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Art. 143 Codice Civile

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80 provvedimenti

Danno da perdita parentale: la liquidazione equitativa
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Corte d'Appello che aveva confermato un risarcimento per la famiglia di una vittima di un incidente stradale. La Suprema Corte ha stabilito che la liquidazione del danno da perdita parentale non può basarsi su una generica valutazione di "congruità", ma deve seguire criteri precisi, come le tabelle a punti, e deve essere supportata da una motivazione dettagliata che spieghi come si è giunti alla quantificazione del risarcimento per ciascun congiunto.
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Arricchimento senza causa: quando non è esperibile
La Corte d'Appello di Ancona ha respinto la richiesta di un ex convivente basata sull'azione di arricchimento senza causa. La Corte ha stabilito che tale azione non è ammissibile quando esistono altri rimedi legali specifici per recuperare le somme versate, come l'azione di regresso per le rate del mutuo cointestato o l'azione di adempimento per un prestito. La decisione sottolinea il carattere sussidiario dell'azione di arricchimento, che può essere utilizzata solo come ultima risorsa.
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Fondo patrimoniale: l’onere della prova del creditore
La Cassazione chiarisce i criteri per l'aggressione del fondo patrimoniale. Sebbene il coniuge non debitore sia sempre parte necessaria in causa e l'atto di costituzione sia gratuito, la Corte accoglie il ricorso su un punto cruciale: l'onere della prova. Il debitore deve dimostrare che il creditore era consapevole che il debito era estraneo ai bisogni familiari. La sentenza di merito è cassata per non aver applicato questo principio in modo concreto, basandosi su un'analisi solo formale.
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Responsabilità solidale coniuge: il debito non si estende
Una madre concede un prestito al figlio e alla nuora per l'acquisto della casa familiare. A seguito della separazione della coppia, la madre chiede la restituzione della somma a entrambi. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, esclude la responsabilità solidale del coniuge che non ha contratto direttamente il debito. Viene chiarito che, anche in regime di comunione dei beni, il debito contratto da un solo coniuge per bisogni familiari non rende automaticamente l'altro coniuge un debitore solidale. Il creditore deve provare condizioni specifiche per poter agire contro il coniuge non stipulante.
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Fondo patrimoniale: debiti d’impresa e onere prova
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32146/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di fondo patrimoniale. Ha chiarito che i debiti contratti nell'esercizio di un'attività d'impresa o professionale si presumono, di norma, finalizzati a soddisfare i bisogni della famiglia. Di conseguenza, spetta al debitore che intende proteggere i beni del fondo dimostrare non solo che il debito era estraneo a tali bisogni, ma anche che il creditore ne era consapevole. La Corte ha così cassato la decisione d'appello che, erroneamente, aveva presunto il contrario, ribaltando l'onere della prova a carico del creditore.
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Onere della prova: domanda generica e non contestazione
La Corte di Cassazione chiarisce che il principio di non contestazione non solleva una parte dall'onere della prova se la sua domanda iniziale è formulata in modo generico e non circostanziato. In un caso tra ex coniugi per la restituzione di somme di denaro e beni personali, la Corte ha rigettato il ricorso dell'ex marito la cui domanda riconvenzionale era priva di specifiche allegazioni, rendendo legittima la contestazione generale della controparte e confermando la sua condanna alla restituzione delle somme richieste dall'ex moglie.
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Esenzione IMU coniugi: residenze diverse possibili
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10973/2025, ha stabilito un principio fondamentale sull'esenzione IMU coniugi per l'anno 2012. La Corte ha accolto il ricorso di un contribuente a cui era stata negata l'agevolazione per l'abitazione principale perché la moglie risiedeva in un altro immobile. La decisione si basa sul principio di irretroattività della legge tributaria: nel 2012, la norma non richiedeva la residenza dell'intero nucleo familiare, ma solo quella del possessore dell'immobile. Pertanto, se i coniugi hanno residenze diverse, entrambi possono avere diritto all'esenzione.
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Esenzione IMU coniugi e residenza diversa: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 10217/2025, ha accolto il ricorso di un contribuente riguardo all'esenzione IMU per la prima casa. Il caso riguardava due coniugi con residenze anagrafiche in comuni diversi. Richiamando la sentenza della Corte Costituzionale n. 209/2022, la Cassazione ha stabilito che la diversa residenza dei coniugi non preclude il diritto all'esenzione, a condizione che ciascuno dimori abitualmente nell'immobile dichiarato come abitazione principale. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Esenzione IMU coniugi: residenze diverse non contano
Un contribuente si è visto negare l'esenzione IMU sulla prima casa perché la moglie risiedeva in un altro Comune. La Corte di Cassazione, applicando una rivoluzionaria sentenza della Corte Costituzionale, ha stabilito che per l'esenzione IMU coniugi conta solo la residenza del proprietario dell'immobile, non quella dell'intero nucleo familiare. La sentenza precedente è stata annullata e il caso dovrà essere riesaminato.
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Esenzione IMU coniugi: basta la residenza del possessore
Un contribuente si è visto negare l'esenzione IMU sulla sua abitazione principale perché la moglie risiedeva in un altro Comune. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, basandosi su una sentenza della Corte Costituzionale. È stato chiarito che per l'esenzione IMU coniugi è sufficiente che il possessore dell'immobile vi abbia la propria residenza anagrafica e dimora abituale, a prescindere da dove risieda il coniuge. La causa è stata rinviata al giudice di secondo grado per verificare la sussistenza del requisito della dimora abituale del contribuente.
