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Art. 1419 Codice Civile — Anno 2023

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106 provvedimenti

Altri anni per Art. 1419 Codice Civile

Indebito oggettivo: restituzione stipendi PA
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recupero di somme versate dalla Pubblica Amministrazione a una lavoratrice in assenza di un valido contratto di lavoro. Il caso configura un'ipotesi di indebito oggettivo, poiché la prestazione lavorativa era stata inserita nei sistemi informatici ministeriali tramite un'azione manipolativa e delittuosa, senza che vi fosse una reale volontà dell'ente di instaurare un rapporto. La Corte ha chiarito che, in mancanza di un accordo tra le parti, il pagamento delle retribuzioni non è giustificato e deve essere restituito.
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Nullità parziale e investimenti: la guida legale
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un'investitrice che chiedeva l'annullamento di un acquisto di titoli finanziari a causa della falsità della firma su un allegato contrattuale. La Corte ha chiarito che la **nullità parziale** di un documento integrativo non comporta automaticamente la nullità dell'intero contratto quadro, a meno che l'interessato non provi che tale clausola fosse essenziale per il consenso. Inoltre, sono state dichiarate inammissibili le doglianze sulla forma degli ordini e sugli obblighi informativi per difetto di specificità e novità rispetto ai precedenti gradi di giudizio.
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Oneri espropriativi: chi paga il conguaglio finale?
La Corte di Cassazione ha confermato l'obbligo per una società concessionaria di rimborsare al Comune gli oneri espropriativi aggiuntivi emersi dopo una sentenza definitiva. La società, avendo sottoscritto convenzioni per il diritto di superficie, si era impegnata a coprire integralmente i costi di acquisizione delle aree. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché le contestazioni sui limiti di spesa e sulle riduzioni percentuali dell'indennità non hanno scalfito la validità degli obblighi contrattuali liberamente assunti, rendendo dovuto il pagamento del conguaglio richiesto dall'ente locale.
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Fideiussione ABI: guida alla nullità parziale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un garante che contestava la validità di una Fideiussione ABI e l'improcedibilità per mancata mediazione. La Corte ha stabilito che, sebbene l'onere della mediazione gravi sul creditore opposto, l'attivazione della procedura da parte di un altro soggetto sana l'improcedibilità. Riguardo alla normativa antitrust, la nullità della fideiussione basata su modelli ABI è solo parziale, colpendo esclusivamente le clausole anticoncorrenziali e non l'intero contratto, salvo prova di una diversa volontà delle parti.
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Licenziamento per giusta causa: limiti e sanzioni
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento per giusta causa intimato a un dipendente di un ente pubblico che, pur essendo autorizzato ad allontanarsi per necessità personali, aveva effettuato una breve sosta non autorizzata presso un mercato. La pubblicazione sui social network di una foto dell'auto di servizio da parte di terzi non è stata ritenuta imputabile al lavoratore, in quanto evento imprevedibile. La sanzione espulsiva è stata giudicata sproporzionata rispetto alla lieve entità dell'infrazione, che avrebbe dovuto comportare solo una misura conservativa.
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Rinnovazione automatica locazioni e Pubblica Amministrazione
La Corte di Cassazione ha chiarito che la rinnovazione automatica dei contratti di locazione ad uso diverso, prevista dalla Legge 392/1978, opera anche quando una delle parti è un ente pubblico. Nel caso di specie, un ente pubblico aveva negato il rinnovo di un contratto sostenendo che la volontà della Pubblica Amministrazione non potesse manifestarsi tacitamente. Gli Ermellini hanno invece stabilito che tale rinnovo non è una manifestazione di volontà tacita, ma un effetto che deriva direttamente dalla legge, rendendo nulle le clausole contrattuali che tentano di limitare tale diritto senza una valida disdetta motivata.
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Cessazione materia del contendere: la Rottamazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in un caso riguardante contributi previdenziali non versati. La società ricorrente, durante il giudizio, ha aderito alla "rottamazione ter", pagando integralmente il debito e rinunciando al ricorso. La Corte ha stabilito che l'adesione a una definizione agevolata e il conseguente pagamento estinguono il giudizio, poiché viene a mancare l'oggetto stesso della disputa.
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Competenza fideiussione ABI: la differenza tra azione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32993/2023, chiarisce un importante aspetto sulla competenza fideiussione ABI. La competenza delle Sezioni Specializzate in materia di Impresa per la nullità di una fideiussione per violazione di norme antitrust sorge solo se la nullità è fatta valere con un'autonoma azione. Se, invece, viene sollevata come mera eccezione per contrastare un decreto ingiuntivo, la competenza resta del tribunale ordinario. Nel caso di specie, i garanti si erano limitati a difendersi senza proporre una domanda riconvenzionale, pertanto la Cassazione ha dichiarato la competenza del Tribunale ordinario di Mantova e non di quello Specializzato di Milano.
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Competenza fideiussioni antitrust: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32991/2023, ha risolto un conflitto di giurisdizione in materia di competenza per fideiussioni antitrust. Il caso riguardava una richiesta di nullità parziale di contratti di fideiussione basati su uno schema ABI ritenuto anticoncorrenziale. La Corte ha stabilito che, quando la nullità viene fatta valere tramite un'azione legale diretta, la competenza inderogabile spetta alla Sezione Specializzata in materia di Impresa del Tribunale di Milano per i distretti giudiziari del nord Italia, inclusi Brescia, Bologna, Genova e Torino, in applicazione di una normativa specifica che concentra la giurisdizione su queste materie.
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Competenza fideiussione antitrust: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione chiarisce la questione della competenza fideiussione antitrust, stabilendo che se la nullità di una garanzia per violazione della normativa antitrust è sollevata come semplice eccezione difensiva in un'opposizione all'esecuzione, la giurisdizione resta al giudice ordinario e non si trasferisce alla sezione specializzata in materia di impresa. Quest'ultima è competente solo quando la nullità è oggetto di una specifica e autonoma azione legale.
