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Art. 1325 Codice Civile — Sezione Seconda Civile

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163 provvedimenti

Altri anni per Art. 1325 Codice Civile

Onere della prova e nullità della compravendita
Un venditore ha citato in giudizio una società immobiliare per ottenere la nullità di un contratto di compravendita, sostenendo la mancanza di causa per assenza di corrispettivo. Secondo l'attore, il prezzo pattuito era stato annullato dall'obbligo di estinguere debiti ipotecari di valore superiore. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda, sottolineando che l'onere della prova ricade interamente sull'attore. Non è stato infatti dimostrato che i debiti fossero ancora esistenti al momento della vendita, né è stato provato il reale valore commerciale degli immobili. La Corte ha inoltre chiarito che la consulenza tecnica d'ufficio non può essere utilizzata per colmare le lacune probatorie delle parti.
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Contratto d’opera: validità senza prezzo scritto
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un Contratto d'opera relativo alla produzione di un documentario scientifico, nonostante la mancanza di un accordo scritto sul compenso. La Corte ha stabilito che il vincolo contrattuale può sorgere per fatti concludenti e che, in assenza di pattuizione sul prezzo, il giudice può determinarlo equitativamente ai sensi dell'art. 2225 c.c. È stata inoltre respinta l'eccezione sull'incapacità a testimoniare del socio accomandante, ritenuto attendibile in quanto privo di poteri gestori.
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Contratto preliminare e validità della vendita
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che aveva erroneamente qualificato un contratto preliminare come definitivo basandosi esclusivamente sul comportamento successivo delle parti. La Suprema Corte ha chiarito che, in materia immobiliare, la trasformazione di un preliminare in definitivo richiede la forma scritta e non può avvenire per fatti concludenti. Inoltre, è stato stabilito che il mancato pagamento del prezzo non determina la nullità del contratto per mancanza di causa, trattandosi invece di una questione attinente all'adempimento delle obbligazioni contrattuali. La parola_chiave della decisione risiede nella corretta applicazione dei canoni interpretativi del contratto.
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Subfornitura: recesso e dipendenza economica
La controversia riguarda l'esecuzione di contratti di subfornitura tra due società per la produzione di componenti meccanici. La società committente lamentava l'inadempimento della fornitrice, l'inosservanza del preavviso di recesso e l'abuso di dipendenza economica. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello, rilevando che per uno dei rapporti non si era perfezionato l'accordo contrattuale per mancanza di accettazione conforme. Riguardo all'altro rapporto, pur accertando il mancato preavviso, ha negato il risarcimento poiché i nuovi accordi sottoscritti avevano evitato danni effettivi e non costituivano abuso, rientrando nell'ordinaria autonomia negoziale.
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Compenso avvocato: obbligo di forma scritta
Un professionista legale ha agito contro un istituto bancario per ottenere il pagamento del compenso avvocato relativo a diverse procedure giudiziarie. La banca sosteneva che il compenso dovesse essere calcolato secondo una convenzione tariffaria firmata da un collega di studio del professionista, basandosi su indizi presuntivi come la convivenza e l'invio di fatture simili. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione di merito, stabilendo che l'accordo sulla determinazione del compenso avvocato deve necessariamente rivestire la forma scritta a pena di nullità, non potendo essere provato per presunzioni o comportamenti concludenti.
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Poteri commissario ad acta e compensi professionali
La Corte di Cassazione analizza i poteri commissario ad acta in merito al pagamento di compensi professionali richiesti da due ingegneri. Il caso nasce da una commissione di monitoraggio istituita durante un contenzioso amministrativo. La Corte ha rimesso la causa in pubblica udienza per approfondire i limiti dell'attività del commissario e l'interferenza con la giurisprudenza amministrativa.
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Valutazione delle prove: Cassazione e limiti del ricorso
Un imprenditore agricolo ricorre in Cassazione contestando una condanna al pagamento di fatture per forniture. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle prove spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere riesaminata in sede di legittimità. Anche gli altri motivi, relativi alla validità dei contratti e alla ripartizione delle spese legali, sono stati respinti per vizi procedurali.
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Onere della prova contratto d’opera: chi è colpevole?
Un architetto richiede il pagamento per un progetto edilizio, ma i committenti si oppongono sostenendo l'impossibilità di realizzarlo. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 32879/2023, ha stabilito che se il progetto si arena per l'inerzia del cliente, il professionista ha comunque diritto al compenso. La decisione chiarisce l'onere della prova nel contratto d'opera, attribuendolo al committente che deve dimostrare l'inadempimento del professionista.
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Atto pubblico sostitutivo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione analizza il caso di una clausola contenuta in una scrittura privata, ma omessa nel successivo atto pubblico sostitutivo di divisione ereditaria. La Corte ha ritenuto che la mancata riproduzione della clausola nell'atto definitivo ne comportasse la rinuncia. Inoltre, ha dichiarato inammissibile il ricorso basato sulla cosiddetta "doppia ratio", poiché il ricorrente non ha impugnato con successo una delle due autonome ragioni su cui si fondava la decisione d'appello, rendendo irrilevante l'esame della seconda.
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Vizio immobile: tutele per il compratore nel preliminare
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di vizio immobile, specificamente un porticato abusivo, scoperto dopo la firma di un contratto preliminare. La Corte ha rigettato il ricorso del promissario acquirente, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano concesso solo una riduzione del prezzo e il rimborso per i costi di demolizione. È stata dichiarata inammissibile la richiesta di risarcimento per la mancata disponibilità giuridica del bene, in quanto considerata domanda nuova in appello. La sentenza chiarisce che in casi di difformità urbanistiche si applica l'art. 1489 c.c., con prescrizione decennale, anziché i termini brevi della garanzia per vizi.
