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Art. 1385 Codice Civile

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341 provvedimenti

Caparra Confirmatoria o Mutuo? La Cassazione decide sul Preliminare
Un Promittente Venditore ha proposto ricorso contro la Promissaria Acquirente. La controversia riguardava un contratto preliminare di compravendita immobiliare. La Promissaria Acquirente aveva chiesto la risoluzione del contratto e la restituzione del doppio della caparra confirmatoria a causa di ipoteche non dichiarate sull'immobile. Il Promittente Venditore sosteneva che la somma versata non fosse una caparra ma un mutuo e che la domanda fosse di risoluzione, non di recesso. La Corte di Cassazione ha confermato che la richiesta di doppio della caparra configura un recesso dal contratto preliminare, rigettando il ricorso del venditore e condannandolo alle spese.
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Cessione di ramo d’azienda: chi risponde del contratto preliminare
Una società promissaria acquirente stipula un preliminare immobiliare con una società venditrice. Successivamente, la venditrice conferisce il proprio settore immobiliare a una terza impresa. La promissaria acquirente recede dal contratto e cita in giudizio la società venditrice originaria per ottenere il doppio della caparra confirmatoria e la restituzione degli acconti. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della venditrice cedente. Con la cessione di ramo d'azienda si verifica il subentro automatico della nuova società cessionaria nei contratti non personali in corso. La società cedente perde la titolarità del rapporto contrattuale. La domanda risarcitoria doveva essere proposta contro la nuova società e non contro la cedente originaria.
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Contratto preliminare di vendita: caparra persa per inadempimento
Gli Acquirenti avevano stipulato un **contratto preliminare di vendita** condizionato all'approvazione di un progetto di ristrutturazione con ampliamento. Sostenevano che la condizione non si era avverata e chiedevano la restituzione della caparra. La Società Venditrice, invece, chiedeva di trattenere la caparra per inadempimento degli Acquirenti. Il Tribunale diede ragione alla Società Venditrice. La Corte d'Appello dichiarò l'appello degli Acquirenti inammissibile, ritenendo non provata l'essenzialità dell'ampliamento e l'inadempimento degli Acquirenti. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso degli Acquirenti, confermando le decisioni precedenti.
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Caparra confirmatoria con assegno: incasso tardivo e recesso
Un acquirente stipula un preliminare immobiliare e consegna al venditore un assegno di 110.000 euro quale caparra confirmatoria con assegno. In seguito, l'acquirente omette di versare le rate di prezzo concordate. La società venditrice incassa il titolo bancario a distanza di tre anni, dopo l'inadempimento, e trattiene la somma recedendo dall'accordo. La Corte d'Appello ordina la restituzione del denaro ritenendo inesistente la garanzia a causa del ritardo nell'incasso. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della venditrice: la consegna materiale del titolo perfeziona validamente il patto di garanzia prima dell'inadempimento. Il differimento dell'incasso non cancella la funzione risarcitoria forfettaria e legittima il trattenimento della somma.
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Risoluzione Contratto Preliminare: Cassazione conferma inadempimento grave
Due proprietari hanno promesso di vendere un podere a un acquirente tramite un contratto preliminare. L'acquirente ha preso possesso del bene ma non ha saldato il prezzo pattuito, né ha onorato i debiti accollati, causando il pignoramento del podere da parte di una banca. I proprietari hanno chiesto la risoluzione del contratto preliminare per grave inadempimento e il risarcimento dei danni. L'acquirente ha resistito, chiedendo il trasferimento della proprietà o il rimborso delle migliorie. La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto preliminare, ribadendo che la valutazione della gravità dell'inadempimento è una questione di fatto non sindacabile in sede di legittimità. L'acquirente ha perso, il contratto è stato sciolto e dovrà risarcire i danni.
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Recesso dal preliminare: venditrici condannate per rifiuto ingiustificato
Un Promissario Acquirente ha stipulato un contratto preliminare per l'acquisto di quote di beni da due Promittenti Venditrici, versando una caparra confirmatoria e un acconto. Le venditrici si sono poi rifiutate di stipulare il contratto definitivo, adducendo presunte perplessità dell'acquirente dovute a una causa di divisione della proprietà con un terzo. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recesso dal preliminare esercitato dall'acquirente. Ha stabilito che il rifiuto delle venditrici era ingiustificato, poiché avevano promesso la vendita solo delle loro quote. Le venditrici sono state condannate a pagare il doppio della caparra e a restituire l'acconto.
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Valutazione Inadempimento Contrattuale: Ricorso Respinto in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una parte contro la sentenza della Corte d'Appello. La parte lamentava una errata valutazione dell'inadempimento contrattuale e la mancata considerazione di una proposta di accordo. La Suprema Corte ha chiarito che la valutazione dell'importanza dell'inadempimento è una questione di fatto, di competenza del giudice di merito. Inoltre, la disponibilità a una composizione bonaria non è un fatto decisivo. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto, e la ricorrente dovrà versare un ulteriore contributo unificato.