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Nullità fideiussione antitrust: la competenza è a Roma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32985/2023, ha risolto un conflitto di competenza, stabilendo che le cause relative alla nullità di una fideiussione per violazione della normativa antitrust, basata sul modello ABI, rientrano nella competenza inderogabile della Sezione Specializzata in materia di Impresa del Tribunale di Roma. Questo vale anche se la questione sorge in un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo. La Corte ha chiarito che quando il fideiussore non si limita a sollevare una mera eccezione ma propone una vera e propria domanda per far dichiarare la nullità del contratto (domanda riconvenzionale), la competenza spetta al foro specializzato individuato dalla legge, a prescindere dal tribunale che ha emesso l'ingiunzione.
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Inammissibilità del ricorso: regole in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara l'inammissibilità del ricorso in un caso riguardante un contratto preliminare di vendita di un garage. La decisione si fonda su vizi procedurali, tra cui la mancata impugnazione di una delle 'rationes decidendi' della sentenza d'appello e la violazione del principio di autosufficienza del ricorso, confermando l'importanza del rigore formale nel processo civile.
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Vizio immobile: tutele per il compratore nel preliminare
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di vizio immobile, specificamente un porticato abusivo, scoperto dopo la firma di un contratto preliminare. La Corte ha rigettato il ricorso del promissario acquirente, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano concesso solo una riduzione del prezzo e il rimborso per i costi di demolizione. È stata dichiarata inammissibile la richiesta di risarcimento per la mancata disponibilità giuridica del bene, in quanto considerata domanda nuova in appello. La sentenza chiarisce che in casi di difformità urbanistiche si applica l'art. 1489 c.c., con prescrizione decennale, anziché i termini brevi della garanzia per vizi.
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Impugnazione lodo arbitrale: la Cassazione decide
Una società di servizi ha contestato un lodo arbitrale riguardante la nullità di una clausola di revisione prezzi in un appalto pubblico. La Corte d'Appello ha respinto il gravame. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rimesso la causa a pubblica udienza per approfondire la questione fondamentale dell'ammissibilità della stessa impugnazione del lodo arbitrale, in particolare per violazione di norme imperative e il suo rapporto con la contrarietà all'ordine pubblico.
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Improcedibilità del ricorso: errore formale fatale
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso presentato da alcuni fideiussori contro una società di gestione del credito. La decisione si fonda su un vizio procedurale: il mancato deposito della copia notificata della sentenza d'appello impugnata. Questo errore formale ha impedito alla Corte di esaminare nel merito le censure relative a presunte irregolarità in contratti bancari, confermando l'importanza del rispetto rigoroso delle norme processuali.
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Onere della prova: chi deve provare il debito bancario?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30553/2023, chiarisce un punto fondamentale nel contenzioso bancario: l'onere della prova. Nel caso di un'azione di accertamento negativo, in cui è il cliente a citare in giudizio la banca per far dichiarare l'inesistenza di un debito, spetta al cliente stesso fornire la prova dei fatti a fondamento della sua pretesa. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso di alcuni correntisti e fideiussori, confermando che la mancata produzione di tutti gli estratti conto da parte dell'istituto di credito non inverte automaticamente l'onere probatorio.
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Prescrizione lettori universitari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine di prescrizione per le differenze retributive degli ex lettori universitari decorre non dalla cessazione del rapporto, ma dall'entrata in vigore della normativa che ha definito il loro diritto. Nel caso esaminato, un ex lettore aveva citato in giudizio un'università per ottenere un trattamento economico superiore. La Corte d'Appello aveva applicato la prescrizione quinquennale a ritroso dalla data delle dimissioni. La Cassazione, accogliendo il ricorso su questo punto, ha chiarito che il diritto non poteva essere esercitato prima della nuova legge, annullando così la precedente decorrenza della prescrizione per i lettori universitari.
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Rinuncia al risarcimento: quando è nulla per la legge?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la rinuncia al risarcimento del danno da parte di lavoratori precari del settore pubblico è da considerarsi nulla qualora sia collegata, in un rapporto sinallagmatico, alla stipula di un ulteriore contratto a termine che viola norme imperative, come il superamento del limite massimo di durata di 36 mesi. Il caso riguardava alcuni agenti di polizia municipale che avevano accettato un nuovo contratto part-time rinunciando a ogni pretesa pregressa. La Corte ha cassato la sentenza d'appello, dichiarando la nullità sia della clausola contrattuale sia della conseguente rinuncia.
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Conguaglio PEEP: la Cassazione sul metodo spalmatura
Un Comune richiedeva ad alcuni assegnatari di aree PEEP un conguaglio per i maggiori costi di acquisizione dei suoli, calcolato con il metodo della "spalmatura". La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30062/2023, ha chiarito la questione. Ha stabilito che, in virtù del principio del pareggio economico, il conguaglio è dovuto anche se la clausola contrattuale è generica. Inoltre, ha precisato che il metodo della "spalmatura" dei costi è legittimo per ripartire le spese di acquisizione delle aree destinate a opere di urbanizzazione funzionali a tutti i lotti, ma non per spalmare i costi di acquisto di altri lotti assegnati ad altri soggetti.
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Clausola rischio cambio: quando è valida? La Cassazione
Un'impresa aveva stipulato un contratto di leasing contenente una complessa clausola rischio cambio. La Corte d'Appello l'aveva dichiarata nulla per 'immeritevolezza', ritenendola sbilanciata. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la validità di una clausola rischio cambio non si giudica dalla sua convenienza o chiarezza, ma dallo scopo concreto perseguito dalle parti. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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