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Art. 132 Codice di Procedura Civile — Sezione Terza Civile

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1775 provvedimenti

Altri anni per Art. 132 Codice di Procedura Civile

Fondo patrimoniale revocabile: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di due coniugi contro l'azione revocatoria avviata da un creditore. La Corte ha confermato che la costituzione di un fondo patrimoniale, effettuata dopo aver prestato una fideiussione, è un atto revocabile se rende più incerta o difficile la riscossione del credito. Per la Corte, la consapevolezza del debitore di arrecare pregiudizio (scientia damni) può essere presunta dalle circostanze, rendendo il fondo patrimoniale revocabile anche se non vi è un'intenzione fraudolenta specifica.
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Cessione crediti in blocco: prova e oneri del cessionario
In un caso di azione revocatoria, i debitori hanno contestato la legittimazione ad agire della società cessionaria del credito. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di specifica contestazione, la sola pubblicazione dell'avviso di cessione crediti in blocco in Gazzetta Ufficiale non è sufficiente a provare la titolarità del credito. Il cessionario ha l'onere di dimostrare l'esistenza del contratto di cessione e che il credito specifico vi è incluso. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Ricorso inammissibile: i limiti del giudizio di merito
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un ex socio di una cooperativa edilizia che si opponeva al rilascio di un immobile venduto a un terzo acquirente. La Corte ha stabilito che il ricorso era proceduralmente viziato e mirava a un inammissibile riesame dei fatti. È stato confermato che l'onere di provare l'applicabilità della normativa speciale sull'edilizia pubblica gravava sul ricorrente, il quale non ha fornito tale prova. Inoltre, la Corte ha qualificato l'azione come lite temeraria, condannando il ricorrente al pagamento di un'ulteriore somma a titolo sanzionatorio.
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Subentro socio cooperativa: il diniego non impugnato
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una vedova che richiedeva il subentro nella posizione del defunto marito, socio di una cooperativa edilizia. La sua richiesta fu respinta dalla cooperativa tramite una lettera che lei non ha mai impugnato. La Corte ha stabilito che la mancata impugnazione ha reso il diniego definitivo, legittimando la richiesta di rilascio dell'immobile. Questo caso sottolinea l'importanza di contestare tempestivamente le decisioni avverse per non perdere i propri diritti.
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Errore di fatto: quando non si può revocare la sentenza
La Corte di Cassazione rigetta un ricorso per revocazione, chiarendo la nozione di errore di fatto. Una società concessionaria, dopo la condanna in un'azione revocatoria per l'acquisto di veicoli da un'azienda poi fallita, aveva chiesto la revocazione della sentenza d'appello sostenendo un errore di fatto: l'aver ignorato che la società venditrice possedeva altri beni. La Suprema Corte ha stabilito che non si trattava di un vero errore di fatto, ma di un tentativo inammissibile di ottenere un riesame del merito della causa, confermando la decisione impugnata.
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Responsabilità pubblica per certificazioni errate
Una società operante nel settore del gioco ha citato in giudizio un'agenzia governativa per i danni subiti a causa dell'acquisto di apparecchi da gioco risultati non conformi, nonostante le certificazioni. I tribunali di merito avevano dato ragione alla società, ma la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d'appello. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità pubblica dell'agenzia per l'operato degli enti certificatori, ma ha ritenuto che la Corte d'Appello non avesse adeguatamente motivato il nesso di causalità tra la condotta dell'agenzia e la decisione della società di dismettere gli apparecchi. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Pubblicazione della sentenza: integrale o per estratto?
In un caso di diffamazione a mezzo stampa, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sulla pubblicazione della sentenza come forma di riparazione. L'ordinanza chiarisce che, se un giudice ordina la "pubblicazione della sentenza" senza ulteriori specifiche, si intende la pubblicazione dell'intero provvedimento, comprensivo di motivazioni e dispositivo. La Corte ha cassato la decisione d'appello che, erroneamente, aveva interpretato tale ordine come una pubblicazione per mero estratto, sottolineando che la parola "sentenza" ha un preciso significato giuridico che non può essere limitato in via interpretativa.
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Danno non patrimoniale: risarcimento e prova presuntiva
Un avvocato viene condannato a risarcire un magistrato per averne leso l'onore con scritti offensivi. La Corte di Cassazione conferma la decisione, chiarendo un principio fondamentale: il danno non patrimoniale non è automatico ('in re ipsa'), ma la sua esistenza può essere provata attraverso presunzioni gravi, precise e concordanti, basate su elementi come la gravità dell'offesa e la posizione sociale della vittima.
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Azione revocatoria: dolo specifico e prova del credito
Una madre agisce in giudizio contro il figlio per la sottrazione di ingenti somme di denaro e contro la nuora per ottenere la revoca di una donazione immobiliare. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 34446/2025, conferma la decisione di merito, rigettando i ricorsi. La Suprema Corte ribadisce i principi sull'onere della prova nell'azione revocatoria, sulla sufficienza del dolo generico e sul valore probatorio insuperabile del giuramento decisorio.
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Azione revocatoria e prova della consapevolezza
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un'acquirente di un immobile la cui compravendita era stata oggetto di azione revocatoria da parte di un istituto di credito. La Corte ha confermato che la consapevolezza del terzo acquirente riguardo al pregiudizio arrecato al creditore può essere provata tramite presunzioni gravi, precise e concordanti, basate anche sulle dichiarazioni rese dalla stessa acquirente nel corso del giudizio. Viene inoltre ribadito il principio per cui, ai fini delle spese legali, il valore della causa si determina in base all'importo del credito e non al valore del bene.
