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Art. 1321 Codice Civile

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342 provvedimenti

Contratto preliminare: validità e requisiti
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, interviene su un complesso caso immobiliare, chiarendo i requisiti di validità del contratto preliminare. La vicenda riguarda alcuni consorzi che avevano agito contro una società immobiliare per ottenere il trasferimento di proprietà di lotti di terreno. La Corte d'Appello aveva dichiarato nulli gli accordi per indeterminatezza dell'oggetto. La Cassazione ha cassato tale decisione, stabilendo che per la validità del preliminare è sufficiente che l'oggetto sia determinabile, anche tramite rinvio a elementi esterni (per relationem), distinguendo nettamente tali requisiti da quelli, più stringenti, necessari per ottenere una sentenza di esecuzione in forma specifica ai sensi dell'art. 2932 c.c. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Indennità perequativa: CCNL protegge lo stipendio
Una università ha contestato il diritto di due suoi dipendenti a mantenere una indennità perequativa a seguito di un nuovo inquadramento contrattuale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la clausola di salvaguardia presente nel Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) protegge i diritti economici già acquisiti dai lavoratori. La Corte ha chiarito che, anche in presenza di un nuovo accordo sull'inquadramento, l'indennità non viene meno ma si trasforma in un assegno personale riassorbibile, garantendo così la stabilità retributiva.
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Retribuzione variabile: quando è dovuta ai dipendenti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni autisti di una società di trasporto pubblico, confermando che la loro richiesta di una retribuzione variabile non era fondata. Il pagamento era subordinato a due condizioni non soddisfatte: l'effettivo finanziamento da parte della Regione e il raggiungimento di specifici obiettivi di produttività. La Corte ha stabilito che, per le società a partecipazione pubblica, i premi di risultato devono essere sempre legati a performance concrete, in linea con i principi di contenimento della spesa pubblica.
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Cessione ramo d’azienda: debiti esclusi e limiti
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del trasferimento di passività in una cessione di ramo d'azienda bancario. Un cliente aveva citato in giudizio un istituto di credito per somme indebitamente trattenute da una banca poi posta in liquidazione, il cui ramo d'azienda era stato acquisito dal nuovo istituto. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che i debiti relativi a rapporti estinti anni prima della cessione non si trasferiscono all'acquirente, anche se oggetto di una causa pendente. Il criterio decisivo non è la pendenza della lite, ma l'effettiva 'inerenza e funzionalità' del rapporto all'esercizio dell'impresa bancaria ceduta, requisito che un rapporto esaurito non può soddisfare.
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Onere della prova nella ripetizione di indebito
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 21340/2025, ha chiarito i principi sull'onere della prova nell'azione di ripetizione di indebito. Nel caso esaminato, un'erede chiedeva la restituzione di somme versate dalla defunta a dei parenti. Questi ultimi sostenevano che i pagamenti fossero giustificati, ad esempio come restituzione di un prezzo immobiliare simulato. La Corte ha stabilito che spetta al convenuto, che riceve il pagamento, dimostrare l'esistenza di una causa giustificativa. L'attore deve solo provare il pagamento e allegare la mancanza di causa. La semplice allegazione di una giustificazione da parte del convenuto non è sufficiente a invertire l'onere della prova. La sentenza della Corte d'Appello è stata cassata per aver erroneamente applicato questo principio.
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Contratto preliminare: risoluzione per inadempimento
La Corte di Cassazione conferma la risoluzione di un contratto preliminare immobiliare per grave inadempimento dei promissari acquirenti. L'analisi si concentra sull'interpretazione delle clausole contrattuali, la natura delle obbligazioni alternative e la mancata corresponsione delle rate di mutuo pattuite, ritenuta giusta causa per la risoluzione.
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Immutabilità del giudice: quando è valida la sentenza?
Una società immobiliare viene condannata a restituire somme ricevute da una società di logistica, poi fallita, in quanto pagamenti non dovuti. La Cassazione rigetta il ricorso della società immobiliare, chiarendo i limiti del principio di immutabilità del giudice nel contesto delle udienze scritte emergenziali e confermando l'onere probatorio a carico di chi agisce per la ripetizione dell'indebito.
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Opponibilità contratto condominio: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che un accordo preesistente tra un condomino e il costruttore, riguardante l'installazione di canne fumarie, non è automaticamente opponibile agli altri condomini che acquistano un immobile successivamente. Accogliendo il ricorso di due proprietari, la Corte ha cassato la sentenza d'appello, affermando che il giudice di merito ha errato nel non verificare l'effettiva opponibilità di tale accordo e nel non considerare il regolamento condominiale, che richiedeva l'autorizzazione dell'assemblea. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per un nuovo esame che tenga conto di questi principi.
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Procacciamento d’affari: no agenzia senza stabilità
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che qualificava un rapporto come procacciamento d'affari e non come agenzia. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso di un ente previdenziale, sottolineando che l'elemento distintivo fondamentale è la stabilità dell'incarico, la quale mancava nel caso di specie, come dimostrato dall'assenza di esclusiva e dalla discontinuità delle prestazioni.
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Recesso unilaterale: la decisione della Cassazione
In una controversia su un contratto per la vendita di diritti edificatori, la Corte di Cassazione ha confermato il diritto di recesso unilaterale dell'acquirente. La Corte ha stabilito che la clausola che consentiva all'acquirente di richiedere la restituzione della somma versata in caso di mancata approvazione del piano edilizio costituiva un valido patto di recesso, legittimamente esercitato. Di conseguenza, il venditore è stato condannato a restituire l'importo ricevuto.
