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Art. 130 Codice di Procedura Penale — Sezione Seconda Penale

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201 provvedimenti

Altri anni per Art. 130 Codice di Procedura Penale

Attendibilità persona offesa: il caso di rapina
Due individui, condannati per rapina aggravata e lesioni, hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione, contestando principalmente l'attendibilità della persona offesa, la quale aveva inizialmente fornito versioni reticenti per paura. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili, stabilendo che la reticenza iniziale di una vittima, motivata dal timore, non inficia la validità delle sue successive dichiarazioni accusatorie. La sentenza conferma quindi che la valutazione della credibilità della vittima spetta al giudice di merito, il cui giudizio, se logicamente motivato, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Ricorso inammissibile: tesi difensiva e riciclaggio
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile in un caso di riciclaggio. La difesa sosteneva che l'imputato potesse essere l'autore del furto presupposto, ma la Corte ha ritenuto tale argomentazione una mera richiesta di riesame dei fatti, non consentita in sede di legittimità. Anche il motivo procedurale sulla correzione di un errore materiale è stato respinto, consolidando la condanna.
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Pena pecuniaria: annullata sentenza per omissione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per truffa a causa della mancata applicazione della pena pecuniaria, obbligatoria per legge. Il ricorso del Procuratore Generale è stato accolto, poiché l'omissione costituisce un errore di diritto insanabile con le normali procedure di correzione, rendendo necessario un nuovo giudizio per determinare la sanzione completa.
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Correzione errore materiale: nome errato nel verbale
La Corte di Cassazione dispone la correzione di un errore materiale, ai sensi dell'art. 130 c.p.p., relativo al nome di battesimo di un imputato. L'errore, che indicava un nome diverso da quello reale, era presente nel dispositivo letto in udienza. La Corte ha ordinato la modifica degli atti per ripristinare il nome corretto, evidenziando l'importanza della precisione formale nei provvedimenti giudiziari.
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Correzione errore materiale: la Cassazione corregge sé stessa
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza, ha disposto la correzione di un errore materiale contenuto in una sua precedente sentenza. L'errore riguardava l'indicazione dell'autorità giudiziaria competente per il giudizio di rinvio, erroneamente identificata come 'Corte d'appello' anziché 'Corte d'assise d'appello'. L'intervento si è reso necessario su segnalazione della cancelleria del tribunale inferiore per garantire il corretto svolgimento del processo, applicando la procedura di correzione errore materiale prevista dal codice di procedura penale.
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Correzione errore materiale: quando la Corte corregge
La Corte di Cassazione, con un'ordinanza, ha disposto la correzione di un errore materiale in una sua precedente sentenza. L'errore consisteva nell'aver indicato un nome di battesimo errato per l'imputato nel dispositivo. La Corte ha applicato la procedura specifica per la correzione errore materiale, sostituendo il nome sbagliato con quello corretto, ripristinando così l'esattezza formale del provvedimento.
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Errore di fatto Cassazione: revoca della sentenza
La Corte di Cassazione ha revocato una propria precedente sentenza che dichiarava inammissibile un ricorso. La decisione è scaturita da un errore di fatto nel calcolo dei termini per l'impugnazione, avendo la Corte erroneamente identificato la data di notifica. Agendo d'ufficio, la Corte ha corretto la svista, annullando la declaratoria di inammissibilità e disponendo una nuova trattazione del ricorso per garantirne l'esame nel merito.
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Utilizzo indebito bancomat: Cassazione e motivazioni
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per utilizzo indebito bancomat. La sentenza chiarisce che prelevare denaro per compensare un presunto credito costituisce reato e che le mere irregolarità formali, come l'omessa indicazione del nuovo difensore nell'intestazione della sentenza, non ne causano la nullità se gli atti essenziali sono stati correttamente verbalizzati.
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Reformatio in pejus: pena errata, Cassazione corregge
La Cassazione interviene su un caso di errata applicazione della pena in appello, evidenziando la violazione del divieto di reformatio in pejus. Un imputato, dopo un annullamento parziale, si è visto infliggere una pena più severa per i reati residui. La Suprema Corte ha annullato la sentenza e rideterminato la pena corretta, riaffermando un principio fondamentale del processo penale.
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Particolare tenuità del fatto: limiti al giudice rinvio
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per resistenza. La Corte chiarisce che il giudice del rinvio, chiamato a valutare solo la particolare tenuità del fatto, non può dichiarare la prescrizione maturata nel frattempo e non può rivalutare il merito delle prove già accertate.
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Correzione errore materiale: la Cassazione interviene