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Comodato precario: quando restituire la casa?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 34317/2025, ha stabilito che un contratto di comodato concesso per 'uso abitazione principale' senza una specifica durata è da considerarsi un comodato precario. Di conseguenza, il proprietario (o i suoi eredi) può richiedere la restituzione dell'immobile in qualsiasi momento. La Corte ha chiarito che la semplice destinazione ad abitazione non è sufficiente a fissare un termine implicito, a differenza dei casi di comodato destinato a soddisfare esigenze familiari, dove la durata è legata al permanere di tali necessità.
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Valore probatorio quietanze agente: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che le quietanze di pagamento rilasciate da un agente assicurativo, se non emesse su moduli ufficiali della compagnia, hanno un valore probatorio meramente indiziario. In un caso riguardante premi versati a un agente ma non riversati alla compagnia, la Corte ha confermato la decisione d'appello, rigettando il ricorso degli assicurati. Si è sottolineato che spetta all'assicurato l'onere di dimostrare l'effettivo pagamento con prove ulteriori, poiché il valore probatorio delle quietanze dell'agente non è sufficiente a vincolare la compagnia assicuratrice. Il ricorso principale è stato dichiarato inammissibile.
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Retratto agrario: quando il catasto non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un agricoltore che voleva esercitare il diritto di retratto agrario su un terreno confinante. La decisione si fonda sul fatto che, nonostante il certificato catastale indicasse il terreno come agricolo, una consulenza tecnica ha dimostrato la sua natura incolta e rocciosa, rendendolo inadatto alla coltivazione. La Corte ha ribadito che ai fini del retratto agrario prevale la destinazione effettiva del fondo e che le risultanze catastali hanno solo valore di semplice indizio.
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Danno da occupazione abusiva: la prova del danno
Una società occupava illegittimamente un terreno estraendone argilla. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al risarcimento, chiarendo che il danno da occupazione abusiva consiste nella perdita della concreta possibilità di godimento del bene. Tale pregiudizio può essere provato anche tramite presunzioni, basate sull'uso che l'occupante stesso ha fatto del bene. Il principio di non contestazione si applica anche agli elementi quantitativi del danno, come il prezzo del materiale estratto.
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Contratto autonomo di garanzia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo a un contratto autonomo di garanzia, rigettando il ricorso di una società concessionaria di giochi. La Corte ha confermato la validità della richiesta di pagamento avanzata da un'agenzia statale nei confronti della banca garante per le penali dovute dalla società. Sono stati respinti tutti i motivi di ricorso, inclusi quelli sulla presunta errata interpretazione del contratto, sull'eccessività delle penali e sulla riduzione dell'importo garantito, ribadendo i limiti delle eccezioni opponibili dal garante.
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Obbligo di astensione: quando un giudice deve astenersi
Una società immobiliare e i suoi fideiussori ricorrono in Cassazione contro una sentenza della Corte d'Appello che confermava un decreto ingiuntivo. Tra i motivi, spicca la presunta violazione dell'obbligo di astensione di un giudice. La Suprema Corte rigetta il ricorso, chiarendo che tale obbligo sorge solo se il giudice ha già deciso il merito in un grado precedente e che la questione va sollevata con istanza di ricusazione, non con l'impugnazione. La sentenza ribadisce inoltre la necessità di specificità nei motivi d'appello e i limiti del sindacato sulla gestione delle consulenze tecniche d'ufficio.
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Fatto notorio: la Cassazione chiarisce l’onere probatorio
Una società cessionaria di crediti bancari ha impugnato una sentenza d'appello che aveva dichiarato parzialmente nulla una fideiussione per violazione di norme antitrust, qualificando il provvedimento sanzionatorio della Banca d'Italia come 'fatto notorio'. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che un provvedimento amministrativo non costituisce un fatto notorio e deve essere prodotto in giudizio dalla parte che lo invoca. Inoltre, ha precisato che l'onere della prova sulla persistenza dell'intesa illecita grava su chi eccepisce la nullità.
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Prova del danno: la Cassazione e il criterio presuntivo
In un caso di risarcimento per incendio, la Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la prova del danno può essere fornita anche tramite presunzioni. Quando la documentazione (perizie, foto, contabili) è sufficiente a creare un quadro probatorio solido, spetta a chi contesta il danno fornire la prova contraria. L'ordinanza chiarisce che il ricorso per cassazione non può limitarsi a riproporre le stesse argomentazioni già respinte in appello, ma deve confrontarsi criticamente con la motivazione della sentenza impugnata.
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Spese documentate: l’assicurazione deve pagare?
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema del rimborso delle spese documentate in ambito assicurativo. Il caso riguarda la richiesta di indennizzo da parte di un'armatrice per i danni subiti dal suo motoryacht. La Corte ha stabilito che se il contratto prevede il rimborso delle 'spese documentate', il giudice d'appello non può ignorare tale clausola e decidere sulla base di un generico criterio di 'congruità' delle spese. Così facendo, incorrerebbe in un vizio di omessa pronuncia, portando alla cassazione della sentenza.
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Compensazione canoni locazione: prova delle spese
Un inquilino ha richiesto la compensazione per lavori urgenti contro i canoni non pagati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei tribunali inferiori, perché l'inquilino non è riuscito a fornire prove adeguate dell'urgenza dei lavori e, soprattutto, del loro effettivo pagamento. L'assenza di una fattura quietanzata è stata decisiva per negare la compensazione canoni locazione e confermare la risoluzione del contratto per morosità.
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