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Notifica liquidazione giudiziale: PEC e sede legale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26370/2025, ha rigettato il ricorso dell'ex liquidatore di una S.r.l. avverso la dichiarazione di liquidazione giudiziale. La Corte ha confermato due principi fondamentali: primo, per richiedere la liquidazione non serve un credito accertato con sentenza definitiva, ma è sufficiente una valutazione sommaria del giudice; secondo, la notifica liquidazione giudiziale è valida se eseguita all'indirizzo PEC della società, anche se cancellata dal registro imprese, poiché l'imprenditore ha l'obbligo di mantenerlo attivo per un anno.
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Riempimento contra pacta: firma in bianco e debito
Un ex coniuge chiede il rimborso per le spese di ristrutturazione della casa familiare basandosi su un documento firmato dalla controparte. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici d'appello, invalidando il documento perché si trattava di un foglio firmato in bianco e riempito in modo difforme dagli accordi presi (riempimento contra pacta). La Corte ha ritenuto che tale documento non costituisse una valida ricognizione di debito e ha respinto il ricorso, sottolineando che le prove presentate non potevano essere considerate come una confessione.
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Esenzione IMU casa coniugale: serve la residenza
Un comune ha emesso un avviso di accertamento IMU/TASI a una contribuente a cui era stata assegnata la casa coniugale, ma che risiedeva altrove. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione di merito, ha stabilito che per beneficiare dell'esenzione IMU casa coniugale sono indispensabili sia la residenza anagrafica sia la dimora abituale nell'immobile. Il solo provvedimento di assegnazione del giudice non è sufficiente a garantire l'agevolazione fiscale.
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Costruzione su suolo del coniuge: il lavoro casalingo
Una coppia costruisce la casa familiare sul terreno di proprietà esclusiva di uno dei due. Al momento della separazione, la Corte d'Appello nega al coniuge non proprietario il rimborso per i contributi non monetari. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, rimette la questione a una pubblica udienza, ritenendo di particolare rilevanza stabilire se il lavoro casalingo e i sacrifici familiari possano essere considerati una valida prova del contributo nella costruzione su suolo del coniuge, aprendo a una valutazione più ampia rispetto ai soli esborsi economici.
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Bancarotta impropria: quando lo sviamento è reato
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di misura cautelare per reati fallimentari, chiarendo la distinzione tra bancarotta per distrazione e bancarotta impropria. Il caso riguardava un dirigente accusato di aver partecipato a un sistematico sviamento di commesse da una società sottoposta a sequestro verso altre imprese, causandone il dissesto. La Corte ha stabilito che sottrarre future opportunità commerciali non costituisce 'distrazione' di beni esistenti, ma può integrare il diverso reato di bancarotta impropria da operazioni dolose se tale condotta provoca il fallimento della società. Il giudizio è stato rinviato per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Arricchimento senza causa: i limiti dei doveri coniugali
Un ex marito ha agito per arricchimento senza causa dopo aver contribuito all'acquisto di un immobile intestato esclusivamente all'ex moglie e concesso in uso ai genitori di lei. La Corte d'Appello aveva respinto la domanda, considerandola un dovere coniugale. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che le esigenze abitative dei suoceri non rientrano nei 'bisogni della famiglia', configurando quindi un arricchimento senza causa per la moglie. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Errore di fatto Cassazione: il conto cointestato
Una controversia tra coniugi su un conto cointestato approda in Cassazione. La moglie chiede la revocazione di una precedente ordinanza, lamentando un errore di fatto. Sosteneva che la Corte avesse erroneamente affermato che la dimensione familiare della lite non fosse mai stata discussa nei gradi precedenti. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo la distinzione tra errore di fatto (una svista materiale) ed errore di giudizio (una valutazione errata). Poiché la questione riguardava l'interpretazione degli atti processuali, non si configurava un errore di fatto, ma un insindacabile errore di valutazione.
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Proprietà casa coniugale su suolo esclusivo: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la proprietà della casa coniugale, costruita in regime di comunione legale su un terreno di proprietà esclusiva di un solo coniuge, appartiene interamente a quest'ultimo per il principio di accessione. Il coniuge non proprietario non acquista una quota dell'immobile, ma ha solo diritto a un rimborso per le spese sostenute per la costruzione, a condizione di fornirne rigorosa prova. Nel caso specifico, la domanda di rimborso è stata respinta per mancanza di prova del contributo economico.
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Responsabilità solidale ATI: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione esamina il caso di un architetto, membro di un'Associazione Temporanea di Imprese (ATI), ritenuto responsabile per l'inadempimento della società capogruppo in un appalto pubblico. L'ordinanza conferma la vigenza della responsabilità solidale tra i membri dell'ATI e chiarisce che un bene in un fondo patrimoniale può essere pignorato per debiti professionali se il debitore non prova la loro estraneità ai bisogni familiari. La Corte rigetta il ricorso del professionista, consolidando principi chiave in materia di appalti e tutele patrimoniali.
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Rimborso spese coniuge: no se per la casa familiare
Un ex marito ha richiesto il rimborso delle spese sostenute per la ristrutturazione della casa familiare, di proprietà esclusiva della ex moglie. Il Tribunale ha respinto la domanda, stabilendo che tali esborsi rientrano nei doveri di contribuzione ai bisogni della famiglia e, in assenza di un accordo specifico, non sono rimborsabili dopo la separazione. La decisione si fonda sul principio di solidarietà che governa i rapporti matrimoniali.
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