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Art. 157 Codice Penale — Anno 2025

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543 provvedimenti

Altri anni per Art. 157 Codice Penale

Inammissibilità appello: quando il ricorso è infondato
La Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro la decisione di inammissibilità dell'appello per difetto di specificità dei motivi. La Corte chiarisce che tale principio preesisteva alla Riforma Cartabia e che l'inammissibilità dell'appello preclude l'esame della prescrizione del reato, confermando una consolidata giurisprudenza.
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Omessa dichiarazione IVA: ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un legale rappresentante condannato per omessa dichiarazione IVA. I giudici confermano la condanna, ritenendo infondati i motivi sulla mancanza di prove, sulla prescrizione e sull'eccessività della pena. Decisiva la corretta motivazione dei giudici di merito sia sull'elemento oggettivo che soggettivo del reato, nonché il calcolo preciso del termine di prescrizione.
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Omesso versamento ritenute: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imprenditrice condannata per omesso versamento ritenute previdenziali. La Corte ha ribadito che il reato si perfeziona al superamento della soglia annua di 10.000 euro, configurandosi come un reato unitario. Pertanto, tutte le omissioni dell'anno concorrono al calcolo, anche quelle che, singolarmente, sarebbero prescritte. È stata inoltre respinta la questione di legittimità costituzionale sulla non applicabilità della riforma Cartabia ai reati antecedenti al 2020.
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Prescrizione reato: quando la sospensione non opera
La Cassazione annulla una condanna per guida in stato di ebbrezza, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione reato. Se il termine di prescrizione matura prima dell'inizio del periodo di sospensione (legato al deposito della sentenza di primo grado), il reato si estingue. La Corte ha corretto l'errore di calcolo del giudice d'appello, affermando che il 'dies a quo' per la sospensione deve cadere entro il termine prescrizionale.
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Potere del giudice e prove: la Cassazione si esprime
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di alcuni dipendenti condannati per truffa aggravata ai danni di una società pubblica. Gli imputati, utilizzando carte carburante aziendali, si appropriavano indebitamente di carburante. La Corte ha confermato la validità delle condanne, ribadendo l'ampio potere del giudice di disporre d'ufficio l'assunzione di prove, anche in caso di inerzia del Pubblico Ministero. Ha inoltre stabilito che le videoriprese sono utilizzabili anche senza codice hash, a meno che non vi sia una prova concreta di manomissione.
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Partecipazione mafiosa: prova e ruolo apicale
La Cassazione conferma la condanna per partecipazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori. La sentenza chiarisce che per provare il reato associativo non basta il legame di parentela, ma serve dimostrare l'inserimento stabile e funzionale nel clan, anche attraverso un ruolo apicale vicario. La prova della partecipazione mafiosa può basarsi su un complesso di indizi, incluse le dichiarazioni dei collaboratori e le intercettazioni, che dimostrino la 'messa a disposizione' dell'imputato per gli scopi del sodalizio.
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Sospensione prescrizione: la Cassazione sulla Legge Orlando
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che aveva erroneamente dichiarato un reato estinto per prescrizione. I giudici di secondo grado non avevano applicato la norma sulla sospensione prescrizione introdotta dalla Legge Orlando (L. 103/2017), applicabile al caso di specie. La Suprema Corte, richiamando una pronuncia delle Sezioni Unite, ha ribadito che per i reati commessi tra il 3 agosto 2017 e il 31 dicembre 2019, la prescrizione rimane sospesa tra la sentenza di primo grado e quella d'appello per un massimo di un anno e sei mesi, impedendo così l'estinzione del reato.
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Prescrizione bancarotta: quando il reato si estingue
Un amministratore, condannato in appello per bancarotta fraudolenta post-fallimentare, ha fatto ricorso in Cassazione eccependo l'estinzione del reato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, chiarendo che per i reati post-fallimentari, il termine di prescrizione bancarotta decorre da ogni singola condotta distrattiva e non dalla dichiarazione di insolvenza. Poiché l'aggravante del danno di rilevante gravità non era stata applicata, il termine massimo di prescrizione era già spirato prima della sentenza d'appello, portando all'annullamento della condanna.
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Prescrizione reato: quando il tempo annulla la pena
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per furto, accogliendo il ricorso dell'imputato sulla base dell'intervenuta prescrizione del reato. Tra la sentenza di primo grado e l'avvio del giudizio d'appello erano trascorsi oltre dodici anni, un periodo superiore al termine massimo di prescrizione, senza atti interruttivi o sospensivi validi.
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Ricorso straordinario: l’errore di fatto in Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso straordinario per errore di fatto. In un caso di corruzione, un imputato ha lamentato la mancata valutazione di alcuni motivi di ricorso da parte della Corte. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, spiegando che i motivi non erano stati ignorati per una svista, ma consapevolmente 'assorbiti' e demandati al giudice del rinvio per la rideterminazione della pena. La sentenza sottolinea che l'errore di fatto deve derivare da una disattenzione percettiva, non da una valutazione giuridica.
