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Art. 1346 Codice Civile — Sezione Sesta Civile

9 provvedimenti

Altri anni per Art. 1346 Codice Civile

Permuta di cosa futura: il costruttore inerte perde il terreno
Un'impresa edile e due proprietari terrieri stipulano un contratto di permuta di cosa futura: i proprietari cedono due suoli edificabili in cambio di alcune porzioni degli edifici da costruire. L'impresa, tuttavia, non si attiva per volturare la pratica edilizia e non realizza le opere. I proprietari ottengono la risoluzione del contratto per inadempimento. L'impresa ricorre in Cassazione eccependo la nullità dell'accordo per impossibilità dell'oggetto, data l'assenza iniziale del permesso di costruire. La Suprema Corte rigetta il ricorso, chiarendo che la permuta di cosa futura è valida anche senza titolo abilitativo immediato, se il trasferimento è condizionato al futuro rilascio del permesso. L'impresa perde la causa e deve pagare il doppio del contributo unificato.
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Validità tasso d’interesse: la modifica a penna è valida
Una società correntista ha impugnato il proprio contratto di conto corrente sostenendo la nullità del tasso applicato, poiché la percentuale era stata modificata a penna sul modulo prestampato della banca, senza una firma specifica o una data accanto alla correzione. La Corte d'Appello ha ritenuto valida la clausola, considerandola il frutto di trattative precontrattuali favorevoli alla cliente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, confermando che spetta solo ai giudici di merito valutare i fatti. Di conseguenza, la decisione sulla validità tasso d'interesse concordato a penna resta confermata e la società è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Patto di prova per dirigenti: valido anche se sintetico
Un dirigente impugna il licenziamento per mancato superamento del periodo di prova, sostenendo la nullità della clausola contrattuale. A suo dire, l'espressione 'direzione supply Chain' era troppo generica per definire i suoi compiti. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, confermando la validità del patto di prova per dirigenti. I giudici chiariscono che per i ruoli di vertice non occorre una descrizione minuziosa delle mansioni, essendo sufficiente che l'oggetto sia determinabile. L'uso di termini settoriali in inglese e il rinvio al contratto collettivo, uniti alle competenze emerse dal curriculum del lavoratore, rendono la clausola perfettamente valida. Il dirigente perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Patto di non concorrenza: nullo se l’azienda decide il recesso
La Corte di Cassazione ha confermato l'invalidità del patto di non concorrenza stipulato tra un'azienda e un suo dipendente. Il contratto prevedeva la facoltà per il datore di lavoro di recedere unilateralmente dall'accordo prima della fine del rapporto di lavoro. Secondo i giudici, questa clausola rende il compenso del lavoratore del tutto incerto e indeterminato fin dall'inizio. Il lavoratore subisce infatti una limitazione della propria libertà professionale già al momento della firma, senza avere la certezza di ricevere il corrispettivo pattuito. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'azienda, dichiarando nullo il patto e condannando il datore di lavoro a pagare le spese legali.
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Contratto vago? Pagamento dovuto: no indeterminatezza dell’oggetto
Un cliente incaricava un mediatore di trovare un finanziamento milionario a 'tasso di mercato'. Ottenuta la proposta, il cliente si rifiutava di pagare il compenso, sostenendo la nullità dell'accordo per indeterminatezza dell'oggetto del contratto. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la valutazione sulla determinatezza dell'oggetto spetta al giudice di merito. Poiché la motivazione della corte precedente non era illogica né assente, il contratto è stato ritenuto valido. Il cliente è stato quindi condannato a pagare il compenso pattuito di 42.000 euro. La Corte ha chiarito che un oggetto è valido se, pur non determinato, è almeno determinabile in base a criteri presenti nel contratto.
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Volontà di prestare fideiussione: se non è chiara, non vale
Un fornitore di materiali edili non riesce a ottenere il pagamento da un presunto garante, poiché non è riuscito a dimostrare la sua effettiva e inequivocabile volontà di prestare fideiussione. La Corte di Cassazione ha stabilito che un comportamento ambiguo, come allontanarsi durante la discussione del prezzo, non è sufficiente per far sorgere un'obbligazione di garanzia. Per vincolarsi a pagare il debito altrui, la manifestazione di volontà deve essere chiara e certa. Di conseguenza, la richiesta del fornitore è stata respinta e il presunto garante ha vinto la causa.
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Inammissibilità appello: la specificità dei motivi
La Corte di Cassazione ha sancito l'inammissibilità appello proposto da un'amministrazione comunale contro la condanna al risarcimento danni per l'usurpazione di un fondo. La Suprema Corte ha rilevato che l'atto di impugnazione era privo di specificità, limitandosi a riproporre le difese del primo grado senza confutare la motivazione del tribunale che aveva dichiarato nullo il preteso negozio di cessione volontaria per indeterminatezza dell'oggetto.
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Contratto bancario: validità e firme necessarie
Una società ha presentato ricorso contro un istituto di credito contestando la validità di un contratto bancario per mancanza della firma della banca, l'illegittimità della capitalizzazione trimestrale degli interessi e l'indeterminatezza della commissione di massimo scoperto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la nullità per difetto di firma è una nullità di protezione operante solo a favore del cliente e che le contestazioni sulle clausole onerose richiedono accertamenti di fatto non sindacabili in sede di legittimità se non adeguatamente motivati.
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Tasso di interesse indeterminato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un istituto di credito contro una società correntista. La sentenza conferma la nullità della clausola contrattuale con un tasso di interesse indeterminato, poiché non specificava i criteri oggettivi di applicazione. Inoltre, ha respinto l'eccezione di prescrizione, confermando che l'onere di provare la natura dei versamenti spetta al correntista, ma il giudice deve valutare tutte le prove, inclusa l'esistenza di un affidamento di fatto.
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