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Art. 1495 Codice Civile

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258 provvedimenti

Difformità urbanistiche: quando si applica l’art. 1489 c.c.?
Un acquirente scopre significative difformità urbanistiche in un immobile dopo l'acquisto. La Corte d'Appello condanna la venditrice a un cospicuo risarcimento, qualificando il problema come onere non apparente ex art. 1489 c.c. (prescrizione decennale) e non come vizio (prescrizione annuale). La Corte di Cassazione annulla la decisione, stabilendo che per applicare l'art. 1489 c.c. è fondamentale accertare la reale conoscenza delle irregolarità da parte dell'acquirente, non essendo sufficiente la sola conoscenza della venditrice. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Vizio del bene venduto: risoluzione e garanzia
Un centro medico acquista un mammografo che si rivela eccessivamente rumoroso. La Corte di Cassazione conferma la risoluzione del contratto a causa di un grave vizio del bene venduto, ritenendo il macchinario inidoneo all'uso. Il venditore deve restituire il prezzo, ma la richiesta di risarcimento danni dell'acquirente viene respinta per mancanza di prove. L'importatore non è ritenuto responsabile.
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Vendita aliud pro alio: certificato di conformità
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto di vendita per un parapetto autoportante, qualificando il caso come 'vendita aliud pro alio'. La decisione si fonda sulla mancanza di un'adeguata certificazione di conformità alla normativa di sicurezza, ritenuta essenziale per la funzione del bene. L'assenza di tale documento ha reso il prodotto radicalmente diverso da quello pattuito e inidoneo al suo scopo, legittimando l'acquirente a richiedere la risoluzione del contratto e la restituzione del prezzo.
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Responsabilità precontrattuale: vendita di suolo inquinato
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rimesso alle Sezioni Unite una complessa questione di responsabilità precontrattuale e giurisdizione. Il caso riguarda un Comune che ha ceduto a delle imprese edili un terreno poi rivelatosi gravemente inquinato e non edificabile. Le imprese hanno agito per il risarcimento dei danni, ma la Corte d'Appello ha escluso la colpa del Comune. In Cassazione, è emersa una cruciale questione sulla competenza del giudice ordinario o amministrativo, data la natura degli accordi urbanistici alla base della cessione.
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Vizi della cosa venduta: nuove eccezioni in appello
Una società agricola acquista delle sementi che si rivelano poco produttive. Dopo aver perso in primo e secondo grado, ricorre in Cassazione introducendo una nuova argomentazione: il venditore avrebbe implicitamente riconosciuto i vizi della cosa venduta. La Corte Suprema rigetta il ricorso, sottolineando che la sentenza d'appello si basava su una doppia motivazione: l'inammissibilità delle nuove deduzioni e la mancata prova di una promessa sulla produttività. Non avendo l'acquirente contestato la seconda motivazione, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Cessione d’azienda: canna fumaria non a norma
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto di cessione d'azienda avente ad oggetto un'attività di ristorazione. La non conformità della canna fumaria è stata ritenuta un inadempimento grave, poiché incide su una qualità essenziale per l'esercizio dell'attività. La responsabilità del venditore sussiste anche se l'acquirente ha effettuato sopralluoghi, in virtù del dovere di buona fede. Le successive modifiche apportate dall'acquirente non eliminano la gravità dell'inadempimento originario.
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Vendita aliud pro alio: la Cassazione decide il caso
Una società edile acquista un terreno credendolo edificabile, ma scopre che il venditore ne aveva già sfruttato interamente la cubatura. La Corte di Cassazione conferma la condanna al risarcimento del danno per il venditore, qualificando il caso come 'vendita aliud pro alio', ovvero la consegna di un bene completamente diverso da quello pattuito. La decisione sottolinea che l'azione di risarcimento per aliud pro alio non è soggetta ai brevi termini di decadenza e prescrizione previsti per i vizi della cosa venduta.
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Garanzie cessione quote: prescrizione e vizi dei beni
Una società acquirente ha contestato il minor valore del magazzino di un'azienda vinicola acquisita tramite cessione di quote, a causa della scarsa qualità del vino. La Corte di Cassazione, ribaltando le decisioni precedenti, ha stabilito che le garanzie contrattuali sulla consistenza patrimoniale (c.d. business warranties) sono soggette alla prescrizione ordinaria decennale e non a quella breve di un anno prevista per la vendita di beni. Questo principio si applica anche quando il vizio riguarda un bene specifico, come il vino in magazzino, poiché l'oggetto della vendita sono le partecipazioni sociali e non i singoli beni.
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Vizi della cosa venduta: la Cassazione chiarisce
Una società acquista terreni poi scoperti inquinati e cita in giudizio la venditrice per i costi di bonifica. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 1542/2024, interviene per fare chiarezza sulla prescrizione dell'azione per vizi della cosa venduta. La Corte stabilisce che l'impegno del venditore a eliminare i difetti crea una nuova obbligazione con un termine di prescrizione decennale, ma non modifica il termine annuale originario per le altre azioni contrattuali. Annullando la decisione precedente, la Corte rinvia la causa per un riesame completo.
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Inadempimento parziale: no decadenza se manca merce
Una società acquirente lamentava un inadempimento parziale per aver ricevuto una quantità di semilavorati metallici inferiore a quella fatturata, calcolata a peso. La Cassazione ha stabilito che non si tratta di un vizio di qualità, ma di un inadempimento parziale. Pertanto, l'azione per recuperare il prezzo pagato in eccesso non è soggetta ai brevi termini di decadenza e prescrizione previsti per la denuncia dei vizi (art. 1495 c.c.).
