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Art. 1492 Codice Civile

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162 provvedimenti

Prescrizione vizi: basta un atto stragiudiziale
Una società acquirente di un macchinario industriale difettoso si è vista rigettare la domanda in appello perché l'azione di garanzia era considerata prescritta. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la prescrizione vizi compravendita, prevista dall'art. 1495 c.c., può essere efficacemente interrotta anche da un semplice atto stragiudiziale, come una comunicazione via fax, senza la necessità di avviare un'azione legale. La Suprema Corte ha così affermato un principio fondamentale a tutela del compratore.
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Inadempimento reciproco: chi ha torto? La Cassazione
La Cassazione analizza un caso di inadempimento reciproco in una vendita di macchinari. Stabilisce che il rifiuto del venditore di effettuare interventi essenziali è più grave del mancato pagamento del saldo da parte dell'acquirente, legittimando la risoluzione del contratto a sfavore del venditore.
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Clausola visto e piaciuto: quando esclude la garanzia
Un acquirente contestava vizi in una fornitura di marmo, ma la Cassazione ha chiarito che la clausola visto e piaciuto, accettata al momento dell'acquisto, esclude la garanzia per difetti palesi. Di conseguenza, la Corte ha annullato la precedente decisione che attribuiva una corresponsabilità al fornitore, sottolineando che l'acquirente aveva consapevolmente accettato materiale di qualità variabile a un prezzo favorevole.
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Acqua non potabile: è inadempimento, non un vizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33688/2025, ha stabilito che la fornitura di acqua non potabile in luogo di quella potabile pattuita in un contratto di somministrazione non costituisce un semplice vizio della cosa venduta, ma un vero e proprio inadempimento contrattuale per consegna di "aliud pro alio" (una cosa per un'altra). Di conseguenza, l'azione del consumatore non è soggetta al breve termine di prescrizione annuale previsto per i vizi, ma al termine ordinario di dieci anni. Il caso riguardava due consumatori che avevano citato in giudizio la società di gestione idrica per aver ricevuto acqua non potabile per anni, chiedendo un rimborso parziale. La Corte ha cassato la decisione del Tribunale, che aveva erroneamente applicato la prescrizione breve, e ha rinviato la causa per un nuovo esame.
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Aliud pro alio: quando il bene è solo difettoso?
La Corte di Cassazione ha chiarito la distinzione tra merce viziata e consegna di 'aliud pro alio' in un caso riguardante l'autocombustione di mattonelle di carbone vegetale. Un'azienda acquirente si era opposta al pagamento sostenendo di aver ricevuto un prodotto diverso e pericoloso. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che la responsabilità dell'incendio era da attribuire all'errato stoccaggio da parte dell'acquirente, il quale non aveva seguito le istruzioni fornite. La natura infiammabile del prodotto, intrinseca alla sua funzione di combustibile, non configura un'ipotesi di aliud pro alio.
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Stabilizzazione pubblico impiego: quando sana l’abuso
Una lavoratrice, dopo anni di contratti precari con un Ministero, è stata assunta a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha stabilito che questa stabilizzazione nel pubblico impiego rappresenta un rimedio adeguato per l'abuso passato di contratti a termine, escludendo così il diritto a un ulteriore risarcimento. La Corte ha anche precisato che i contratti di somministrazione nulli non si convertono e che l'inquadramento professionale è determinato dal concorso pubblico, non dai precedenti rapporti di fatto.
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Titolarità del diritto: l’onere della prova in giudizio
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società acquirente in una lunga controversia per la fornitura di beni difettosi. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione della titolarità del diritto da parte della società, che non ha fornito prove sufficienti a dimostrare di essere la legittima successora della ditta individuale originaria che stipulò il contratto. La sentenza sottolinea come l'onere della prova su questo punto spetti a chi agisce in giudizio e come la sua assenza possa portare al rigetto della domanda, a prescindere dal merito della questione.
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Decadenza garanzia vizi: la denuncia tardiva è fatale
Una società acquirente contesta la non conformità di una scala, ma la sua richiesta viene respinta. La Corte d'Appello conferma la decisione di primo grado, sottolineando come la tardiva denuncia dei difetti porti alla decadenza della garanzia per vizi. Il caso evidenzia l'importanza di contestare tempestivamente i vizi e di impugnare specificamente ogni punto sfavorevole di una sentenza in appello.
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Prescrizione azione di garanzia: no a 10 anni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 23234/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di compravendita. Il caso riguardava la vendita di un macchinario difettoso. La Corte ha stabilito che il riconoscimento dei vizi da parte del venditore non trasforma la prescrizione azione di garanzia da annuale a decennale. Tale riconoscimento ha solo l'effetto di interrompere il termine breve di un anno previsto dalla legge, senza creare una nuova obbligazione soggetta a prescrizione ordinaria decennale per la richiesta di riduzione del prezzo.
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Sopravvenuto difetto di interesse: appello inammissibile
Una società sportiva ricorre in Cassazione per la risoluzione di un contratto di fornitura. Durante il giudizio, la società fallisce e il curatore ammette al passivo il debito per il saldo del prezzo. La Corte dichiara il ricorso inammissibile per sopravvenuto difetto di interesse, poiché l'ammissione del debito è incompatibile con la domanda di risoluzione.
