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Art. 1453 Codice Civile — Anno 2026

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161 provvedimenti

Altri anni per Art. 1453 Codice Civile

Risoluzione del contratto d’opera: guida legale
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso relativo alla risoluzione del contratto d'opera tra un professionista e un committente. La Corte ha stabilito che i documenti prodotti tramite una consulenza tecnica nulla rimangono acquisiti al processo. Inoltre, ha confermato che la domanda di risoluzione del contratto d'opera può essere introdotta nel corso del giudizio anche se inizialmente era stato chiesto solo il risarcimento dei danni.
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Mancanza qualità promesse: risoluzione del preliminare
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto preliminare di vendita immobiliare per mancanza di qualità promesse. I venditori avevano garantito che due fondi fossero confinanti, mentre in realtà erano separati da una particella di terzi. Secondo la Corte, tale difformità costituisce un grave inadempimento che legittima l'acquirente a sciogliere il contratto e a ottenere la restituzione dell'acconto e il pagamento di una penale.
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Disconoscimento scrittura privata: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso in un caso di restituzione di una somma versata per la cessione di un contratto preliminare. La Corte ha stabilito che il disconoscimento della scrittura privata prodotta in copia deve essere specifico e non generico. Inoltre, ha chiarito che non sussiste litisconsorzio necessario nei confronti degli eredi a cui il testamento non attribuiva alcun diritto relativo alla causa, specialmente in presenza di una divisione testamentaria accettata da tutti.
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Inadempimento obblighi informativi: risoluzione contratto
Un istituto di credito ha impugnato una decisione che aveva sancito la risoluzione di un contratto di investimento a causa dell'inadempimento degli obblighi informativi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che una grave violazione dei doveri informativi giustifica la risoluzione contrattuale, distinguendola nettamente dall'azione di risarcimento del danno, per la quale è invece necessario provare il nesso causale.
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Risoluzione contratto appalto: prova dei vizi e oneri
Una recente sentenza della Cassazione chiarisce i criteri per la risoluzione contratto appalto per gravi vizi. Il caso riguardava lavori di isolamento difettosi. La Corte ha confermato la risoluzione del contratto a sfavore dell'appaltatore, basandosi sulle prove testimoniali e sulla mancata comparizione della parte, ritenendo non necessaria una consulenza tecnica d'ufficio (CTU) data la rimozione dell'opera viziata. La decisione sottolinea l'ampio potere del giudice di merito nella valutazione delle prove.
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Mutatio libelli: quando la domanda non si può cambiare
Una società costruttrice ha inizialmente richiesto l'esecuzione di un contratto preliminare. In seguito, ha modificato la domanda chiedendo la risoluzione del contratto per un diniego edilizio. La Cassazione ha confermato che si trattava di una mutatio libelli inammissibile, in quanto basata su fatti nuovi e una diversa causa petendi, respingendo così il ricorso.
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Decadenza aggiudicazione: quando si perde il bene?
Una società, dopo essersi aggiudicata un'azienda in un'asta fallimentare, è stata dichiarata decaduta per non essersi presentata alla firma del contratto di cessione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della società. Il motivo principale è che i motivi di ricorso non contestavano la reale ragione della decisione del tribunale (la mancata stipula come previsto dal bando), ma sollevavano questioni non pertinenti. La sentenza sottolinea l'importanza di rispettare la 'lex specialis' del bando di gara per evitare la decadenza dall'aggiudicazione.
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Clausola decadenza assicurazione: nullità e buona fede
Un professionista, citato in giudizio per un errore di progettazione, si vede negare la copertura dalla propria assicurazione a causa di una clausola decadenza assicurazione, attivata da una sua ammissione di responsabilità. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, non decide il caso ma solleva d'ufficio dubbi sulla validità di tale clausola, ipotizzandone la nullità per contrasto con i principi di buona fede e per la sua dubbia utilità a tutela dell'assicuratore. La causa è stata rinviata per permettere alle parti di discutere queste nuove questioni di diritto.
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Contratto swap: la Cassazione e l’alea razionale
La Corte di Cassazione si pronuncia sulla validità di un contratto swap (IRS), rigettando il ricorso di una società agricola contro un istituto di credito. La Corte chiarisce che la validità di un contratto swap si fonda sul concetto di 'alea razionale', ovvero sulla consapevolezza del rischio da parte dell'investitore. Anche in assenza di scenari probabilistici espliciti, il contratto è valido se il cliente ha ricevuto informazioni sufficienti a comprendere la rischiosità dell'operazione, come la classe di rischio e il potenziale range di perdita. Le lievi discrasie tra il derivato e il finanziamento sottostante non sono state ritenute sufficienti a invalidare la sua funzione di copertura.
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Certificato di agibilità: quando il recesso è legittimo
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso di un promissario acquirente da un contratto preliminare di compravendita. La causa del recesso era la mancata consegna del certificato di agibilità da parte dei promittenti venditori entro la data del rogito. La Corte ha stabilito che tale mancanza, unita all'assenza dei requisiti sostanziali per ottenere il certificato, costituisce un inadempimento di grave importanza che giustifica la risoluzione del contratto e la richiesta di restituzione del doppio della caparra.
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Garanzia vizi subappalto: quando agire contro di lui
