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Art. 1351 Codice Civile

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173 provvedimenti

Prezzo immobili enti pubblici: il coefficiente corretto
Un gruppo di ex inquilini ha acquistato le proprie abitazioni da un ente previdenziale pubblico, contestando però il prezzo di vendita. Sostenevano che l'ente avesse applicato un coefficiente di abbattimento meno favorevole e non aggiornato. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, dando ragione agli acquirenti. È stato stabilito che il prezzo degli immobili degli enti pubblici deve essere calcolato utilizzando il coefficiente di riduzione vigente al momento dell'offerta di opzione, e non uno precedente. Inoltre, la Corte ha ribadito che una norma successiva non può essere applicata retroattivamente se non ha una chiara natura interpretativa.
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Caparra confirmatoria: quando sospendere il pagamento?
Un promissario acquirente sospendeva il pagamento della caparra confirmatoria a causa di vizi dell'immobile e del rischio di evizione parziale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, ritenendo l'inadempimento dell'acquirente prevalente e ingiustificato. La sospensione totale dei pagamenti è stata giudicata sproporzionata rispetto all'inadempimento della controparte, violando il principio di buona fede. Di conseguenza, il ricorso principale è stato respinto e l'acquirente condannato al risarcimento del danno.
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Proprietà condominiale: quando il cortile è privato?
Una società apriva finestre su un'area che riteneva comune, ma che i vicini utilizzavano come autorimessa privata. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'area è di proprietà esclusiva dei vicini. La motivazione si fonda sul fatto che, prima della costituzione del condominio, l'area era già stata chiusa e destinata permanentemente ad autorimessa, perdendo così la sua funzione di bene comune. Di conseguenza, la presunzione di proprietà condominiale non è applicabile.
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Prezzo immobili pubblici: non contestazione e nullità
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito che dichiaravano la nullità parziale di un contratto di compravendita di un immobile pubblico. Il contenzioso verteva sulla corretta determinazione del prezzo immobili pubblici, in particolare sull'applicazione di un coefficiente di abbattimento. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, ritenendo decisivo il principio di non contestazione: poiché l'ente non aveva specificamente contestato il calcolo del prezzo proposto dall'acquirente nel corso del giudizio, tale calcolo doveva ritenersi provato. Inoltre, è stata esclusa l'applicazione retroattiva di una normativa successiva al contratto.
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Esecuzione specifica contratto: la guida completa
Un promissario acquirente ha citato in giudizio il promittente venditore per il suo rifiuto di stipulare il contratto definitivo di compravendita immobiliare. Il Tribunale ha accolto la domanda, emettendo una sentenza che produce gli effetti del contratto non concluso e disponendo il trasferimento della proprietà dell'immobile, subordinato al pagamento del saldo del prezzo. La decisione si fonda sull'istituto dell'esecuzione specifica contratto previsto dall'art. 2932 c.c.
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Interesse ad impugnare: quando si può ricorrere?
Una società e il suo legale rappresentante sono stati citati in giudizio per l'inadempimento di un accordo di ricapitalizzazione. I tribunali di merito hanno stabilito che l'accordo era di natura personale e hanno respinto le richieste contro la società. Entrambi hanno presentato ricorso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, cogliendo l'occasione per chiarire il concetto di interesse ad impugnare. Ha spiegato che una parte può avere interesse a ricorrere anche se non è formalmente soccombente. In questo specifico caso, l'appello della società è stato classificato come un 'appello adesivo', il cui esito dipendeva da quello dell'appello principale dell'individuo, che è stato anch'esso respinto.
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Commercializzazione di azioni e debiti: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di una banca di riacquistare azioni proprie, derivante da un precedente accordo con una compagnia assicurativa, non si trasferisce alla banca cessionaria in caso di crisi. Tale debito rientra nelle passività escluse dalla cessione, in quanto connesso alla commercializzazione di azioni e ai rapporti con gli azionisti. La domanda della compagnia assicurativa contro la banca cessionaria è stata quindi respinta, confermando che tali obbligazioni restano in capo alla procedura di liquidazione della banca originaria.
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Risoluzione contratto: serve la firma di entrambi
Un promissario acquirente consegna assegni non firmati. I tribunali di merito ritengono vi sia una risoluzione del contratto per mutuo consenso basata su una nota unilaterale successiva. La Corte di Cassazione chiarisce che la risoluzione del contratto preliminare richiede un accordo scritto e firmato da entrambe le parti, annullando la decisione e rinviando per una nuova valutazione degli inadempimenti reciproci.
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Contratto preliminare: validità e requisiti
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, interviene su un complesso caso immobiliare, chiarendo i requisiti di validità del contratto preliminare. La vicenda riguarda alcuni consorzi che avevano agito contro una società immobiliare per ottenere il trasferimento di proprietà di lotti di terreno. La Corte d'Appello aveva dichiarato nulli gli accordi per indeterminatezza dell'oggetto. La Cassazione ha cassato tale decisione, stabilendo che per la validità del preliminare è sufficiente che l'oggetto sia determinabile, anche tramite rinvio a elementi esterni (per relationem), distinguendo nettamente tali requisiti da quelli, più stringenti, necessari per ottenere una sentenza di esecuzione in forma specifica ai sensi dell'art. 2932 c.c. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Prezzo IVA esclusa: la Cassazione chiarisce l’obbligo
Una controversia su un contratto preliminare di compravendita immobiliare tra due società. La questione centrale riguarda il pagamento dell'IVA non menzionata nel contratto. La Corte di Cassazione, riformando la decisione d'appello, ha stabilito che, in assenza di un patto esplicito e inequivocabile, il prezzo si intende al netto dell'imposta (prezzo IVA esclusa). Di conseguenza, l'acquirente è tenuto a corrispondere l'IVA oltre al prezzo pattuito. La mancata corresponsione dell'IVA può costituire un inadempimento contrattuale, richiedendo una nuova valutazione del comportamento delle parti.
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Arricchimento senza causa: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell'azione di arricchimento senza causa. In un caso riguardante un patto fiduciario su immobili, dichiarato nullo per difetto di forma, l'azione è stata ritenuta inammissibile. La Corte ha spiegato che la nullità riguardava solo l'effetto traslativo, non quello obbligatorio. Pertanto, esisteva un altro rimedio (l'azione risarcitoria per inadempimento del patto) che precludeva il ricorso all'azione sussidiaria di arricchimento senza causa.
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Patto commissorio: quando la prova testimoniale non basta
Una coppia vende un immobile per estinguere un pignoramento, ma in seguito sostiene che la vendita simulasse un prestito con patto commissorio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando le decisioni dei giudici di merito. La Corte ha ritenuto che, nonostante la prova testimoniale sia teoricamente ammissibile per dimostrare l'illiceità di un contratto, in questo caso la richiesta non era supportata da un quadro probatorio sufficientemente solido, rendendo la valutazione dei giudici di merito insindacabile.
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Patto di prelazione: la prova scritta è necessaria?
Analisi di una sentenza della Corte d'Appello di Roma su un presunto patto di prelazione immobiliare. La Corte ha negato il risarcimento del danno per la mancata prova scritta dell'accordo, ritenendo insufficienti le testimonianze e le comunicazioni informali.
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