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Art. 1460 Codice Civile — Sezione Prima Civile

193 provvedimenti

Altri anni per Art. 1460 Codice Civile

Restrizione ipotecaria mutuo fondiario: stop ai danni se morosi
Una società immobiliare e il suo garante chiedono il risarcimento danni alla banca per il rifiuto opposto alle richieste di riduzione del debito e restrizione ipotecaria mutuo fondiario. Secondo i ricorrenti, il diniego dell'istituto di credito avrebbe impedito la vendita frazionata dell'immobile, provocando il fallimento della società. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso. I giudici stabiliscono che il debitore ha diritto alla riduzione dell'ipoteca solo se ha già estinto almeno la quinta parte del debito originario. Inoltre, la banca può legittimamente opporre l'eccezione di inadempimento e rifiutare la liberazione parziale dei beni se il mutuatario è già moroso. Il garante e la società fallita perdono la causa e devono pagare le spese processuali.
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Prededuzione fornitura energia tra fallimento e utenze bloccate
La società fornitrice di energia elettrica chiedeva la prededuzione fornitura energia per le prestazioni erogate prima e dopo l'ammissione dell'ente debitore alla procedura di amministrazione straordinaria. Il giudice di merito ammetteva in prededuzione solo i crediti sorti dopo l'apertura della procedura concorsuale. I crediti anteriori venivano degradati al rango chirografario per assenza di formale subentro contrattuale da parte dei commissari. La fornitrice ricorreva in Cassazione, eccependo che l'ente aveva imposto la continuità dell'erogazione qualificando le utenze come non disalimentabili. La Suprema Corte ha rilevato un contrasto tra le tutele del fornitore vincolato alla somministrazione obbligatoria e le norme fallimentari. I giudici hanno rimesso la questione alla pubblica udienza per definire un principio di diritto vincolante.
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Sottoscrizione quote fondo comune: no alla revoca per crisi
Un investitore rifiuta il versamento del prezzo per la sottoscrizione quote fondo comune per oltre tre milioni di euro. La società di gestione del risparmio ottiene quindi un decreto ingiuntivo. L'investitore si oppone contestando la mancanza di forma scritta del contratto, poiché privo della firma della società, e adduce la crisi finanziaria del fondo per giustificare l'inadempimento. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'investitore. I giudici chiariscono che nei contratti d'investimento basta la firma del cliente se il documento viene prodotto in giudizio dall'intermediario, con effetti retroattivi. Inoltre, l'investitore non può eccepire la cattiva gestione del fondo per evitare il pagamento se la propria morosità si è verificata prima dei presunti illeciti ed è stata la causa principale del dissesto. L'investitore viene condannato a pagare il dovuto e le spese legali.
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Legittimazione ad Appellare: L’Impresa in Crisi e la Sentenza Negata
L'Azienda Committente risolve un contratto d'appalto per abbandono del cantiere da parte dell'Impresa Appaltatrice, in amministrazione straordinaria. Quest'ultima impugna la sentenza di primo grado che aveva dato ragione alla Committente. La Corte d'Appello accoglie l'appello, ritenendo illegittima la risoluzione dell'Azienda Committente e prevalente lo scioglimento del contratto dichiarato dall'Impresa Appaltatrice. La Cassazione, invece, annulla la decisione d'Appello. Ha stabilito che l'Impresa Appaltatrice non aveva la legittimazione ad appellare, poiché era rimasta contumace in primo grado e non era stata considerata 'soccombente' (parte che ha perso) rispetto alle domande di accertamento proposte da un'altra impresa del raggruppamento. La questione era solo incidentale e non dava diritto all'appello.
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Compenso del professionista nel concordato dimezzato per errori
Un geometra ha ricevuto l'incarico da una società edilizia di redigere la perizia di stima degli immobili per presentare un concordato preventivo. Dopo il fallimento della società, il professionista ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare di oltre 216.000 euro in prededuzione. Il giudice delegato e il Tribunale hanno dimezzato l'importo del 50% per gravi inesattezze e lacune nella stima. Il tecnico ha fatto ricorso in Cassazione sostenendo che l'iniziale ammissione al concordato provasse la qualità del lavoro. La Suprema Corte ha confermato il taglio: l'apertura del concordato non vincola gli organi fallimentari. Il curatore può eccepire il non corretto adempimento, riducendo il compenso del professionista nel concordato per riequilibrare le prestazioni.
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Affitto d’azienda nullo ma dichiarazione di fallimento valida
Una società affittuaria contesta la dichiarazione di fallimento richiesta da una procedura concorsuale locatrice per il mancato pagamento dei canoni aziendali. La debitrice eccepisce la nullità del contratto di affitto d'azienda: l'immobile non possedeva le autorizzazioni urbanistiche per ospitare una residenza per anziani. I giudici confermano l'insolvenza. L'accordo contrattuale prevedeva l'uso alberghiero legittimo e poneva a carico dell'affittuaria l'ottenimento delle licenze sanitarie. L'utilizzatrice ha comunque svolto l'attività per anni senza versare il dovuto e senza dimostrare la propria solidità economica.
