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Art. 157 Codice Penale — Sezione Seconda Civile

5 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Prescrizione penale ed equo indennizzo per irragionevole durata
Un cittadino ha richiesto l'equo indennizzo per irragionevole durata a seguito di un processo penale durato oltre sei anni e concluso con la prescrizione del reato. La Corte d'Appello ha respinto la domanda applicando la presunzione legale di assenza di danno per l'imputato prosciolto per prescrizione. Il ricorrente ha impugnato la decisione sostenendo l'incostituzionalità della norma e l'effettiva esistenza del disagio subito per la pendenza del giudizio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena legittimità costituzionale della presunzione. I giudici hanno stabilito che l'estinzione del reato bilancia il ritardo della giustizia, salvo che l'interessato provi concreti danni lavorativi o personali derivanti dall'eccessiva durata.
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Impugnazione verbale: Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7257/2023, ha stabilito un principio fondamentale sull'impugnazione di un verbale di accertamento per illeciti amministrativi. Un cittadino aveva ricevuto un verbale per una violazione di una norma penale poi depenalizzata. La Corte d'Appello aveva dichiarato la sua opposizione inammissibile, decisione ora confermata dalla Cassazione. La Suprema Corte ha chiarito che, a differenza delle violazioni del Codice della Strada, per gli altri illeciti amministrativi il verbale di contestazione non è direttamente impugnabile. Esso ha solo la funzione di informare il trasgressore, che dovrà attendere la notifica della successiva ordinanza ingiunzione per poter proporre ricorso.
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Equa riparazione prescrizione: nessun danno presunto
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di negare l'indennizzo per l'irragionevole durata di un processo penale conclusosi per prescrizione. Secondo i giudici, in tema di equa riparazione prescrizione, la legge presume l'assenza di un danno risarcibile, poiché l'imputato trae vantaggio dall'estinzione del reato. Tale presunzione opera indipendentemente dal fatto che l'imputato abbia o meno tenuto condotte dilatorie.
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Compenso difensore d’ufficio: diritto anche per irreperibile
La Corte di Cassazione ha stabilito che un avvocato d'ufficio ha diritto al compenso per la sua attività professionale anche quando il processo penale si conclude con una sentenza di non doversi procedere per irreperibilità dell'imputato. La Corte ha chiarito che tale sentenza, pur potendo essere revocata, definisce una fase processuale, legittimando la liquidazione immediata del compenso al difensore d'ufficio senza dover attendere l'eventuale riapertura del giudizio.
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Compenso avvocato irreperibile: sì alla liquidazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso all'avvocato d'ufficio per la difesa di un imputato irreperibile deve essere liquidato subito dopo la sentenza di non doversi procedere ex art. 420-quater c.p.p. Tale pronuncia, pur non essendo definitiva, conclude una fase processuale e fa sorgere immediatamente il diritto al pagamento per l'attività svolta, senza dover attendere la scadenza dei termini per la riapertura del processo. Il caso riguarda il diritto al compenso dell'avvocato per un imputato irreperibile.
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