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Ultrattività del mandato: valido il ricorso post-estinzione
Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che la perdita della capacità processuale di una società, avvenuta dopo il conferimento della procura speciale al difensore ma prima della notifica del ricorso, non determina l'inammissibilità dell'impugnazione. La decisione si fonda sul principio di ultrattività del mandato, che cristallizza la validità dell'incarico al momento del suo conferimento, garantendo la stabilità del processo e il diritto di difesa. Il ricorso è quindi ritenuto ammissibile.
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Segnalazione Centrale Rischi: onere della prova
Un garante ha citato in giudizio una società di leasing per i danni derivanti da un'illegittima segnalazione in Centrale Rischi della società debitrice. La Corte d'Appello aveva respinto la richiesta di risarcimento per mancanza di prova diretta del nesso causale tra la segnalazione e la revoca dei fidi. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che i giudici di merito hanno errato nel non considerare adeguatamente le prove presuntive, come la stretta vicinanza temporale tra gli eventi. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame che dovrà tenere conto del valore degli indizi per provare il danno.
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Garanzia convenzionale: quando prevale sul legale?
Un'acquirente ha scoperto una contaminazione del suolo dopo l'acquisto di un immobile. Il contratto di vendita includeva una specifica 'garanzia convenzionale' da parte della venditrice. I tribunali di merito avevano respinto la richiesta dell'acquirente per prescrizione secondo la garanzia legale. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, affermando che una garanzia convenzionale può essere autonoma e non soggetta ai brevi termini legali, rinviando il caso per una nuova valutazione della volontà delle parti.
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Restituzione prezzo auto: quando si ha diritto?
Un acquirente ottiene la risoluzione del contratto di vendita di un'auto per un grave difetto manifestatosi dopo due anni. La Corte di Cassazione, con ordinanza 28838/2024, interviene sulla questione della restituzione del prezzo dell'auto. Pur confermando la risoluzione, stabilisce che dall'importo da rimborsare va detratto un equo compenso per l'uso prolungato del veicolo da parte dell'acquirente, al fine di evitare un ingiusto arricchimento. La Corte ha inoltre precisato che gli interessi sulla somma da restituire decorrono dalla data della domanda giudiziale e non dal momento del pagamento.
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Risarcimento danni: cumulo con spese di rimozione
Un venditore, condannato per truffa per aver nascosto abusi edilizi, è stato obbligato a pagare sia il costo per la rimozione degli abusi sia il risarcimento per il minor valore dell'immobile. La Corte di Cassazione ha confermato che non si tratta di una duplicazione del risarcimento danni, poiché la rimozione dell'abuso non restituisce all'immobile il valore pattuito, lasciando comunque un pregiudizio economico per l'acquirente.
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Vizi della cosa venduta: onere della prova a carico
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28616/2024, ha rigettato il ricorso di un acquirente che si rifiutava di saldare il prezzo di un'imbarcazione, adducendo la presenza di vizi e la necessità di costose riparazioni. La Corte ha confermato la decisione di merito, ribadendo che l'onere della prova sui vizi della cosa venduta grava sull'acquirente, il quale non era riuscito a dimostrare né l'esistenza di difetti rilevanti al momento della vendita né l'effettiva esecuzione di opere di ripristino a sue spese.
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Denuncia dei vizi: quando la contestazione è valida?
La Corte di Cassazione chiarisce i termini per la denuncia dei vizi in un immobile. In un caso riguardante difetti di costruzione, si è stabilito che il termine di otto giorni per la contestazione decorre non dalla prima percezione del problema, ma dalla data della perizia tecnica che ne accerta causa ed entità. La Corte ha inoltre confermato che una denuncia dei vizi, anche se generica, è sufficiente per interrompere la decadenza, spostando sul venditore l'onere di provare una conoscenza pregressa del difetto da parte dell'acquirente.
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Quietanza di pagamento: valore di confessione legale
In un caso di compravendita di quote societarie, la Corte d'Appello di Genova ha parzialmente riformato una sentenza di primo grado. La Corte ha riconosciuto un pagamento parziale di 5.000 euro basandosi su una quietanza di pagamento firmata dal creditore, attribuendole il valore di confessione stragiudiziale. Ha invece respinto la richiesta di riduzione del prezzo per vizi non dichiarati, data la presenza di una clausola contrattuale di esclusione della garanzia e la conoscenza della situazione finanziaria da parte dell'acquirente.
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Onere della prova per vizi: spetta al compratore
In una controversia sulla vendita di un macchinario industriale, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio chiave sull'onere della prova. A seguito del mancato pagamento del saldo da parte dell'acquirente, che lamentava difetti, la Corte ha chiarito che spetta al compratore, e non al venditore, dimostrare l'esistenza dei vizi lamentati. Questa decisione ribalta la sentenza d'appello, che aveva erroneamente addossato al venditore il compito di provare l'assenza di difetti. La Cassazione ha motivato la sua scelta sulla base del principio di vicinanza della prova, poiché l'acquirente, avendo la disponibilità materiale del bene, è nella posizione migliore per fornire le prove necessarie.
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Onere della prova: chi prova i vizi nella vendita?
Una società acquirente ha contestato il malfunzionamento di un impianto di climatizzazione. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribaltato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo un principio fondamentale sull'onere della prova. Non spetta al venditore dimostrare l'assenza di difetti, ma è il compratore a dover provare l'esistenza del vizio al momento della consegna. Questa sentenza chiarisce l'applicazione dell'onere della prova specificamente per la garanzia per vizi nella compravendita.
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