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Art. 1326 Codice Civile — Anno 2024

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137 provvedimenti

Altri anni per Art. 1326 Codice Civile

Dimissioni inefficaci: la convalida è sempre necessaria
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 6911/2024, ha stabilito che la procedura di convalida delle dimissioni prevista dalla Legge 92/2012 è sempre necessaria per renderle efficaci, e non si applica solo ai casi di 'dimissioni in bianco'. Un lavoratore aveva rassegnato le dimissioni ma si era poi presentato presso l'ufficio competente per rifiutare la convalida. La Corte ha confermato che tale rifiuto rende le dimissioni inefficaci, determinando il ripristino del rapporto di lavoro e l'obbligo per il datore di lavoro di pagare le retribuzioni maturate.
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Contratto preliminare di preliminare: quando è valido?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6822/2024, ha chiarito la distinzione tra un contratto preliminare di preliminare vincolante e una semplice puntuazione. Nel caso esaminato, un accordo per l'acquisto di un immobile è stato qualificato come mera puntuazione non vincolante, poiché non creava un obbligo reciproco tra le parti di stipulare un futuro contratto, ma solo un impegno unilaterale dell'acquirente a mantenere ferma la proposta. La Corte ha rigettato il ricorso della promissaria acquirente, confermando che l'interpretazione della volontà delle parti spetta al giudice di merito e che la violazione di un preliminare di preliminare genera responsabilità precontrattuale, non contrattuale.
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Copertura assicurativa: quando inizia davvero?
Un'azienda subisce un incendio dopo la data di decorrenza della polizza ma prima del pagamento del premio. La Corte di Cassazione nega l'indennizzo, stabilendo che la copertura assicurativa è sospesa fino al versamento del premio, come previsto dall'art. 1901 c.c. La semplice indicazione di una data retroattiva non costituisce una deroga a tale principio, che deve essere pattuita per iscritto in modo inequivocabile.
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Indennizzo contrattuale: la Cassazione corregge i giudici
La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di merito che condannava un Comune al pagamento di un compenso per l'utilizzo di un acquedotto. La Corte ha stabilito che, in caso di mancato acquisto del bene, non si doveva un compenso per l'uso, ma l'indennizzo contrattuale specificamente pattuito tra le parti. La decisione riafferma il principio della prevalenza della volontà contrattuale sugli atti amministrativi unilaterali, sottolineando l'errore dei giudici nell'ignorare le clausole che regolavano le conseguenze del mancato perfezionamento della vendita.
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Imposta unica scommesse: sanzioni annullate
La Corte di Cassazione interviene sull'imposta unica scommesse, annullando le sanzioni a carico di bookmaker esteri per gli anni antecedenti al 2011. La decisione si fonda sul principio di obiettiva incertezza normativa, che rendeva poco chiara la passività d'imposta prima della legge interpretativa del 2010. Resta ferma la debenza del tributo.
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Onere della prova usura: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un correntista contro un istituto di credito. L'ordinanza chiarisce che l'onere della prova in materia di usura grava sul debitore, il quale deve fornire allegazioni specifiche e dettagliate. La Corte sottolinea che il giudice di merito può legittimamente fondare la propria decisione anche su prove documentali prodotte dalla stessa parte che contesta il credito, senza che ciò costituisca una violazione delle regole sulla ripartizione dell'onere probatorio.
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Scorrimento graduatoria: chi decide il giudice?
Una candidata idonea in una graduatoria pubblica ha citato in giudizio l'ente per ottenere l'assunzione tramite scorrimento graduatoria. La Corte d'Appello le aveva dato ragione, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la giurisdizione spetta al giudice amministrativo. Il diritto all'assunzione per scorrimento, infatti, non è automatico ma sorge solo a seguito di una scelta esplicita dell'amministrazione. In assenza di tale decisione, il candidato vanta solo un interesse legittimo, non un diritto soggettivo.
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Contratto per facta concludentia con azienda speciale
La Corte di Cassazione ha stabilito la validità di un contratto per facta concludentia tra una società privata e un'azienda speciale comunale. Nonostante l'assenza di un accordo scritto, l'effettiva esecuzione della prestazione di servizi (trasporto rifiuti) è stata ritenuta prova sufficiente della conclusione del contratto. La Corte ha chiarito che le aziende speciali non sono equiparabili alla Pubblica Amministrazione in senso stretto, pertanto non sono soggette all'obbligo della forma scritta ad substantiam per i loro contratti.
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Trasformazione part-time: quando diventa full-time?
Un lavoratore di una società di handling aeroportuale, assunto con contratto part-time, si è visto riconoscere la trasformazione del rapporto in full-time. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4354/2024, ha confermato che lo svolgimento costante e continuativo di un orario di lavoro pari a quello a tempo pieno determina la trasformazione del contratto per fatti concludenti, a prescindere da un accordo scritto. La Corte ha stabilito che il comportamento delle parti prevale sulla forma contrattuale iniziale. È stato invece respinto il ricorso del lavoratore che contestava la decorrenza del superiore inquadramento, ritenendo legittime le clausole del CCNL che prevedono periodi di attestazione per la progressione di carriera.
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Concessione alloggio di servizio: serve forma scritta?
Una società di servizi ha agito contro un ex dipendente per la restituzione di un immobile concesso in uso come alloggio di servizio. La Cassazione ha stabilito che la concessione alloggio di servizio, scaduta quando l'ente era ancora pubblico, non poteva trasformarsi tacitamente in locazione, essendo necessaria la forma scritta ad substantiam per i contratti della P.A. La precedente decisione di merito è stata cassata.
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Ripartizione della giurisdizione: il caso del G.A.
