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Art. 1455 Codice Civile

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650 provvedimenti

Recesso per inadempimento: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione analizza un caso di recesso per inadempimento da un contratto preliminare di vendita immobiliare. Una promittente venditrice aveva esercitato il recesso trattenendo la caparra, a seguito del ritardo della promissaria acquirente nel fissare la data per il rogito. La Corte ha cassato la decisione di merito, stabilendo che il giudice deve sempre effettuare una valutazione comparativa del comportamento di entrambe le parti e verificare la gravità effettiva dell'inadempimento, non potendo basare la decisione solo sul ritardo di una parte, specialmente se l'altra ha continuato a manifestare la volontà di concludere il contratto.
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Vizi dell’opera: appalto e tutele legali nel 2024
Un condominio cita in giudizio un'impresa per vizi dell'opera relativi a un impianto di termoregolazione. Il Tribunale rigetta la domanda di risoluzione del contratto, riqualificandola secondo la disciplina speciale dei vizi in materia di appalto. Poiché l'azione legale è stata intrapresa oltre il termine di prescrizione di due anni dalla consegna, la domanda viene respinta, condannando il condominio al pagamento delle spese legali.
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Interpretazione contratto: quando spetta il compenso?
Una società e una collaboratrice hanno disputato sul pagamento di un compenso fisso. La società sosteneva che il compenso fosse legato ai risultati di vendita, mentre la collaboratrice affermava che fosse dovuto per l'attività promozionale iniziale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che una plausibile interpretazione del contratto, basata sul suo tenore letterale, non è sindacabile in sede di legittimità. Il compenso è stato quindi ritenuto dovuto per l'attività promozionale svolta, indipendentemente dalla conclusione di contratti.
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Prescrizione risoluzione contratto: da quando decorre?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14019/2025, chiarisce un punto fondamentale sulla prescrizione della risoluzione del contratto di investimento. Dei risparmiatori avevano acquistato obbligazioni estere ad alto rischio, ma la banca intermediaria non aveva adempiuto ai propri obblighi informativi. La Suprema Corte ha stabilito che il termine di prescrizione decennale per l'azione di risoluzione decorre dal momento dell'esecuzione dell'ordine di acquisto, ovvero dal momento dell'inadempimento, e non dalla successiva data di default dei titoli. Questa pronuncia distingue nettamente l'azione di risoluzione da quella di risarcimento del danno, per la quale la prescrizione decorre dalla percezione del pregiudizio.
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Inadempimento contratto preliminare: recesso valido
Una società recede da un contratto preliminare a causa di una difformità catastale che le impedisce di ottenere un leasing finanziario. La Corte di Cassazione, riformando la decisione d'appello, stabilisce che l'inerzia del venditore nel sanare la situazione, pur conoscendo la necessità del finanziamento, costituisce un inadempimento del contratto preliminare di gravità tale da giustificare il recesso. La valutazione della gravità non può basarsi solo sulla facilità della sanatoria, ma deve considerare il principio di buona fede e l'impatto concreto sugli interessi dell'acquirente.
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Serietà inadempimento locazione: guida Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto di locazione commerciale per morosità, chiarendo i criteri per valutare la serietà inadempimento. A differenza delle locazioni abitative, il giudice deve considerare non solo l'importo non pagato (criterio oggettivo), ma anche il comportamento del conduttore (criterio soggettivo). Un pagamento tardivo, effettuato dopo l'avvio dell'azione legale, non è sufficiente a sanare un grave inadempimento pregresso.
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Contratto preliminare: rifiuto del rogito legittimo
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un promittente venditore, confermando che il rifiuto della promissaria acquirente di stipulare l'atto definitivo di compravendita era legittimo. La causa principale del mancato accordo è stata individuata nell'inadempimento del venditore, che non aveva fornito i certificati di agibilità e la documentazione attestante la regolarità urbanistica dell'immobile entro la data prevista per il rogito. La Corte ha stabilito che, di fronte a tale inadempienza, il rifiuto dell'acquirente è giustificato, rendendo irrilevanti altre circostanze, come la successiva regolarizzazione dei documenti o le presunte difficoltà dell'acquirente nell'ottenere un mutuo. Una volta avviata l'azione di risoluzione del contratto preliminare, la possibilità di un adempimento tardivo è preclusa.
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Accesso atti assicurativi: limiti e sospetto di frode
A seguito di un sinistro, un'automobilista richiede alla propria assicurazione l'accesso alla denuncia-querela presentata dall'altro conducente. La compagnia nega l'accesso sospettando una frode. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello, stabilendo che il diritto di accesso agli atti assicurativi può essere legittimamente negato se riguarda accertamenti su comportamenti fraudolenti, come previsto dall'art. 146 del Codice delle Assicurazioni. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché non contestava la specifica motivazione (ratio decidendi) della sentenza impugnata.
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Risoluzione giusta causa: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un agente contro la risoluzione per giusta causa del suo contratto. La decisione si fonda su vizi procedurali, come la violazione del principio della "doppia conforme" e la richiesta impropria di una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa alla Suprema Corte. La Corte ha ribadito che il ricorso deve essere specifico e non può limitarsi a chiedere un riesame del merito della controversia già decisa conformemente nei primi due gradi di giudizio.
