uso commerciale è incompatibile con la finalità del contributo, che mira a promuovere la residenzialità stabile in aree soggette a spopolamento e non a incentivare attività turistiche. La decisione sottolinea che le condizioni specifiche del bando prevalgono sulla normativa generale.
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