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Trasformazione tetto in terrazzo: quando è lecita?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 917/2024, chiarisce i limiti della trasformazione del tetto in terrazzo a uso esclusivo. Il caso riguarda la richiesta di risarcimento danni da parte di acquirenti di un immobile per opere non autorizzate (terrazzi) e infiltrazioni. La Corte distingue tra 'innovazione' (art. 1120 c.c.), che richiede autorizzazione, e 'modificazione' per un uso più intenso della cosa comune (art. 1102 c.c.). La trasformazione è lecita se non altera la funzione di copertura del tetto e non impedisce il pari uso agli altri condomini. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, rinviando la causa per una nuova valutazione basata su questi principi e ha ribadito la responsabilità oggettiva del condominio per i danni da infiltrazioni.
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Vizio redibitorio: quando il difetto è occulto?
Un'azienda agricola acquista un impianto per la raccolta automatica delle uova che si rivela difettoso, poiché le galline depongono fuori dai nidi. La Corte di Cassazione ha confermato che si tratta di un vizio redibitorio, in quanto l'impianto era inidoneo allo scopo per cui era stato venduto. La Corte ha inoltre chiarito che il termine per la denuncia del difetto decorre dalla sua "effettiva scoperta", che in questo caso è avvenuta solo dopo una perizia tecnica, dato che il vizio non era palese.
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Estinzione del giudizio: rinuncia al ricorso e spese
Una società costruttrice, condannata in appello a risarcire alcuni acquirenti per vizi costruttivi, ricorre in Cassazione. Successivamente, la stessa società rinuncia al ricorso. La Corte Suprema dichiara l'estinzione del giudizio. La decisione si sofferma sulla regolamentazione delle spese processuali, omettendo la condanna per la parte rinunciante verso i controricorrenti, poiché la loro volontà di aderire alla rinuncia, sebbene non formalizzata con sottoscrizione, è emersa chiaramente da comunicazioni elettroniche tra i legali.
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Inadempimento preliminare: immobile senza qualità
Una coppia di acquirenti recede da un contratto preliminare poiché l'appartamento promesso risulta privo delle qualità essenziali per l'abitazione. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, ritenendo grave e legittimante il recesso l'inadempimento preliminare della venditrice. L'immobile, infatti, non era idoneo all'uso pattuito, integrando una violazione contrattuale di non scarsa importanza che giustifica la restituzione del doppio della caparra.
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Legittimazione fallito: quando può agire in giudizio?
Una società immobiliare, acquirente di un immobile rivelatosi difettoso, ricorreva in Cassazione dopo una sentenza d'appello sfavorevole. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché la società, nel frattempo fallita, non aveva la legittimazione ad agire. Il curatore fallimentare aveva infatti compiuto una scelta consapevole di non proseguire il giudizio, escludendo così la possibilità per il fallito di agire in via sostitutiva per 'inerzia' degli organi della procedura.
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Vizi della cosa venduta: quando è aliud pro alio?
Un acquirente cita in giudizio un'azienda di arredamento per la difformità di una camera da letto. La Cassazione chiarisce la distinzione tra 'aliud pro alio' e semplice mancanza di qualità, ritenendo che se il bene assolve alla sua funzione principale, non si tratta di 'aliud pro alio'. Di conseguenza, si applicano i termini di prescrizione più brevi per i vizi della cosa venduta, e nel caso di specie, l'azione dell'acquirente è stata dichiarata prescritta.
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Vizi dell’immobile: prescrizione e obblighi del venditore
Una società immobiliare ha citato in giudizio il venditore di un terreno a causa di una contaminazione scoperta dopo l'acquisto. Sebbene il contratto di vendita prevedesse l'obbligo del venditore di rimuovere delle cisterne, la Corte di Cassazione ha stabilito che tale clausola non crea una nuova obbligazione con prescrizione decennale. L'azione per i vizi dell'immobile rientra nella garanzia contrattuale e si prescrive nel termine breve di un anno dalla scoperta. La domanda di risarcimento danni è stata quindi respinta perché prescritta.
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Aliud pro alio: acqua non potabile e prescrizione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34371/2024, ha stabilito che la fornitura di acqua non potabile in luogo di quella potabile contrattualmente prevista integra un'ipotesi di 'aliud pro alio' (consegna di una cosa per un'altra). Tale inadempimento contrattuale non è soggetto alla prescrizione breve di un anno per i vizi della cosa, ma alla prescrizione ordinaria decennale, garantendo una maggiore tutela agli utenti per il diritto al rimborso.
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Opposizione a decreto ingiuntivo: i limiti del ricorso
Un'azienda acquirente si opponeva a un decreto ingiuntivo per il mancato pagamento di forniture, lamentando vizi della merce. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'opposizione a decreto ingiuntivo instaura un giudizio di merito pieno e che il ricorso per cassazione non può limitarsi a una rivalutazione dei fatti, ma deve censurare specifici errori di diritto della sentenza impugnata. La Corte ha sanzionato la ricorrente per lite temeraria.
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Decadenza garanzia vizi: quando denunciare i difetti?
Una società di moda perdeva il diritto al risarcimento per una fornitura di piumini difettosi. La Cassazione ha confermato la decadenza dalla garanzia per vizi, stabilendo che il termine di otto giorni per la denuncia decorre dalla scoperta oggettiva del difetto, come la restituzione dei primi capi da parte di un cliente, e non dalla successiva analisi tecnica. La denuncia tardiva ha reso l'azione infondata.
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