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Art. 1351 Codice Civile

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173 provvedimenti

Recesso e caparra: abusi edilizi non bloccano l’affare
Una società di costruzioni, promissaria acquirente di un complesso immobiliare, non adempie al pagamento di una rata della caparra, adducendo la presenza di abusi edilizi di cui, però, era già a conoscenza. I venditori esercitano il diritto di recesso e trattengono la caparra. La Corte di Cassazione conferma la legittimità del loro operato, stabilendo che la consapevolezza degli abusi da parte dell'acquirente esclude la garanzia e che il suo inadempimento (mancato pagamento) è prevalente, giustificando il recesso e caparra da parte dei venditori.
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Condizione sospensiva mediazione: provvigione a rischio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9435/2025, ha chiarito che il diritto alla provvigione del mediatore sorge solo se la condizione sospensiva prevista nel contratto preliminare si avvera esattamente come pattuita. Nel caso di specie, la Corte ha annullato la decisione di merito che aveva ritenuto erroneamente avverata una condizione relativa a un contratto di leasing, stabilendo che i giudici non possono sostituire l'evento previsto dalle parti con uno diverso, anche se economicamente simile. La corretta interpretazione della condizione sospensiva mediazione è quindi fondamentale.
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Provvigione mediatore immobile da costruire: quando?
La Cassazione stabilisce che la provvigione al mediatore per un immobile da costruire non è dovuta se il contratto è nullo per mancato rilascio della fideiussione obbligatoria (D.Lgs. 122/2005). Tale nullità, essendo 'di protezione', può essere rilevata d'ufficio dal giudice, invalidando il diritto al compenso dell'agenzia.
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Diritto alla provvigione: quando spetta al mediatore?
La Corte di Cassazione chiarisce che la semplice visita di un immobile, organizzata da un mediatore, non è sufficiente a garantire il suo diritto alla provvigione se la vendita si conclude anni dopo, a seguito di una trattativa autonoma e successiva. L'ordinanza sottolinea la necessità di un 'nesso di causalità adeguata' tra l'intervento del mediatore e la conclusione dell'affare, nesso che può essere interrotto da una lunga inerzia e dalla ripresa delle negoziazioni in modo del tutto indipendente.
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Provvedimento d’urgenza: tutela per cessione quote
Un'azienda chiede un provvedimento d'urgenza per bloccare un socio recedente da un preliminare di cessione quote. Il Tribunale rigetta la richiesta, ritenendo che il potenziale danno economico lamentato non costituisce quel pregiudizio 'imminente e irreparabile' necessario per la concessione della tutela cautelare atipica.
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Contratto preliminare: obblighi e validità nel definitivo
Una società costruttrice fallisce in un'operazione di permuta immobiliare a causa del rinnovo di un contratto di locazione che impediva la demolizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che la responsabilità di inviare una disdetta efficace gravava su di essa, in base a quanto pattuito nel contratto preliminare. La Corte ha chiarito che gli obblighi strumentali del preliminare non vengono automaticamente superati dal contratto definitivo, ma sopravvivono per regolare la responsabilità tra le parti.
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Condizione sospensiva: il contratto non produce effetti
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a una cessione di quote societarie subordinata a una condizione sospensiva: la liberazione dei venditori da garanzie bancarie. Poiché tale condizione non si è verificata, la Corte ha confermato che il contratto non ha mai prodotto i suoi effetti, rigettando la richiesta di risarcimento per inadempimento avanzata dai venditori. La sentenza chiarisce che il mancato avveramento di una condizione non equivale a un inadempimento contrattuale, ma semplicemente impedisce al negozio di diventare efficace.
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Composizione collegiale: nullità della pronuncia
Una cliente si opponeva alla richiesta di compenso del suo avvocato, avanzando una domanda di risarcimento per negligenza professionale. Il tribunale, in composizione monocratica, respingeva le sue istanze. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che le controversie sugli onorari legali richiedono inderogabilmente una decisione da parte di un collegio di giudici (composizione collegiale). Di conseguenza, la pronuncia del giudice unico è stata dichiarata nulla e il caso rinviato per un nuovo giudizio.
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Contratto preliminare: firma e validità della scrittura
Una moglie ha richiesto l'esecuzione di un contratto preliminare per ottenere la metà di un immobile dal marito. Quest'ultimo ha contestato la validità dell'accordo con vari motivi di ricorso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la validità del contratto preliminare nonostante la firma fosse apposta solo sull'ultima pagina. La Corte ha inoltre ribadito che la quietanza di pagamento inserita nel testo ha valore di confessione e che la prescrizione tra coniugi rimane sospesa fino all'autorizzazione a vivere separati.
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Rappresentanza apparente e risarcimento del danno
Una recente sentenza della Cassazione chiarisce i confini della responsabilità del venditore per gli atti di un intermediario. Nel caso di specie, dei promissari acquirenti avevano stipulato un contratto preliminare con un soggetto che agiva come rappresentante dei proprietari, senza però possedere una procura scritta valida. La Corte ha stabilito che, sebbene il contratto sia inefficace, i proprietari sono tenuti a risarcire i danni subiti dagli acquirenti. Questa responsabilità sorge quando la condotta dei proprietari ingenera colposamente un affidamento incolpevole nei terzi circa l'esistenza dei poteri rappresentativi. La Corte ha precisato che si tratta di una responsabilità di natura extracontrattuale, che dà diritto alla restituzione delle somme versate ma non al doppio della caparra, rimedio tipico dell'inadempimento contrattuale.
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Contratto preliminare: garanzia e trascrizioni
Un acquirente firma un contratto preliminare per un immobile, ma una trascrizione pregiudizievole appare prima del rogito. L'acquirente recede e chiede il doppio della caparra. La Cassazione respinge il ricorso, stabilendo che la garanzia del venditore sull'assenza di pesi si riferisce al momento della firma del contratto preliminare. La trascrizione successiva, poi rivelatasi illegittima, non costituisce un grave inadempimento tale da giustificare il recesso.