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Ripetizione spese esproprio: il Comune non può imporre oneri al concessionario
Un Comune ha concesso un'area per case popolari. Ha dovuto pagare spese legali in una causa di esproprio e ha chiesto al concessionario la **ripetizione spese esproprio**. La Corte d'Appello aveva dato ragione al Comune. La Cassazione ha invece stabilito che il concessionario poteva semplicemente difendersi eccependo l'inadempimento del Comune, senza dover proporre una domanda riconvenzionale. La sentenza d'Appello è stata cassata, e la causa tornerà al giudice di secondo grado per un nuovo esame, rigettando la richiesta di **ripetizione spese esproprio** del Comune.
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Spese di esproprio: il Lavoratore vince sulla difesa, non sui costi
Un Comune ha chiesto a un Lavoratore, assegnatario di un alloggio, di rimborsare una quota delle maggiori spese di esproprio, includendo le spese legali sostenute in giudizi contro i proprietari dei terreni. Il Lavoratore si è opposto, sostenendo che tali costi non rientravano nelle "spese di acquisizione". Il Tribunale ha respinto la domanda del Comune, ma la Corte d'Appello l'ha accolta. La Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso del Lavoratore, affermando che la parte convenuta può difendersi eccependo l'inadempimento della controparte senza dover necessariamente proporre una domanda riconvenzionale. La Corte ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per una nuova valutazione delle spese di esproprio.
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Risoluzione del Contratto: L’Inadempimento Reciproco Blocca la Diffida
La Broadcaster ha cercato di recuperare crediti dal Fallimento di una Società di Produzione, nati da contratti per una serie televisiva. La Broadcaster aveva inviato diffide ad adempiere e dichiarato la risoluzione del contratto per inadempimento. I giudici di merito hanno però riconosciuto un inadempimento reciproco di entrambe le parti, ritenendo inefficace la diffida. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che la risoluzione del contratto per inadempimento tramite diffida non opera se anche la parte che la invia è gravemente inadempiente, applicando il principio "inadimplenti non est adimplendum". Il ricorso della Broadcaster è stato rigettato, confermando l'infondatezza della sua pretesa.
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Spese di acquisizione esproprio: il Comune non può scaricare errori sull’assegnatario
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso riguardante le spese di acquisizione esproprio di un'area destinata a case popolari. Un Comune aveva chiesto all'erede dell'assesegnatario il rimborso delle spese legali sostenute in un contenzioso con i proprietari espropriati. La Corte d'Appello aveva dato ragione al Comune. La Cassazione, invece, ha chiarito che l'assegnatario poteva contestare l'inadempimento del Comune come semplice difesa, senza dover proporre una domanda riconvenzionale. Ha così cassato la sentenza d'Appello, rinviando la causa per un nuovo giudizio. Questo ribadisce l'importanza del contraddittorio tra le parti.
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Spese di acquisizione esproprio: quando il Comune non può chiedere il rimborso
Il Comune ha chiesto a un'assegnataria di un alloggio il rimborso di maggiori spese di acquisizione esproprio, incluse le spese legali sostenute in cause contro i precedenti proprietari. La Corte d'Appello aveva dato ragione al Comune. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso dell'assegnataria. Ha stabilito che le spese legali derivanti da condotte non conformi dell'amministrazione non rientrano nelle "spese di acquisizione esproprio" rimborsabili. Ha anche chiarito che l'assegnataria poteva semplicemente eccepire l'inadempimento del Comune senza dover proporre una domanda riconvenzionale. La sentenza d'appello è stata cassata e la causa rinviata per un nuovo giudizio.
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Revocatoria fallimentare ed eccezione di inadempimento: prove
Un'azienda acquirente stipulava un accordo transattivo con un fornitore prima del suo fallimento, pagando una somma ridotta a causa di calzature difettose e ritardi. Successivamente, la curatela del fallimento chiedeva la revocatoria fallimentare dell'accordo per recuperare il credito residuo. L'azienda acquirente opponeva l'eccezione di inadempimento per la merce difettosa. I giudici di merito accoglievano la domanda della curatela, addebitando all'acquirente l'onere di provare i difetti. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione: in tema di revocatoria fallimentare ed eccezione di inadempimento, spetta al creditore dimostrare di aver adempiuto correttamente al contratto. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Compenso del professionista nel concordato: stop se il piano mente
Un consulente ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare in prededuzione del proprio credito per l'attività di assistenza prestata a una società nella redazione di un piano di concordato in continuità. Il Tribunale e successivamente la Corte di Cassazione hanno respinto la richiesta. Il professionista conosceva le condotte dannose dei precedenti amministratori, ma ha omesso di indicare nel piano i crediti risarcitori derivanti dalle relative azioni di responsabilità. Tale omissione ha reso inattendibile il piano economico presentato ai creditori. Il curatore fallimentare ha legittimamente eccepito l'inadempimento contrattuale del consulente, bloccando il compenso del professionista nel concordato per via della negligenza commessa e della conseguente inutilità dell'opera svolta rispetto alla regolazione della crisi.
