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Art. 15 Codice Civile

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55 provvedimenti

Premio speciale unitario: calcolo e normativa
Una società cooperativa ha contestato la richiesta di un ente assicurativo di ricalcolare il premio speciale unitario in base alla retribuzione effettiva, a seguito di una riforma legislativa. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32222/2024, ha accolto il ricorso della cooperativa. Ha stabilito che la disciplina del premio speciale unitario, basata su criteri forfettari, costituisce una norma speciale (lex specialis) che non può essere considerata implicitamente abrogata da una legge successiva di carattere generale sull'imponibile contributivo. Pertanto, il metodo di calcolo originario resta valido fino a una modifica esplicita tramite apposito decreto ministeriale.
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Esenzione IMU beni merce: solo per nuove costruzioni
Una società costruttrice chiedeva l'esenzione IMU beni merce per immobili invenduti da anni. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il beneficio fiscale spetta solo ai fabbricati di nuova costruzione destinati alla vendita dall'impresa costruttrice, escludendo quelli acquistati e semplicemente ristrutturati.
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Imposta di registro proporzionale: quando si applica
Una società sanitaria pubblica ha contestato l'applicazione dell'imposta di registro proporzionale su sentenze che accertavano un debito, poi saldato in corso di causa. La Corte di Cassazione ha stabilito che anche le sentenze di mero accertamento di diritti patrimoniali, a differenza di quelle di condanna, sono soggette all'imposta di registro proporzionale dell'1%, senza che si applichi il principio di alternatività IVA-registro.
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Riallineamento carriera docenti: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di una docente al riallineamento della carriera al compimento del 18° anno di servizio, rigettando il ricorso del Ministero dell'Istruzione. Secondo la Corte, la normativa prevista dal d.P.R. 399/1988 non è stata superata dalla successiva contrattualizzazione del pubblico impiego, poiché la stessa contrattazione collettiva ha costantemente richiamato e salvaguardato tale meccanismo, assicurandone la continuità e la piena vigenza.
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Visto infedele: competenza e nullità dell’atto
Un professionista è stato ritenuto responsabile per un visto infedele apposto su una dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha annullato la sanzione, stabilendo che la competenza per l'accertamento spetta esclusivamente alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate del domicilio del professionista, e non all'ufficio locale del contribuente. Di conseguenza, l'atto emesso dall'ufficio incompetente è stato dichiarato nullo.
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Indennità posizioni organizzative: no al cumulo
Un dipendente pubblico si era visto riconoscere dai giudici di merito il diritto a una doppia indennità per essere stato titolare di due distinte posizioni organizzative. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, affermando che il principio di onnicomprensività della retribuzione per chi ricopre tali ruoli vieta il cumulo delle indennità posizioni organizzative, anche in caso di plurimi incarichi.
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Visto di conformità infedele: l’ufficio competente
Un professionista è stato sanzionato per un visto di conformità infedele. La Corte di Cassazione ha annullato la cartella di pagamento, stabilendo che la competenza per l'iscrizione a ruolo non è dell'ufficio locale del contribuente, ma della direzione regionale dell'Agenzia delle Entrate in base al domicilio fiscale del professionista che ha commesso la violazione. Questa decisione sottolinea l'importanza della competenza territoriale come garanzia per il professionista.
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Premio speciale unitario: vince la norma speciale
La Corte di Cassazione ha stabilito che il calcolo del premio speciale unitario per l'assicurazione contro gli infortuni, previsto per specifiche categorie come le cooperative di facchinaggio, deve seguire le regole speciali e non quelle generali basate sulla retribuzione effettiva. La Corte ha chiarito che una legge successiva di carattere generale non abroga una legge precedente speciale, confermando la validità del calcolo basato su importi fissi predeterminati. La sentenza della Corte d'Appello, che imponeva il calcolo sulla retribuzione reale, è stata annullata.
