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Art. 1336 Codice Civile

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106 provvedimenti

Revoca nulla osta: quando è illegittima per la PA?
Due dipendenti pubblici ottengono il nulla osta dalla propria Amministrazione per un trasferimento tramite mobilità. L'ente, tuttavia, procede alla revoca nulla osta a ridosso del trasferimento, adducendo un'imminente fusione societaria. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 5749/2024, ha stabilito che la procedura di mobilità è soggetta alle regole del diritto privato sulla formazione del contratto. Di conseguenza, la revoca, essendo giunta dopo che l'accettazione (il nulla osta) era stata conosciuta, è da considerarsi illegittima e inefficace. Si apre la via al risarcimento del danno per 'perdita di una chance'.
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Imposta unica scommesse: sanzioni annullate
La Corte di Cassazione interviene sull'imposta unica scommesse, annullando le sanzioni a carico di bookmaker esteri per gli anni antecedenti al 2011. La decisione si fonda sul principio di obiettiva incertezza normativa, che rendeva poco chiara la passività d'imposta prima della legge interpretativa del 2010. Resta ferma la debenza del tributo.
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Decorrenza inquadramento superiore: quando scatta?
Un dipendente pubblico ha richiesto la retroattività della decorrenza del suo inquadramento superiore, sostenendo che dovesse coincidere con l'entrata in vigore della legge che lo prevedeva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la procedura selettiva non è una mera formalità, ma un elemento costitutivo essenziale. Pertanto, la decorrenza dell'inquadramento superiore non può essere retroattiva e scatta solo al completamento dell'iter procedurale e con la stipula del contratto individuale, anche in considerazione della copertura finanziaria prevista dalla legge solo per l'anno successivo.
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Progressione economica: diritto anche se cessati dal servizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 4960/2024, ha stabilito che i dipendenti pubblici hanno diritto alla progressione economica anche se cessano dal servizio prima della pubblicazione della graduatoria finale. Il caso riguardava alcuni lavoratori di un ente fiscale esclusi da una selezione perché andati in pensione. La Corte ha chiarito che la progressione economica non ha solo una funzione di incentivo per il futuro, ma anche una funzione premiale e corrispettiva per il lavoro già svolto. Pertanto, il diritto si consolida con il superamento della selezione e non può essere negato a causa di ritardi burocratici o della successiva cessazione del rapporto di lavoro.
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Progressione economica: diritto anche se in pensione
Un dipendente pubblico, collocato utilmente in una graduatoria per la progressione economica, veniva escluso perché cessato dal servizio per pensionamento prima dell'approvazione definitiva. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che il diritto alla progressione economica matura in base all'attività svolta nel periodo di riferimento e non può essere negato a causa di ritardi amministrativi. La progressione ha natura premiale e corrispettiva, non solo incentivante per il futuro, pertanto il pensionamento successivo alla selezione non è un motivo legittimo di esclusione.
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Progressione economica: diritto anche dopo la pensione
Due dipendenti pubblici, dopo aver superato una selezione per la progressione economica, sono stati esclusi dalla graduatoria finale perché pensionati prima della sua approvazione. La Corte di Cassazione ha accolto il loro ricorso, stabilendo che la progressione economica remunera le competenze e l'attività già svolte, non solo l'impiego futuro. Pertanto, il diritto sussiste anche per chi è andato in pensione, in quanto l'esclusione costituirebbe un requisito arbitrario non previsto dalla contrattazione collettiva.
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Progressione economica: diritto anche per i pensionati
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4673/2024, ha stabilito che i dipendenti pubblici hanno diritto alla progressione economica anche se sono andati in pensione prima dell'approvazione della graduatoria. Il caso riguardava tre lavoratrici escluse da una graduatoria perché avevano cessato il servizio. La Corte ha accolto il loro ricorso, affermando che la progressione economica non serve solo a incentivare il lavoro futuro, ma anche a premiare le competenze e l'esperienza già maturate. L'esclusione è stata quindi ritenuta illegittima.
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Progressione economica: diritto anche per i pensionati
Un'agenzia pubblica ha negato la progressione economica ad alcuni dipendenti andati in pensione prima della pubblicazione della graduatoria finale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4631/2024, ha respinto il ricorso dell'ente, stabilendo che il diritto alla progressione economica si matura in base all'attività svolta e non è subordinato alla permanenza in servizio. La decisione si fonda sulla natura premiale e corrispettiva del beneficio, che mira a valorizzare le competenze già acquisite dai lavoratori.
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Progressione economica: diritto anche se cessato servizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4154/2024, ha stabilito che i dipendenti pubblici hanno diritto alla progressione economica anche se cessano dal servizio prima dell'approvazione della graduatoria finale. Il requisito fondamentale è essere in servizio all'avvio della procedura selettiva, poiché la progressione non è solo un incentivo per il futuro, ma anche un premio per le competenze già maturate.
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Imposta scommesse: sanzioni annullate per incertezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 27233/2025, ha stabilito un importante principio in materia di imposta scommesse. Un operatore estero, che operava in Italia tramite centri di trasmissione dati senza concessione, si è visto confermare l'obbligo di pagare l'imposta per l'annualità 2008, ma annullare le relative sanzioni. La Corte ha riconosciuto una condizione di "incertezza normativa oggettiva" nel quadro legislativo precedente alla legge interpretativa del 2010, escludendo la punibilità della condotta del contribuente, pur mantenendo fermo l'obbligo tributario.