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4044/2024, si è pronunciata sul tema della ripartizione della giurisdizione in una controversia tra un Comune e alcuni privati per il risarcimento dei danni da occupazione di un terreno. Nonostante l'occupazione fosse avvenuta di fatto e la dichiarazione di pubblica utilità fosse scaduta, la Corte ha stabilito la giurisdizione del giudice amministrativo, poiché il comportamento dell'amministrazione era comunque riconducibile, anche solo indirettamente, all'esercizio di un potere pubblico iniziale.
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Fideiussione omnibus: la Cassazione respinge il ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni garanti che si erano opposti a un decreto ingiuntivo. I ricorrenti avevano sollevato questioni sulla nullità del contratto di fideiussione omnibus per violazione di norme antitrust e per la mancata firma della banca. La Corte ha stabilito che la violazione antitrust comporta solo una nullità parziale delle specifiche clausole e che la produzione in giudizio del contratto da parte della banca sana la mancanza della firma, confermando la validità dell'obbligazione dei garanti.
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Eccezione di incompetenza: come non sbagliare
Una società agricola ha citato in giudizio due fornitori per i difetti di un vigneto. Uno dei convenuti ha sollevato un'eccezione di incompetenza territoriale, ma la Corte di Cassazione ha stabilito che l'eccezione era incompleta. Poiché il convenuto non aveva contestato tutti i possibili fori competenti, l'obiezione è stata considerata come non presentata, radicando così la competenza presso il tribunale originariamente scelto dall'attore.
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Imposta Unica Scommesse: CTD non paga per il 2007
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3622/2024, ha stabilito che l'Imposta Unica Scommesse non può essere richiesta al titolare di un Centro Trasmissione Dati (CTD) per gli anni d'imposta precedenti al 2011. Basandosi su una precedente sentenza della Corte Costituzionale, i giudici hanno affermato che l'applicazione retroattiva della norma violerebbe il principio di capacità contributiva, poiché l'operatore non aveva la possibilità di trasferire il carico fiscale sul bookmaker estero. Di conseguenza, la pretesa fiscale per l'anno 2007 è stata annullata.
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Affitto ramo d’azienda: quando non è locazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3550/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'impresa turistica che chiedeva di riqualificare un contratto di affitto ramo d'azienda in locazione commerciale per ottenere l'indennità di avviamento. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano stabilito che l'oggetto del contratto non era il solo immobile, ma un complesso di beni organizzati per l'attività ricettiva. Il ricorso è stato giudicato un tentativo di riesaminare i fatti, compito precluso alla Corte di legittimità.
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Compenso avvocato forma scritta: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3457/2024, ha stabilito principi cruciali sul compenso dell'avvocato e la forma scritta dell'accordo. In una disputa tra un legale e una società sua cliente, la Corte ha annullato la decisione di merito che riteneva valida una delibera assembleare non sottoscritta dal professionista come accordo sul compenso. È stato ribadito che l'accordo sul compenso avvocato in forma scritta richiede la sottoscrizione di entrambe le parti, a pena di nullità. La Corte ha inoltre censurato la motivazione 'apparente' con cui era stato negato parte del compenso e ha chiarito che gli interessi di mora decorrono dalla richiesta di pagamento, non dalla decisione giudiziale.
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Giudizio penale tributario: l’assoluzione vale?
Una società e i suoi soci impugnano un avviso di accertamento per maggiori redditi. In Cassazione, sostengono che una sentenza di assoluzione penale per fatti analoghi dovrebbe invalidare la pretesa fiscale. La Corte Suprema rigetta il ricorso, chiarendo che nel giudizio penale tributario l'assoluzione non è automaticamente vincolante. I giudici tributari hanno autonomia di valutazione e, nel caso specifico, i contribuenti non avevano provato il passaggio in giudicato della sentenza penale né fornito prove sufficienti a contrastare i rilievi dell'Agenzia delle Entrate.
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Sottoscrizione duplice qualità: una firma basta?
La Corte di Cassazione ha stabilito che una singola firma su un contratto può essere sufficiente a vincolare una persona in una sottoscrizione duplice qualità, sia a titolo personale che come legale rappresentante di una società. La Corte ha chiarito che il contenuto del contratto, che esplicita la duplice veste del firmatario, prevale sulla mera collocazione fisica della firma sopra il timbro societario. La sentenza di merito che aveva dichiarato nullo il contratto è stata cassata con rinvio.
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Imposta Unica scommesse: CTD non tassabile prima del 2011
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2153/2024, ha stabilito che i Centri Trasmissione Dati (CTD) non sono soggetti passivi dell'Imposta Unica scommesse per le annualità d'imposta precedenti al 2011. La decisione si fonda su una precedente sentenza della Corte Costituzionale (n. 27/2018) che ha dichiarato illegittima l'estensione retroattiva della responsabilità fiscale a tali intermediari. Per il periodo in esame (anno 2007), l'unico soggetto tenuto al pagamento del tributo è il bookmaker, con o senza concessione, e non il centro che si limita a raccogliere le giocate.
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Imposta Unica scommesse: Cassazione annulla pretesa
Un centro trasmissione dati (CTD) per un bookmaker estero è stato oggetto di un accertamento per l'Imposta Unica scommesse relativa all'anno d'imposta 2007. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, annullando la pretesa fiscale. La decisione si fonda su una sentenza della Corte Costituzionale che ha stabilito l'illegittimità dell'imposizione a carico dei CTD per le annualità precedenti al 2011, in quanto questi non potevano trasferire l'onere del tributo al bookmaker. Di conseguenza, per quel periodo, l'unico soggetto passivo è il bookmaker stesso.
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