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Art. 1418 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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385 provvedimenti

Altri anni per Art. 1418 Codice Civile

Compenso professionista appalti: nulla la clausola
Una professionista si è vista negare il compenso da un Comune per la progettazione di una scuola, poiché il finanziamento regionale era stato revocato. La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola contrattuale che lega il pagamento del compenso professionista appalti pubblici all'effettiva erogazione dei fondi è nulla, in quanto viola una norma imperativa (art. 92 D.Lgs. 163/2006). Il diritto al compenso per l'attività svolta sussiste a prescindere dal finanziamento dell'opera.
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Simulazione vendita tra coniugi: quando è inefficace
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che dichiarava la simulazione di una vendita immobiliare tra coniugi. Un imprenditore, debitore di una società, aveva venduto alla moglie le sue quote immobiliari. La società creditrice ha agito in giudizio, sostenendo che l'atto fosse simulato per sottrarre i beni alla garanzia del credito. La Corte ha ritenuto provata la simulazione vendita immobiliare sulla base di una serie di indizi gravi, precisi e concordanti, come il termine di pagamento anomalo (dieci anni) e la palese incapacità economica della moglie di far fronte all'acquisto. La sentenza chiarisce che l'azione di simulazione promossa dal terzo creditore non è soggetta a mediazione obbligatoria e non deve essere sospesa in attesa della definizione del giudizio sul credito.
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Impossibilità della prestazione: quando il contratto è valido?
La Corte di Cassazione ha chiarito che la vendita di un bene non più in produzione non determina automaticamente la nullità del contratto per impossibilità della prestazione. Se il venditore, non essendo l'unico rivenditore, ha la possibilità di reperire il bene altrove, la mancata consegna costituisce un inadempimento contrattuale. In questo caso, una concessionaria non è riuscita a consegnare un'auto ordinata, sostenendo la nullità dell'ordine per impossibilità originaria. La Corte ha respinto questa tesi, confermando il diritto dell'acquirente al recesso e alla restituzione del doppio della caparra, poiché l'impossibilità non era assoluta e definitiva.
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Disapplicazione atto amministrativo: limiti del giudice
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del potere di disapplicazione dell'atto amministrativo da parte del giudice ordinario. In un caso riguardante la validità di contratti di servizio portuale, è stato stabilito che se la presunta illegittimità di una concessione amministrativa è il fondamento principale della domanda, e non un mero antecedente logico, il giudice ordinario non può disapplicarla. L'atto, se non impugnato in sede amministrativa, resta valido ed efficace, legittimando i contratti stipulati con i terzi.
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Contratto preliminare: obblighi e validità nel definitivo
Una società costruttrice fallisce in un'operazione di permuta immobiliare a causa del rinnovo di un contratto di locazione che impediva la demolizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che la responsabilità di inviare una disdetta efficace gravava su di essa, in base a quanto pattuito nel contratto preliminare. La Corte ha chiarito che gli obblighi strumentali del preliminare non vengono automaticamente superati dal contratto definitivo, ma sopravvivono per regolare la responsabilità tra le parti.
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Inadempimento contrattuale: quando la colpa è tua
Una società di ristorazione assume un consulente per ottenere un finanziamento regionale. Il finanziamento viene approvato in via provvisoria ma poi revocato perché la società non produce un permesso di costruire essenziale. La Cassazione conferma che la società deve pagare il compenso al consulente, attribuendo la colpa del fallimento al suo stesso inadempimento contrattuale, poiché il consulente aveva svolto correttamente il proprio incarico.
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Vendita bene in comproprietà: la Cassazione decide
Un uomo vende un'auto di lusso cointestata con la sua ex partner senza il suo consenso, trattenendo l'intero ricavato. Sostiene di aver venduto solo la propria quota. La Corte di Cassazione respinge il suo ricorso, confermando l'obbligo di versare alla donna la metà del prezzo di vendita. La decisione si fonda sulla violazione degli accordi di separazione, stabilendo che la vendita del bene in comproprietà riguardava l'intero veicolo come unicum e non solo una quota, legittimando così la richiesta economica della comproprietaria tradita.
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Diritto di superficie: nullo con canone irrisorio?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto di diritto di superficie non è nullo solo perché il canone annuo è notevolmente inferiore al valore di mercato. La nullità si verifica solo se il corrispettivo è puramente simbolico o inesistente. Nel caso esaminato, una società aveva concesso un terreno per 40 anni a fronte di un canone esiguo, con l'obbligo finale di riacquistare l'immobile costruito al valore di mercato. La Corte ha ritenuto che la società concedente avesse accettato il rischio di vedere edificata un'opera di grande valore (un eliporto), poiché il contratto non poneva limiti. Pertanto, le richieste di nullità e di risoluzione per eccessiva onerosità sono state respinte.
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Patto commissorio: nullo il preliminare di vendita
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto preliminare di vendita, utilizzato per garantire la restituzione di un debito pregresso, è nullo perché dissimula un patto commissorio vietato dall'art. 2744 c.c. L'ordinanza chiarisce che la nullità assoluta è sempre rilevabile d'ufficio dal giudice, anche in appello, superando i limiti procedurali sulle nuove domande. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva erroneamente dichiarato inammissibile l'eccezione, rinviando per un esame nel merito del collegamento tra il preliminare e il debito sottostante.
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Opposizione di terzo: quando il proprietario può agire
Un Comune ha proposto opposizione di terzo contro una sentenza che ordinava la restituzione di un chiosco a una società immobiliare, rivendicando la proprietà dell'area. La Cassazione ha accolto il ricorso del Comune, stabilendo che il diritto di proprietà è incompatibile con un ordine di restituzione basato su un contratto di affitto a cui il proprietario è estraneo. La Corte ha inoltre chiarito che una precedente sentenza non può avere effetto nei confronti di chi non ha partecipato al giudizio.