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1445/2024, ha disposto la correzione di un errore materiale in una precedente sentenza. L'errore riguardava l'errata indicazione sia dell'ufficio del Procuratore Generale impugnante sia della Corte d'appello designata come giudice del rinvio. La Corte ha applicato la procedura ex art. 130 c.p.p. per rettificare le sviste, sostituendo i riferimenti errati con quelli corretti, ripristinando così la coerenza formale dell'atto giudiziario.
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Ricorso inammissibile usura: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di tre imputati condannati per usura. La sentenza sottolinea come, in presenza di una "doppia conforme" (due sentenze di merito uguali), le censure basate sui fatti siano precluse. Il rigetto si fonda sulla genericità dei motivi di ricorso, che non hanno scalfito la logica e completa motivazione delle corti precedenti, basata sulla testimonianza della vittima e su solidi riscontri esterni. Il caso di ricorso inammissibile per usura conferma la rigorosa valutazione della Corte sulla specificità degli appelli.
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Errore materiale sentenza: PM non paga spese ricorso
La Corte di Cassazione ha corretto d'ufficio un proprio errore materiale contenuto in una sentenza che dichiarava inammissibile il ricorso di un Pubblico Ministero. L'errore consisteva nell'aver condannato il PM al pagamento delle spese processuali e di una sanzione, una statuizione che la legge non prevede per la parte pubblica. Con questa ordinanza, la Corte ha disposto la soppressione di tale condanna, riaffermando un importante principio procedurale.
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Correzione errore materiale: guida alla procedura
La Corte di Cassazione interviene per correggere un proprio precedente errore materiale, commesso nel tentativo di rettificare una svista in una sentenza della Corte d'appello. L'ordinanza chiarisce la procedura di correzione errore materiale, specificando che la modifica, riguardante l'applicazione di pene accessorie a un imputato anziché a un altro, doveva essere apportata direttamente al dispositivo della sentenza d'appello e non a quello della Cassazione. Il caso evidenzia l'importanza della precisione formale negli atti giudiziari.
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Correzione errore materiale: la Cassazione interviene
La Corte di Cassazione, agendo d'ufficio, ha emesso un'ordinanza per la correzione di un errore materiale in una precedente decisione. Una rettifica iniziale aveva sostituito un nominativo errato, ma aveva omesso di correggere lo stesso nome in un'altra parte del dispositivo relativa alla revoca delle pene accessorie. Rilevando che l'omissione era frutto di una mera svista e che la correzione era consequenziale alla logica della motivazione, la Corte ha ordinato la modifica del testo per attribuire correttamente il beneficio al soggetto avente diritto, garantendo la coerenza e l'esatta esecuzione del provvedimento.
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Tardività appello: quando decorre il termine?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a causa della tardività dell'appello. La sentenza chiarisce che, per un imputato assente ma a conoscenza del procedimento, il termine per impugnare decorre dalla lettura della sentenza in udienza e non da una successiva notifica. Questo caso sottolinea l'importanza cruciale del rispetto dei termini processuali, anche in presenza di apparenti irregolarità come errori nelle generalità anagrafiche.
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Morte imputato: inammissibile ricorso del difensore
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato dal difensore dopo la morte dell'imputato, poiché il decesso estingue il mandato difensivo. La sentenza di condanna, emessa dalla Corte d'Appello quando l'imputato era già deceduto, viene definita 'giuridicamente inesistente', in quanto priva del soggetto processuale. La Corte stabilisce che tale vizio debba essere sanato tramite la procedura di correzione degli errori materiali.
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Confisca obbligatoria: errore non correggibile d’ufficio
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'omissione della confisca obbligatoria in una sentenza penale, una volta che questa è diventata definitiva (passata in giudicato), non può essere corretta tramite la procedura di correzione dell'errore materiale. Secondo la Corte, tale omissione configura un errore che può essere sanato solo dal giudice dell'esecuzione, come previsto dall'art. 676 c.p.p., e non dal giudice che ha emesso la sentenza. L'ordinanza di correzione emessa in violazione di questo principio è stata considerata abnorme e annullata.
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Giudice del rinvio: limiti e poteri dopo la Cassazione
La Cassazione chiarisce i poteri del giudice del rinvio dopo un annullamento. La sentenza analizza diversi ricorsi, affermando che il dispositivo prevale sulla motivazione e che il giudice del rinvio deve attenersi al dictum della Suprema Corte, senza poter dichiarare irrevocabili statuizioni annullate. Vengono trattati anche i temi della reformatio in peius e dell'aggravante mafiosa.
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Correzione errore materiale: la Cassazione chiarisce
Con un'ordinanza, la Corte di Cassazione ha disposto la correzione di un errore materiale contenuto nel dispositivo di una precedente sentenza. L'errore consisteva nell'aver qualificato come 'aggravante' una circostanza che, per legge (art. 114 c.p.), è in realtà una 'attenuante'. La Corte ha accolto l'istanza della difesa, ripristinando la corretta terminologia giuridica senza alterare la sostanza della decisione, evidenziando l'importanza della precisione formale negli atti giudiziari.
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