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Art. 1341 Codice Civile

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483 provvedimenti

Riserve appalti pubblici: quando iscriverle?
Una società di costruzioni ha perso il diritto a un compenso extra per ritardi causati da sottoservizi non previsti. La Corte di Cassazione ha confermato che le riserve appalti pubblici sono state presentate tardivamente. La sentenza sottolinea che la riserva va iscritta non appena si percepisce la potenziale dannosità del fatto, senza attendere la quantificazione del danno, pena la decadenza dal diritto.
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Garanzia gravi difetti: turbina eolica è immobile?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1252/2025, ha stabilito che un impianto eolico, essendo ancorato al suolo e destinato a lunga durata, rientra nella categoria degli immobili ai fini della garanzia gravi difetti ex art. 1669 c.c. Il crollo della navicella, causato da un errore di assemblaggio, è stato qualificato come grave difetto, ma l'azione di risarcimento è stata respinta per prescrizione, in quanto avviata oltre un anno dalla denuncia.
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Indennità di esproprio: errore nel modulo, cosa fare?
Eredi di un proprietario terriero contestano l'indennità di esproprio a causa di un modulo di accettazione ambiguo. La Cassazione accoglie parzialmente il ricorso, distinguendo tra indennità di esproprio e di occupazione e rilevando l'omessa pronuncia del giudice di merito su uno dei due fondi coinvolti.
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Rinuncia riserva appalto: è irrevocabile? Cassazione
Una curatela fallimentare ha agito contro una pubblica amministrazione per ottenere il pagamento di somme iscritte in alcune riserve di un contratto d'appalto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la rinuncia riserva appalto è un atto irrevocabile. Una volta comunicata alla stazione appaltante, la rinuncia estingue definitivamente il diritto dell'appaltatore, in linea con il principio di certezza della spesa pubblica che caratterizza la disciplina degli appalti pubblici.
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Mutatio libelli in investimenti finanziari: la Cassazione
Un investitore ha subito perdite ingenti operando in futures. Dopo aver citato in giudizio la banca chiedendo la nullità dei contratti, ha modificato la sua domanda in risoluzione per inadempimento. La Corte di Cassazione, confermando la decisione d'appello, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'investitore, stabilendo che tale modifica costituisce una 'mutatio libelli' non consentita. La Corte ha chiarito che i motivi del ricorso devono colpire la specifica ratio decidendi della sentenza impugnata, altrimenti risultano inammissibili.
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Fideiussione omnibus: la Cassazione e l’inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni garanti (fideiussori) contro una società cessionaria di crediti bancari. I ricorrenti contestavano la validità di una fideiussione omnibus e la legittimità del recesso della banca. La Corte ha respinto il ricorso basandosi sulla regola della "doppia conforme", che limita l'esame dei fatti in Cassazione quando due sentenze di merito sono concordi. Inoltre, ha sottolineato che per far valere la nullità delle clausole conformi allo schema ABI, il ricorrente deve fornire prove specifiche e dettagliate, cosa che in questo caso non è avvenuta.
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Composizione collegiale: la Cassazione annulla tutto
Un avvocato contesta un accordo quadro sui compensi professionali con una società di gestione patrimoniale, ritenendolo iniquo. La Corte di Cassazione, tuttavia, annulla la decisione di primo grado per un vizio procedurale fondamentale: il caso è stato trattato da un giudice monocratico anziché dalla necessaria composizione collegiale, come previsto per le controversie in materia di onorari legali. La causa è stata quindi rinviata al tribunale di merito per essere decisa da un collegio di giudici.
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Cessione del contratto: la clausola arbitrale segue?
La Corte di Cassazione ha stabilito che in caso di cessione del contratto, anche la clausola compromissoria per la risoluzione delle controversie viene trasferita al nuovo contraente. La vicenda riguarda la cessione di un contratto derivato (IRS), il cui accordo quadro originario prevedeva l'arbitrato. Nonostante la società cessionaria avesse stipulato un nuovo accordo con la banca, privo di tale clausola, la Suprema Corte ha ritenuto valido l'arbitrato, confermando l'inscindibilità tra il contratto derivato e il suo accordo quadro originario. Il ricorso della banca è stato dichiarato inammissibile.
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Fideiussione omnibus nulla: l’onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una società e dalla sua garante contro una società di gestione del credito. I ricorrenti sostenevano la nullità di una fideiussione omnibus per violazione della normativa antitrust, basandosi sulla sua somiglianza con uno schema ABI del 2003. La Corte ha stabilito che il ricorso mescolava impropriamente diversi motivi di impugnazione e che i ricorrenti non avevano soddisfatto l'onere della prova, poiché la semplice somiglianza testuale, a distanza di molti anni, non è sufficiente a dimostrare l'esistenza di un'intesa illecita al momento della stipula. Di conseguenza, la condanna al pagamento emessa dalla Corte d'Appello è stata confermata.
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Liberazione fideiussore: il ruolo di amministratore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un garante che era anche amministratore della società debitrice. La Corte ha stabilito che la liberazione fideiussore, ai sensi dell'art. 1956 c.c., non si applica in questo caso, poiché si presume che il garante-amministratore sia a conoscenza delle condizioni finanziarie precarie della società. Di conseguenza, il suo consenso a nuove operazioni di credito è considerato implicito. È stata inoltre respinta l'eccezione di nullità per presunte clausole anticoncorrenziali per mancanza di prova.