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Cessione azienda bancaria: i debiti da rapporti estinti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 21821/2025, ha chiarito un punto cruciale nella cessione di azienda bancaria. Ha stabilito che la semplice pendenza di una causa non è sufficiente a trasferire un debito dalla banca cedente a quella cessionaria. Il criterio decisivo è la natura del rapporto sottostante: se il rapporto era già estinto al momento della cessione, la relativa passività, anche se oggetto di contenzioso, non viene trasferita perché non è più 'inerente e funzionale' all'esercizio dell'impresa della banca acquirente. Di conseguenza, la legittimazione passiva rimane in capo alla procedura di liquidazione della banca cedente.
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Cessione banche venete: quando la lite non passa
La Corte di Cassazione ha stabilito che, nel contesto della cessione banche venete, le passività derivanti da contenziosi su rapporti bancari già estinti prima della data di cessione non si trasferiscono alla banca acquirente. La Corte ha ritenuto che un rapporto chiuso non possa considerarsi 'inerente e funzionale all'esercizio dell'impresa bancaria' della cessionaria, criterio fondamentale per l'inclusione nel perimetro della cessione. Pertanto, la semplice pendenza di una lite al momento della cessione non è sufficiente a trasferire l'obbligazione, e la banca acquirente è stata dichiarata priva di legittimazione passiva.
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Contributo regionale: quando è dovuto ai lavoratori?
Una società di trasporti ha interrotto il pagamento di un contributo regionale integrativo ai suoi dipendenti dopo la cessazione dei finanziamenti regionali. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale contributo non era un elemento fisso della retribuzione, ma una somma condizionata sia alla disponibilità dei fondi regionali sia al raggiungimento di specifici obiettivi di produttività. Di conseguenza, ha respinto sia il ricorso dei lavoratori, che ne chiedevano il pagamento, sia quello dell'azienda, che chiedeva la restituzione delle somme già versate in esecuzione di una precedente sentenza, a causa della mancata prova dell'effettivo pagamento.
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Compenso avvocato transazione: quando è dovuto?
Un avvocato ha richiesto una maggiorazione del proprio compenso sostenendo di aver concluso una transazione per conto di una procedura fallimentare. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che un semplice accordo processuale, che prevede la rinuncia agli atti e la compensazione delle spese, non costituisce una transazione. Per ottenere l'aumento del compenso avvocato per transazione è necessario che l'accordo preveda "reciproche concessioni" su diritti sostanziali e non solo su aspetti procedurali.
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Incarico professionale PA: la forma scritta è essenziale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 22158/2025, affronta il caso di un professionista contro un Comune per il mancato pagamento di prestazioni. La Corte ribadisce che un incarico professionale PA (Pubblica Amministrazione) richiede inderogabilmente la forma scritta del contratto, a pena di nullità. Sebbene il ricorso del professionista contro la nullità dell'incarico venga respinto, la Cassazione accoglie il motivo relativo all'omessa pronuncia sulla domanda di arricchimento senza causa, rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione su questo specifico punto.
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Cessione ramo d’azienda: subentro automatico nel leasing
Una società che acquisisce un ramo d'azienda viene condannata a pagare i canoni di locazione dell'immobile in cui l'attività era esercitata. La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso inammissibile, chiarendo che il pagamento dei canoni per un certo periodo da parte del cessionario costituisce una prova del subentro nel contratto, rendendo la cessione efficace nei confronti del locatore, anche in assenza di una comunicazione formale.
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Efficacia classamento catastale: la Cassazione decide
Un Comune ha contestato la retroattività di una variazione catastale richiesta da un Consorzio di Bonifica per ottenere l'esenzione IMU. La Corte di Cassazione ha stabilito che la modifica del classamento, se richiesta dal contribuente, non è retroattiva. L'efficacia del classamento catastale ai fini fiscali decorre dall'anno successivo alla variazione, salvo il caso di correzione di un errore palese dell'Ufficio. Pertanto, per l'annualità d'imposta in questione, vale la classificazione originaria.
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IMU Consorzi di Bonifica: la Cassazione decide
In un caso riguardante l'IMU Consorzi di Bonifica, la Corte di Cassazione ha stabilito due principi chiave. Primo, una variazione catastale richiesta dal contribuente non ha efficacia retroattiva ai fini fiscali. Secondo, il giudice di merito deve pronunciarsi specificamente sulla non imponibilità di beni come argini e canali destinati a funzioni pubbliche. La Corte ha cassato la sentenza precedente e rinviato la causa per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Classamento catastale: ICI dovuta dai consorzi
Un consorzio di bonifica ha impugnato degli avvisi di accertamento ICI per gli anni 2009-2011, sostenendo che una variazione del classamento catastale ottenuta nel 2018 dovesse essere retroattiva e di non essere soggetto passivo del tributo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il nuovo classamento catastale non ha efficacia retroattiva e che i consorzi, in qualità di concessionari di beni demaniali, sono tenuti al pagamento dell'imposta, in linea con il diritto nazionale ed europeo.
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Consorzi di bonifica: IMU dovuta sui beni demaniali
Un consorzio di bonifica ha contestato un avviso di accertamento IMU per il 2013, sostenendo che i suoi immobili fossero esenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la variazione catastale, che avrebbe garantito l'esenzione, ha effetto solo dall'anno successivo alla sua registrazione e non è retroattiva. Ha inoltre confermato che i consorzi di bonifica sono soggetti passivi IMU in quanto concessionari ex lege di beni demaniali, senza che ciò violi il diritto europeo.
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