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Art. 1363 Codice Civile — Anno 2025

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659 provvedimenti

Altri anni per Art. 1363 Codice Civile

Ricorso in Cassazione: i requisiti di specificità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda di trasporti contro la sentenza che la condannava a pagare un'indennità per riposi non goduti a un dipendente. La decisione si fonda su un vizio procedurale: la mancata produzione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) su cui si basava il ricorso. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso in Cassazione deve essere autosufficiente, contenendo tutti gli elementi necessari per la decisione, senza che i giudici debbano reperire atti esterni.
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Riposo settimanale: ricorso inammissibile per forma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda condannata a risarcire un dipendente per il mancato godimento del riposo settimanale. La decisione non è entrata nel merito della questione, ma si è basata su un vizio procedurale: la mancata produzione del testo integrale del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) di riferimento, violando il principio di autosufficienza del ricorso.
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Quietanza di pagamento: quando non basta a provare?
In un caso di cessione di quote societarie, il venditore ha contestato il pagamento nonostante una quietanza di pagamento scritta. L'acquirente ha ammesso in giudizio di aver consegnato un assegno, mai incassato, ma non è riuscito a provarne l'effettiva consegna. La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione del contratto per grave inadempimento, stabilendo che la confessione del debitore può superare il valore probatorio della quietanza e che l'onere di provare la consegna del titolo di pagamento grava sul debitore stesso. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Mansioni superiori: come si contano i dipendenti?
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello che riconosceva il diritto di un dipendente bancario all'inquadramento superiore per mansioni di coordinamento. La sentenza chiarisce che nel calcolo del numero di dipendenti coordinati, necessario per la promozione, devono essere inclusi anche i lavoratori temporaneamente assenti o 'prestati' da altre unità operative. La Corte ha inoltre ribadito gli ampi poteri istruttori del giudice d'appello nel rito del lavoro, che può ammettere nuove prove se indispensabili per la decisione.
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Condotta antisindacale: proposta non trattabile è illegittima
La Corte di Cassazione ha confermato che la presentazione di una proposta contrattuale definita come 'non trattabile' da parte di un'azienda durante le negoziazioni sindacali costituisce condotta antisindacale. Sebbene non esista un obbligo generale di contrattare, un precedente accordo può imporre alle parti di negoziare secondo i principi di correttezza e buona fede. Chiudere ogni possibilità di dialogo viola questo dovere e lede le prerogative sindacali.
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Buoni pasto: quando l’azienda può revocarli?
Un gruppo di lavoratori ha citato in giudizio il nuovo datore di lavoro per aver interrotto l'erogazione dei buoni pasto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che i buoni pasto non costituiscono retribuzione, bensì un'agevolazione di carattere assistenziale. Pertanto, non sono protetti dal principio di irriducibilità della retribuzione e l'azienda ha potuto legittimamente recedere dall'accordo aziendale che ne prevedeva la corresponsione.
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Credito prededucibile: la Cassazione sui professionisti
Un legale contesta l'ammissione del proprio credito come chirografario e lo status di credito prededucibile riconosciuto ad altri due professionisti per l'assistenza in un concordato preventivo. La Cassazione cassa la decisione di merito, chiarendo che per il riconoscimento del credito prededucibile non basta l'omologazione del concordato, ma occorre una valutazione 'ex ante' dell'effettiva utilità e funzionalità della prestazione professionale rispetto agli scopi della procedura.
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Trattenuta sulla retribuzione: procedura e limiti
La Cassazione conferma l'illegittimità di una trattenuta sulla retribuzione per un danno causato da un lavoratore, se effettuata prima della conclusione del procedimento disciplinare. La sentenza chiarisce che il rispetto delle procedure previste dal CCNL è inderogabile, anche se la responsabilità del dipendente per il danno è accertata.
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Danno da risoluzione: esclusi i profitti futuri
Una società agricola aveva promesso di vendere quote di produzione e i futuri diritti derivanti da una riforma UE. Al rifiuto di trasferire i nuovi "aiuti disaccoppiati", gli acquirenti hanno chiesto la risoluzione del contratto. La Cassazione ha confermato la risoluzione per grave inadempimento, ma ha corretto il calcolo del danno da risoluzione. Ha stabilito che il risarcimento non può includere i profitti che sarebbero maturati dopo la domanda giudiziale e deve corrispondere alla perdita netta dell'operazione, non al valore lordo della prestazione mancata.
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Recesso comodato: non vale se c’è un termine fisso
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in un contratto di comodato con una durata determinata (nel caso di specie, 20 anni), il proprietario non può chiedere la restituzione anticipata del bene basandosi su una clausola interpretata come diritto di recesso libero. La sentenza conferma la decisione della Corte d'Appello, secondo cui l'interpretazione complessiva del contratto, che prevedeva un termine lungo e la facoltà per il comodatario di sublocare, escludeva la possibilità di un recesso comodato ad nutum. Il ricorso è stato rigettato in quanto mirava a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità.
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Obblighi informativi banca: doveri dopo l’acquisto
