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Art. 1337 Codice Civile

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458 provvedimenti

Prezzo massimo di cessione: vincolo reale perpetuo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5850/2024, ha stabilito che il vincolo del prezzo massimo di cessione per gli immobili in edilizia agevolata costituisce un onere reale che segue il bene anche dopo il venir meno del divieto di alienazione. La mancata comunicazione di tale vincolo da parte del promittente venditore configura una culpa in contrahendo, giustificando la risoluzione del contratto preliminare. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito su questo punto, sottolineando che la conoscenza del vincolo si presume per legge, ma ha cassato la sentenza per un vizio procedurale relativo alla liquidazione delle spese legali, rinviando la causa alla Corte d'Appello.
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Revoca nulla osta: quando è illegittima per la PA?
Due dipendenti pubblici ottengono il nulla osta dalla propria Amministrazione per un trasferimento tramite mobilità. L'ente, tuttavia, procede alla revoca nulla osta a ridosso del trasferimento, adducendo un'imminente fusione societaria. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 5749/2024, ha stabilito che la procedura di mobilità è soggetta alle regole del diritto privato sulla formazione del contratto. Di conseguenza, la revoca, essendo giunta dopo che l'accettazione (il nulla osta) era stata conosciuta, è da considerarsi illegittima e inefficace. Si apre la via al risarcimento del danno per 'perdita di una chance'.
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Ricorso per cassazione inammissibile: guida pratica
Una società locatrice ha impugnato dinanzi alla Corte di Cassazione una sentenza che riconosceva al conduttore l'indennità di avviamento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile a causa della sua formulazione oscura e della mancata esposizione chiara e completa dei fatti processuali, in violazione delle norme procedurali. La decisione sottolinea l'importanza cruciale del rispetto dei requisiti formali per l'ammissibilità del ricorso.
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Altro vantaggio in locazione: quando è nullo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di pagamento di un debito altrui come condizione per stipulare un contratto di sublocazione non costituisce un "altro vantaggio" vietato dall'art. 79 della L. 392/1978. Secondo la Corte, tale pattuizione è lecita se trova una giustificazione causale autonoma, come in un'operazione di espromissione, e non altera il sinallagma del contratto di locazione. La nullità si configurerebbe solo se fosse provato che tale giustificazione è meramente simulata per mascherare una "buona entrata" senza causa.
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Recesso socio: limiti della causa e onere della prova
Un socio recede da un'azienda agricola familiare, dando il via a una controversia sulla liquidazione della sua quota e su altre pretese risarcitorie. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi inferiori, stabilisce che l'oggetto del giudizio deve limitarsi strettamente alla quantificazione della quota derivante dal recesso socio. Eventuali ulteriori domande, come quelle per responsabilità precontrattuale, sono considerate estranee e devono essere trattate in procedimenti separati. L'ordinanza ribadisce la natura del recesso come atto unilaterale con effetti immediati, respingendo il ricorso.
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Prova documentale: le email non bastano in Cassazione
Una società ha citato in giudizio una compagnia telefonica per presunte promesse non mantenute da un agente in fase precontrattuale. Nonostante la presentazione di email come prova documentale, sia il Tribunale che la Corte d'Appello hanno respinto la domanda, ritenendo le comunicazioni generiche e criptiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo di non poter riesaminare nel merito la valutazione delle prove fatta dai giudici precedenti, e ha condannato la ricorrente al pagamento delle spese legali.
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Inadempimento preliminare: ritardi e buona fede
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto preliminare per inadempimento della società promittente acquirente. La sentenza evidenzia come il ritardo nell'avviare le operazioni di frazionamento, a carico dell'acquirente, e la mancata convocazione per il rogito costituiscano un inadempimento preliminare di importanza tale da giustificare lo scioglimento del contratto, a nulla valendo un lieve ritardo successivo delle promittenti venditrici.
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Vizio occulto immobile vecchio: quando non è dovuto
La sentenza analizza un caso di presunto vizio occulto in un immobile d'epoca. L'acquirente, dopo l'acquisto, lamentava la necessità di costosi lavori al tetto. Il Tribunale ha rigettato la domanda, stabilendo che i difetti derivanti dalla vetustà di un edificio storico non costituiscono un vizio occulto, in quanto prevedibili ed accertabili con l'ordinaria diligenza prima della compravendita. La decisione di rifare il tetto, presa dopo il rogito, è stata considerata una normale manutenzione e non il rimedio a un difetto nascosto.
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Responsabilità precontrattuale PA: quando è esclusa?
Una società specializzata nel noleggio di autovelox aveva stipulato accordi con un Comune, poi dichiarati nulli. La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità precontrattuale della PA, affermando che un operatore qualificato non può invocare il proprio legittimo affidamento sulla validità di un contratto, se la nullità deriva dalla violazione di norme che, per la sua specifica competenza, avrebbe dovuto conoscere. La professionalità del privato esclude la colpa dell'ente pubblico.
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Ricorso inammissibile: limiti al riesame nel merito
Un avvocato ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione dopo essere stato condannato a risarcire un ex cliente per la mancata gestione di fondi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il motivo risiede nella formulazione errata del ricorso stesso, che criticava genericamente la valutazione delle prove del giudice di merito senza rispettare i rigorosi requisiti procedurali, cercando di ottenere un riesame dei fatti non consentito in sede di legittimità.
