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Art. 1359 Codice Civile

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155 provvedimenti

Scorrimento graduatoria: no al diritto senza autorizzazione
Un lavoratore, idoneo in un concorso interno, ha chiesto l'assunzione tramite scorrimento graduatoria per posti mai ufficialmente autorizzati. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che senza la necessaria autorizzazione amministrativa per i posti ulteriori, non sorge alcun diritto soggettivo all'assunzione. L'intervento di una nuova legge (ius superveniens) ha ulteriormente precluso tale possibilità, non essendosi consolidato alcun diritto quesito prima della riforma.
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Scorrimento graduatoria: quando nasce il diritto?
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una lavoratrice pubblica che chiedeva la progressione di carriera basandosi sulla sua idoneità in una graduatoria. La Corte ha stabilito che lo scorrimento graduatoria non è un diritto automatico. Il diritto all'assunzione sorge solo se i posti sono stati preventivamente autorizzati e se l'amministrazione decide di coprirli. Una legge successiva (ius superveniens) può legittimamente impedire l'assunzione se, al momento della sua entrata in vigore, il diritto del candidato non si è ancora consolidato per mancanza dell'autorizzazione governativa.
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Scorrimento graduatorie PA: no diritto senza autorizzazione
Una lavoratrice del settore pubblico, risultata idonea in un concorso interno ma non vincitrice per i posti autorizzati, ha citato in giudizio l'amministrazione per ottenere l'assunzione tramite lo scorrimento della graduatoria. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che in assenza di una specifica autorizzazione governativa per la copertura dei posti aggiuntivi e a causa di una nuova legge (ius superveniens) che ha modificato le regole di assunzione, non sorge alcun diritto soggettivo allo scorrimento graduatorie PA. Il diritto all'assunzione non era ancora maturato al momento dell'entrata in vigore della nuova normativa.
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Scorrimento graduatoria: no al diritto quesito
Una dipendente pubblica, risultata idonea in un concorso interno ma oltre i posti autorizzati, ha agito in giudizio per ottenere la promozione tramite scorrimento graduatoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che non sussisteva alcun diritto quesito. La decisione si fonda sulla mancanza della necessaria autorizzazione ministeriale per la copertura dei posti aggiuntivi e sull'intervento di una nuova legge (ius superveniens) che ha modificato le regole sulle progressioni di carriera prima che la graduatoria fosse approvata e che il diritto potesse consolidarsi.
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Scorrimento graduatoria: no al diritto senza autorizzazione
La Corte di Cassazione ha negato il diritto allo scorrimento graduatoria a un gruppo di dipendenti pubblici. La sentenza chiarisce che, in assenza di una specifica autorizzazione governativa per i posti aggiuntivi e a seguito di una nuova legge più restrittiva (ius superveniens), i candidati idonei non vantano un diritto soggettivo all'assunzione, ma solo una mera aspettativa.
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Rideterminazione sanzioni tributarie: chi decide?
Un Comune ha chiesto l'ammissione al passivo di un fallimento per crediti tributari e sanzioni. La Commissione Tributaria ha rideterminato i criteri di calcolo senza quantificare l'importo esatto delle sanzioni. Il Giudice Delegato ha quindi calcolato autonomamente l'importo, riducendolo. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del Comune, ha stabilito che la rideterminazione sanzioni tributarie spetta all'ente impositore (il Comune) e non al Giudice Delegato. Quest'ultimo deve attendere l'atto di quantificazione dell'ente, che potrà essere impugnato dal fallimento in sede tributaria.
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Restituzione stipendio non dovuto: la guida completa
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33507/2024, ha stabilito un principio fondamentale sulla restituzione di stipendio non dovuto da parte di un dipendente pubblico. A seguito di un errore nel calcolo della retribuzione di un segretario comunale, l'ente locale ne aveva chiesto la restituzione dell'importo lordo. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso del dipendente, chiarendo che l'obbligo di restituzione riguarda esclusivamente le somme nette effettivamente percepite, poiché le ritenute fiscali e previdenziali non sono mai entrate nel patrimonio del lavoratore.
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Rinuncia alle riserve: quando è incondizionata?
Una società cooperativa di costruzioni ha rinunciato alle proprie riserve in un appalto pubblico in cambio della fissazione di un nuovo termine per i lavori. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che riteneva tale rinuncia alle riserve incondizionata e definitiva, dichiarando inammissibile il ricorso dell'impresa. L'ordinanza chiarisce i limiti dell'interpretazione contrattuale in sede di legittimità e le conseguenze della presenza di una doppia motivazione nella sentenza impugnata.
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Contratto preliminare condizioni sospensive: cosa fare?
La Corte di Cassazione ha stabilito che se un contratto preliminare è soggetto a condizioni sospensive e queste non si verificano senza colpa delle parti, il contratto è inefficace. Di conseguenza, la caparra versata deve essere restituita. Il caso riguardava la vendita di un immobile il cui perfezionamento dipendeva dal rilascio di un permesso a costruire e dalla definizione di una lite, eventi qualificati come 'contratto preliminare condizioni sospensive' e non come obblighi contrattuali.
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Scorrimento graduatorie: stop da una nuova legge
La Corte di Cassazione ha stabilito che lo scorrimento di una graduatoria di un concorso pubblico interno non è un diritto acquisito. Se una nuova legge (ius superveniens) interviene prima che l'amministrazione decida di utilizzare la graduatoria, modificando le regole per le progressioni di carriera, questa prevale. Nel caso specifico, un dipendente ministeriale si è visto negare la promozione perché il d.lgs. 150/2009 ha limitato le progressioni verticali interne, rendendo illegittimo lo scorrimento della graduatoria del concorso bandito nel 2007.