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Termine Essenziale nel Preliminare: Il Costo del Ritardo per le Venditrici
Un acquirente ha stipulato un contratto preliminare per l'acquisto di immobili, versando una caparra. Il contratto prevedeva un termine essenziale per la stipula del definitivo e per l'adempimento di alcune condizioni. Le venditrici non hanno rispettato tale termine, né hanno adempiuto alle condizioni pattuite. L'acquirente ha quindi esercitato il recesso e chiesto il doppio della caparra confirmatoria. La Corte di Cassazione ha confermato che il termine era essenziale, rendendo legittimo il recesso dell'acquirente e il diritto a ricevere il doppio della caparra.
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Risoluzione del contratto preliminare: vince l’acquirente
Una società acquirente ha citato in giudizio la società venditrice chiedendo la risoluzione del contratto preliminare di vendita per grave inadempimento e la restituzione del doppio della caparra versata. Nel corso del giudizio, l'acquirente ha richiamato anche il recesso contrattuale, omettendo di ripetere espressamente la domanda di scioglimento nelle conclusioni finali. La venditrice ha sostenuto che l'acquirente avesse rinunciato alla richiesta iniziale e che il giudice non potesse più pronunciarsi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della venditrice: la mancata riproposizione formale di una domanda non equivale a rinuncia se la condotta processuale dimostra il persistente interesse ad ottenerla. L'acquirente vince la causa e ottiene definitivamente il pagamento di centomila euro.
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Doppio della caparra confirmatoria: la vittoria in Cassazione
L'Acquirente ha stipulato un contratto preliminare per un immobile con la Società Venditrice. Di fronte all'inadempimento della vendita, l'Acquirente ha agito in giudizio chiedendo in via principale l'esecuzione del contratto e, in via subordinata, la restituzione del doppio della caparra confirmatoria. Nel processo è intervenuto un Terzo promissario acquirente. La Corte d'Appello ha ignorato la domanda subordinata dell'Acquirente e ha disposto la compensazione delle spese di lite. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Acquirente. I giudici di legittimità hanno stabilito che la richiesta di restituzione del doppio della caparra confirmatoria equivale implicitamente all'esercizio del diritto di recesso, imponendo al giudice di pronunciarsi. Inoltre, la compensazione delle spese richiede specifiche e gravi ragioni motivate. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Risarcimento danni appalto: colpa del cliente e calcoli errati
Un committente ordina la realizzazione di capannoni industriali a un'impresa appaltatrice, ma ostacola l'esecuzione dei lavori richiedendo continue e pretestuose modifiche progettuali. L'appaltatore chiede la risoluzione del contratto e il risarcimento del danno. La Corte d'Appello addebita la colpa al committente, ma liquida il danno cumulando erroneamente caparra, spese e guadagno lordo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del committente sui criteri di calcolo del risarcimento danni appalto. I giudici chiariscono che l'appaltatore ha diritto al solo utile netto perso e non può sommare interesse negativo e positivo, né pretendere la caparra se ha scelto la risoluzione ordinaria. La causa viene rinviata alla Corte d'Appello per la corretta rideterminazione del danno.
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Risoluzione del contratto preliminare tra caparra e ipoteca
Un promissario acquirente ha richiesto la risoluzione del contratto preliminare di compravendita immobiliare per presunto inadempimento del venditore, lamentando la mancata cancellazione di un'ipoteca prima del rogito e differenze sulla superficie dell'immobile. Il promittente venditore si era impegnato a estinguere il mutuo ipotecario contestualmente alla firma del contratto definitivo. Tuttavia, l'acquirente ha receduto dal contratto senza aver mai convocato il venditore davanti al notaio per la stipula. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda dell'acquirente, stabilendo che l'obbligo di liberare l'immobile da ipoteche diventa esigibile solo al rogito. Senza la convocazione notarile, non sussiste l'inadempimento del venditore. Inoltre, eventuali difformità di metratura nella vendita a corpo concedono la riduzione del prezzo ma non la risoluzione del contratto preliminare. Il venditore ha quindi diritto a trattenere la caparra confirmatoria.
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Scioglimento del contratto preliminare: acconto perso per la casa
Un promittente venditore cita in giudizio il promissario acquirente per risolvere il compromesso immobiliare e trattenere la somma di 70.000 euro versata a titolo di caparra o acconto, lamentando la mancata stipula del definitivo. Nelle more interviene il fallimento dell'acquirente. Il curatore fallimentare dichiara lo scioglimento del contratto preliminare e chiede la restituzione della somma incassata dal venditore. La Corte d'Appello e la Cassazione danno ragione alla curatela: la previa diffida ad adempiere non aveva sciolto di diritto il vincolo, poiché l'immobile risultava incompleto ed entrambe le parti erano inadempienti. Essendo il rapporto ancora pendente al momento del dissesto, la scelta della curatela blocca le pretese risarcitorie del venditore, costringendolo alla restituzione.
