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Art. 14-ter ord. pen.

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45 provvedimenti

Regime 41-bis: quando è una nuova applicazione?
Un detenuto ha impugnato l'applicazione del regime 41-bis, sostenendo fosse una proroga illegittima. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che, essendo intervenuta una scarcerazione per fine pena e una successiva nuova detenzione per altri gravi reati, si trattava di una prima applicazione e non di una proroga. La Corte ha ribadito che la valutazione si basa sulla pericolosità attuale del soggetto e sulla sua capacità di mantenere collegamenti con l'associazione criminale, prescindendo da percorsi di risocializzazione se il pericolo concreto permane.
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Controllo giurisdizionale 41-bis: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che confermava la proroga del regime detentivo speciale 41-bis per un detenuto. La Suprema Corte ha stabilito che il controllo giurisdizionale non può limitarsi a una verifica formale della logicità del decreto ministeriale, ma deve consistere in un esame approfondito e sostanziale di tutti gli elementi probatori, inclusi quelli forniti dalla difesa, per accertare l'attuale pericolosità e la capacità del soggetto di mantenere legami con l'organizzazione criminale.
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Detenzione domiciliare: no se c’è rischio di recidiva
Un detenuto si è visto negare la detenzione domiciliare, prevista dalla legge n. 199/2010, a causa della sua pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, chiarendo un punto fondamentale: sebbene questa misura non richieda una valutazione di 'meritevolezza', è legittimo negarla se esiste un concreto rischio che il condannato commetta nuovi reati. Tale rischio, precisa la Corte, va valutato considerando non solo la condotta in carcere, ma anche i precedenti penali e i carichi pendenti.
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Controllo giurisdizionale 41-bis: limiti e poteri
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29552/2024, annulla un'ordinanza che confermava il regime del 41-bis, stabilendo che il controllo giurisdizionale 41-bis deve essere sostanziale e non meramente formale. Il Tribunale di Sorveglianza deve valutare nel merito tutti gli elementi, anche quelli forniti dalla difesa, per accertare l'effettiva e attuale pericolosità del detenuto, senza limitarsi a un esame della logicità del decreto ministeriale.
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Proroga 41-bis: quando è legittima la conferma?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un detenuto condannato per terrorismo avverso il provvedimento di proroga del regime detentivo differenziato. La Corte ha stabilito che, ai fini della proroga 41-bis, non è necessaria la prova di nuovi contatti con l'esterno, ma è sufficiente accertare la persistente capacità del soggetto di mantenere collegamenti con l'organizzazione criminale. Questa capacità viene valutata attraverso un giudizio prognostico che tiene conto della caratura criminale, del ruolo ricoperto, della mancata dissociazione e della condotta in carcere, confermando la legittimità della misura anche se l'associazione appare meno operativa.
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Diritti soggettivi del detenuto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sui ricorsi presentati da un detenuto e dall'Amministrazione Penitenziaria riguardo le condizioni di detenzione. La sentenza chiarisce i confini dei diritti soggettivi del detenuto, distinguendo tra diritti fondamentali (come la dignità e l'igiene personale) e le loro modalità di esercizio (come avere un secondo tavolo o un frigo), che possono essere limitate dall'Amministrazione per ragioni di sicurezza, purché non in modo irragionevole. Entrambi i ricorsi sono stati respinti.
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Reato ostativo e cumulo: no allo scioglimento
La Corte di Cassazione ha stabilito che un condannato che sconta un cumulo di pene, includente un reato ostativo, non può accedere alla detenzione domiciliare speciale prevista dalla L. 199/2010. Questa preclusione sussiste anche se la parte di pena relativa al reato ostativo è già stata interamente espiata. La Corte ha rigettato il ricorso basandosi sulla specialità della normativa e sul principio dell'unitarietà dell'esecuzione, affermando l'impossibilità di procedere allo scioglimento del cumulo per questa specifica misura.
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Sanzione disciplinare detenuto: limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro una sanzione disciplinare. Il caso riguardava una sanzione per colluttazione, impugnata per presunti vizi procedurali. La Corte ha stabilito che le eccezioni, come l'assenza del Comandante alla contestazione o la mancata comunicazione dei nomi del consiglio di disciplina, devono essere sollevate tempestivamente e non per la prima volta in Cassazione. La sentenza ribadisce i rigidi limiti procedurali per impugnare una sanzione disciplinare detenuto, sottolineando il principio devolutivo del reclamo.
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Diritto cottura cibi detenuti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Magistrato di Sorveglianza che aveva respinto senza udienza il reclamo di un detenuto in regime 41-bis. Il detenuto lamentava limitazioni orarie per l'uso di un fornello. La Suprema Corte ha stabilito che il diritto alla cottura dei cibi è un diritto soggettivo e, come tale, ogni reclamo che lo riguarda deve essere trattato in un'udienza in contraddittorio, non con una procedura 'de plano'. La questione è stata quindi rinviata al Magistrato per un nuovo esame nel rispetto delle garanzie procedurali.
