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Art. 15 Codice Civile

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55 provvedimenti

Imposta di registro fissa per nullità contratto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32137/2025, ha stabilito che una sentenza che dichiara la nullità di clausole di un contratto bancario e condanna l'istituto di credito alla restituzione di somme è soggetta a imposta di registro fissa e non proporzionale. La decisione si fonda sulla natura dichiarativa della nullità dell'atto, che prevale sulla condanna restitutoria. Viene chiarito che il principio di alternatività IVA/Registro non si applica a queste fattispecie, consolidando un importante orientamento in materia fiscale.
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Incarico dirigenziale pubblico: il ruolo unico vince
Un dirigente pubblico ha citato in giudizio la propria amministrazione per ottenere un incarico dirigenziale pubblico di prima fascia e il relativo risarcimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi precedenti. La sentenza chiarisce che, a seguito delle riforme che hanno introdotto il 'ruolo unico' della dirigenza, l'assegnazione degli incarichi si basa su criteri di merito e capacità, e non più sulle precedenti qualifiche gerarchiche, ormai abrogate. Di conseguenza, il dirigente non poteva vantare un diritto automatico all'incarico richiesto.
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Premio speciale unitario: la Cassazione chiarisce i criteri
Una cooperativa di facchinaggio ha contestato la richiesta di INAIL di calcolare i premi assicurativi sulla base della retribuzione effettiva anziché secondo il regime del premio speciale unitario. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la normativa speciale (art. 42 T.U. 1124/1965) non è stata abrogata dalla successiva legge generale (d.lgs. 423/2001), in applicazione del principio lex specialis derogat legi generali. Pertanto, il calcolo deve continuare a basarsi sul sistema speciale e non su un criterio ibrido.
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Premio speciale unitario: la Cassazione fa chiarezza
Una cooperativa di facchinaggio ha contestato la richiesta di un ente previdenziale di ricalcolare il premio assicurativo sulla base della retribuzione effettiva, anziché su quella convenzionale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della cooperativa, stabilendo che il regime del premio speciale unitario, previsto per categorie con retribuzioni difficili da accertare, non è stato abrogato dalle normative successive di carattere generale. Pertanto, il calcolo deve continuare a basarsi sui criteri forfettari stabiliti dai decreti ministeriali specifici.
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Premio speciale unitario: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16905/2024, ha stabilito che il calcolo del premio speciale unitario per le cooperative di facchinaggio non è stato modificato dalla riforma del D.Lgs. 423/2001. La Corte ha chiarito che tale premio, data la sua natura speciale, continua a basarsi su parametri fissi stabiliti da decreti ministeriali e non sulla retribuzione effettivamente corrisposta ai soci. La decisione accoglie il ricorso di una cooperativa, affermando il principio secondo cui una legge generale successiva non abroga una legge speciale precedente.
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Canoni accesso stradale: a chi spetta il pagamento?
Un proprietario immobiliare si oppone al pagamento dei canoni accesso stradale all'ente gestore, sostenendo la competenza del Comune. La Cassazione rigetta il ricorso, chiarendo che le norme invocate erano state implicitamente abrogate e non sono state fatte rivivere da normative successive. Il diritto alla riscossione spetta quindi all'ente gestore della strada statale.
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Incaricato di pubblico servizio: la qualifica si prova
La Corte di Cassazione ha stabilito che la qualifica di 'incaricato di pubblico servizio' per un lavoratore, come un operatore ecologico, non può essere presunta ma deve essere rigorosamente provata. Nel caso specifico, un'azienda di servizi pubblici aveva interrotto il rapporto di lavoro durante il periodo di prova di un dipendente a causa di una sua interdizione dai pubblici uffici, sostenendo che le sue mansioni rientrassero in tale qualifica. La Suprema Corte ha cassato la decisione di merito, evidenziando che non era stata fornita alcuna prova concreta, basata su fonti normative o contrattuali, che le mansioni del lavoratore andassero oltre compiti meramente manuali ed esecutivi. Pertanto, la qualifica di incaricato di pubblico servizio richiede un accertamento specifico delle attività svolte.
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Esenzioni fiscali enti locali: la nuova disciplina
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14918/2024, ha stabilito che le esenzioni fiscali per gli enti locali, previste dall'art. 118 del Testo Unico Enti Locali (TUEL), sono state abrogate dalla normativa successiva che ha soppresso in via generale le agevolazioni tributarie. Il caso riguardava il trasferimento di un immobile da un Comune a una sua Azienda Speciale. La Corte ha chiarito che il principio 'lex posterior derogat priori' prevale, rendendo la successiva legge di soppressione efficace anche sulla normativa speciale del TUEL, e pertanto il trasferimento è soggetto a imposta di registro.
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Fallimento società in-house: Cassazione e prove
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14703/2024, ha rigettato il ricorso di un ex amministratore contro la sentenza di fallimento di una società in-house. Il caso verteva sulla presunta inattendibilità delle prove contabili utilizzate per dichiarare l'insolvenza. La Corte ha stabilito che il ricorso per cassazione non può essere utilizzato per ottenere una nuova valutazione dei fatti e delle prove, ma solo per contestare vizi di legittimità. Ha inoltre confermato l'ampio potere del giudice d'appello di esaminare l'intera questione dell'insolvenza, anche d'ufficio, nel contesto del reclamo contro il fallimento di una società in-house.
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Visto infedele: competenza e nullità dell’atto
La Corte di Cassazione ha annullato una cartella di pagamento emessa nei confronti di un professionista per un visto di conformità infedele. La decisione si fonda sul principio della competenza territoriale: l'atto sanzionatorio è nullo perché emesso dalla Direzione Provinciale dell'Agenzia delle Entrate, anziché dalla Direzione Regionale, unico organo competente per legge in base al domicilio fiscale del professionista.
