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Art. 1453 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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544 provvedimenti

Altri anni per Art. 1453 Codice Civile

Responsabilità appaltatore: quando risponde dei vizi?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5934/2024, chiarisce i confini della responsabilità appaltatore in un contratto di costruzione. Il caso riguarda una committente che ha citato in giudizio sia l'impresa edile sia il progettista per gravi difetti emersi durante i lavori di demolizione e ricostruzione. La Corte ha stabilito che l'appaltatore è responsabile non solo per i vizi di esecuzione, ma anche per non aver rilevato e segnalato gli errori presenti nel progetto. Se l'opera non viene completata, si applicano le norme generali sull'inadempimento contrattuale e non quelle specifiche sulla garanzia per i vizi. Infine, il giudice può compensare d'ufficio il credito dell'appaltatore per i lavori svolti con il debito per il risarcimento dei danni causati alla committente.
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Irregolarità urbanistiche: quando si può risolvere?
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto preliminare a causa di gravi irregolarità urbanistiche dell'immobile. La Suprema Corte ha stabilito che l'inadempimento del venditore, che non ha garantito la conformità del bene, è sufficientemente grave da legittimare la richiesta del compratore di sciogliere il contratto e ottenere la restituzione della caparra. L'analisi del giudice può estendersi a tutte le difformità, anche se non specificamente elencate nell'atto iniziale, poiché l'oggetto della domanda è la conformità complessiva dell'immobile.
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Aliud pro alio: la prova del bene difettoso
Un'azienda agricola si opponeva al pagamento di una fornitura di mangime, sostenendo che fosse talmente difettoso da configurare una vendita 'aliud pro alio', avendo causato la morte del bestiame per avvelenamento da rame. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fornitore, confermando la legittimità dell'uso di un Accertamento Tecnico Preventivo (ATP) svolto in un'altra sede come prova e la possibilità per l'acquirente di modificare la propria domanda in corso di causa.
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Inadempimento contratto preliminare: la gravità
Un'acquirente ha chiesto la risoluzione di un contratto preliminare immobiliare poiché il venditore non ha cancellato un'ipoteca e non si è presentato al rogito. La Corte d'Appello ha accolto la domanda. La Corte di Cassazione, con ordinanza 5843/2024, ha cassato la decisione, stabilendo che per la risoluzione per inadempimento del contratto preliminare, il giudice deve esplicitamente valutare la gravità della violazione, considerando la condotta reciproca delle parti e l'impatto sull'equilibrio contrattuale. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Risoluzione contratto caparra: non cumulabili
Una società costruttrice non consegnava un immobile nei tempi pattuiti. L'acquirente ha richiesto la risoluzione del contratto preliminare e il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale sulla relazione tra risoluzione contratto caparra: il promissario acquirente non può chiedere contemporaneamente la risoluzione giudiziale con risarcimento del danno e il pagamento del doppio della caparra confirmatoria. Questi due rimedi sono alternativi e non cumulabili, poiché la caparra ha già una funzione di liquidazione forfettaria del danno. La sentenza d'appello, che aveva concesso entrambi, è stata quindi parzialmente cassata.
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Aliud pro alio: quando i vizi rendono l’immobile invivibile
Un'acquirente ha citato in giudizio i venditori di un appartamento, sostenendo una vendita di 'aliud pro alio' a causa di gravi difetti strutturali emersi anni dopo l'acquisto, che hanno reso l'immobile inagibile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei tribunali di merito. Ha stabilito che l'acquirente non è riuscita a dimostrare che il bene fosse radicalmente diverso da quello pattuito al momento della compravendita, poiché alcuni difetti erano già noti e i problemi più gravi si sono manifestati in seguito. Di conseguenza, la richiesta basata sull'aliud pro alio è stata rigettata.