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Accessione nel possesso: i requisiti secondo la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31436/2023, ha cassato la decisione di una Corte d'Appello che aveva riconosciuto l'usucapione di una striscia di terreno. La Suprema Corte ha ribadito che l'accessione nel possesso, ovvero la possibilità di sommare il proprio possesso a quello del precedente proprietario, richiede un titolo astrattamente idoneo a trasferire la proprietà anche dell'area contesa, non essendo sufficiente una mera situazione di fatto o la semplice inclusione fisica del bene.
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Rappresentanza apparente: l’affidamento del terzo
Un avvocato ha richiesto il pagamento dei suoi compensi ai soci di una società estinta, basandosi su un accordo non stipulato dai legali rappresentanti. Il tribunale aveva respinto la domanda. La Corte di Cassazione ha cassato la decisione, affermando che il giudice di merito ha errato nel non valutare a fondo l'esistenza di una rappresentanza apparente e della possibile ratifica dell'accordo da parte dei soci, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Promessa di pagamento del debito altrui: è nulla
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31296/2023, ha stabilito che la promessa di pagamento del debito altrui, effettuata con un atto unilaterale come un'email, è da considerarsi giuridicamente nulla. La Corte ha chiarito che l'istituto della promessa di pagamento, previsto dall'art. 1988 c.c., ha solo un effetto processuale di inversione dell'onere della prova e può riguardare esclusivamente un debito proprio del dichiarante, non potendo creare nuove obbligazioni a carico di terzi. Per assumere il debito di un'altra persona sono necessari specifici contratti come l'espromissione.
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Compenso noleggio intercettazioni: la Cassazione decide
Una società fornitrice di attrezzature per intercettazioni ha richiesto un pagamento tramite decreto ingiuntivo al Ministero della Giustizia. Il Ministero si è opposto, sostenendo che il rapporto non fosse commerciale ma un ausilio al magistrato, regolato da norme pubblicistiche. I tribunali di primo e secondo grado hanno dato ragione al Ministero. La società ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, data la complessità della questione e le possibili implicazioni con il diritto UE sui ritardi di pagamento, ha ritenuto necessario un approfondimento e ha rinviato il caso a una pubblica udienza, senza ancora decidere nel merito del compenso noleggio intercettazioni.
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Clausola penale: risarcimento senza limiti?
Una venditrice ha agito per la risoluzione di un contratto preliminare e per il risarcimento ordinario del danno. Sebbene avesse provato un danno di quasi 60.000 euro, la Corte d'Appello ha limitato il risarcimento a 15.000 euro, importo previsto dalla clausola penale contrattuale. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che se la parte danneggiata sceglie l'azione di risarcimento ordinaria anziché avvalersi della penale, l'importo del danno non è limitato da quest'ultima e deve essere integralmente risarcito se provato.
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Contratto di multiproprietà: quando è nullo?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29599/2023, ha dichiarato la nullità di tre contratti preliminari di multiproprietà. La decisione si fonda sulla violazione delle norme a tutela del consumatore, in particolare il D.Lgs. n. 427/1998, per la radicale indeterminatezza dell'oggetto dei contratti. La Corte ha stabilito che non è sufficiente indicare la quota millesimale, ma è necessario specificare dettagliatamente tutti gli elementi essenziali come la descrizione del bene, le condizioni di godimento e i servizi, al fine di garantire una tutela effettiva all'acquirente.
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Compensi intercettazioni: la Cassazione rinvia il caso
Una società che fornisce apparecchiature per intercettazioni ha citato in giudizio il Ministero della Giustizia per interessi di mora, sostenendo che il loro rapporto costituisse una transazione commerciale. I tribunali di grado inferiore hanno respinto tale tesi, classificando i compensi come "spese giudiziarie straordinarie". La Corte di Cassazione, rilevando una procedura di infrazione dell'UE contro l'Italia per i ritardi nei pagamenti per questi servizi, ha ordinato un'udienza pubblica per decidere sulla questione dei compensi intercettazioni, evidenziando la complessità e le implicazioni del diritto europeo.
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Sanzioni regolamento comunale: illegittime senza legge
La Corte di Cassazione ha annullato le multe inflitte a un condominio e al suo amministratore per errato conferimento dei rifiuti. La decisione si fonda sulla violazione del principio di legalità: un regolamento comunale non può introdurre sanzioni amministrative, come l'obbligo di custodia dei bidoni, senza una specifica previsione in una legge di rango primario. Mancando tale base legale, le sanzioni sono state ritenute illegittime e annullate.
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Accordo scritto avvocato: la parcella va pattuita così
Una cliente si opponeva alla richiesta di pagamento del suo avvocato, sostenendo che una fattura di 600 euro con dicitura "compenso totale" saldasse ogni pretesa. La Corte di Cassazione ha dato ragione al legale, stabilendo che, in assenza di un accordo scritto avvocato, qualsiasi patto verbale sul compenso è nullo. Di conseguenza, la parcella deve essere calcolata secondo i parametri professionali di legge, ribaltando la decisione del tribunale.
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Compenso professionale: quando spetta senza risultato
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un consulente a ricevere il proprio compenso professionale per un'attività di assistenza in un'acquisizione aziendale, anche se l'affare non si è concluso. L'ordinanza sottolinea che le contestazioni dei clienti sull'operato del professionista sono state respinte perché formulate in modo generico e tardivo, violando le preclusioni processuali. La Corte ha ribadito che l'obbligazione del professionista è di mezzi e non di risultato, e il compenso è stato liquidato secondo le tariffe professionali in base al valore dell'operazione.
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