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Art. 1363 Codice Civile — Anno 2025

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659 provvedimenti

Altri anni per Art. 1363 Codice Civile

Onere della prova e risarcimento: la Cassazione decide
Un professionista ha citato in giudizio una società per inadempimento di un contratto di esclusiva. La Corte d'Appello, pur riconoscendo la violazione, ha negato il risarcimento per mancanza di prove sul quantum. La Cassazione ha annullato la decisione, affermando che il giudice di merito ha errato nel non motivare il rigetto della richiesta di esibizione dei documenti contabili della società, strumento fondamentale per determinare l'ammontare del danno. La sentenza ribadisce i principi sull'onere della prova e sui poteri istruttori del giudice.
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Giudicato tributario: limiti all’assoluzione penale
Una società estera, con un accertamento fiscale definitivo relativo alla sua stabile organizzazione in Italia, ha tentato di bloccare la riscossione del debito basandosi su una successiva assoluzione in sede penale per i medesimi fatti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo la preminenza del giudicato tributario. La Corte ha chiarito che una sentenza penale di assoluzione non può invalidare un debito fiscale già accertato in via definitiva, confermando l'intangibilità della pretesa erariale una volta formatosi il giudicato.
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Disconoscimento scrittura privata: quando è inefficace
Una parte ricorre in Cassazione avverso una sentenza d'appello che, sulla base di una scrittura privata datata, aveva riconosciuto la proprietà di un immobile ai controricorrenti. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile per diverse ragioni procedurali, tra cui la genericità del disconoscimento della scrittura privata, la richiesta di una nuova valutazione dei fatti e l'attacco a motivazioni non centrali della decisione. La sentenza sottolinea i rigorosi requisiti formali per le impugnazioni in sede di legittimità.
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Rapporto convenzionato: no a paga ACN senza contratto
La Corte di Cassazione ha stabilito che un rapporto di lavoro con la Pubblica Amministrazione, anche se di fatto continuativo e assimilabile a un rapporto convenzionato, non dà diritto al trattamento economico previsto dal relativo Accordo Collettivo Nazionale (ACN) in assenza di un contratto formale. L'illegittimità dei contratti a termine utilizzati per coprire carenze di organico non è sufficiente a estendere automaticamente le tutele economiche del rapporto convenzionato, per il quale è necessaria una specifica procedura di stipula. Il professionista potrà tutt'al più agire per il risarcimento del danno o per ingiustificato arricchimento.
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Frazionamento del credito e giudicato: i limiti
La Corte di Cassazione affronta il tema del frazionamento del credito e del giudicato in un caso di risarcimento per perdita di chance richiesto da dipendenti universitari. L'ordinanza chiarisce che una nuova azione è ammissibile se la precedente domanda di danno, formulata come subordinata, non è stata esaminata nel merito. Al contrario, se la domanda era stata rigettata, il giudicato preclude ogni ulteriore richiesta, anche se relativa a voci di danno differenti ma riconducibili alla stessa causa.
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Inadempimento contratto preliminare: onere della prova
La Corte di Cassazione chiarisce l'onere della prova in caso di inadempimento contratto preliminare. La mancata consegna della documentazione che attesta la rinuncia alla prelazione da parte dei confinanti costituisce un grave inadempimento del promittente venditore, tale da giustificare il recesso del promissario acquirente. Spetta sempre al venditore dimostrare di aver adempiuto, anche se la documentazione prodotta è contestata solo in un secondo momento.
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Condizione sospensiva: quando il contratto è inefficace
La Corte di Cassazione conferma l'inefficacia di un contratto preliminare di compravendita immobiliare a causa del mancato avveramento di una condizione sospensiva. Il contratto era subordinato all'acquisizione, da parte del venditore, di alcuni terreni di proprietà comunale. Poiché tale evento non si è verificato entro un lasso di tempo ritenuto congruo dai giudici, il contratto non ha mai prodotto i suoi effetti, legittimando la richiesta di restituzione della caparra da parte del promissario acquirente.