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Incarichi dirigenziali a termine: limiti e tutele
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di un dirigente pubblico con una serie di contratti a tempo determinato. La Corte ha stabilito che gli incarichi dirigenziali a termine non possono essere rinnovati all'infinito per coprire esigenze stabili dell'amministrazione, riconoscendo il diritto al risarcimento del danno in caso di abuso. Ha tuttavia escluso che un dirigente esterno possa partecipare a selezioni interne riservate al personale di ruolo e che lo svolgimento di fatto di mansioni superiori dia automaticamente diritto a una retribuzione maggiore.
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Improcedibilità ricorso: sentenza incompleta e nullità
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso di una ex dipendente pubblica. La causa è il mancato deposito della copia integrale della sentenza d'appello, un requisito formale ma essenziale per consentire alla Corte di valutare il caso. La decisione sottolinea come un errore procedurale possa precludere l'esame nel merito di una controversia, a prescindere dalle ragioni delle parti.
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Servitù di passaggio: quando il permesso non è diritto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni proprietari che rivendicavano una servitù di passaggio su un fondo vicino. La Corte ha stabilito che il passaggio, avvenuto per decenni, si basava su un mero permesso di cortesia concesso al precedente affittuario e non su un possesso utile all'usucapione. È stata inoltre confermata la condanna dei ricorrenti per lite temeraria, avendo insistito in pretese infondate pur essendo a conoscenza della natura provvisoria del permesso.
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Inquadramento pubblico impiego: vale la legge nuova
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'inquadramento pubblico impiego di un vincitore di concorso deve seguire la normativa vigente al momento dell'assunzione e non quella del bando. Nel caso specifico, una lavoratrice, vincitrice di un concorso per una qualifica dirigenziale, è stata assunta in un livello inferiore a causa di una legge sopravvenuta (ius superveniens) che ha modificato l'assetto organizzativo dell'ente. La Corte ha dichiarato il ricorso della lavoratrice inammissibile, confermando che la Pubblica Amministrazione ha il dovere di adeguarsi alle nuove leggi, prevalendo queste sulle previsioni del bando originale.
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Assunzione concorso pubblico: il bando può prevalere
Un lavoratore, vincitore di un concorso pubblico per un ruolo dirigenziale nel 2005, non è mai stato assunto. Dopo anni di contenzioso, la Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. La decisione si fonda su due principi chiave: il bando di concorso è 'lex specialis' e una sua clausola subordinava l'assunzione concorso pubblico a vincoli finanziari; inoltre, la graduatoria era ormai scaduta e il ricorso del lavoratore non ha contestato efficacemente tutte le motivazioni della corte inferiore.
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Appello sentenza giudice di pace: quando è inammissibile
Un cliente riceve in omaggio uno smartphone difettoso da una banca. La sua richiesta di sostituzione viene respinta. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, non entrando nel merito della questione, ma chiarendo i rigidi limiti procedurali per l'appello sentenza giudice di pace quando la decisione è basata su equità per il basso valore della causa.
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Indice vistato dal cancelliere: prova regina del deposito
Una società si è vista respingere una richiesta di risarcimento perché, secondo i giudici di merito, non aveva depositato il contratto. La Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'indice vistato dal cancelliere è la prova definitiva dell'avvenuto deposito. La Corte ha chiarito che tale attestazione prevale sull'esame fisico del fascicolo e può essere contestata solo con querela di falso, affermando un principio fondamentale a tutela della parte che ha correttamente depositato gli atti.
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Incertezza Normativa Sanzioni: Cassazione Annulla
Una società di scommesse estera è stata multata per evasione dell'imposta unica del 2008. La Cassazione ha confermato la debenza del tributo ma ha annullato le sanzioni, riconoscendo una condizione di oggettiva incertezza normativa sanzioni prima della legge chiarificatrice del 2010. La Corte ha ritenuto che l'ambiguità della legge giustificasse la non applicazione delle penalità.
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Nullità del contratto: prezzo non indicato lo invalida
Una società di servizi televisivi ha citato in giudizio un cliente per mancato pagamento. I tribunali, fino alla Corte di Cassazione, hanno dato ragione al cliente, dichiarando la nullità del contratto perché il prezzo dell'abbonamento non era specificato nell'accordo. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso finale dell'azienda, confermando che un contratto senza un prezzo determinato o determinabile è nullo fin dall'inizio, rendendo irrilevanti tutte le altre clausole, come le penali.
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Incertezza normativa: no sanzioni su imposta unica
La Corte di Cassazione, con ordinanza 6244/2025, ha stabilito un importante principio in materia di imposta unica sulle scommesse. Un operatore estero, pur essendo stato ritenuto soggetto passivo per l'attività svolta in Italia nell'anno 2008 tramite un intermediario locale, ha ottenuto l'annullamento totale delle sanzioni. La Corte ha riconosciuto una condizione di oggettiva incertezza normativa preesistente alla legge interpretativa del 2010, che rendeva non chiara l'applicazione del tributo a soggetti privi di concessione. Di conseguenza, mentre l'imposta resta dovuta, la sanzione non è applicabile.
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