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Competenza territoriale Agenzia Entrate: il caso del visto
La Corte di Cassazione ha stabilito che la competenza territoriale per sanzionare un professionista per l'apposizione di un visto di conformità infedele spetta alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate del luogo di domicilio fiscale del professionista stesso, e non all'ufficio provinciale competente per il contribuente. Un atto emesso da un ufficio incompetente è nullo. La decisione si basa sull'interpretazione dell'art. 39 del D.Lgs. 241/1997, sottolineando che le norme sulla competenza territoriale agenzia entrate sono una garanzia per il cittadino e non possono essere derogate dall'amministrazione.
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Responsabilità enti pubblici: quando paga il Comune?
Una professionista non viene pagata da una Fondazione per un lavoro svolto. La Corte d'Appello condanna il Comune fondatore a pagare, ravvisando un'immedesimazione organica. La Corte di Cassazione, data la novità e l'importanza della questione sulla responsabilità patrimoniale degli enti pubblici, non decide ma rinvia la causa a pubblica udienza per un esame più approfondito.
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Nullità parziale contratto: imposta di registro fissa
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32476/2024, ha stabilito che una pronuncia giudiziale che dichiara la nullità parziale di un contratto, con conseguente condanna alla restituzione di somme, è soggetta a imposta di registro in misura fissa e non proporzionale. Secondo la Corte, non vi è differenza tra nullità totale e parziale ai fini fiscali, in quanto in entrambi i casi la sentenza accerta un vizio originario del rapporto, e la condanna al pagamento è una mera conseguenza restitutoria. Questo principio si applica anche se il contratto originale era soggetto ad IVA.
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Indennità ASpI socio cooperativa: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che per i soci lavoratori di cooperative, la tutela contro la disoccupazione involontaria e la relativa indennità ASpI socio cooperativa sono state introdotte solo a partire dal 1° gennaio 2013 con la Legge n. 92/2012. L'ordinanza ribalta una precedente decisione di merito, chiarendo che la normativa speciale (d.P.R. 602/1970) prevale su quella generale e non includeva tale copertura prima del 2013.
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Rideterminazione sanzioni tributarie: chi decide?
Un Comune ha chiesto l'ammissione al passivo di un fallimento per crediti tributari e sanzioni. La Commissione Tributaria ha rideterminato i criteri di calcolo senza quantificare l'importo esatto delle sanzioni. Il Giudice Delegato ha quindi calcolato autonomamente l'importo, riducendolo. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del Comune, ha stabilito che la rideterminazione sanzioni tributarie spetta all'ente impositore (il Comune) e non al Giudice Delegato. Quest'ultimo deve attendere l'atto di quantificazione dell'ente, che potrà essere impugnato dal fallimento in sede tributaria.
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Abuso personalità giuridica: Ente Pubblico risponde
Una professionista ha svolto un'attività per una fondazione interamente controllata da un Comune. A seguito del fallimento della fondazione, la professionista ha richiesto il pagamento al Comune. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità del Comune, ravvisando un abuso della personalità giuridica, poiché la fondazione agiva come mero braccio operativo dell'ente pubblico, priva di reale autonomia decisionale e patrimoniale.
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Premio speciale unitario: la Cassazione fa chiarezza
Una società cooperativa di facchinaggio si è opposta alla richiesta di integrazione dei premi assicurativi avanzata da un ente previdenziale per gli anni 2007-2013. L'ente sosteneva che, a seguito di una riforma del 2001, il calcolo dovesse basarsi sulla retribuzione effettiva e non più sul premio speciale unitario a importo fisso. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, ha stabilito che la disciplina speciale non è stata implicitamente abrogata da quella generale successiva. Pertanto, il calcolo basato sul premio speciale unitario resta valido fino a specifica modifica tramite decreto ministeriale, come previsto dalla normativa originaria.
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Premio speciale unitario: come si calcola per i soci?
Una società cooperativa ha contestato il metodo di calcolo del premio speciale unitario preteso dall'ente previdenziale per gli anni dal 2007 in poi. La Corte d'Appello aveva stabilito che il calcolo dovesse basarsi sulla retribuzione effettiva, riformando la decisione di primo grado. La Corte di Cassazione, con la sentenza in esame, ha ribaltato questa decisione, affermando che la normativa speciale che prevede un calcolo su base fissa (pro capite) non è stata abrogata dalle leggi successive. Pertanto, il premio speciale unitario per i facchini deve continuare a essere calcolato secondo il sistema preesistente, basato su importi fissi determinati da un decreto ministeriale, e non sulla retribuzione effettivamente corrisposta ai soci.
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NASpI soci cooperativa: no ai contributi pre-2013
Una lavoratrice, socia di una cooperativa, ha richiesto che la sua indennità di disoccupazione (NASpI) fosse calcolata includendo i contributi versati prima del 2013. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che per i soci di specifiche cooperative, la copertura assicurativa contro la disoccupazione, e quindi i contributi utili al calcolo della NASpI, decorrono esclusivamente dal 1° gennaio 2013, data di entrata in vigore della riforma legislativa. Pertanto, i periodi precedenti non possono essere considerati per determinare la durata del trattamento.
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Premio speciale unitario: calcolo e normativa
Una cooperativa di servizi ha contestato il metodo di calcolo del premio assicurativo INAIL, chiedendo il rimborso di somme versate in eccesso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per determinate categorie lavorative, come i facchini, si applica il regime del "premio speciale unitario". Questo sistema, basato su un importo fisso anziché sulla retribuzione effettiva, costituisce una norma speciale non abrogata da successive leggi di carattere generale, in applicazione del principio "lex posterior generalis non derogat priori speciali".
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