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Art. 14-ter ord. pen.

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45 provvedimenti

Censura corrispondenza detenuto: chi decide il reclamo?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di una Corte d'Appello relativa alla censura della corrispondenza di un detenuto. La decisione non entra nel merito della legittimità della censura, ma si basa su un vizio di procedura: la Corte d'Appello non era competente a decidere il reclamo. La sentenza stabilisce che, per legge, la competenza a giudicare i reclami sulla censura corrispondenza detenuto spetta al Tribunale del circondario in cui si trova il giudice che ha emesso il primo provvedimento, e non alla stessa Corte che lo ha emesso. Questo principio di competenza funzionale deve essere rispettato a pena di nullità dell'atto.
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Corrispondenza detenuti 41-bis: legittimo il fermo
Una detenuta in regime speciale si è vista trattenere una missiva da un mittente sconosciuto dal contenuto ambiguo. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, stabilendo che il controllo sulla corrispondenza dei detenuti al 41-bis è fondamentale per la sicurezza. Ha confermato la legittimità del fermo di lettere dal contenuto oscuro e ha ribadito che il difensore non ha un diritto automatico di visionare la missiva sequestrata, poiché ciò vanificherebbe la misura stessa.
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Proroga regime 41-bis: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della proroga del regime 41-bis per un detenuto con un passato ruolo di vertice in un'organizzazione criminale. Nonostante la sua recente collaborazione con la giustizia, i giudici hanno ritenuto persistente la sua capacità di mantenere collegamenti con l'esterno. La decisione sottolinea che, per la proroga del regime 41-bis, la valutazione deve considerare la pericolosità complessiva del soggetto, e la sola collaborazione non è sufficiente a dimostrare un'irreversibile rottura con il sodalizio di appartenenza, specialmente in presenza di elementi contrari come il suo inserimento in un elenco di stipendiati del clan fino a tempi recenti.
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Detenzione domiciliare: no se c’è rischio reati
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato a cui era stata negata la detenzione domiciliare. La decisione si fonda sulla ripetuta commissione di reati da parte del soggetto durante un precedente periodo di arresti domiciliari, un elemento che dimostra un concreto pericolo di recidiva e giustifica il diniego del beneficio, secondo quanto previsto dalla legge sull'esecuzione della pena a domicilio.
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Detenzione domiciliare: obbligo di pronuncia del giudice
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che, pur respingendo una richiesta di affidamento in prova, aveva omesso di pronunciarsi su una contestuale istanza di detenzione domiciliare. Il Tribunale si era limitato a trasmettere gli atti a un altro magistrato per la valutazione dell'esecuzione della pena a casa (L. 199/2010). La Cassazione ha stabilito che la detenzione domiciliare è una misura distinta e il giudice ha l'obbligo di valutarla e motivare la sua decisione, non potendo eludere tale dovere.
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