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Modifica contrattuale: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di fornitura commerciale in cui le parti avevano prodotto due versioni diverse dello stesso contratto. La Corte ha confermato la validità della modifica contrattuale manoscritta basandosi sul comportamento successivo delle parti, come i pagamenti effettuati e l'accettazione della merce. Tuttavia, ha cassato la sentenza d'appello per errata interpretazione di una clausola di esonero da responsabilità per ritardi, sottolineando che tale clausola non può coprire la colpa grave o il dolo del fornitore, e per omissione di pronuncia su una domanda di rimborso spese.
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Qualificazione contratto di factoring: Cassazione annulla
In una complessa vicenda legale tra una società di factoring, il fallimento di una società fornitrice e un'azienda sanitaria, la Corte di Cassazione interviene per la seconda volta. L'oggetto del contendere è la corretta qualificazione del contratto di factoring. La Corte ha annullato la sentenza d'appello che, discostandosi dai principi di diritto precedentemente enunciati, aveva erroneamente classificato l'accordo come una garanzia atipica per un finanziamento, anziché condurre un'analisi completa della volontà delle parti. La Suprema Corte ha ribadito la necessità di un'interpretazione rigorosa e sistematica del contratto, cassando la decisione e rinviando la causa per un nuovo esame.
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Trasferimento ramo d’azienda: licenziamento e manleva
Una lavoratrice veniva licenziata nel contesto di una complessa operazione di trasferimento di ramo d'azienda che coinvolgeva tre società. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18805/2025, ha chiarito importanti principi. Ha stabilito che l'impugnazione del licenziamento va rivolta al datore di lavoro che lo ha emesso e a quello in carica al momento in cui l'atto ha prodotto effetto. Soprattutto, ha affermato la piena validità della clausola di manleva tra le società, specificando che essa non pregiudica i diritti del lavoratore ma regola solo i rapporti economici interni tra le imprese coinvolte nel trasferimento ramo d'azienda.
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Motivazione avviso accertamento: i chiarimenti Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento milionario. La Corte ha stabilito che la motivazione avviso accertamento è valida anche se rinvia ad altri atti (motivazione per relationem), a condizione che sia già di per sé esauriente o che riporti il contenuto essenziale degli atti richiamati. Inoltre, ha confermato la piena competenza delle Direzioni Regionali dell'Agenzia delle Entrate a svolgere attività ispettive, in virtù del potere di auto-organizzazione dell'ente.
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Cessione passività bancarie: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito subentrato nelle passività di una banca in liquidazione. La questione verteva sulla successione in un contenzioso relativo a conti correnti. La Corte ha stabilito che il ricorso era inammissibile perché non contestava adeguatamente la 'ratio decidendi' della Corte d'Appello, la quale aveva accertato in fatto che i rapporti non erano estinti né 'in sofferenza' al momento della cessione. Questa ordinanza sottolinea l'importanza di centrare l'impugnazione sui fondamenti della decisione precedente per evitare una declaratoria di inammissibilità.
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Insegnante pubblico impiego: obbligo autorizzazione
La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione disciplinare a carico di una docente per aver ricoperto per anni cariche amministrative in enti non profit senza la prescritta autorizzazione. La sentenza sottolinea che per un insegnante pubblico impiego l'obbligo di autorizzazione preventiva sussiste anche per incarichi gratuiti, al fine di tutelare il principio di esclusività del rapporto di lavoro e prevenire conflitti di interesse.
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Aliud pro alio: vendita immobile senza agibilità
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto di compravendita immobiliare per la consegna di un bene 'aliud pro alio'. Il caso riguarda un'autorimessa venduta senza certificato di agibilità a causa di difetti insanabili che ne impedivano il rilascio. La Corte ha stabilito che la consegna di un immobile privo dei requisiti essenziali per ottenere l'agibilità integra una grave inadempienza del venditore, giustificando la risoluzione del contratto, anche se l'acquirente era a conoscenza della mancanza del documento al momento dell'acquisto. La semplice promessa di ottenere il certificato non esonera il venditore dalla responsabilità se il bene è intrinsecamente inidoneo all'uso.