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Obblighi informativi banca: la prova è a suo carico
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4282/2025, ha stabilito principi cruciali sugli obblighi informativi degli intermediari finanziari. Se la banca non comunica al cliente un cambio di strategia di investimento o perdite superiori al 30%, si presume un nesso causale con il danno subito. Spetta quindi alla banca, e non al cliente, provare di aver agito con la massima diligenza per evitare il pregiudizio. La Corte ha cassato la precedente sentenza d'appello, che aveva erroneamente addossato l'onere della prova ai risparmiatori.
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Occupazione illegittima: no a danni presunti
Una società alberghiera chiede il risarcimento per l'occupazione illegittima di un locale da parte di una società di distribuzione elettrica. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni precedenti, rigetta la richiesta di risarcimento, stabilendo che il danno da occupazione illegittima non è presunto (in re ipsa), ma deve essere specificamente provato dal proprietario dimostrando una concreta perdita economica.
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Assicurazione decennale: cosa copre la polizza?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha chiarito la natura e i limiti della polizza di assicurazione decennale postuma obbligatoria per legge. Il caso riguardava la richiesta di un costruttore di essere tenuto indenne dalla propria compagnia assicurativa per i danni lamentati da un condominio a causa di gravi difetti di costruzione. La Corte ha stabilito che l'assicurazione decennale postuma copre i danni materiali diretti all'immobile a beneficio dell'acquirente, ma non la responsabilità civile contrattuale del costruttore. Pertanto, il costruttore non può utilizzare tale polizza per essere manlevato dalle richieste di risarcimento dell'acquirente.
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Specificità dei motivi: appello in Cassazione respinto
Un fideiussore ha presentato ricorso in Cassazione contro una banca, contestando un debito derivante da un conto corrente. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di specificità dei motivi. L'ordinanza sottolinea che non è sufficiente riproporre le stesse argomentazioni dei gradi di merito, ma è necessario formulare una critica puntuale e specifica contro la sentenza impugnata, dimostrando il rispetto del principio di specificità dei motivi.
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Ribasso d’asta ATI: quale accordo prevale?
Una società facente parte di un'Associazione Temporanea di Imprese (ATI) agiva in giudizio contro la società mandataria per ottenere il pagamento del corrispettivo basato su un ribasso d'asta inferiore a quello da lei originariamente proposto. L'ATI si era aggiudicata un appalto pubblico con un ribasso medio complessivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società mandataria, confermando le decisioni dei giudici di merito. È stato stabilito che, in assenza di una prova certa e scritta di un accordo interno sulla ripartizione dei compensi basata sui singoli ribassi, l'unico dato valido è il ribasso unitario offerto alla stazione appaltante. Gli accordi interni non possono prevalere sull'impegno collettivo assunto pubblicamente.
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Sconto tariffario sanità: quando non è dovuto?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'applicazione di uno sconto tariffario da parte di un'Azienda Sanitaria Locale non è legittima per periodi non coperti dalla legge, a meno che non esista un accordo contrattuale esplicito. Un semplice richiamo alla normativa nel contratto è stato ritenuto una 'clausola di stile' insufficiente a derogare alla legge, confermando il diritto di un centro radiologico alla restituzione delle somme indebitamente trattenute.
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Responsabilità professionale commercialista: il caso
Un'ordinanza della Cassazione analizza la responsabilità professionale commercialista per l'omessa presentazione di una dichiarazione fiscale. Lo studio professionale, che ha causato al cliente la perdita di un credito IVA, è stato condannato al risarcimento. Il suo successivo ricorso in Cassazione è stato dichiarato inammissibile per vizi procedurali, in particolare per non aver contestato la ratio decidendi della sentenza d'appello e per non aver prodotto tempestivamente i documenti necessari, come la polizza assicurativa pertinente.
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Patto di non concorrenza: modifica e validità
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità di una modifica al patto di non concorrenza in un contratto di agenzia. Un istituto di credito, dopo aver receduto dal patto, aveva subordinato l'erogazione di benefici economici aggiuntivi al rispetto di un nuovo, seppur diverso, obbligo di non concorrenza. La Corte ha rigettato il ricorso dell'agente, stabilendo che tale operazione non costituisce una clausola vessatoria o una violazione di legge, ma una legittima rimodulazione degli obblighi contrattuali, conforme ai principi di buona fede e correttezza, e in linea con la consolidata giurisprudenza.
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Responsabilità direttore lavori: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un direttore dei lavori per gravi vizi in un'opera di ristrutturazione. L'ordinanza chiarisce che la responsabilità del direttore lavori, in quanto prestazione d'opera intellettuale, è soggetta alla prescrizione ordinaria decennale e non ai brevi termini di decadenza e prescrizione previsti per l'appalto. La Corte ha rigettato tutti i motivi di ricorso, inclusi quelli procedurali sulla nullità degli atti e sulla prova della qualità di eredi dei committenti originari, e ha confermato il diniego della manleva assicurativa a causa di specifiche clausole di esclusione.
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Eccezione incompetenza: come formularla correttamente
Una società subappaltatrice ottiene un decreto ingiuntivo contro una società costruttrice. Quest'ultima solleva un'eccezione di incompetenza territoriale, sostenendo che il foro competente sia quello della propria sede legale. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando che l'eccezione di incompetenza è incompleta, e quindi considerata come non proposta, se la società convenuta non contesta specificamente, oltre alla sede legale, anche l'inesistenza di una sede secondaria o di uno stabilimento con rappresentante legale nel foro adito.
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