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Recidiva e prescrizione: l’impatto sul calcolo
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di appello che aveva erroneamente dichiarato estinto per prescrizione il reato di ricettazione. L'errore risiedeva nel non aver considerato l'impatto della recidiva reiterata degli imputati. La Suprema Corte ha ribadito che la relazione tra recidiva e prescrizione è netta: la recidiva reiterata, quale aggravante ad effetto speciale, prolunga sempre il termine massimo di prescrizione, indipendentemente dal bilanciamento con eventuali attenuanti. Di conseguenza, il reato non era ancora prescritto e il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Prescrizione e recidiva: la Cassazione chiarisce
Con l'ordinanza in esame, la Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, chiarendo due principi fondamentali sul calcolo della prescrizione e recidiva. Viene stabilito che una circostanza attenuante non riduce il termine di prescrizione, il quale si calcola sulla pena massima del reato base. Inoltre, la recidiva continua ad aumentare tale termine anche se l'attenuante è ritenuta prevalente ai fini della determinazione della pena.
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Riciclaggio di veicoli: quando scatta il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto, ricettazione e riciclaggio di veicoli, respingendo il ricorso di un imputato. La sentenza chiarisce che il montaggio di parti meccaniche di provenienza illecita, come un motore, su un altro veicolo, integra il reato di riciclaggio perché ostacola concretamente l'identificazione della loro origine delittuosa. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Prescrizione e proscioglimento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di intervenuta prescrizione, l'assoluzione nel merito è possibile solo se l'innocenza dell'imputato emerge con 'evidenza' dagli atti, in modo palese e non contestabile. Nel caso di specie, due imputati avevano richiesto l'assoluzione piena invece della declaratoria di prescrizione, lamentando l'assenza totale di prove a loro carico in un processo appena iniziato. La Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, sottolineando che una semplice assenza di prove, dovuta a un'istruttoria non ancora svolta, non equivale a quella 'prova evidente' di innocenza richiesta dalla legge per far prevalere il proscioglimento sulla prescrizione.
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Termine impugnazione: quando l’appello è tardivo?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso perché presentato oltre la scadenza. La decisione chiarisce che l'aumento di quindici giorni del termine impugnazione, previsto per l'imputato giudicato in assenza, non si applica ai giudizi d'appello svoltisi con rito camerale non partecipato, confermando la rigidità dei termini processuali.
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Lottizzazione abusiva: case prefabbricate e confisca
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni cittadini condannati per lottizzazione abusiva. Avevano installato case prefabbricate a uso residenziale stabile su un terreno agricolo, realizzando anche opere di urbanizzazione. La Corte ha confermato che tale condotta integra il reato, giustificando la confisca dell'intero terreno a causa della trasformazione irreversibile del territorio e del mancato ripristino dei luoghi.
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Recidiva e prescrizione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, stabilendo due principi fondamentali. Primo: la modifica della data di commissione del reato non costituisce un'alterazione sostanziale dell'accusa che lede il diritto di difesa. Secondo: la recidiva qualificata incide sull'aumento dei termini di prescrizione del reato, anche quando viene bilanciata con circostanze attenuanti. Questa ordinanza rafforza l'orientamento giurisprudenziale sul rapporto tra recidiva e prescrizione.
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Prescrizione del reato: quando annulla la condanna
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per false dichiarazioni a pubblico ufficiale (art. 495 c.p.) a causa dell'intervenuta prescrizione del reato. La Corte ha stabilito che il termine massimo di prescrizione era decorso prima della pronuncia della sentenza d'appello, tenendo conto dei periodi di sospensione. Di conseguenza, non essendo il ricorso inammissibile, la condanna è stata annullata senza rinvio.
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Recidiva reiterata e prescrizione: come si calcola?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per false dichiarazioni. L'imputato sosteneva l'estinzione del reato per prescrizione, ma la Corte ha chiarito che la recidiva reiterata aumenta significativamente i termini, spostando la data di estinzione al 2027 e confermando che tale meccanismo non viola il principio del 'ne bis in idem'.
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Sequestro preventivo: quando è legittimo e motivato
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di sequestro preventivo a carico del titolare di un'attività di ristorazione per abusi edilizi e occupazione di suolo. L'imputato sosteneva la prescrizione dei reati, ma la Corte ha rigettato il ricorso, sottolineando che l'occupazione abusiva di suolo costituisce un reato permanente, il che impedisce la decorrenza della prescrizione. La sentenza ribadisce che il ricorso contro un sequestro preventivo è ammissibile solo per violazione di legge e che la motivazione del giudice, se logica e coerente, è insindacabile.
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