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Art. 132 Codice Penale — Sezione Seconda Penale

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256 provvedimenti

Altri anni per Art. 132 Codice Penale

Ricettazione e prescrizione: la pena di riferimento
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per ricettazione di un assegno. La sentenza chiarisce un punto fondamentale sulla prescrizione: anche in caso di ricettazione attenuata, il termine si calcola sulla pena prevista per l'ipotesi base del reato e non su quella ridotta.
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Reformatio in pejus: quando non si viola il divieto
Un imputato ricorre in Cassazione sostenendo la violazione del divieto di reformatio in pejus dopo una rideterminazione della pena a seguito della prescrizione del reato più grave. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo che applicare al reato residuo, divenuto il più grave, una pena simile a quella precedentemente inflitta non costituisce un peggioramento illegittimo della condanna.
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Truffa contrattuale online: la condanna è certa
Un soggetto è stato condannato per truffa contrattuale dopo aver venduto un pacchetto vacanza online senza mai consegnare i biglietti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili sia il ricorso dell'imputato che quello della parte civile, confermando la condanna e ribadendo principi consolidati in materia di truffe su internet e di limiti all'impugnazione.
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Occupazione abusiva: reato permanente e condanna
Una donna, condannata per una prolungata occupazione abusiva, ha presentato ricorso in Cassazione invocando il principio del 'ne bis in idem' (divieto di essere processati due volte per lo stesso fatto) a causa di una precedente condanna. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che l'occupazione abusiva è un reato permanente. Di conseguenza, la prosecuzione della condotta illecita dopo la prima sentenza costituisce un nuovo e distinto reato, al quale si applica la legge in vigore al momento della cessazione dell'illecito, anche se più severa.
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Recidiva reiterata: come aggrava usura ed estorsione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per usura ed estorsione. La Corte ha confermato la validità delle testimonianze delle vittime e la corretta applicazione della recidiva reiterata, che ha inciso sull'aumento della pena e sul calcolo della prescrizione, impedendone l'estinzione.
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Riconoscimento fotografico: validità come prova atipica
Un soggetto condannato per truffa ricorre in Cassazione contestando la validità del riconoscimento fotografico effettuato dalla vittima. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile, ribadendo che l'individuazione fotografica è una prova atipica la cui attendibilità dipende dalla credibilità della testimonianza resa in dibattimento. Vengono respinte anche le eccezioni sulla prescrizione del reato e sulla mancata concessione delle attenuanti generiche.
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Motivazione della sentenza: il ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per rapina pluriaggravata. La sentenza analizza i limiti del sindacato di legittimità sulla motivazione della sentenza di merito, soffermandosi sulla discrezionalità del giudice nel determinare la pena, sulla valutazione delle prove, come le dichiarazioni del coimputato, e sull'applicazione delle circostanze attenuanti generiche, confermando le decisioni dei giudici di appello.
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Sanzioni sostitutive: obbligo di motivazione in appello
Un imputato, condannato per truffa, si vede negare dalla Corte d'Appello le sanzioni sostitutive alla detenzione senza alcuna motivazione. La Corte di Cassazione annulla la sentenza su questo punto, stabilendo che, alla luce della Riforma Cartabia, il giudice d'appello ha sempre l'obbligo di motivare la sua decisione su una richiesta di pene alternative, anche se presentata nel corso dell'udienza. Il ricorso sulle attenuanti generiche è stato invece dichiarato inammissibile.
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Continuazione reato: calcolo pena e pene sostitutive
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per ricettazione. La sentenza chiarisce che, in caso di continuazione reato, la pena finale, comprensiva dell'aumento, è il parametro per valutare l'accesso alle pene sostitutive. Se tale pena supera il limite di quattro anni, le pene sostitutive non possono essere concesse, anche se la pena base per il reato più grave era inferiore a tale soglia.
