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Art. 1375 Codice Civile — Sezione Seconda Penale

5 provvedimenti

Altri anni per Art. 1375 Codice Civile

Truffa contrattuale: il doppio incasso che riapre il risarcimento
Il caso riguarda una truffa contrattuale commessa dal Venditore ai danni dell'Acquirente durante la vendita di un macchinario agricolo. Il Venditore ha ceduto il credito a una banca e, contemporaneamente, ha fatto stipulare all'Acquirente un finanziamento per lo stesso importo, incassando due volte la somma. La Corte d'Appello aveva dichiarato il reato prescritto, collocando la consumazione alla data della cessione del credito. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Acquirente, stabilendo che la truffa contrattuale si consuma solo quando si verifica l'effettivo danno economico per la vittima, ovvero alla firma del finanziamento. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente agli effetti civili, rinviando la decisione al giudice civile per il risarcimento dei danni.
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Insolvenza fraudolenta: il silenzio sulla crisi costa caro
Un imprenditore, legale rappresentante di una cooperativa, ha continuato a rifornirsi di carburante presso una stazione di servizio nonostante la sopravvenuta insolvenza della propria società, tacendo tale condizione alla controparte. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento dei danni, stabilendo che nel contratto di somministrazione il silenzio sulla propria crisi finanziaria costituisce dissimulazione e integra il reato di insolvenza fraudolenta. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, confermando l'obbligo di risarcire la parte civile per oltre 32.000 euro.
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Silenzio eloquente: quando non parlare è truffa
Un medico, operante in regime di esclusiva per un ospedale pubblico, è stato accusato di truffa aggravata per aver svolto attività privata non dichiarata, continuando a percepire l'indennità di esclusiva. La difesa sosteneva che il mero silenzio non potesse configurare il reato. La Corte di Cassazione, pur dichiarando il reato estinto per prescrizione, ha stabilito che il silenzio, se inserito in un contesto di condotte attive volte a ingannare (come la prenotazione diretta delle visite), diventa 'silenzio eloquente' e integra pienamente gli artifici e raggiri tipici della truffa.
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Buona fede creditore: esclusa nelle confische?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di gestione del credito, confermando l'esclusione di un credito ipotecario dal passivo di una società confiscata. La decisione si fonda sulla mancanza di buona fede del creditore originario, un istituto bancario, che aveva omesso di eseguire adeguati controlli e verifiche di diligenza sull'imprenditore di fatto dominante la società finanziata, nonostante la presenza di evidenti indicatori di anomalia. La Corte ha ribadito che per gli operatori bancari la buona fede creditore richiede un'ignoranza incolpevole, da escludersi in caso di negligenza nell'adempimento degli obblighi di verifica.
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Truffa medico: visite private e bonus di esclusività
Un medico, dipendente in esclusiva di un'azienda sanitaria, ha effettuato visite private a domicilio senza autorizzazione e senza versare le quote dovute, continuando a percepire l'indennità di esclusività. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per truffa medico, stabilendo che il silenzio sulla violazione del patto di esclusività costituisce l'artificio che induce in errore l'ente, il cui danno consiste nel pagamento indebito del bonus.
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