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Pregiudizio attuale del detenuto: quando è ammissibile
Un detenuto ha contestato l'apertura di una busta proveniente dal suo difensore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio fondamentale: per la validità del reclamo, non è sufficiente lamentare una violazione passata, ma è necessario dimostrare un 'pregiudizio attuale', ovvero un danno concreto e ancora in essere al momento della richiesta. Poiché la busta era già stata consegnata, seppur dopo il controllo, non sussisteva alcun danno attuale da rimediare.
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Diritto ai colloqui: no al diniego senza motivazione
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza che negava il diritto ai colloqui tra un detenuto e la moglie, anch'essa co-imputata nello stesso procedimento. La Corte ha stabilito che il semplice fatto di essere co-imputati non è una motivazione sufficiente a comprimere questo diritto fondamentale, specialmente in assenza di specifiche esigenze processuali o di sicurezza. La motivazione del giudice deve essere effettiva e non meramente apparente.
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Sorveglianza particolare: TV e fornellino in cella?
Un detenuto, sottoposto al regime di sorveglianza particolare per aver gravemente aggredito un agente, ottiene dal Tribunale di Sorveglianza il permesso di usare TV e fornellino. L'amministrazione penitenziaria ricorre in Cassazione. La Suprema Corte annulla la decisione, affermando che, data la comprovata aggressività del soggetto, il divieto di possedere oggetti facilmente trasformabili in armi è legittimo e necessario per la sicurezza interna dell'istituto. La Corte chiarisce inoltre che il regime di sorveglianza particolare non è un mero provvedimento disciplinare e può essere sindacato nel merito dal giudice.
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Pericolosità sociale: Cassazione nega misure alternative
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un condannato contro il rigetto della sua istanza per l'affidamento in prova e la detenzione domiciliare. La decisione si fonda sulla valutazione della sua accentuata e attuale pericolosità sociale, desunta da un lungo e pesante curriculum criminale e dalla recidivanza manifestata anche dopo aver fruito in passato di altre misure alternative. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale di Sorveglianza logica e completa, sottolineando che il ricorso mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Proroga 41-bis: ricorso inammissibile per genericità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga 41-bis. Il ricorso è stato giudicato generico e non autosufficiente, in quanto lamentava la mancata acquisizione di documenti sulla condotta carceraria senza specificarne la decisività e senza allegarli. Inoltre, la Corte ha rilevato un travisamento del fatto, poiché il giudice di merito aveva effettivamente considerato una relazione comportamentale, contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente. La sentenza ribadisce che per la proroga del regime speciale è fondamentale valutare la persistente capacità di mantenere collegamenti con l'associazione criminale.
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Regime 41-bis: proroga legittima senza prove
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della proroga del regime 41-bis per un detenuto ritenuto figura di vertice di un'associazione criminale. Secondo la Corte, le confessioni generiche, prive di dettagli sui correi e sul contesto dei crimini, non sono sufficienti a dimostrare un reale distacco dal sodalizio, giustificando così il mantenimento delle misure restrittive.
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Proroga 41-bis: i criteri dopo l’assoluzione
La Cassazione annulla un'ordinanza di proroga 41-bis per un detenuto assolto dal reato associativo mafioso. La Corte ha ritenuto insufficiente la motivazione basata su altre condanne e sulla mera 'contiguità' al clan, sottolineando la necessità di una prova concreta della persistente capacità di collegamento con l'organizzazione criminale.
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Proroga 41-bis: quando è legittima la conferma?
Un individuo, condannato per associazione mafiosa, ha impugnato la proroga del regime carcerario speciale 41-bis. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità, ribadendo che la valutazione per la proroga 41-bis si concentra sulla persistente capacità del detenuto di mantenere legami con l'organizzazione criminale, basandosi su elementi come il suo ruolo e la vitalità del clan, e non necessariamente su nuovi contatti effettivi.
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Regime 41-bis: proroga e pericolosità attuale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga del regime 41-bis. La sentenza sottolinea che la valutazione della pericolosità attuale e della capacità di mantenere legami con l'organizzazione criminale è determinante, anche a fronte di un comportamento positivo in carcere, specialmente se il clan di appartenenza risulta ancora operativo.
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Reclamo corrispondenza: Cassazione chiarisce competenza
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza della Corte d'Appello, chiarendo un punto fondamentale sulla procedura di reclamo corrispondenza. Nel caso di un imputato, il reclamo contro il trattenimento della posta non va presentato alla stessa Corte d'Appello che procede, ma al Tribunale del circondario. La Suprema Corte ha riaffermato il principio della competenza funzionale, annullando la decisione del giudice incompetente e trasmettendo gli atti all'organo giudiziario corretto.
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Esecuzione pena a domicilio: il pericolo di fuga la nega
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del Tribunale di Sorveglianza di negare l'esecuzione pena a domicilio a una donna condannata a meno di diciotto mesi. La decisione si fonda sul concreto pericolo di fuga, dimostrato dal fatto che la donna si era resa irreperibile in due precedenti occasioni per sottrarsi alla giustizia. Secondo la Corte, il comportamento pregresso giustifica pienamente il diniego del beneficio.
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