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Reformatio in peius e calcolo della pena: la Cassazione
La Corte di Cassazione si è pronunciata su diversi ricorsi riguardanti reati di estorsione aggravata dal metodo mafioso, affrontando complesse questioni sulla determinazione della pena. La sentenza chiarisce che la modifica della struttura del calcolo sanzionatorio in appello non viola il divieto di reformatio in peius, a condizione che la pena finale non risulti superiore a quella del primo grado. La Corte ha ritenuto inammissibili la maggior parte dei ricorsi per genericità, confermando le valutazioni dei giudici di merito, ma ha annullato parzialmente la sentenza per un imputato a causa di un errore nel calcolo della pena per un reato a lui non ascritto.
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Abusivismo finanziario: reato abituale per la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne nei confronti dei membri di un'associazione a delinquere dedita all'usura e al riciclaggio. La sentenza è di particolare rilievo perché definisce il reato di abusivismo finanziario come un reato abituale e non istantaneo. Questa qualificazione sposta in avanti il termine di prescrizione, facendolo decorrere dalla cessazione dell'attività criminale e non da ogni singolo prestito. La Corte ha rigettato i ricorsi degli imputati, ritenendo infondate le loro argomentazioni sulla prescrizione e sulla mancanza di prove, e ha confermato la solidità dell'impianto accusatorio e delle sentenze dei precedenti gradi di giudizio.
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Appropriazione indebita associazione: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ex presidente di un'associazione condannato per appropriazione indebita e furto. L'imputato aveva sottratto denaro dal conto e contanti versati dai soci, oltre a documenti contabili. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando come la difesa non possa giustificare l'appropriazione con un presunto credito non certo, liquido ed esigibile verso l'associazione. Inoltre, sono stati respinti i motivi procedurali, come la revoca dei testimoni a difesa non citati per l'udienza.
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Fatto di lieve entità: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44/2025, ha rigettato i ricorsi di quattro imputati condannati per spaccio di stupefacenti, confermando la decisione della Corte d'Appello che aveva escluso l'ipotesi del 'fatto di lieve entità'. La Suprema Corte ha ribadito che, per valutare la gravità del reato, è necessaria un'analisi complessiva che tenga conto di plurimi indicatori, come la reiterazione delle cessioni, la varietà delle sostanze, il numero di acquirenti e il ruolo degli imputati all'interno di una consolidata piazza di spaccio. La sentenza chiarisce inoltre gli ampi poteri del giudice del rinvio in caso di annullamento per vizio di motivazione.
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Processo indiziario: valutazione globale delle prove
Un imputato, condannato per vari reati in concorso, ricorre in Cassazione lamentando vizi di motivazione. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, confermando che in un processo indiziario la valutazione delle prove non deve essere atomistica ma globale, per accertare la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio.
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Ricorso in Cassazione inammissibile: i limiti del giudizio
Con la sentenza n. 52146/2019, la Corte di Cassazione Penale, Sez. II, ha dichiarato un ricorso in Cassazione inammissibile, ribadendo un principio fondamentale: la Suprema Corte non può riesaminare i fatti o le prove, ma solo verificare la corretta applicazione della legge (giudizio di legittimità). Il caso riguardava una condanna per rapina, ma i motivi del ricorso miravano a una 'rilettura' delle prove, attività preclusa in sede di legittimità. La Corte ha inoltre confermato che la valutazione della pena è una prerogativa del giudice di merito.
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Ricorso Inammissibile: motivi non specifici e generici
La Corte di Cassazione, con la sentenza Penale, Sez. II, n. 52147 del 12/07/2019, dichiara inammissibile il ricorso di un amministratore di condominio condannato per appropriazione indebita. La Corte sottolinea che il ricorso è inammissibile quando i motivi sono generici e non si confrontano specificamente con la motivazione della sentenza impugnata, limitandosi a riproporre tesi difensive già respinte per mancanza di prove. Questo caso evidenzia la differenza tra un riesame del merito, non consentito in Cassazione, e la denuncia di vizi specifici della decisione.
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