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Indennità di trasferta: onere della prova del rientro
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un gruppo di lavoratori, negando il loro diritto all'indennità di trasferta per pasto serale e pernottamento. La Corte ha stabilito che, una volta che l'azienda fornisce prove sufficienti a dimostrare la possibilità per i dipendenti di rientrare alla propria abitazione entro un orario stabilito (le 21:00 in questo caso), spetta ai lavoratori l'onere di provare specificamente le singole giornate in cui ciò non è stato possibile. I lavoratori non hanno fornito tale prova, rendendo legittimo il diniego dell'indennità.
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Ricorso per cassazione: i motivi di inammissibilità
Un datore di lavoro, condannato in primo e secondo grado al pagamento di differenze retributive a una ex dipendente, ha presentato ricorso per cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e infondato su tutti i fronti. La decisione evidenzia l'importanza del rispetto dei requisiti formali e procedurali, come l'onere di produrre i contratti collettivi invocati e il divieto di censurare il merito in presenza di una 'doppia conforme'. Inoltre, chiarisce che contestare i calcoli del credito equivale ad ammettere l'esistenza del debito, rendendo inefficace l'eccezione di prescrizione presuntiva.
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Contratto preliminare: validità e requisiti
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, interviene su un complesso caso immobiliare, chiarendo i requisiti di validità del contratto preliminare. La vicenda riguarda alcuni consorzi che avevano agito contro una società immobiliare per ottenere il trasferimento di proprietà di lotti di terreno. La Corte d'Appello aveva dichiarato nulli gli accordi per indeterminatezza dell'oggetto. La Cassazione ha cassato tale decisione, stabilendo che per la validità del preliminare è sufficiente che l'oggetto sia determinabile, anche tramite rinvio a elementi esterni (per relationem), distinguendo nettamente tali requisiti da quelli, più stringenti, necessari per ottenere una sentenza di esecuzione in forma specifica ai sensi dell'art. 2932 c.c. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Indennità perequativa: CCNL protegge lo stipendio
Una università ha contestato il diritto di due suoi dipendenti a mantenere una indennità perequativa a seguito di un nuovo inquadramento contrattuale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la clausola di salvaguardia presente nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) protegge i diritti economici già acquisiti dai lavoratori. La Corte ha chiarito che, anche in presenza di un nuovo accordo sull'inquadramento, l'indennità non viene meno ma si trasforma in un assegno personale riassorbibile, garantendo così la stabilità retributiva.
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Recesso per gravi motivi: la Cassazione chiarisce
Un'azienda conduttrice ha tentato di recedere anticipatamente da un contratto di locazione commerciale, adducendo sia la nullità del contratto originario per mancanza dell'attestato energetico, sia la sussistenza di gravi motivi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la normativa dell'epoca non prevedeva la nullità del contratto per tale mancanza. Inoltre, ha confermato che il recesso per gravi motivi è legittimo solo in presenza di eventi imprevedibili, sopravvenuti ed estranei alla volontà del conduttore, requisiti non soddisfatti nel caso di specie.
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Tassazione concordato fallimentare: la base imponibile
Una società ha contestato un avviso di liquidazione dell'Agenzia delle Entrate relativo all'imposta di registro su un decreto di omologa di concordato fallimentare. L'Amministrazione Finanziaria aveva calcolato l'imposta includendo nella base imponibile sia il corrispettivo pagato per l'acquisizione dell'attivo sia l'accollo dei debiti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, stabilendo un principio chiave sulla tassazione del concordato fallimentare: la base imponibile per l'imposta di registro deve essere calcolata solo sul valore dei beni e diritti trasferiti, escludendo il contestuale accollo dei debiti del fallimento.
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