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Rescissione per lesione: prova dello stato di bisogno
Una società di costruzioni ha richiesto la rescissione per lesione di un contratto d'appalto, sostenendo di averlo concluso in stato di bisogno. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei gradi inferiori. La Corte ha sottolineato che per la rescissione per lesione è necessario fornire una prova concreta sia della propria difficoltà economica sia del fatto che la controparte ne abbia consapevolmente approfittato. Una singola testimonianza, ritenuta inattendibile, non è considerata sufficiente. La sentenza chiarisce anche che la mancata produzione di un documento originale in un procedimento per falso non ne preclude automaticamente l'uso in copia nella causa principale. Di conseguenza, il contratto è stato ritenuto valido e le pretese dell'appaltatore respinte.
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Caparra confirmatoria: se è l’intero prezzo non vale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28700/2025, ha stabilito un principio fondamentale in materia di contratti preliminari di compravendita immobiliare. Se l'acquirente versa l'intero prezzo pattuito, tale somma non può essere qualificata come caparra confirmatoria, anche se il contratto la definisce tale. Di conseguenza, il venditore non può esercitare il diritto di recesso per un inadempimento di lieve importanza (come il mancato pagamento di spese per migliorie), ma deve agire con gli strumenti ordinari. La Corte ha cassato la decisione precedente, affermando che l'adempimento totale dell'obbligazione principale esclude la funzione tipica della caparra.
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Vizi immobile: l’acquirente può scegliere il rimedio
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4245/2024, stabilisce un principio fondamentale in materia di compravendita immobiliare. Anche in presenza di vizi immobile talmente gravi da renderlo inidoneo all'uso, l'acquirente non è obbligato a chiedere la risoluzione del contratto. Al contrario, conserva il diritto di scegliere il rimedio a lui più congeniale, come la riduzione del prezzo (azione estimatoria), per mantenere la proprietà del bene. La scelta della tutela spetta alla parte lesa, non può essere imposta dalle circostanze o dalla gravità dell'inadempimento della controparte.
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Inadempimento contratto preliminare: quando è grave?
Un promissario acquirente chiede la risoluzione per inadempimento del contratto preliminare di un immobile in costruzione a causa del ritardo nella consegna. La Cassazione conferma la decisione d'appello, negando la risoluzione perché il termine non era essenziale e l'inadempimento della società venditrice non era di grave importanza.
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Valutazione delle prove in Cassazione: i limiti
Una società fornitrice di enzimi alimentari ottiene un decreto ingiuntivo contro una società acquirente per il mancato pagamento di una fornitura. L'acquirente si oppone, lamentando l'inadempimento della fornitrice. Dopo aver perso in primo grado e in appello, la società acquirente ricorre in Cassazione. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, sottolineando che non è possibile contestare in sede di legittimità la valutazione delle prove effettuata dal giudice di merito, se non per specifici vizi di legge. Il caso evidenzia i rigorosi limiti procedurali del giudizio di Cassazione.
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Limiti dell’appello: la Cassazione e l’ultra petizione
Una controversia su un contratto di fornitura di olio porta la Cassazione a ribadire i limiti dell'appello. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che aveva attribuito la colpa della risoluzione a una parte diversa, basandosi su motivi non specificamente sollevati dall'appellante. La decisione sottolinea che il giudice d'appello non può estendere la propria indagine oltre le questioni devolute con i motivi di gravame, altrimenti incorre nel vizio di ultra petizione.
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Clausola risolutiva: quando è valida e opera?
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di risoluzione di un contratto preliminare di compravendita immobiliare. La sentenza chiarisce che, in presenza di una clausola risolutiva espressa, la risoluzione del contratto avviene automaticamente a seguito dell'inadempimento e della dichiarazione della parte di volersene avvalere, senza che il giudice possa valutare la gravità dell'inadempimento stesso. La Corte ha inoltre respinto le accuse di usura relative all'aumento del prezzo e ha dichiarato inammissibili le censure relative a una decisione non definitiva del giudice d'appello.