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Provvigione mediatore: quando non è dovuta
La Corte di Cassazione ha stabilito che la provvigione del mediatore non è dovuta se il contratto preliminare è sottoposto a una condizione sospensiva che non si realizza entro il termine pattuito. Nel caso specifico, la compravendita era condizionata all'ottenimento di pareri favorevoli da parte di enti pubblici. Poiché tali pareri non sono arrivati in tempo, e non è stata provata una colpa del promissario acquirente nel causare il ritardo, il diritto alla provvigione non è sorto. Il ricorso dell'agente immobiliare è stato dichiarato inammissibile.
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Contratto misto vendita appalto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di contratto misto vendita appalto relativo alla fornitura e posa in opera di serramenti. L'ordinanza stabilisce che, in base al principio di prevalenza, se il valore della fornitura supera nettamente quello della manodopera, si applicano le regole della compravendita. La Corte ha confermato la condanna al pagamento del prezzo, ridotto per i vizi accertati, ritenendo irrilevanti il ritardo nella consegna (poiché l'opera era stata accettata) e il mancato collaudo (imputabile allo stesso committente).
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Finzione avveramento condizione: quando si applica?
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti della finzione di avveramento della condizione in un contratto di cessione di quote sociali. Il pagamento del saldo era subordinato all'ottenimento di autorizzazioni ambientali da parte della società le cui quote erano state cedute. Poiché la condizione non si è verificata, il venditore ha agito in giudizio sostenendo che l'inerzia degli acquirenti avesse impedito l'avveramento. La Corte ha respinto il ricorso, specificando che la finzione di avveramento della condizione richiede una condotta dolosa o colposa e non una semplice inerzia, a meno che non esista un obbligo specifico di agire, che in questo caso non gravava sugli acquirenti ma sulla società target.
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Credito MBO prededucibile: sì in amministrazione
La Cassazione conferma il diritto di un dirigente a ricevere il bonus MBO come credito MBO prededucibile, maturato durante l'amministrazione straordinaria della società. La Corte ha stabilito che la prosecuzione del rapporto di lavoro implica un subentro automatico nel contratto, rendendo il credito funzionale alla continuità aziendale e quindi prededucibile.
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Pagamento anticipato: quando è inefficace?
Una società fornitrice ha ricevuto un pagamento anticipato da un'impresa poi finita in amministrazione straordinaria. Le corti hanno dichiarato inefficace il pagamento, poiché il contratto lo legava all'emissione di stati di avanzamento lavori (S.A.L.) non ancora avvenuta. La Cassazione ha confermato, respingendo le censure sulla motivazione, sulla presunta violazione della buona fede e sul travisamento della prova.
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Condizione sospensiva mediazione: provvigione a rischio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9435/2025, ha chiarito che il diritto alla provvigione del mediatore sorge solo se la condizione sospensiva prevista nel contratto preliminare si avvera esattamente come pattuita. Nel caso di specie, la Corte ha annullato la decisione di merito che aveva ritenuto erroneamente avverata una condizione relativa a un contratto di leasing, stabilendo che i giudici non possono sostituire l'evento previsto dalle parti con uno diverso, anche se economicamente simile. La corretta interpretazione della condizione sospensiva mediazione è quindi fondamentale.
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Efficacia retroattiva contratto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di una struttura sanitaria che richiedeva il pagamento di prestazioni e interessi di mora a un'Azienda Sanitaria Locale. Il punto cruciale era l'efficacia retroattiva del contratto, stipulato a fine anno per prestazioni già rese. La Suprema Corte ha confermato la validità dell'efficacia retroattiva contratto, ma ha negato il diritto agli interessi di mora perché la struttura non aveva emesso un'apposita fattura, come previsto da una specifica clausola contrattuale. Sono stati respinti sia il ricorso principale della struttura che quello incidentale dell'ASL.
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Retribuzione di risultato: quando è dovuta ai medici?
Un gruppo di medici specialisti ha citato in giudizio la propria Azienda Sanitaria per ottenere il pagamento dell'indennità di risultato per gli anni 2015 e 2016. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. La sentenza stabilisce che, per avere diritto alla retribuzione di risultato legata a specifici obiettivi, non è sufficiente il loro raggiungimento, ma sono necessari due elementi fondamentali previsti dall'Accordo Collettivo Nazionale: la stipula di un apposito Accordo Attuativo Aziendale che definisca tali obiettivi e la costituzione di un fondo specifico per la loro remunerazione. In assenza di questi presupposti formali, il diritto al compenso non sorge.
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Compenso professionista appalti: nulla la clausola
Una professionista si è vista negare il compenso da un Comune per la progettazione di una scuola, poiché il finanziamento regionale era stato revocato. La Corte di Cassazione ha stabilito che la clausola contrattuale che lega il pagamento del compenso professionista appalti pubblici all'effettiva erogazione dei fondi è nulla, in quanto viola una norma imperativa (art. 92 D.Lgs. 163/2006). Il diritto al compenso per l'attività svolta sussiste a prescindere dal finanziamento dell'opera.
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Condizione sospensiva: quando il giudice la rileva
La Corte di Cassazione chiarisce che il mancato avveramento della condizione sospensiva in un contratto preliminare ne determina l'inefficacia originaria. Tale inefficacia, a differenza della condizione risolutiva, può essere rilevata d'ufficio dal giudice in qualsiasi stato e grado del processo, in quanto attiene a un elemento costitutivo della domanda. Il caso riguardava la richiesta di restituzione di una caparra in un contratto di compravendita immobiliare, subordinato all'approvazione di un piano urbanistico.
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