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Art. 153 Codice di Procedura Civile — Anno 2025

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180 provvedimenti

Altri anni per Art. 153 Codice di Procedura Civile

Rimessione in termini: no se la reazione è tardiva
L'ordinanza esamina il caso di una richiesta di risarcimento danni per la perdita del rapporto parentale. Il convenuto, costituitosi tardivamente, ha richiesto la rimessione in termini per eccepire la prescrizione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni dei gradi precedenti. Il motivo è che la richiesta di rimessione in termini non è stata presentata con l'immediatezza richiesta dalla legge, anche a fronte di una causa di ritardo non imputabile. La tardività della reazione ha reso inammissibile l'eccezione di prescrizione.
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Notifica atti impositivi: quando è valida e completa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito le regole sulla notifica atti impositivi effettuata direttamente a mezzo posta. In caso di temporanea assenza del destinatario, la notifica si perfeziona dopo 10 giorni dal deposito dell'avviso di giacenza, senza necessità di una seconda comunicazione. La Corte ha accolto il ricorso dell'agente della riscossione, cassando la sentenza che aveva annullato una cartella di pagamento per un presunto difetto di notifica dell'atto presupposto.
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Domanda tardiva liquidazione: è inammissibile?
Una società creditrice ha presentato una domanda di partecipazione alla procedura di liquidazione del patrimonio di un debitore oltre il termine fissato dal liquidatore. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità della richiesta, stabilendo che la disciplina sul sovraindebitamento (L. 3/2012) non consente la presentazione di una domanda tardiva liquidazione, a differenza di quanto previsto in ambito fallimentare. Il termine, pur non essendo definito 'perentorio' dalla legge, ha una funzione preclusiva che comporta la decadenza dal diritto per il creditore ritardatario.
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Termine liquidazione patrimonio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine per presentare la domanda di partecipazione nella procedura di liquidazione del patrimonio del sovraindebitato è perentorio. Un creditore aveva presentato la sua domanda oltre la scadenza fissata dal liquidatore, e il Tribunale l'aveva dichiarata inammissibile. La Suprema Corte ha confermato la decisione, rigettando il ricorso del creditore. La motivazione si basa sulla necessità di garantire celerità e semplicità alla procedura, come voluto dal legislatore. Il mancato rispetto del termine per la liquidazione del patrimonio preclude la partecipazione, a meno che il creditore non dimostri che il ritardo sia dovuto a una causa non imputabile, chiedendo la remissione in termini.
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Produzione documenti in appello: le regole del processo
Una contribuente contesta la notifica di cartelle esattoriali. La Cassazione chiarisce che la produzione di nuovi documenti in appello è ammessa, anche se tardivi in primo grado. L'ordinanza sottolinea l'importanza della specificità dei motivi di ricorso.
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Remissione in termini: quando non è concessa?
Una cittadina straniera ha impugnato tardivamente un decreto di espulsione, chiedendo la remissione in termini per una presunta mancata comprensione dell'atto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che la traduzione del provvedimento nella lingua madre della ricorrente e la sua permanenza in Italia da tempo erano elementi sufficienti per escludere la causa non imputabile, requisito fondamentale per ottenere la remissione in termini.
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CTU e documenti tardivi: il consenso sana la nullità
In una causa tra banca e correntista, la Corte di Cassazione ha stabilito che la produzione tardiva di documenti è sanabile se vi è il consenso delle parti, anche implicito. L'ordinanza analizza il tema della CTU e documenti tardivi, confermando che la richiesta di esibizione documentale da parte del correntista può essere interpretata come un consenso alla loro successiva produzione. La Corte ha inoltre ribadito la legittimità del criterio del 'saldo zero' per la ricostruzione del conto in caso di documentazione incompleta.
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Divisione ereditaria prova: Cassazione chiarisce
In un caso di divisione ereditaria, la Corte di Cassazione ha stabilito che la mancata produzione dei titoli di proprietà e delle certificazioni ipo-catastali non comporta il rigetto della domanda se la comproprietà dei beni non è contestata tra gli eredi. La Corte ha chiarito che la prova richiesta in questi giudizi è meno rigorosa rispetto alle azioni di rivendicazione. Di conseguenza, ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva respinto la domanda per carenza di prova, sottolineando che l'obiettivo è facilitare lo scioglimento della comunione e non creare situazioni di stallo permanente.
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Improcedibilità ricorso: notifica e onere della prova
La richiesta di gratuito patrocinio di un cittadino straniero è stata respinta per dubbi sulla sua identità. Il successivo appello alla Corte di Cassazione è stato dichiarato inammissibile a causa della mancata prova della tempestiva notifica del ricorso alle controparti, un vizio procedurale fatale che ha comportato l'improcedibilità del ricorso stesso e sanzioni per il ricorrente.
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Limiti domanda giudiziale: il giudice non decide oltre
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che, anziché pronunciarsi sulla nullità di un atto di vendita come richiesto, aveva dichiarato la comproprietà di una strada. La decisione viola i limiti della domanda giudiziale, poiché il giudice ha deciso su una questione non sollevata dalle parti, commettendo un 'error in procedendo'.