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Premio speciale unitario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il calcolo del premio speciale unitario per le cooperative di facchinaggio deve seguire la normativa speciale basata su importi convenzionali (art. 42 T.U. 1124/1965) e non la regola generale legata alla retribuzione effettiva (D.Lgs. 423/2001). La Corte ha annullato la decisione della Corte d'Appello, affermando il principio per cui una legge generale successiva non abroga una legge speciale precedente, a meno che non vi sia un'incompatibilità assoluta, qui non ravvisata. La disciplina del premio speciale unitario rimane quindi in vigore fino a una sua esplicita modifica tramite apposito decreto ministeriale.
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Mansioni superiori: ricorso inammissibile in Cassazione
Una lavoratrice con la qualifica di biologa ha richiesto il riconoscimento di mansioni superiori e delle relative differenze retributive. Dopo la sconfitta in primo grado e in appello, la Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso mescolavano in modo confuso diverse tipologie di vizi (procedurali, di merito e motivazionali) e, soprattutto, miravano a un riesame dei fatti e delle prove, compito che non spetta alla Suprema Corte.
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Raddoppio termine accertamento: la clausola di salvezza
La Corte di Cassazione chiarisce la disciplina sul raddoppio termine accertamento in caso di reati fiscali. Un avviso notificato nel 2012 per il periodo d'imposta 2004 è stato ritenuto legittimo, nonostante le modifiche della Legge di Stabilità 2016. La Corte ha stabilito la prevalenza della clausola di salvaguardia del D.Lgs. 128/2015, che fa salvi gli effetti degli atti impositivi notificati prima del 2 settembre 2015, rendendo irrilevanti i successivi cambiamenti normativi per i casi già consolidati. Di conseguenza, il raddoppio dei termini era applicabile e l'atto dell'Agenzia delle Entrate valido.
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Visto di conformità infedele: competenza ufficio
Un professionista è stato sanzionato per un visto di conformità infedele apposto sulla dichiarazione di un contribuente. Il caso è giunto in Cassazione per decidere quale ufficio fiscale fosse competente ad emettere l'atto sanzionatorio. La Corte Suprema ha stabilito che la competenza non è dell'ufficio locale del contribuente, ma della Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate del domicilio fiscale del professionista stesso. Di conseguenza, l'atto sanzionatorio emesso dall'ufficio incompetente è stato annullato, evidenziando come un vizio di competenza renda l'atto illegittimo.
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Sgravi contributivi: quando il ricorso è inammissibile
Una società di costruzioni si è vista negare degli sgravi contributivi e ha impugnato la decisione fino in Cassazione. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, dichiarando la maggior parte dei motivi inammissibili. La sentenza sottolinea che i ricorsi in Cassazione non possono riesaminare i fatti e che i requisiti per ottenere benefici contributivi, come l'assenza di licenziamenti pregressi, devono essere rigorosamente rispettati. La Corte ha inoltre confermato che l'onere di provare il diritto a un'esenzione o a una riduzione contributiva spetta sempre al datore di lavoro.
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Spese legali in autotutela: la Cassazione decide
Un contribuente impugna un avviso di liquidazione. Durante la fase preliminare di reclamo, l'Agenzia delle Entrate annulla l'atto in autotutela. I giudici di merito compensano le spese legali. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, accoglie il ricorso del contribuente, stabilendo che le spese legali in autotutela non possono essere automaticamente compensate. Il giudice deve invece applicare il principio della "soccombenza virtuale", valutando la legittimità originaria dell'atto annullato per decidere a chi addebitare i costi del giudizio.
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Riqualificazione pubblico impiego: no a diritti automatici
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20623/2025, ha stabilito che le norme sulla riqualificazione del pubblico impiego, come l'art. 21-quater del D.L. 83/2015, non creano un diritto automatico al superiore inquadramento per i dipendenti. La Corte ha chiarito la natura programmatica della norma, che si limita ad autorizzare l'Amministrazione ad avviare procedure selettive, senza conferire diritti soggettivi azionabili in giudizio. La sentenza ha quindi ribaltato la decisione della Corte d'Appello, respingendo la richiesta di un dipendente del Ministero della Giustizia che chiedeva la riqualificazione da Area II ad Area III.
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