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Obbligo informativo consulente: la Cassazione decide
Una società di consulenza è stata citata in giudizio da una fondazione per un presunto inadempimento del suo obbligo informativo riguardo la rischiosità della vendita di un credito. La Corte d'Appello aveva condannato la società, ritenendo che non avesse adeguatamente avvisato il cliente dei pericoli. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3367/2024, ha annullato tale decisione. Ha stabilito che la Corte d'Appello ha errato nel non considerare una comunicazione scritta in cui il consulente informava esplicitamente la fondazione delle incertezze e dei rischi dell'operazione, cassando la sentenza e rinviando il caso per un nuovo esame.
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Responsabilità precontrattuale: vendita di suolo inquinato
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rimesso alle Sezioni Unite una complessa questione di responsabilità precontrattuale e giurisdizione. Il caso riguarda un Comune che ha ceduto a delle imprese edili un terreno poi rivelatosi gravemente inquinato e non edificabile. Le imprese hanno agito per il risarcimento dei danni, ma la Corte d'Appello ha escluso la colpa del Comune. In Cassazione, è emersa una cruciale questione sulla competenza del giudice ordinario o amministrativo, data la natura degli accordi urbanistici alla base della cessione.
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Onere della prova: senza documenti niente saldo
Una società di servizi, dopo aver eseguito delle prestazioni per un Ente Pubblico e aver ricevuto il 90% del compenso, ha richiesto in giudizio il saldo del 10%. La Corte di Cassazione ha respinto la domanda, sottolineando il principio dell'onere della prova. La società non è riuscita a dimostrare, tramite la documentazione specifica richiesta dal contratto (rendiconti dettagliati e fatture), di avere diritto al pagamento finale, rendendo la sua pretesa infondata.
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Buona fede contrattuale: rifiutare la riparazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3184 del 2024, ha stabilito che l'acquirente di un macchinario difettoso viola il principio di buona fede contrattuale se rifiuta l'offerta del venditore di sostituire la componente difettosa, qualora tale soluzione sia idonea a risolvere il problema senza un apprezzabile sacrificio. Tale rifiuto ingiustificato impedisce di considerare inadempiente il venditore. La Corte ha inoltre chiarito che i vizi procedurali relativi a consulenze tecniche svolte all'estero senza rogatoria internazionale costituiscono una nullità relativa, sanabile se non eccepita tempestivamente.
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Cessione d’azienda: canna fumaria non a norma
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione di un contratto di cessione d'azienda avente ad oggetto un'attività di ristorazione. La non conformità della canna fumaria è stata ritenuta un inadempimento grave, poiché incide su una qualità essenziale per l'esercizio dell'attività. La responsabilità del venditore sussiste anche se l'acquirente ha effettuato sopralluoghi, in virtù del dovere di buona fede. Le successive modifiche apportate dall'acquirente non eliminano la gravità dell'inadempimento originario.
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Contratto preliminare nullo senza dati immobile
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello, dichiarando nullo un contratto preliminare di compravendita. La causa della nullità risiede nella mancata identificazione specifica dell'immobile, essendo stati indicati solo la via e il numero civico di un edificio con più appartamenti. La Corte ha chiarito che, per la validità del contratto, l'oggetto deve essere determinato o almeno determinabile in modo inequivocabile, cosa non avvenuta nel caso di specie, anche a causa della mancata produzione di una precedente scrittura privata a cui si faceva riferimento.
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Vendita aliud pro alio: onere della prova del difetto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso degli eredi di un acquirente di un autocaravan, risultato avere il telaio contraffatto. La Corte ha confermato la decisione d'appello, sottolineando che, in un caso di vendita aliud pro alio, l'onere di provare che il bene venduto era effettivamente quello difettoso ricade sull'acquirente. La mancata fornitura di tale prova ha portato al rigetto della domanda di risarcimento danni.
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