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Patto fiduciario immobiliare: la forma non è scritta
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha ribaltato una decisione di merito che negava l'esistenza di un patto fiduciario immobiliare per assenza di forma scritta. Il caso riguardava degli eredi che chiedevano la restituzione di immobili intestati fiduciariamente a un terzo. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, riaffermando il principio secondo cui il patto fiduciario immobiliare non richiede la forma scritta ad substantiam per la sua validità, essendo un accordo con effetti meramente obbligatori. La prova della sua esistenza può essere fornita con vari mezzi, inclusa una dichiarazione unilaterale scritta del fiduciario o altri elementi indiziari, che il giudice di merito è tenuto a valutare complessivamente.
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Consegna immobile: obbligo del venditore e recesso
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 255/2025, chiarisce un punto fondamentale nelle compravendite immobiliari. Il caso riguarda un acquirente che ha rifiutato di pagare il saldo del prezzo perché il venditore non ha consegnato le chiavi dell'immobile, come pattuito. La Corte ha stabilito che la consegna immobile (possesso materiale) è un'obbligazione principale del venditore. Se il contratto prevede la consegna contestuale al pagamento, la sua mancanza è un inadempimento che giustifica il rifiuto dell'acquirente di saldare il prezzo, rendendo illegittimo il recesso del venditore e la ritenzione della caparra.
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Indagini bancarie: onere della prova del professionista
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1147/2025, ha rigettato il ricorso di un professionista contro un avviso di accertamento basato su indagini bancarie. La Corte ha ribadito che, in caso di versamenti su conti correnti, spetta al contribuente fornire una prova analitica e specifica che tali somme non costituiscano reddito imponibile, confermando la validità della presunzione legale posta a favore dell'Amministrazione finanziaria.
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Risoluzione contratto e fallimento: la Cassazione decide
Una società immobiliare chiede la risoluzione di un contratto di vendita per inadempimento dell'acquirente, che successivamente fallisce. Sorge un conflitto giurisprudenziale: la causa per la risoluzione del contratto e fallimento deve proseguire in sede ordinaria o essere trasferita interamente al tribunale fallimentare? La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato il contrasto tra i propri orientamenti e ha rimesso la questione alle Sezioni Unite per una decisione definitiva che chiarisca la sorte delle azioni giudiziarie pendenti al momento della dichiarazione di fallimento.
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Domanda di risoluzione e fallimento: la sorte del rito
Una società venditrice di un immobile cita in giudizio la società acquirente per inadempimento, chiedendo la risoluzione del contratto. Prima della conclusione del giudizio, la società acquirente fallisce. La società venditrice prosegue la sua azione in sede fallimentare. La Curatela del fallimento si oppone, sostenendo l'inammissibilità della domanda in quella sede. La Corte di Cassazione, rilevando un profondo contrasto giurisprudenziale sulla questione, ha rimesso la decisione alle Sezioni Unite per stabilire se la domanda di risoluzione debba proseguire nel giudizio ordinario o essere interamente assorbita dalla procedura fallimentare.
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Prezzo vendita immobili pubblici: la Cassazione decide
Un ente previdenziale ha venduto un immobile a ex inquilini. Questi hanno contestato il prezzo, ritenendolo superiore a quanto previsto dalla legge sulla dismissione del patrimonio pubblico. I tribunali di merito hanno dato loro ragione, ordinando la restituzione dell'eccedenza. La Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso dell'ente. La Corte ha stabilito che per il calcolo del prezzo di vendita degli immobili pubblici si deve applicare il coefficiente di abbattimento vigente al momento dell'offerta di opzione, respingendo l'applicazione retroattiva di una norma successiva.
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Prezzo di vendita immobili: il coefficiente corretto
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che per il calcolo del prezzo di vendita immobili di enti previdenziali agli ex inquilini, deve essere applicato il coefficiente di abbattimento vigente al momento dell'offerta di opzione. L'ente previdenziale, che aveva applicato un coefficiente meno favorevole, è stato condannato a restituire le somme versate in eccesso. La Corte ha inoltre respinto la tesi dell'ente secondo cui una legge successiva dovesse applicarsi retroattivamente, chiarendo la sua natura non interpretativa. La decisione si fonda anche sul principio di non contestazione, poiché l'ente non aveva specificamente contestato i calcoli presentati dagli acquirenti in primo grado.
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Prezzo vendita immobili pubblici: quale coefficiente?
La Corte di Cassazione ha stabilito che per il calcolo del prezzo di vendita di immobili pubblici dismessi, il coefficiente di abbattimento da applicare è quello vigente al momento dell'offerta di opzione e non uno precedente o successivo. La Corte ha rigettato il ricorso di un ente previdenziale che sosteneva l'applicazione di un coefficiente meno favorevole per gli acquirenti, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stato inoltre chiarito che una legge successiva, che modifica i criteri di calcolo, non può essere applicata retroattivamente a contratti già stipulati, non avendo natura interpretativa ma innovativa.
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Prezzo vendita immobili pubblici: quale coefficiente?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato la condanna di un ente previdenziale alla restituzione di somme indebitamente percepite da ex inquilini per l'acquisto delle loro abitazioni. Il caso verteva sul corretto calcolo del prezzo di vendita immobili pubblici, in particolare sull'applicazione del giusto coefficiente di abbattimento. La Corte ha stabilito che deve essere utilizzato il coefficiente vigente al momento dell'offerta di vendita, disapplicando normative successive non aventi natura interpretativa e confermando la nullità della clausola contrattuale difforme.
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