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Art. 1326 Codice Civile — Anno 2024

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137 provvedimenti

Altri anni per Art. 1326 Codice Civile

Accordo non approvato: nessun diritto per il lavoratore
Una lavoratrice ha citato in giudizio la propria azienda per ottenere il pagamento di incentivi basati su un accordo firmato dal presidente. Tuttavia, l'accordo era qualificato come una mera "ipotesi" soggetta all'approvazione del Consiglio di Amministrazione, approvazione mai avvenuta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che un accordo sindacale non approvato, quando tale condizione è esplicitamente prevista, è privo di efficacia giuridica e non può fondare alcun diritto per il lavoratore.
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Ipotesi di accordo: quando è vincolante per l’azienda?
Un lavoratore ha citato in giudizio il suo datore di lavoro, una società di riscossione, per ottenere premi incentivanti basati su un'ipotesi di accordo. La validità del documento era subordinata all'approvazione del Consiglio di Amministrazione, che non è mai avvenuta. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore, confermando che un'ipotesi di accordo priva della necessaria approvazione formale non costituisce un contratto perfezionato e non produce effetti giuridici vincolanti, negando così le pretese del dipendente.
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Azione revocatoria: il deposito esclude il danno?
Un professionista agisce con azione revocatoria contro una donazione fatta dal suo debitore ai figli. La Cassazione respinge il ricorso, confermando che il deposito di una somma a garanzia del credito, pur se successivo, fa venir meno il presupposto del danno (eventus damni), rendendo l'azione infondata.
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Doppia conforme: ricorso inammissibile (Cass. 779/24)
Un'impresa si è vista confermare il diritto a un credito d'imposta per un investimento. L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione fino in Cassazione, ma il suo ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha applicato il principio della "doppia conforme", secondo cui non è possibile un riesame dei fatti se due sentenze di merito sono identiche nelle motivazioni, e ha rilevato la carenza di specificità del ricorso stesso.
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Prova presuntiva: firma non basta per il contratto
Un architetto ha richiesto il pagamento per la progettazione di due edifici a due proprietari terrieri. La Corte d'Appello, riformando la sentenza di primo grado, ha dato ragione al professionista basando la sua decisione sulla prova presuntiva derivante dalla firma dei proprietari sui progetti. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la sola firma non costituisce un indizio sufficientemente grave, preciso e concordante per dimostrare l'esistenza di un contratto d'opera professionale, specialmente in presenza di altri elementi che suggeriscono un diverso accordo. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Provvigione mediatore: quando è dovuta? Analisi Cass.
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 680/2024, ha chiarito che la provvigione mediatore matura solo alla conclusione di un affare giuridicamente vincolante e azionabile in giudizio. Un acquirente aveva versato la provvigione sulla base di una proposta d'acquisto, ma la Corte ha stabilito che, in assenza di un accordo definitivo o di un preliminare non condizionato, la commissione non è dovuta. La successiva stipula di un preliminare sottoposto a condizione sospensiva (concessione di un mutuo), poi non verificatasi, non fa sorgere il diritto alla provvigione.
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Accordo di ristrutturazione e fallimento: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza interlocutoria n. 523/2024, ha rinviato a pubblica udienza una questione di diritto fondamentale: qual è la sorte di un accordo di ristrutturazione del debito quando l'impresa debitrice fallisce successivamente? Il caso riguarda una società creditrice che, dopo aver accettato un pagamento parziale in un accordo, ha chiesto l'ammissione al passivo fallimentare per l'intero credito originario. La Corte dovrà chiarire se il fallimento provochi l'automatica inefficacia dell'accordo o se sia necessaria un'azione del creditore.
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Giudicato esterno: limiti in caso di licenziamento
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 387/2024, ha chiarito i limiti del giudicato esterno. Una precedente sentenza che annulla un licenziamento collettivo per vizi procedurali non costituisce prova automatica del diritto dei lavoratori ad essere assunti da un'altra società, anche se collegata. La Corte ha stabilito che, affinché il giudicato sia vincolante, le due cause devono avere identico oggetto (petitum) e identiche ragioni (causa petendi), condizione non soddisfatta nel caso di specie, dove si confrontavano l'illegittimità di un licenziamento e il diritto a una nuova assunzione basata su un accordo separato.
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Disconoscimento firma su fax: la prova del contratto
Una società nega la validità di un contratto di noleggio ricevuto via fax, disconoscendo la firma apposta. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 315/2024, chiarisce che per i contratti a forma libera, il disconoscimento della firma su fax non è decisivo. La prova dell'accordo può essere raggiunta attraverso elementi presuntivi come il pagamento di un acconto, la ricezione di fatture e testimonianze, che dimostrano la volontà delle parti di concludere l'affare. La Corte ha quindi riformato la decisione d'appello, condannando la società al pagamento.