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Onere della prova comodato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 12832/2025, ha chiarito l'onere della prova nel comodato di immobile. Il caso riguarda una madre che chiedeva la restituzione di un appartamento concesso al figlio, il quale sosteneva si trattasse di un comodato per esigenze familiari. La Corte ha rigettato il ricorso del figlio, stabilendo che grava su chi occupa l'immobile (il comodatario) l'onere di dimostrare che il contratto era finalizzato a soddisfare specifiche esigenze familiari. In assenza di tale prova, il rapporto si qualifica come precario e il proprietario può recedere liberamente.
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Frode IVA: prova della consapevolezza del cessionario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13012/2025, ha accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, chiarendo due principi fondamentali. Primo, la rimessione in termini per un ricorso tardivo è concessa solo per cause eccezionali e non imputabili, escludendo situazioni di mera difficoltà organizzativa. Secondo, in materia di Frode IVA, per negare la detrazione dell'imposta non è richiesta la prova della 'piena conoscenza' della frode da parte dell'acquirente; è sufficiente che l'amministrazione finanziaria dimostri, anche tramite indizi, che l'imprenditore 'sapeva o avrebbe dovuto sapere' dell'evasione, usando l'ordinaria diligenza.
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Ricorso inammissibile: errori formali e procedurali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni dipendenti pubblici contro un Comune per la restituzione di indennità percepite. La decisione si fonda su un vizio formale insuperabile: il ricorso depositato era incompleto, mancando di numerose pagine e risultando quindi incomprensibile. Anche nel merito, i motivi sono stati giudicati troppo generici. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibile il controricorso del Comune, depositato tardivamente a causa di un errore nella compilazione del file telematico, ritenuto imputabile alla parte e non a un malfunzionamento del sistema.
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Deposito telematico ricorso: errore e sanzione
La Cassazione dichiara improcedibile un ricorso a causa di un errore nel deposito telematico. L'avvocato non ha depositato tutti i documenti necessari entro i termini, superando i limiti di dimensione della PEC senza invii complementari. La Corte ha rigettato la richiesta di rimessione in termini, attribuendo la colpa alla negligenza del difensore.
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Reddito agrario attività connesse: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione interviene sul tema del reddito agrario per attività connesse, analizzando il caso di un imprenditore silvicolo che produceva anche pallet. L'Agenzia delle Entrate aveva riqualificato il reddito da pallet come reddito d'impresa basandosi su indagini bancarie. La Suprema Corte ha cassato la decisione dei giudici di merito, che avevano dato ragione al contribuente, sottolineando che per beneficiare del regime fiscale agricolo, più favorevole, è necessario che il contribuente fornisca la prova rigorosa della sussistenza di tutti i requisiti di legge, inclusa la natura del prodotto e il rispetto dei limiti di potenzialità del terreno. La motivazione del giudice di secondo grado è stata ritenuta apparente e non conforme alla legge.
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Notifica all’estero: quando l’appello è nullo
Un caso di risarcimento danni si arena in appello a causa di una notifica all'estero, verso l'Australia, non andata a buon fine. La Corte d'Appello dichiara estinto il processo per mancata corretta instaurazione del contraddittorio. La Corte di Cassazione conferma la decisione, sottolineando che la prova dei poteri di un procuratore generale in Italia deve essere fornita tempestivamente e che, in caso di litisconsorzio processuale, l'appello non può proseguire nemmeno per la parte correttamente notificata se la notifica verso un'altra parte è nulla. La sentenza evidenzia il rigore necessario nella gestione della notifica all'estero.
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Onere della prova: notifica e ricorso in Cassazione
Un contribuente ha impugnato una intimazione di pagamento, contestando la notifica delle cartelle sottostanti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile per difetto di specificità. La decisione sottolinea che l'onere della prova spetta al ricorrente, il quale deve riprodurre nel ricorso tutti i documenti necessari a dimostrare le proprie ragioni, senza che la Corte debba cercarli nei fascicoli di merito.
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Rimessione in termini: no se è scelta deliberata
La Corte di Cassazione ha negato la rimessione in termini a una società che aveva impugnato tardivamente un avviso di accertamento. Nonostante lo stato di detenzione del socio di maggioranza e del legale rappresentante, i giudici hanno stabilito che il ritardo non derivava da una causa di forza maggiore, ma da una scelta strategica e deliberata della società per non aggravare un'altra posizione processuale. La decisione sottolinea che la rimessione in termini è un rimedio eccezionale, non applicabile a ritardi frutto di scelte volontarie.
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Termine concordato preventivo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8365/2025, ha rigettato il ricorso di una holding, confermando la dichiarazione di fallimento. La Corte ha stabilito che il termine concordato preventivo per integrare la proposta è perentorio e non prorogabile, rendendo inammissibili i documenti depositati tardivamente. Inoltre, ha chiarito che l'attività di una holding, se finalizzata alla mera dismissione delle partecipazioni, non configura una continuità aziendale ma un concordato liquidatorio, con requisiti più stringenti.
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Termine impugnazione errato: Cassazione salva ricorso
La Corte di Cassazione ha stabilito che un ricorso presentato oltre il termine di legge deve considerarsi tempestivo se l'atto amministrativo impugnato indicava un termine impugnazione errato e più lungo. Il caso riguardava una cittadina straniera il cui ricorso contro il diniego del permesso di soggiorno era stato dichiarato inammissibile in primo grado per tardività. La Cassazione ha cassato la decisione, affermando che l'errore dell'amministrazione genera un legittimo affidamento nel cittadino, rendendo l'errore scusabile e il ricorso valido, senza necessità di chiedere la remissione in termini.
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