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Recesso contratto preliminare: obbligo di verifica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio cruciale in tema di recesso contratto preliminare. Se il promittente venditore non mette il promissario acquirente nelle condizioni di effettuare una verifica finale sull'immobile prima del rogito, il recesso del venditore è illegittimo. In questo caso, il rifiuto dell'acquirente di procedere alla stipula è giustificato dal principio di buona fede e dall'eccezione di inadempimento, rendendolo la parte non inadempiente e legittimando il suo successivo recesso con richiesta del doppio della caparra.
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Responsabilità appaltatore: quando risponde dei vizi
Un'impresa edile ha citato in giudizio la committente per l'illegittima risoluzione di un contratto d'appalto, in seguito a problemi strutturali emersi in cantiere. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, dichiarando inammissibile il ricorso dell'impresa. È stata ribadita la piena responsabilità dell'appaltatore, che ha l'obbligo di verificare la bontà del progetto e segnalarne i vizi, non potendo invocare il concorso di colpa del committente o del progettista se non dimostra di aver agito come mero esecutore ("nudus minister").
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Giudicato interno: appello inammissibile se tardivo
L'appello di un comune in una controversia su un appalto pubblico è stato respinto. La Corte di Cassazione lo ha dichiarato inammissibile poiché le questioni sollevate erano coperte da un "giudicato interno", formatosi dopo che una precedente sentenza non definitiva sulla responsabilità non era stata impugnata con successo. Il caso evidenzia l'effetto preclusivo delle sentenze non definitive.
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Reconventio reconventionis: la domanda ammissibile
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti della 'reconventio reconventionis'. In un caso di contratto preliminare di vendita immobiliare non concluso, la richiesta di restituzione della caparra da parte dell'attore, formulata dopo la domanda riconvenzionale di risoluzione del convenuto, non costituisce una domanda nuova e tardiva, ma una legittima 'reconventio reconventionis', in quanto conseguenza diretta della domanda avversaria.
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Polizze Linked: Inammissibile il ricorso dell’impresa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una compagnia assicurativa relativo a polizze linked. La decisione si fonda su un vizio di procedura (mancato deposito della procura speciale) e sulla manifesta infondatezza dei motivi di ricorso, i quali non hanno adeguatamente contestato le ragioni giuridiche delle sentenze di merito che avevano sancito la risoluzione del contratto per inadempimento degli obblighi informativi dell'intermediario.
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Onere della prova inadempimento: chi deve provare?
Un'azienda di servizi non viene pagata dal cliente che lamenta l'inadempimento. La Cassazione chiarisce l'onere della prova inadempimento: una volta che il cliente contesta specificamente il servizio, spetta al fornitore dimostrare di aver adempiuto correttamente. Il ricorso è stato rigettato.
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Licenziamento giusta causa: note spese e Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento per giusta causa inflitto a una lavoratrice per aver richiesto rimborsi spesa per tragitti non lavorativi e in eccesso rispetto agli accordi. La Corte ha ritenuto la contestazione disciplinare tempestiva e ha giudicato inammissibile la richiesta di rivalutare la gravità dei fatti, confermando la rottura del vincolo fiduciario.
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Ricorso per cassazione: motivi e inammissibilità
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso per cassazione in un caso di appalti pubblici. Un'impresa edile ha impugnato la sentenza che la vedeva soccombente contro un Comune. La Corte ha dichiarato inammissibili la maggior parte dei motivi perché volti a un riesame dei fatti, vietato in sede di legittimità. Ha però accolto il motivo relativo all'omessa pronuncia del giudice d'appello su un'eccezione di compensazione, cassando la sentenza su quel punto e rinviando la causa per una nuova decisione.
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Specificità appello: Cassazione annulla inammissibilità
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che aveva dichiarato inammissibile l'impugnazione di un ex amministratore di condominio per presunta carenza di specificità. Il caso riguardava una richiesta di pagamento per compensi non corrisposti. La Cassazione ha stabilito che i motivi d'appello erano sufficientemente chiari e che la Corte territoriale aveva erroneamente confuso una valutazione sul merito con un vizio di ammissibilità, violando il principio della specificità appello e il diritto a un giusto processo. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Inadempimento e prove tardive: la Cassazione decide
Una società nel settore della cantieristica navale è stata condannata a saldare il prezzo di macchinari industriali, nonostante avesse lamentato difetti e ritardi. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, giudicando inammissibili i motivi di impugnazione, tra cui la contestazione sull'utilizzo di prove tardive, poiché non sollevati nel corretto grado di giudizio. La decisione sottolinea il rigore delle regole processuali e l'importanza di contestare tempestivamente ogni vizio del procedimento.
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Licenziamento sproporzionato per rimborso spese errato
Una lavoratrice è stata licenziata per aver richiesto un rimborso spese parzialmente non dovuto di circa 266 euro tramite un portale aziendale. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello, definendolo un licenziamento sproporzionato. La Suprema Corte ha stabilito che una richiesta irregolare, processata attraverso un sistema aziendale che prevede controlli, non può essere assimilata al furto e la sanzione deve essere proporzionata alla reale gravità del fatto.
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