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Compenso avvocato forma scritta: la Cassazione decide
Una cliente ha impugnato un decreto ingiuntivo per parcelle legali, sostenendo la nullità dell'accordo per assenza di forma scritta. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che il compenso dell'avvocato richiede la forma scritta per la validità, invalidando così qualsiasi patto verbale. Di conseguenza, atti collegati come una promessa di pagamento o una delegazione di pagamento perdono la loro efficacia. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Violazione del mandato: Danni e annullamento
Due sorelle hanno citato in giudizio i loro rappresentanti per aver venduto una proprietà alle proprie mogli, configurando una violazione del mandato. I tribunali di merito avevano respinto la richiesta per prescrizione. La Cassazione ha ribaltato la decisione, specificando che la richiesta di risarcimento danni per violazione del mandato è un'azione autonoma rispetto a quella di annullamento della vendita e gode di un termine di prescrizione più lungo, decennale. La corte di merito aveva errato non pronunciandosi su questa distinta domanda.
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Compenso professionale: quando è dovuto senza fondi
Una società committente nega il saldo del compenso professionale a uno studio di architettura dopo la perdita di un finanziamento pubblico, causata da un'informativa antimafia poi annullata. La Corte di Cassazione conferma la condanna al pagamento, stabilendo che il diritto al compenso sorge quando il progetto è idoneo a ottenere i fondi, a prescindere da eventi successivi imputabili al cliente. La perdita del finanziamento, non dipendendo da vizi progettuali, non esonera il committente dal suo obbligo contrattuale.
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Querela di Falso: quando è inammissibile in appello
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di due eredi che, solo in appello, avevano tentato di contestare l'autenticità di un primo testamento tramite una querela di falso. La Corte ha stabilito che tale strumento è inammissibile se la validità del documento non rientrava nell'oggetto originario del contendere, che era limitato alla validità di un secondo testamento, successivo. La decisione sottolinea che la contestazione sull'autenticità di un testamento olografo deve essere proposta con un'azione specifica e non può essere introdotta per la prima volta in fase di appello su questioni non dibattute in primo grado.
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Donazione immobile abusivo: nullità e azione riduzione
In una causa di eredità, la Corte di Cassazione interviene su un caso complesso riguardante una donazione di immobile abusivo. La Corte chiarisce che la partecipazione di un erede a un preliminare di vendita non costituisce rinuncia automatica all'azione di riduzione. Inoltre, stabilisce che la nullità di una donazione per abuso edilizio potrebbe essere solo parziale se l'abuso riguarda solo una parte dei beni donati. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione sia sulla nullità della donazione che sulla tempestività di una domanda riconvenzionale erroneamente dichiarata inammissibile.
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Compenso direttore lavori: le attività incluse
La Corte di Cassazione ha stabilito che il compenso del direttore dei lavori per appalti pubblici deve includere anche attività non esplicitamente menzionate nel contratto scritto, se queste rientrano nei suoi compiti ordinari previsti dalla legge. Nel caso specifico, un'ingegnere si è vista negare il pagamento per contabilità, collaudo e coordinamento della sicurezza. La Suprema Corte ha cassato la decisione d'appello, affermando che tali mansioni sono intrinseche al ruolo e vanno retribuite, rimandando il caso per una nuova valutazione basata sulla normativa di settore.
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Contratto preliminare: validità e requisiti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società costruttrice, confermando che una scrittura privata contenente tutti gli elementi essenziali (oggetto e prezzo) costituisce un valido contratto preliminare, anche se prevede la futura stipula di un altro preliminare. La Corte ha quindi convalidato l'ordine di trasferimento forzoso dell'immobile e la condanna al risarcimento del danno per il ritardo nella consegna, basato sul valore locativo del bene.
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Patto fiduciario immobiliare: la forma non è scritta
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribaltato una decisione di merito che negava l'esistenza di un patto fiduciario immobiliare per assenza di forma scritta. Il caso riguardava degli eredi che chiedevano la restituzione di immobili intestati fiduciariamente a un terzo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, riaffermando il principio secondo cui il patto fiduciario immobiliare non richiede la forma scritta ad substantiam per la sua validità, essendo un accordo con effetti meramente obbligatori. La prova della sua esistenza può essere fornita con vari mezzi, inclusa una dichiarazione unilaterale scritta del fiduciario o altri elementi indiziari, che il giudice di merito è tenuto a valutare complessivamente.
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Cessione gestione impianto sportivo: il contratto vale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7205/2025, ha rigettato il ricorso di due acquirenti che contestavano un contratto di cessione gestione impianto sportivo. Gli acquirenti sostenevano di essere stati ingannati, credendo di acquistare un'azienda redditizia anziché la mera gestione di un'associazione no-profit. La Corte ha stabilito che il contratto era chiaro nel suo oggetto e che l'errata valutazione della redditività non costituisce un motivo valido per l'annullamento o la risoluzione, riaffermando il principio di autoresponsabilità delle parti nella valutazione della convenienza economica di un affare.
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Vincolo di parcheggio: limiti del giudizio di rinvio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6527/2025, pone fine a una controversia decennale su un vincolo di destinazione a parcheggio. La Corte ha rigettato il ricorso di alcuni condomini, confermando che l'area di proprietà di un singolo non era soggetta a vincolo. La decisione chiarisce i limiti del giudizio di rinvio, definendolo un "processo chiuso" in cui non si possono sollevare questioni nuove, coperte da giudicato implicito, come la nullità dell'atto di acquisto. Viene inoltre ribadito che le spese legali dell'intero giudizio seguono l'esito finale della causa.
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