La Corte di Cassazione stabilisce che gli obblighi informativi della banca non cessano con la vendita di un prodotto finanziario. In un caso riguardante obbligazioni poi fallite, la Corte ha sancito che l'intermediario ha il dovere di comunicare al cliente ogni aggravamento del rischio, specialmente in presenza di garanzie contrattuali specifiche che implicano un monitoraggio post-vendita. La sentenza chiarisce che il dovere di diligenza e trasparenza persiste anche dopo l'acquisto.
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Nullità atto di citazione: quando è indispensabile
Un'attività commerciale cita in giudizio quella del piano superiore per danni da infiltrazioni d'acqua. La Corte di Cassazione ha stabilito la nullità atto di citazione perché la parte attrice, agendo per responsabilità extracontrattuale ex art. 2043 c.c., aveva omesso di allegare lo specifico fatto colposo (la condotta negligente) che avrebbe causato il danno, limitandosi a descrivere l'evento dannoso. Questo vizio, non sanato, ha comportato la cassazione della sentenza.
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Clausola di decadenza: l’interpretazione del contratto
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di acquisizione societaria, chiarendo i limiti dell'interpretazione di una clausola di decadenza. La controversia verteva su un termine di 30 giorni per la denuncia di vizi, previsto nel contratto di cessione di quote. La Corte ha stabilito che la mera dicitura 'entro e non oltre' non è sufficiente a determinare la perdita del diritto di garanzia se non è espressamente prevista tale conseguenza. Confermando la decisione della Corte d'Appello, la Cassazione ha ribadito che l'interpretazione del contratto spetta al giudice di merito e che il suo sindacato è limitato alla verifica della corretta applicazione dei canoni legali, rigettando il ricorso dei venditori.
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Copertura assicurativa ODL: quando è valida?
La Cassazione ha stabilito che la copertura assicurativa ODL è operante solo se la nomina dell'amministratore in un ente esterno deriva da una preventiva e chiara 'designazione o richiesta' da parte della società contraente. Un mero interesse successivo non è sufficiente. Inoltre, ha ribadito la nullità delle clausole che assicurano il pagamento di sanzioni amministrative.
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Inquadramento contrattuale: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una compagnia aerea contro la sentenza che aveva riconosciuto a una lavoratrice la conversione del contratto a tempo indeterminato e il corretto inquadramento contrattuale superiore. La decisione si fonda sulla novità e non pertinenza dei motivi di ricorso, poiché la Corte d'Appello aveva accertato un errato inquadramento 'ab origine' e non una promozione per mansioni superiori.
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Prelazione conduttore: esclusa in vendita fallimentare
Una fondazione sanitaria, conduttrice di un immobile di proprietà di una società fallita, rivendicava il proprio diritto di prelazione del conduttore dopo la vendita del bene in un'asta fallimentare. Il contratto di locazione era stato stipulato direttamente dal curatore dopo la dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la prelazione legale non si applica automaticamente in questi casi. A differenza dei contratti preesistenti in cui il curatore subentra, un contratto stipulato dal curatore è un atto di 'gestione processuale' finalizzato a tutelare i creditori. Pertanto, il diritto di prelazione deve essere espressamente pattuito nel contratto con l'autorizzazione degli organi della procedura.
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Accesso illecito dati: licenziamento proporzionato
Una dipendente di un'azienda ospedaliera è stata licenziata per aver effettuato un accesso illecito ai dati sanitari dei propri vicini di casa per ragioni personali. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del licenziamento, ritenendo la condotta una violazione talmente grave del vincolo fiduciario da rendere proporzionata la massima sanzione disciplinare, anche in considerazione della natura sensibile delle informazioni consultate.
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Esenzione COSAP: concessione e natura del canone
Un comune e la sua società di riscossione hanno impugnato in Cassazione una sentenza che garantiva un'esenzione COSAP a una società concessionaria di parcheggi. La Corte d'Appello aveva stabilito che il canone non era dovuto perché non previsto nel contratto di concessione, interpretato come un accordo sinallagmatico. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, sottolineando che non è possibile richiedere in sede di legittimità una nuova interpretazione del contratto e che i ricorrenti non avevano adeguatamente contestato la 'ratio decidendi' della decisione precedente.
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Prescrizione garanzia vizi: basta la lettera?
Un'azienda cartaria acquista un macchinario industriale che presenta difetti. Il fornitore eccepisce la prescrizione annuale della garanzia. La Corte di Cassazione, ribaltando la decisione d'appello, stabilisce che per interrompere la prescrizione per garanzia vizi non è necessario un atto giudiziario, ma è sufficiente una comunicazione stragiudiziale, come una lettera di messa in mora, purché chiara e formale. La causa viene rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce di questo principio fondamentale.
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Cessione contenzioso bancario: a chi tocca pagare?
Un ex dirigente bancario, licenziato prima della liquidazione e successiva cessione di un ramo d'azienda della banca, ha citato in giudizio sia l'istituto originario che quello acquirente. La Corte di Cassazione ha chiarito che in una cessione contenzioso bancario, le cause relative a rapporti di lavoro già terminati al momento della cessione non si trasferiscono all'acquirente, salvo diverso accordo. La legittimazione passiva resta quindi in capo alla società cedente in liquidazione, poiché il contenzioso riguarda un 'rapporto estinto' escluso dall'accordo di cessione.
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