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Simulazione contratto: prova e nullità per reato
In un caso di compravendita immobiliare, i venditori si opponevano alla richiesta di adempimento sostenendo una simulazione contratto. Essi affermavano che l'accordo fosse fittizio e che l'acquirente si fosse appropriata indebitamente del documento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ribadendo che la prova della simulazione tra le parti richiede una controdichiarazione scritta e non può basarsi su testimonianze. Inoltre, ha stabilito che un contratto non è nullo se il reato collegato (in questo caso, l'appropriazione indebita) tutela interessi privati e non un interesse pubblico generale.
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Clausola di arrotondamento: Cassazione sulla nullità
Una società contesta la validità di un contratto di leasing a causa di una clausola di arrotondamento che, di fatto, aumentava il tasso di interesse. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 35110/2024, ha stabilito che la mera calcolabilità matematica di un tasso non è sufficiente a garantirne la trasparenza. Se una clausola, come quella di arrotondamento, nasconde un aggravio di costi per il cliente, può determinare l'opacità dell'operazione e la nullità parziale del contratto. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questi principi.
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Competenza territoriale società: sede legale decisiva
Una società s.r.l. ha citato in giudizio un'agenzia web s.n.c. per inadempimento contrattuale. La Corte di Cassazione ha stabilito la competenza territoriale del tribunale della sede legale dell'agenzia web, rigettando le pretese della ricorrente basate su una sede secondaria e sul presunto luogo di conclusione del contratto. La decisione sottolinea che, per la competenza territoriale società senza personalità giuridica, il riferimento alla sede legale nell'eccezione è sufficiente e che le prestazioni telematiche si considerano eseguite presso la sede del prestatore.
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Inquadramento pubblico impiego: vale la legge nuova
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'inquadramento pubblico impiego di un vincitore di concorso deve seguire la normativa vigente al momento dell'assunzione e non quella del bando. Nel caso specifico, una lavoratrice, vincitrice di un concorso per una qualifica dirigenziale, è stata assunta in un livello inferiore a causa di una legge sopravvenuta (ius superveniens) che ha modificato l'assetto organizzativo dell'ente. La Corte ha dichiarato il ricorso della lavoratrice inammissibile, confermando che la Pubblica Amministrazione ha il dovere di adeguarsi alle nuove leggi, prevalendo queste sulle previsioni del bando originale.
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Condizione sospensiva: quando il mediatore non ha diritto
La Corte di Cassazione ha stabilito che se un contratto preliminare di vendita è soggetto a una condizione sospensiva (come la verifica positiva di visure ipotecarie) e questa non si realizza, il contratto è inefficace sin dall'inizio. Di conseguenza, l'affare non può considerarsi concluso e l'agente immobiliare non ha diritto a percepire la provvigione, anche se l'acquirente aveva inizialmente autorizzato il versamento della caparra.
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Competenza territoriale: clausola nel codice di rete
Una società del settore energetico ha citato in giudizio un distributore di gas per abuso di dipendenza economica. Il distributore ha eccepito l'incompetenza del tribunale adito, indicando come foro esclusivo quello della propria sede, come previsto nel suo "codice di rete". La Corte di Cassazione ha stabilito che una clausola che deroga alla normale competenza territoriale è inefficace se non contenuta in un contratto scritto e specificamente approvata per iscritto dalla controparte, anche nei settori monopolistici. La Corte ha quindi affermato la competenza del tribunale originariamente scelto dall'attrice.
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Accordo tacito: quando il silenzio non vale assenso
Una società di gestione di una discarica aumenta la tariffa per lo smaltimento dei rifiuti. La ditta di trasporto, pur continuando a usufruire del servizio per alcuni mesi, contesta l'aumento. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nei contratti di durata, la semplice prosecuzione del rapporto non è sufficiente a dimostrare un accordo tacito sulla modifica del prezzo. È necessario un comportamento inequivocabile che manifesti la volontà di accettare le nuove condizioni, cosa che in questo caso non è avvenuta.
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Motivazione apparente: sentenza annullata dalla Cassazione
Una società committente contestava gli onorari di un professionista, adducendo un grave inadempimento. La Corte d'Appello confermava la decisione di primo grado a favore del professionista, basandosi sulla perizia tecnica (CTU). La Cassazione ha annullato tale decisione, ravvisando una motivazione apparente. I giudici d'appello, infatti, non avevano risposto alle specifiche critiche mosse dalla società alla CTU, limitandosi ad affermarne l'affidabilità. Questa carenza di un percorso logico-giuridico comprensibile rende nulla la sentenza. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio d'appello.
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