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Incarico professionale nullo: senza albo niente compenso
Un committente aveva affidato a un ingegnere uno studio di fattibilità per un complesso immobiliare. Sorta una controversia sul pagamento, il caso è giunto in Cassazione. La Corte ha stabilito che l'incarico professionale è nullo se il tecnico non è iscritto al relativo albo professionale. Tale nullità, essendo assoluta e rilevabile d'ufficio in ogni fase del giudizio, impedisce al professionista di pretendere qualsiasi compenso per l'attività svolta, anche se ha collaborato con altri tecnici iscritti.
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Affitto ramo d’azienda: quando non è locazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3550/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'impresa turistica che chiedeva di riqualificare un contratto di affitto ramo d'azienda in locazione commerciale per ottenere l'indennità di avviamento. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano stabilito che l'oggetto del contratto non era il solo immobile, ma un complesso di beni organizzati per l'attività ricettiva. Il ricorso è stato giudicato un tentativo di riesaminare i fatti, compito precluso alla Corte di legittimità.
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Responsabilità precontrattuale: vendita di suolo inquinato
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rimesso alle Sezioni Unite una complessa questione di responsabilità precontrattuale e giurisdizione. Il caso riguarda un Comune che ha ceduto a delle imprese edili un terreno poi rivelatosi gravemente inquinato e non edificabile. Le imprese hanno agito per il risarcimento dei danni, ma la Corte d'Appello ha escluso la colpa del Comune. In Cassazione, è emersa una cruciale questione sulla competenza del giudice ordinario o amministrativo, data la natura degli accordi urbanistici alla base della cessione.
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Giurisdizione giudice amministrativo per dolo della P.A.
Una società ha citato in giudizio un Comune per i danni derivanti dalla demolizione di alcuni immobili, sostenendo che l'amministrazione avesse agito con dolo. La Corte di Cassazione, applicando il principio del petitum sostanziale, ha confermato la giurisdizione del giudice amministrativo. Ha stabilito che quando il danno è la conseguenza diretta di un provvedimento amministrativo, la controversia rientra nella competenza del giudice amministrativo, anche se si allega una condotta dolosa della Pubblica Amministrazione, poiché la questione attiene all'esercizio del potere pubblico.
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Interpretazione contratto compravendita: Cassazione
La Suprema Corte ha respinto il ricorso di alcuni acquirenti relativo al pagamento di oneri urbanistici. Il fulcro della controversia era l'interpretazione del contratto di compravendita. La Corte d'Appello aveva correttamente stabilito che il contratto definitivo, il quale addossava le spese agli acquirenti, prevaleva su accordi precedenti, dato che gli acquirenti erano consapevoli dei potenziali costi. La Cassazione ha ribadito che l'interpretazione contrattuale spetta ai giudici di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità se non per specifiche violazioni di legge, non dimostrate nel caso di specie.
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Accordo non approvato: nessun diritto per il lavoratore
Una lavoratrice ha citato in giudizio la propria azienda per ottenere il pagamento di incentivi basati su un accordo firmato dal presidente. Tuttavia, l'accordo era qualificato come una mera "ipotesi" soggetta all'approvazione del Consiglio di Amministrazione, approvazione mai avvenuta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che un accordo sindacale non approvato, quando tale condizione è esplicitamente prevista, è privo di efficacia giuridica e non può fondare alcun diritto per il lavoratore.
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Ipotesi di accordo: quando è vincolante per l’azienda?
Un lavoratore ha citato in giudizio il suo datore di lavoro, una società di riscossione, per ottenere premi incentivanti basati su un'ipotesi di accordo. La validità del documento era subordinata all'approvazione del Consiglio di Amministrazione, che non è mai avvenuta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore, confermando che un'ipotesi di accordo priva della necessaria approvazione formale non costituisce un contratto perfezionato e non produce effetti giuridici vincolanti, negando così le pretese del dipendente.
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Responsabilità precontrattuale: selezione sospesa
La Corte di Cassazione ha escluso la responsabilità precontrattuale di un'azienda municipalizzata per aver sospeso una selezione di personale. La Corte ha chiarito che, in assenza di una procedura concorsuale formale e in presenza di legittime ragioni economiche, l'interruzione del processo selettivo non costituisce violazione del principio di buona fede e non dà diritto al risarcimento del danno ai candidati.
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Agibilità immobile locato: obblighi del locatore
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società conduttrice che aveva sospeso il pagamento dei canoni per la mancata consegna del certificato di agibilità. Secondo la Corte, in assenza di patti contrari o vizi strutturali dell'immobile, l'onere di ottenere i titoli amministrativi per l'esercizio dell'attività commerciale ricade sul conduttore, rendendo ingiustificata l'interruzione dei pagamenti.
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Buona fede del creditore: negata se c’è negligenza
Una società di cartolarizzazione ha visto respinto il proprio ricorso per l'ammissione di un credito allo stato passivo di beni sequestrati in via di prevenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la mancata verifica da parte della banca originaria sulla palese insolvibilità della mutuataria, moglie del soggetto proposto, integra una negligenza colpevole che esclude la sussistenza della buona fede del creditore, requisito indispensabile per la tutela del credito in questo contesto.
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