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Contratto preliminare di compravendita e recesso per vizi lievi
La controversia riguarda un contratto preliminare di compravendita immobiliare. La promissaria acquirente, dopo aver ottenuto la consegna anticipata delle chiavi e versato una caparra di quarantamila euro, ha rifiutato di presentarsi al rogito notarile lamentando lievi vizi nell'immobile. Il promittente venditore ha esercitato il recesso trattenendo la caparra e chiedendo il risarcimento per l'occupazione dell'immobile. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'acquirente, confermando la piena legittimità del recesso del venditore e la condanna della donna alla restituzione dell'immobile, al pagamento di diciannovemila euro come indennità per l'occupazione e alle spese legali.
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Inadempimento del contratto preliminare e difformità catastale
Una promissaria acquirente stipula un accordo per comprare due unità abitative catastalmente distinte. Il promittente venditore offre invece il trasferimento di un unico immobile accorpato. La donna agisce in giudizio per far dichiarare l'inadempimento del contratto preliminare e ottenere il doppio della caparra. La Corte d'Appello respinge la richiesta sostenendo che la compratrice non ha provato i costi per ripristinare il frazionamento. La Corte di Cassazione ribalta la decisione e accoglie il ricorso dell'acquirente. I giudici supremi chiariscono che l'onere di dimostrare la corretta esecuzione della prestazione o l'impossibilità oggettiva spetta al debitore venditore. Inoltre, comprare due unità indipendenti assicura un interesse economico e funzionale maggiore rispetto a un immobile unico, configurando un inadempimento grave.
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Contratto preliminare di compravendita: abuso non provato
Un acquirente ha stipulato un contratto preliminare di compravendita per un immobile, rifiutando poi la stipula del definitivo a causa di presunte difformità urbanistiche e catastali. Il venditore ha quindi esercitato il recesso per inadempimento della controparte. I giudici di merito hanno accertato la totale assenza di prove circa l'asserito abuso edilizio e l'inadempimento esclusivo del compratore. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile: le irregolarità urbanistiche non provate non possono giustificare il rifiuto dell'acquisto, né inficiano la validità del preliminare avente meri effetti obbligatori.
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Risoluzione del contratto preliminare e perdita della caparra
Un promissario acquirente e un promittente venditore stipulano una compravendita immobiliare. A seguito di divergenze sul prezzo finale e sulle finiture, l'acquirente rifiuta di recarsi dal notaio per il rogito. Entrambi agiscono in giudizio chiedendo la risoluzione del contratto preliminare. La Corte d'Appello addebita l'inadempimento all'acquirente e consente al venditore di trattenere la caparra confirmatoria, sebbene quest'ultimo avesse domandato la risoluzione giudiziale unita al risarcimento integrale dei danni. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'acquirente su questo punto: chi domanda la risoluzione giudiziale ordinaria e il risarcimento dei danni effettivi non può trattenere automaticamente la caparra confirmatoria, ma deve provare l'esistenza e l'ammontare esatto del danno subito.
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Caparra confirmatoria nel preliminare: recupero senza recesso
Una venditrice e un acquirente stipulano un accordo per la vendita di un terreno. Il testo contrattuale prevede il versamento di una somma quale caparra confirmatoria nel preliminare prima del rogito notarile definitivo. L'acquirente omette il pagamento dell'importo pattuito. La venditrice ricorre al decreto ingiuntivo per riscuotere coattivamente la quota scaduta. La Corte d'Appello revoca l'ingiunzione, ritenendo che la mancata consegna iniziale impedisca ogni pretesa legata alla caparra. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della venditrice. La Suprema Corte stabilisce che le parti possono legittimamente concordare una caparra a versamento differito. Il promittente venditore può agire in giudizio per pretendere l'esatto adempimento del pagamento intermedio, senza dover necessariamente recedere dal contratto.
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Vendita di cosa altrui: chi non compra perde il doppio
La controversia riguarda un preliminare di vendita di cosa altrui relativo a terreni agricoli concessi in leasing al promittente venditore. Il promittente venditore si era impegnato ad acquistare personalmente i beni dalla società proprietaria per poi trasferirli alla promissaria acquirente. Nonostante la diffida formale e la convocazione davanti al notaio, il venditore non si è presentato, ammettendo la mancanza di fondi per riscattare il leasing. La promissaria acquirente ha esercitato il recesso contrattuale, chiedendo la restituzione del doppio della caparra confirmatoria versata. Il promittente venditore ha contestato presunti inadempimenti della controparte legati a trattative di rinegoziazione del prezzo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso del venditore, confermando la piena legittimità del recesso per grave e colpevole inadempimento del promittente venditore.
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Caparra confirmatoria nel preliminare: chi recede perde la somma
L'Acquirente e la Venditrice stipulano un primo accordo preliminare per la vendita di un immobile, poi risolto consensualmente concordando il reimpiego della somma versata per un nuovo testo negoziale. Successivamente, l'Acquirente recede dal rapporto contestando inadempimenti e richiede la restituzione della somma o il doppio dell'importo. La Venditrice eccepisce l'illegittimità del recesso altrui e chiede di trattenere la somma. I giudici di merito accertano che la Venditrice non era inadempiente e che il recesso dell'Acquirente era ingiustificato. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso dell'Acquirente inammissibile e conferma definitivamente il diritto della Venditrice a trattenere la caparra confirmatoria nel preliminare, condannando il ricorrente alle spese legali.
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