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Eccezione di inadempimento: chi riceve il servizio deve pagare
L'Università ha richiesto a una Clinica Privata il rimborso delle indennità anticipate per il personale medico universitario operante presso la struttura, in base a un accordo pubblico-privato. La Clinica si è opposta sollevando l'eccezione di inadempimento, poiché l'Università aveva inviato medici con qualifiche inferiori rispetto a quelle concordate. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Clinica. La Corte ha stabilito che, nei contratti a esecuzione continuata, l'eccezione di inadempimento non può essere utilizzata per evitare il pagamento di prestazioni già ricevute e di cui si è concretamente beneficiato. Il rifiuto di pagare, in questo caso, contrasta con i principi di buona fede e correttezza. La Clinica è stata quindi condannata a rimborsare le somme dovute e a pagare le spese legali.
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Diritto di ritenzione: cantiere bloccato e risarcimento danni
Un ente pubblico ha sciolto un contratto di appalto per la costruzione di alloggi. L'impresa ha rifiutato di restituire il cantiere per oltre quattro anni, invocando il diritto di ritenzione a causa del mancato pagamento dei lavori svolti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'impresa, stabilendo che il diritto di ritenzione è una misura eccezionale non applicabile per analogia all'appaltatore che opera su suolo altrui. Inoltre, l'eccezione di inadempimento non giustifica il blocco della restituzione del cantiere dopo lo scioglimento del contratto, poiché la riconsegna è un effetto automatico della fine del rapporto e non una controprestazione. L'impresa è stata condannata a risarcire i danni per il ritardo.
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Compensazione giudiziale: no a crediti incerti contro banche
Una società di gestione crediti chiedeva l'ammissione al passivo del fallimento di un'azienda per saldi debitori di conto corrente. Il curatore si opponeva eccependo la concessione abusiva di credito e invocando la compensazione giudiziale con il danno derivante dal ritardato fallimento. Il Tribunale ammetteva il credito ignorando l'eccezione di inammissibilità della compensazione sollevata dalla creditrice. La Cassazione ha accolto il ricorso incidentale della società creditrice, stabilendo che la compensazione giudiziale non può essere pronunciata se il controcredito opposto è contestato e non è certo. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Eccezione d’inadempimento: la banca perde contro il fallimento
Un istituto di credito ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento di una società garante per un debito di conto corrente. Il curatore si è opposto sollevando un'eccezione d'inadempimento, poiché la banca aveva consentito a un dipendente infedele della debitrice principale di compiere operazioni non autorizzate. La delega presentata dalla banca era priva di data certa e quindi inopponibile al fallimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della banca, stabilendo che l'approvazione tacita degli estratti conto non impedisce di contestare la validità delle singole operazioni e non è opponibile al curatore, che agisce come terzo. Spetta alla banca dimostrare il corretto adempimento del contratto.
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Eccezione di inadempimento: i professionisti perdono il compenso
I Professionisti hanno chiesto l'ammissione al passivo di un'Azienda in amministrazione straordinaria per compensi professionali legati a un mandato di gruppo. L'Azienda ha sollevato l'eccezione di inadempimento, contestando la qualità delle prestazioni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei Professionisti, confermando che spetta al lavoratore autonomo dimostrare l'esatto adempimento del proprio incarico quando il cliente contesta l'attività. Inoltre, l'accordo con cui l'Azienda si era accollata in solido i debiti delle altre società del gruppo, senza previa autorizzazione del tribunale durante il concordato preventivo, è inefficace verso i creditori poiché costituisce un atto di straordinaria amministrazione per via della sproporzione tra il debito assunto e il beneficio diretto ottenuto.
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Clausola di manleva: la Cassazione ne limita l’efficacia
Una società di servizi ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro un'azienda committente per il pagamento di prestazioni eseguite. L'azienda si è opposta invocando una clausola di manleva che la esonerava dalle pretese dei dipendenti dell'appaltatrice. I giudici di merito hanno accolto l'opposizione basandosi sul solo testo letterale. La Cassazione ha invece accolto il ricorso della società di servizi, stabilendo che l'interpretazione del contratto non può limitarsi al significato letterale delle parole. La clausola di manleva deve essere interpretata indagando la comune intenzione delle parti e il loro comportamento complessivo, limitando la garanzia alle sole pretese dei lavoratori sorte durante l'esecuzione dell'appalto e legate alla responsabilità solidale, escludendo i crediti maturati successivamente.
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Eccezione di inadempimento: quando il Comune deve comunque pagare
Un'impresa appaltatrice ha chiesto il pagamento dei canoni per un servizio di risparmio energetico fornito a un ente locale. Quest'ultimo si è opposto, lamentando malfunzionamenti e sollevando l'eccezione di inadempimento per bloccare i pagamenti. La Corte d'Appello ha dato ragione all'ente locale basandosi solo su testimonianze di disservizi. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'impresa. I giudici hanno stabilito che, di fronte a un'eccezione di inadempimento, il magistrato non può limitarsi a verificare il disservizio. Deve compiere una valutazione comparativa dei comportamenti di entrambe le parti, misurando la gravità dei rispettivi inadempimenti e verificando il rispetto della buona fede. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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