Una società subappaltatrice ottiene un'ingiunzione di pagamento per lavori di tinteggiatura. La società appaltatrice si oppone, lamentando gravi difetti nell'opera. La Corte di Cassazione, con questa ordinanza, chiarisce i principi della garanzia vizi subappalto, affermando che l'appaltatore ha il diritto di agire contro il subappaltatore non appena il committente principale contesta i lavori, senza dover attendere un'azione legale. La Corte sottolinea inoltre che la fattura non è prova sufficiente del credito e che le eccezioni respinte in primo grado devono essere riproposte con appello incidentale.
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Risoluzione parziale del contratto: la Cassazione
In un caso di permuta immobiliare parzialmente inadempiuta, la Corte di Cassazione ha chiarito che è ammissibile la domanda di risoluzione parziale del contratto con risarcimento del danno. La Corte ha riformato la decisione d'appello, affermando che il giudice di primo grado non era incorso in ultrapetizione nel convertire la domanda di adempimento in una di risarcimento per equivalente, data l'impossibilità di trasferire gli immobili. La domanda di risarcimento era implicitamente collegata alla risoluzione della parte inadempiuta del contratto.
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Falsus procurator: contratto inefficace, non nullo
La Corte di Cassazione chiarisce la natura del contratto stipulato dal 'falsus procurator' (rappresentante senza poteri). Il contratto non è nullo, ma solo temporaneamente inefficace e può essere sanato con la ratifica del vero proprietario. In caso di successiva risoluzione per inadempimento del promissario acquirente, quest'ultimo, avendo avuto la detenzione anticipata del bene, è tenuto alla restituzione e al pagamento di un'indennità per l'occupazione. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la detenzione non si era mai trasformata in possesso utile per l'usucapione.
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Inadempimento contratto preliminare: il caso risolto
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto preliminare di compravendita immobiliare a causa del grave inadempimento della società promittente venditrice. Quest'ultima aveva omesso di dichiarare all'ente pubblico acquirente l'esistenza di un pignoramento gravante sull'immobile. La Corte ha ritenuto tale omissione un fatto decisivo che giustifica l'inadempimento contratto preliminare, poiché il vincolo sottraeva la disponibilità del bene, rendendo impossibile la realizzazione del progetto per cui l'ente lo stava acquistando.
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Licenziamento a non domino: le tutele per il lavoratore
Un lavoratore, formalmente dipendente di una società cooperativa ma di fatto impiegato presso un consorzio, viene licenziato dal datore di lavoro formale. La Corte di Cassazione ha qualificato l'atto come 'licenziamento a non domino', ovvero un licenziamento proveniente da un soggetto non legittimato, rendendolo giuridicamente inesistente. Di conseguenza, il rapporto di lavoro con il datore di lavoro effettivo (il consorzio) non si è mai interrotto. La Corte chiarisce che in questi casi non si applicano le tutele specifiche dell'art. 18 (reintegrazione), ma le tutele di diritto comune, come il risarcimento del danno per la mancata prestazione lavorativa.
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Clausola di solidarietà successiva: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito la validità della clausola di solidarietà successiva inserita nei contratti di garanzia. Un'erede si era opposta al pagamento di un debito garantito dalla madre, sostenendo la nullità della clausola che estendeva la responsabilità solidale agli eredi. La Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che tale pattuizione non costituisce un patto successorio vietato. Gli eredi, infatti, non sono vincolati in modo assoluto, ma conservano la facoltà di tutelarsi rinunciando all'eredità o accettandola con beneficio di inventario.
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Annullamento contratto opera d’arte: la guida completa
La Corte di Cassazione conferma l'annullamento di un contratto di compravendita di un'opera d'arte a causa di un errore sull'autenticità, ritenuto bilaterale e essenziale. La sentenza chiarisce che l'azione di annullamento contratto opera d'arte è ammissibile anche in presenza di una garanzia di autenticità e che il termine di prescrizione di cinque anni decorre non dall'acquisto, ma dalla scoperta effettiva dell'errore, ovvero dalla presa di coscienza della mancanza di certezza sulla paternità dell'opera.
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Improcedibilità ricorso cassazione: ecco le regole
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità di un ricorso relativo a un contratto preliminare per la cessione di quote societarie. La decisione si fonda su un vizio di forma: la parte ricorrente non ha depositato, nei termini di legge, la copia autentica della sentenza impugnata con la relativa relata di notifica. Questo errore ha impedito alla Corte di verificare la tempestività dell'appello, determinando l'improcedibilità del ricorso in cassazione e la condanna della parte ricorrente al pagamento di spese e sanzioni.
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Estinzione del processo: rinuncia al ricorso in Cassazione
Una società appaltatrice ricorre in Cassazione contro una sentenza d'appello che la vedeva soccombente in una causa per inadempimento contrattuale. Successivamente, la stessa società rinuncia al ricorso con l'adesione della controparte. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del processo, chiarendo che in tali casi non si provvede sulle spese di lite e non si applica l'obbligo del versamento del doppio contributo unificato.
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Titolo esecutivo complesso: la Cassazione nega la validità
Una banca internazionale, creditrice di una società in concordato, ha cercato di ottenere la consegna di azioni in base a un titolo esecutivo complesso, formato da una sentenza straniera di condanna al pagamento e dalla sentenza italiana di omologa del concordato. La Corte di Cassazione ha rigettato questa tesi, stabilendo che i due provvedimenti non possono essere combinati per creare un titolo esecutivo per una prestazione (consegna di azioni) diversa da quella originaria (pagamento di una somma). La Corte ha accolto l'opposizione della società, dichiarando l'inesistenza del diritto della banca a procedere esecutivamente in tal senso.
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